Maestrini & Codardi

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Siccome non bastavano idranti e manganelli i portuali di Trieste devono anche subire il fuoco per nulla amico delle lezioni di lotta di classe: la credibilità della loro battaglia sarebbe infatti minata dall’appartenenza della loro corporazione alla “destra”.

Questa diagnosi emessa da altre corporazioni  che si dichiarano progressiste e antifasciste, si fonda sulla convinzione che non possa che essere di destra chi deluso da decenni di tradimenti di rappresentanze oggi promosse a martiri per via di incursioni di abituali frequentatori delle questure e di camionette sussultanti, ha trovato ascolto nei sindacati di base, gli stessi che, soli, difendono le prerogative dei precari, dei rider, dei dipendenti di Amazon e di Glovo, un appartenente ai quali è stato messo sotto da una automezzo durante un picchetto.

O che non possano che definirsi tali i lavoratori di una città che elegge un primo cittadino che abbiamo visto mettersi a capo della loro repressione  con tanto di fascia tricolore, invece di accordare le preferenze e la fiducia a un sacerdote officiante la celebrazione delle riforme imposte dal racket per ottenere i suoi prestiti, dimenticando che Trieste è stata il teatro, tra l’altro, dell’esperimento civile, umanitario, democratico e antiautoritario di franco Basaglia, che si proponeva un latro modo di interpretare il diritto alla salute e alla sicurezza.

E siccome anche le differenze non bastano mai, ci pensano altre vittime che non se la sentono di dichiararsi tali per conservarsi un’autocertificazione di superiorità, ecco che i maestrini delle panna rossa sono pronti a qualche cauto ravvedimento se a scendere in campo sono soggetti il cui alone e la cui fama letteraria è incontrastata, i camalli, i ferrovieri ( a proposito esistono quelli per la Costituzione di cui nessuno parla), cari a chi ha smesso le sue lotte quando a intiepidire gli autunni caldi ci ha pensato la persuasione dello “stare tutti sulla stessa barca”.

Eppure a far capire che questo sarebbe stato comunque l’autunno dello scontento ci aveva pensato Draghi cui va il merito di averci restituito anche le mezze stagioni, con lo sblocco dei licenziamenti e degli sfratti, gli interventi di camouflage della legge Fornero attuati dalla medesima: sostituzione della Quota 100 ( via dal lavoro in anticipo con 62 anni d’età e 38 di contributi, che scade il 31 dicembre ), con Quota 102 (64 anni d’età e 38 di contributi) nel 2022 e Quota 104 (66+38) nel 2023, con la revisione del reddito di cittadinanza e lo “spostamento” delle risorse dei sussidi alle “politiche attive” per l’occupazione, con il rinvio della riforma degli ammortizzatori sociali.

Invece eccoli qua a indicare sulla cartina della resilienza, termine più congruo rispetto a resistenza, le trincee e i campi su cui mobilitarsi invece di scapricciarsi con il green pass che notoriamente sarebbe un fatale e necessario strumento sanitario. Iniziando ogni articolo, commento o esternazione con l’immancabile: vaccinatevi invece, per il bene della collettività, a indicare obiettivi di lotta vediamo giornalisti che si sono fatti vendere e comprare al mercato degli schiavi di editori impuri che combinavano l’accesso a aiuti pubblici in cambio di consenso, con attività imprenditoriali criminali.

Vediamo insegnanti che negli anni si sono digeriti controriforme vergognose che avevano l’intento esplicito di demolire la scuola pubblica anche grazie all’umiliazione della loro funzione.

Vediamo impiegati pubblici che per anni costituivano il ventre grasso della piccola borghesia e che a torto si credevano immuni e che adesso sono sotto costante minaccia, tacciati di essere parassiti incompatibili con i propositi di sviluppo del Grande Reset.

Tutti uniti nel divide et impera che insieme al sistema di intimidazioni e ricatti, insieme al ricorso continuativo all’emergenza come pilastro di politiche eccezionali, discriminazioni e repressione costituisce un caposaldo del governo in carica, sul quale tuttora a due anni, è obbligatorio sospendere il giudizio in attesa della vaccinazione di massa che comporterebbe il ritorno alla normalità, quella che prevedeva e imponeva la cancellazione dello stato sociale, dell’assistenza, della cura, della prevenzione e poi dell’istruzione, della manutenzione del territorio trascurata per indirizzare risorse sulle grandi opere.

Tutti concordi nel dire che vaccinati, equipaggiati di green pass e mascherine, solo dopo si dovrebbe accorciare il distanziamento sociale, per manifestare la propria opposizione al governo, fatta salva la gestione dell’epidemia sulla quale non è concesso sollevare irresponsabili dubbi, nemmeno sul fatto che tra legge di bilancio e Pnrr non sono previsti interventi di rafforzamento della sanità pubblica e della medicina di base, dedicando la propria solidarietà a una selezione accurata di soggetti meritevoli che sono finiti in strada ( Whirpool, Gkn) grazie alla totale indifferenza alla lunga diventata correità dei cittadini benpensanti che ormai esprimono malessere e contrarietà a chi li dovrebbe rappresentare, non votando o andando in piazza quando un concorso di fattori sconcertanti restituisce loro la reputazione compromessa.

Così è dimostrato a cosa serve il green pass, tessera del partito unico, tessera annonaria per comprare a punti qualche licenza in cambio delle dosi, tessera di appartenenza alla maggioranza che ha sempre ragione in quanto legale per numero anche se non legittima, tessera di sana e robusta costituzione che della carta annulla i principi basilari per certificare che forse non si ha il Covid e si è autorizzati a morire d’altro abbandonati dal sistema sanitario.

Ma è anche qualcosa di più e peggio, perché se dal giorno 15 ottobre milioni di lavoratori hanno il coraggio  di rimanere senza stipendio e/o lavoro (o di dover sborsare 200-300 euro al mese) per il semplice fatto di aver esercitato una libera scelta consentita dalla legge e che non ha nessuna ripercussione sul prossimo, significa che il suo effetto è anche quello discriminare chi si adegua a condizioni servili ingiustificate  senza rispetto della propria dignità e persona, per criminalizzare  chi invece vuole avere la forza “contrattuale” di non subire imposizioni, comandi e condizioni umilianti e irragionevoli, atti di forza insostenibili per chiunque abbia a cuore i valori della cittadinanza, dell’uguaglianza e della libertà.

Atti di forza che ripetono su scala quelli esercitati da un ente sovranazionale che, avendo comprato un ceto di Gaulaiter intrisi della banalità del male,  impone condizioni ricattatorie per sgombrare il campo da ogni residuo di democrazia e da ogni diritto di sovranità di Stato e di popolo..

2 replies

  1. “Questa diagnosi emessa da altre corporazioni che si dichiarano progressiste e antifasciste” ..

    Chi ha chiara questa immagine ha tutto il mio rispetto, al di là della piena condivisione o meno del totale.

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    • Sono sempre gli stessi Pariolini di sinistra, quelli pasoliniani della battaglia di Valle Giulia contro i celerini proletari, cambiano le epoche come ere geologiche, ma loro non cambieranno mai

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