Qualcuno prenda coraggio e glielo dica: “Silvio, al Quirinale non ci andrai”

(JACOPO TONDELLI – glistatigenerali.com) – C’è un fantasma che si aggira per i corridoi della politica. Un fantasma con poche gambe e senza capo né coda, che però affolla le pagine dei giornali, i talk show politici e i parlottamenti della politica politicata. C’è infatti una narrazione diffusa che vorrebbe Silvio Berlusconi seriamente – dico: seriamente – candidabile alla successione di Sergio Mattarella come prossimo presidente della Repubblica. Questo chiacchiericcio è il frutto coerente di una politica sempre meno aderente all’immagine che dà di sé nel paese. Sempre meno consapevole della reputazione non proprio cristallina di cui gode. E ancora una volta, invece di parlare di cose serie, si discute del nulla per qualche settimana, qualche mese in più, tanto di tempo ce n’è un sacco.

Così, appunto, succede che un uomo di 85 anni compiuti, visibilmente debilitato da molte battaglie di varia natura e di diversa fattura, viene cinicamente lusingato da una classe politica – soprattutto tra i suoi alleati formali, ma anche tra qualche alleato informale – che ragionevolmente non crede che ci sia alcuna possibilità in questa improbabile ascesa. Ma anche – e questo è più grave – neppure pensa che sia conveniente. Tuttavia, un po’ per sottomissione al vecchio capo tribù che incute ancora timore, un po’ per cinico opportunismo di tattica politica, diffonde e poi lascia correre l’ipotesi.

Un’ipotesi che – sia detto per inciso – non esiste nei numeri del parlamento, né può trovare fondamento in una volontà politica condivisa che dovrebbe essere enorme: tanto più grande quanto più è improbabile l’obiettivo. Intendiamoci bene: è un’ipotesi strampalata che fa comodo a molti. Dei berlusconiani veri o di comodo abbiamo detto. Del cinismo tattico della politica anche. Restano gli ultimi professionisti dell’anti-berlusconismo, una categoria del Novecento ormai sparuta, ma sicuramente più numerosa dei reduci di tutte le ideologie messi insieme, fascisti inclusi. Per loro l’improbabile ipotesi è un’ultima sorsata di ossigeno, l’ultima fotografia di un attacco nemico che ricorda l’erotismo dei giorni belli. Anche loro, a modo loro, aiutano Berlusconi a credere all’incredibile, che tutto sia sempre possibile, e che lo sia per sempre.
Anche loro mentono, ingannano e illudono. Caro presidente, qualcuno doveva pur dirglielo.

6 replies

  1. Respinto da Conte, B. tenta lo shopping fra i delusi M5S

    I 35 voti “mancanti”. I colloqui segreti degli sherpa Gianni Letta e Ghedini

    (di Luca De Carolis e Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – Il Caimano che quasi più nessuno chiama così ci spera, davvero. Fa calcoli, chiama e fa chiamare. Silvio Berlusconi crede seriamente “di poter essere ancora utile al Paese” come ha detto due giorni fa, ossia di potersi prendere il Quirinale. Perché se arrivasse con il centrodestra compatto alla quarta chiama, a partire dalla quale basta la maggioranza assoluta – la metà più uno dei votanti – per essere eletti, gli basterebbe una cinquantina di voti in più per conquistare il Palazzo più alto.
    Per riuscirci ha già in mente dove prendere quei numeri che gli mancano: tra i 5Stelle, dove gli scontenti traboccano, e soprattutto tra quelli che grillini non sono più, quasi un centinaio di anime sparse nei gruppi misti, in cerca di una rotta. “Se arrivasse alla quarta chiama ancora in partita, Berlusconi darebbe l’assalto ad alcuni dei nostri e a quelli che se ne sono già andati dal M5S,” ammettono fonti a 5Stelle.
    Nel Movimento sanno che gli sherpa del capo di FI sono già al lavoro, scavando nel malessere e ventilando un futuro ai più confusi dentro il Movimento. Gli stessi grillini, come noto da settimane, danno quasi per inevitabile lo smottamento di 20-30 eletti da qui a breve. Parlamentari che sanno di non poter essere ricandidati, e che non hanno più voglia di restituire 2.500 euro del loro stipendio mensile. Musica per le orecchie del Caimano.
    Anche per questo, nel Movimento sanno di dover stringere in fretta i bulloni del nuovo corso di Giuseppe Conte, che ieri sul Corsera ha ribadito l’ovvio (“Non è il nostro candidato al Quirinale”). Il rischio evidente è quello di vedere i gruppi parlamentari spaccarsi nella partita per il Colle, nel nome di reciproci e radicati rancori.
    Conte dovrà cercare di fare da mastice, assieme all’unico maggiorente che controlla almeno una porzione degli eletti, cioè Luigi Di Maio. E assieme dovranno cercare un nome di sintesi con il Pd e Leu, “un progressista” come riassumono dal M5S. Anche per evitare che nel frattempo dem e FI creino eventuali piste alternative: un “pericolo” che alcuni veterani del M5S non esitano a ventilare. Di certo il tema Colle è entrato anche nel pranzo tra Conte ed Enrico Letta di ieri a Roma. Con i 5Stelle convinti che alcuni big dem, da Dario Franceschini a Paolo Gentiloni, si sentano in partita.
    Ma la priorità è resistere ai tentacoli di Berlusconi, convinto di avere in tasca tra i 460 e 470 voti (i calcoli cambiano a seconda dei parlamentari del Misto). Così ne mancherebbero 35-45 per arrivare alla quota fatidica di 505.
    Ai piani alti di Forza Italia raccontano che da Arcore è partito l’ordine: “Bisogna cercare i voti di Renzi e dei 5Stelle che vogliono tenersi il seggio”. E così sono partiti gli abboccamenti. L’ex sindaco di Firenze e Berlusconi dovevano vedersi la settimana scorsa in gran segreto, ma quando è trapelata la notizia, è saltato tutto. I due, tramite Gianni Letta e Niccolò Ghedini, si sentono spesso.
    Più difficile pescare tra grillini: chi sta facendo i conti ritiene che ne basterebbero una ventina, oltre agli ex 5S del Senato, più una ventina dei renziani (la metà del gruppo) per arrivare a 505. “Proviamoci” è stato il diktat di Berlusconi che, non è un caso, ha smesso di attaccare i 5Stelle. E che nei prossimi giorni potrebbe arrivare a elogiarli pubblicamente.
    Sul piano di Berlusconi però incede una variabile che per ora non viene considerata, ossia il possibile tradimento dei suoi alleati, a partire da Matteo Salvini. Perché se è vero che il leader della Lega da giorni cavalca il sogno di Berlusconi al Colle, in privato è convinto che non ci riuscirà. Lo ritiene un candidato di bandiera nelle prime tre votazioni – per bruciarlo – per poi alzare il prezzo su un altro nome. Sempre che, e questa è la scelta preferita di Salvini, al Colle non vada Draghi.
    Ipotesi che prevederebbe il voto subito – e il leghista si sta abituando all’idea – o in alternativa un accordo per mandare a Chigi un traghettatore fino al 2023, come l’attuale ministro Daniele Franco. “Draghi vuole andare al Colle, ma si va a votare nel 2023” ha detto Salvini ai suoi parlamentari giovedì. A Berlusconi, invece, non ha fatto cenno.

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  2. Doveva arrivare, si vedeva arrivare, la riedizione della fine dell’impero romano, quando il titolo d imperatore si metteva all’asta. A quando la convocazione di un sacrosanto sciopero generale contro anche la semplice eventualità che questo parlamento di lestofanti porti avanti per la più alta carica dello stato la candidatura di un “delinquente abituale”? O i capi dei sindacati pensano loro pure ai vitalizi e si sono scordati di avere avuto un giorno le palle? Io sarò pure un vetero sorpassato anti Berlusconi, ma non riesco a riciclarmi e scordare che se l’Italia è da decenni alla deriva, e il nostro benessere etico ed economico va come un gambero, la massima colpa ricade sul pregiudicato e sui suoi indegni lacchè.

    P.s. : grazie Raf

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  3. Berlusconi al Quirinale no e tutti a strapparsi le vesti per questa eventuale iattura, disgrazia, catastrofe, quando poi Berlusconi altro non è, che la punta di un iceberg enorme che sotto, continua a fare il proprio comodo indisturbato nascosto dalle torbide acque.

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  4. ” Il Caimano che quasi più nessuno chiama così ci spera, davvero. Fa calcoli, chiama e fa chiamare.”
    Già tutto questo laido sgomitare e sventolare, lo renderebbe inadatto, di suo, a ricoprire una carica in cui l’ambizione personale dev’essere praticamente nulla.

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  5. “Nel Movimento sanno che gli sherpa del capo di FI sono già al lavoro, scavando nel malessere e ventilando un futuro ai più confusi dentro il Movimento.”
    Un eufemismo per non scrivere che inizia la COMPRAVENDITA?
    Non starei tanto tranquilla, lui può offrire molto e qualcuno, temo, si offrirebbe anche per meno.

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  6. “Silvio” lo sa benissimo che al Quirinale non ci andrà. Ci sta semplicemente prendendo per i fondelli. I suoi giornali buttano l’ osso, noi come al solito becchiamo e ci azzuffiamo, lui torna protagonista nei TG e se la ride. Ci conosce benissimo…

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