L’investitura popolare

(Pietrangelo Buttafuoco) – L’idea accarezzata da Paolo Mieli sul Corriere della Sera – e se decidessimo di non votare più? – serve a scongiurare qualunque investitura popolare elettorale inevitabilmente antisistema (tipo Berlusconi ieri, poi M5s, domani Meloni-Salvini) e poggia su un precedente ben preciso, anzi, due. Il primo è quello di Jonathan Swift – Una modesta proposta – ovvero ingrassare gli infanti smagriti e farli mangiare ai ricchi. Il secondo, invece, è rivelatore di una lungimiranza tutta mussoliniana. Quella di considerare le elezioni “ludi cartacei”. De Felice, insomma, docet.

7 replies

  1. Gualtieri fuori programma: già nuovi balzelli

    (di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Conosco un elettore di Roberto Gualtieri (non convintissimo, ma sempre meglio lui del Chi?) che ieri mattina ha letto quanto segue: “La rivoluzione delle strisce blu. Più care e stop abbonamenti” (Repubblica).
    Ma anche: “Ecco la prima ‘botta’ di Gualtieri: massacra chi ha l’auto” (Il Giornale).
    Un pizzico disorientato questo elettore ingenuotto è andato subito a scartabellare il programma da candidato sindaco di Roma del sindaco eletto di Roma pensando: Gualtieri è persona seria, ’sta cosa l’avrà certamente annunciata ma io devo essermi un momentino distratto.
    Vediamo, sarà sicuramente nel capitolo “La città dei quindici minuti”. Niente. “Per le donne”. Neppure. “Per i giovani”. Nisba. Ecco, fuoco fuocherello forse ci siamo: “Mobilità: la città dove è facile muoversi”.
    Accidentaccio, purtroppo dell’eliminazione dei 16.816 parcheggi gratuiti e del sostanzioso incremento delle tariffe dei parcometri non v’è traccia.
    Avrete capito che l’elettore di cui sopra, brava persona per carità, vive in un mondo tutto suo nel quale le promesse elettorali vengono in linea di massima mantenute.
    E dove le cose non promesse, soprattutto quando si tratta di nuovi balzelli, non escono fuori dal cilindro un minuto dopo l’ingresso dell’eletto in Campidoglio.
    Duole dirlo, ma nella testa confusa del poveretto si agitano considerazioni piuttosto stravaganti.
    Per esempio, avendo letto che, secondo i collaboratori di Gualtieri, “lo scopo non è fare cassa, ma disincentivare l’utilizzo dell’auto legando la riforma al potenziamento del trasporto pubblico”, costui, oramai in pieno delirio, si domanda se non sarebbe stato più logico e corretto prima “potenziare” e poi “disincentivare”?
    Senza contare (sentite questa) che in pandemia, con i mezzi pubblici stipati e che non prevedono obbligo di Green pass l’uso dell’auto rimane una scelta quasi obbligata per tenersi alla larga dal contagio.
    Sì, un mezzo svitato il nostro, tanto è vero che ha chiesto a congiunti e amici se il giorno delle prossime elezioni possono, per cortesia, rinchiuderlo a doppia mandata in una stanza e con le mani legate.

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