Riaprire l’inchiesta sulla morte del maresciallo Antonino Lombardo

(di Gaia Cenol – laragione.eu) – Ne abbiamo parlato dopo la sentenza sulla presunta trattativa fra la mafia e lo Stato, che ha assolto i Carabinieri del Ros e demolito la ricostruzione alla base delle accuse e di tante leggende copiate e incollate in questi anni. Ma ora solo la cattiva memoria e la cattiva coscienza, alleate, possono provare a coprire il boato che arriva dalla richiesta fatta dai figli del maresciallo Antonino Lombardo, anche lui Carabiniere, anche lui del Reparto operativo speciale, che, nel marzo del 1995 è stato trovato morto, in caserma. La versione è stata: suicidio. Anche perché, si disse e ripeté, c’era una sua lettera di addio. I figli chiedono di riaprire l’inchiesta, perché nelle due che si sono fin qui svolte non è stata disposta una perizia calligrafica su quella lettera. Loro l’hanno fatta fare e a scriverla non è stato il padre. Una bomba.

Per apprezzarne la potenza si ricordi il contesto, che già abbiamo richiamato in quel pezzo sulla recente sentenza. Lombardo aveva da poco annunciato alla vedova di Paolo Borsellino che presto avrebbe portato le prove capaci di dimostrare chi e perché aveva fatto saltare in aria il marito. All’evidenza non si sarebbe trattato della tesi fin lì e lungamente prevalente. Mentre ancora rimane il buio sull’inchiesta che seguiva il Ros, innescata da Giovanni Falcone e che Borsellino avrebbe voluto continuare, quella sui rapporti fra la mafia e gli appalti pubblici.

Lombardo era anche in partenza per gli Stati Uniti, dove avrebbe dovuto incontrare e prelevare Tano Badalamenti, colà detenuto, per una testimonianza sul delitto Pecorella. La tesi di Badalamenti era granitica: se Andreotti mi avesse chiesto di ucciderlo non ci avrei mandato i drogati della Magliana, ci sarei andato io. Ma non accadde. Lombardo fu fatto oggetto di minacce e pubblicamente aggredito, via televisione, da Leoluca Orlando Cascio. In questo contesto si suicidò. Ce n’era e ce n’è abbastanza per volere sapere molto, ma molto di più rispetto a quanto venne fuori nelle inchieste. Tenuto anche presente che il cognato di Lombardo, l’allora tenente Carmelo Canale, anche lui Carabiniere, fu trascinato per anni sul banco degli imputati per essersi venduto alla mafia. Sempre assolto. Sempre. Ce n’era e ce n’è abbastanza per volere sapere come tutto questo sia potuto succedere. Ma ora c’è la richiesta di Fabio e Rossella, la perizia da loro fatta e mai chiesta dalla Procura, quindi c’è assai più di abbastanza. Questa bomba deve deflagrare, quale che sia la verità processuale cui si arriverà. Altrimenti resterà a gola una storia non raccontata.

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