Barbero lo spavaldo

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Il noto storico e divulgatore francese Michel Platini ebbe a sostenere una volta che persino Einstein, intervistato tutti i giorni, avrebbe finito col dire una cretinata. Il professor Barbero non sarà Einstein, ma resta uno dei miei idoli, non foss’altro perché le sue lezioni sulla zarina di tutte le Russie mi hanno accompagnato in cuffia durante i tentativi fallimentari di perdere peso con la cyclette. Per questo ci sono rimasto male nel leggere sulla Stampa la sua esternazione a proposito di presunte «differenze strutturali tra uomo e donna» che renderebbero quest’ultima «meno aggressiva, spavalda e sicura di sé».

Mi sono chiesto: perché un uomo tanto sicuro di sé, dopo l’intemerata sui vaccini, ha sentito il bisogno aggressivo di uscirsene con un’altra spavalderia? Nel suo mondo fitto di differenze strutturali non esisterà qualcuno, uomo o donna che sia, in grado di attenuarne la smania dichiaratoria suggerendogli nell’amato dialetto piemontese: «Prof, pìsa pi curt»? (Traduzione per i non sabaudi: Professore, accorci il raggio della sua minzione). Non pensa, Barbero, che il titolare di una cattedra universitaria farebbe meglio a non frequentare il Bar Sport della battuta a tema libero, dove nell’ultimo anno è andato a infrangersi il prestigio di tanti scienziati, e che da domani una sua studentessa potrebbe giustificare la scena muta all’esame affermando di sentirsi strutturalmente insicura?

Forse ci ha pensato, ma è talmente uomo che proprio non riesce a tenere a freno la sua spavalderia.

Categorie:Cronaca, Editoriali, Interno

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20 replies

  1. Barbero, le differenze e la lotta per il potere

    (di Daniela Ranieri – Il Fatto Quotidiano) – La Stampa, quotidiano dell’Italia operosa, industriale e insufflata dello Zeitgeist governista, interpella Alessandro Barbero (suo occasionale collaboratore) partendo dalle lezioni che lo storico terrà a Torino sul tema delle donne nella Storia, e titola così l’intervista: “Le donne secondo Barbero: ‘Insicure e poco spavalde, così hanno meno successo’”.
    Il lettore curioso, che conosce Barbero quale studioso rigoroso e intellettuale diretto e mai conformista, capisce in un millisecondo che il titolo può essere:
    a) falso: non si contano sui giornali i virgolettati inventati;
    b) una riduzione giornalistica di un discorso più ampio;
    c) un errore del titolista, che con quel “così” allude a un rapporto di causa-effetto tra insicurezza femminile e mancata realizzazione professionale, rapporto che una risposta nell’articolo chiarirà in un battibaleno.
    In nessun caso, nemmeno per un secondo, penserà che per Barbero lo scarso successo delle donne dipenda da un difetto di natura che le rende inferiori agli uomini.
    E infatti alla domanda sul perché le donne fatichino ad arrivare al potere e a fare carriera Barbero risponde: “Ci sono donne chirurgo, altre ingegnere e via citando, ma a livello generale, siamo lontani da un’effettiva parità in campo professionale. Rischio di dire una cosa impopolare, lo so, ma vale la pena di chiedersi se non ci siano differenze strutturali fra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi”.
    E si domanda: “È possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?”.
    La frase è cristallina. E infatti, puntualmente, sui social (e dove sennò? Nei consessi dove è più alta la percentuale di individui pensanti?), il nome di Barbero è investito da una marea di rabbiosa, censoria indignazione, e la parola “strutturali”, quali sono le differenze tra uomo e donna nella nostra società, viene intesa senza il minimo tentennamento come un irricevibile sinonimo di “biologiche” (parola che evidentemente secondo gli arrabbiati Barbero ignora).
    Lasciando per un attimo sullo sfondo la possibilità di affermare, sulla scorta di studi noiosissimi e poco alla moda, che esistono eccome differenze biologiche tra uomo e donna, visibili a occhio nudo o invisibili, come quelle ormonali, è evidente che Barbero sta parlando di una differente aggressività sociale, ciò che rende gli individui “competitivi”, “performanti”, adatti ai ruoli di potere così come essi sono stati disegnati dalle élite nelle società occidentali neo-liberali, non solidali, non paritarie e maschiliste.
    E, sì, ahinoi, le disparità di potere tra uomo e donna sono frutto di condizionamenti culturali. A riprova di ciò, Barbero più avanti afferma: “C’è chi dice: ‘Se più donne facessero politica, la politica sarebbe migliore’. Ecco, secondo me, proprio per questa diversità fra i due generi”.
    A questo punto anche il meno avvezzo alle sfumature della lingua italiana dovrebbe aver inteso che Barbero parla di differenze antropologiche tra i sessi: dagli albori della società umana, la lotta per il potere è maschile, è il figlio che uccide il padre per usurparne il trono (v. Il ramo d’oro di Frazer), e tuttora quella mancanza di spavalderia predatoria della “figlia femmina” può essere una delle ragioni per cui nel mondo le donne hanno meno potere degli uomini.
    Le femministe dovrebbero sottoscrivere all’istante una dichiarazione del genere, e invece spolpano Barbero, sebbene in absentia (giacché lui si tiene igienicamente lontano dai social); il quale Barbero, curiosamente, qualche settimana fa era per i giornali di destra e/o governisti “negazionista delle foibe”, “comunista” e “ubriaco” perché ha problematizzato la cosiddetta Giornata del Ricordo in una intervista rilasciata a chi scrive, e qualche giorno dopo era “no-vax” perché ha criticato il Green pass per accedere all’università.
    Abbiamo due sospetti: che non si possa dire che ci sono differenze tra i sessi: così pensa chi vuole neutralizzare tutto, pure il linguaggio, pure le desinenze, pure i plurali, in una marmellata di ottusità grazie alla quale siamo tutti uguali nella realtà perché lo siamo sulla carta;
    che Barbero stia parlando un po’ troppo per i gusti di chi non ama fare distinzioni poetiche e criticare l’epoca dei Migliori al potere (quasi tutti maschi, peraltro).
    Così accade che il quotidiano di Torino, invece di titolare “Barbero: ‘Se più donne facessero politica, la politica sarebbe migliore’”, che è il vero centro dell’intervista, titola in quel modo a dir poco ambiguo, con l’effetto di darlo in pasto a chi vorrebbe che gli storici, specie se dichiaratamente di sinistra ed ex iscritti al Pci, parlino solo del passato e lascino il presente a chi lo cavalca spavaldamente.

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  2. Proprio vero che leggere tutto quello che ha detto Barbero alla Stampa , per alcuni, sarebbe stata una fatica troppo grande, e così, nell’epoca dei pensieri di cinque parole , si arriva a fargli dire quello che non ha detto.

    Credo che l’articolo della Ranieri sia chiaro e condivisibile.

    Gramellini si conferma ancora una volta calvinista senza speranza..

    Gianni

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      • Caro Luca,

        leggo e seguo Gramellini da quando scriveva sulla Stampa e mentre tanti anni fa lo trovavo arguto e interessante , ho visto , col tempo , che i suoi articoli erano impregnati di una visione calvinista della vita .

        Calvinista perché , uno dei principi di questa visione del mondo , è quello ” che si salvano solo quelli in un certo senso scelti da Dio, ( i predestinati) e questo traspare da molti apologhi ( storie con una morale) scritti dal nostro .

        Per intenderci vi trovo poca pietas e poca simpatia ( nel senso di sin patesko) per chi non ce la fa , per i vinti.

        Il Cristianesimo che piace a me , è quello della parabola del figliol prodigo.

        Gianni

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    • se non erro però c’è anche un passo della Scrittura che dice (è il Signore che parla):
      “sono io che ho scelto voi”…
      Materia molto complessa, comunque..

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  3. “che Barbero stia parlando un po’ troppo per i gusti di chi non ama fare distinzioni poetiche e criticare l’epoca dei Migliori al potere (quasi tutti maschi, peraltro).”

    Che figuraccia gramellini. E si preoccupa del peso, l’ultimo dei suoi problemi.

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  4. Bravissima, DR 👏🏻
    Già fremevo… perché non è così difficile interpretare SUBITO quella frase con accezione non certo positiva.
    Aggressività, spavalderia e, quindi, spesso, ingiustificata sicurezza di sé non sono caratteristiche di cui andare così fieri… e certamente sono funzionali al potere fine a sé stesso.
    Un articolo esauriente in tutti i suoi aspetti.
    Brava…e coraggiosa, Daniela.

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  5. “Le donne secondo Barbero: ‘Insicure e poco spavalde, così hanno meno successo’”.
    Non vedo l’insulto, ma il complimento: ha solo detto che le donne sono più intelligenti, infatti sappiamo bene che le persone più intelligenti e acculturare, consapevoli dei propri limiti, sono meno spavalde e meno presuntuose, mentre la gran sicurezza e la spavanderia solitamente appartengono alle persone meno “educate”.

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  6. Grazie per l’articolo “correttivo”. È in casi come questi che mettere a confronto opinioni così dissonanti disveli che il contrasto non stia nella legittimità delle opinioni in gioco bensì nel contrapporre ad una non-opinione di un mediocre (checché ne siano i moventi) l’opinione evidentemente “pericolosa” di una mente finemente pensante. Sempre più una regola in questa democrazia allo sfacelo che ci viene imposta dal nostro Grande Fratello. Quello vero.

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  7. La differenza fra un giornale serio (IlFatto) e gli altri.
    Barbero viene massacrato solo per questo: ” … perché ha criticato il Green pass per accedere all’università.” E qualsiasi occasione è buona.

    Nell’allegro belpaese, dove la democrazia ormai è solo un termine usato a sproposito (vedi articolo di Travaglio di questa mattina), non si può criticare il green pass, chiunque lo fa viene messo messo alla gogna. Ultimamente lo fanno pure con cacciari, che è intrinseco a questo sistema.

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  8. Purtroppo siamo a questo punto.
    Tra uomo e donna ci sono grandi differenze biologiche(fisiche, ormanali, neurologiche quindi psicologiche, ecc…), che hanno da sempre “obbligato” – in senso biologico – la donna alla cura e l’ uomo…alla caccia affinchè la donna potesse dedicarsi alla cura (senza la cura materna la discendenza, massimo interesse di ogni specie, non campa…).
    Questo è assolutamente evidente. Un maschietto potrà cambiare sesso, sentirsi donna e tutto il resto ma non potrà concepire, nè partorire nè allattare. La natura ha concepito questa diversità che si è rivelata perfetta poichè ci siamo evoluti – ricordiamolo: descent with modification – e la nostra specie è sopravvissuta e cresciuta in maniera esponenziale (anche troppo…)
    Barbero è stato fin troppo politicamente corretto: questa è semplicemente la realtà dei fatti.
    Ma il pensiero unico “mercantile” persegue un unico scopo: l’ annullamento delle differenze. E’ ovvio, la “persona” che serve è un individuo unico, nè maschio nè femmina, nè bianco nè nero, eternamente intercambiabile perchè unico nei gusti, nella credenze, nelle aspettative; disposto ad emigrare dove e a lavorare come il Mercato lo vuole. Mai fermo, eternamente apprendista nei ruoli in cui “c’è bisogno”, disposto a mutare ( sesso, partner, casa, famiglia, Paese,…) rincorrendo incessanmtemente una ben propagandata “realizzazione” che lo porterà… al Pio Albergo Trivulzio.

    Le donne non sono “meno determinate”, semplicemente sono meno arrendevoli ad adeguarsi al modello unico. L’ antico bisogno di dare cura è duro a morire, e siccome il Mercato indica come massimo esempio di viltà, stupidità ed inutilità la “casalinga di Voghera” , si dedica a… curare i figli degli altri: nelle scuole di ogni ordine e grado tutte donne.
    Ed abbiamo così l’ operaia che piazza dopo poche settimane e con infinita ansia il figlio piccolissimo al Nido, dove una ragazzotta sconosciuta gli insegnerà a vivere occupandosi di altri venti, mentre lei si alienerà tutto il giorno nel poco retribuito lavoro in catena di montaggio per “realizzarsi”. Senza possibilità di scelta.
    Ma il nostro tempo ci insegna che il lavoro non vale se non è pagato: se non produce merci. “Produrre” figli è come stare sul divano, dichiararsi “casalinga” è una vergogna. I figli devono essere educati dallo Stato o dalle Chiese, per farne “cittadini altruisti e consapevoli” cioè proni al politicamente corretto ed al Mercato. Nessuno stipendio per il lavoro di madre: non rende “lassù” ed è pericolosamente individualista, non sia mai che i pargoli non “socializzino” h24 diventando gregge. Tutti insieme sotto un solo pastore: il Mercato. Delle merci e delle idee.
    Nulla è più bello delle differenze, nulla più stimolante e creativo. Molte donne l’ hanno capito e vorrebbero scegliere: a fare la malacopia dei maschi non ci stanno.

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  9. Sogno un paese che si completi con la nascita dei bi-quotidiani, due uscite al giorno, perché bisogna commentare ciò gli intervistati dicono di sbagliato, ed è tanta roba. Vorrei vedere gli operatori della informazione, collegati o in studio, col camice bianco e la targhetta distintiva completa di qualifica e gruppo editoriale di appartenenza.
    La massa deve sentirsi tutelata e curata da ogni male derivante da agenti esterni e inquinanti. La massa deve essere certa che su 10 giornalisti che vedono in TV, 6/7 appartengono a 2/3 gruppi editoriali; oggi c’è troppa confusione. Camice bianco, da contrapporre all’inquietante nero. Bianco, luce, speranza.

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  10. Povero Gramellini, da quando Le sue apparizioni in televisione gli hanno dato un poco di popolarità ha perso la testa ed è invidioso di qualcuno che fa meglio di lui.A proposito di pisciare, troppe volte la fa fuori dal vater e si nota, eccome se si nota

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