Il pass non piace a un italiano su due

Un’indagine dell’università Cattolica di Milano svela che soltanto il 52% degli intervistati ritiene sia giusto imporre una tessera per andare a lavorare. Eppure il coro mediatico racconta che non sta succedendo nulla.


(Maurizio Belpietro – laverita.info) – «Non è successo niente». Così da giorni spiegano i giornaloni, secondo cui l’obbligo del green pass per poter lavorare non ha creato alcun sconquasso, né tanto meno ha prodotto disagi per gli italiani. La logica conseguenza di ciò che racconta la stampa mainstream è scontata: se il Paese non si è fermato e la maggioranza dei lavoratori si è adeguata alla nuova legge, provvedendo a munirsi di un certificato verde per svolgere i propri incarichi, significa che in fondo i no pass sono quattro gatti, isolati a causa della testardaggine con cui si oppongono a un lasciapassare che restituisce la libertà ed è strumento necessario per tornare alla normalità. Sarà. Ma a leggere nelle pieghe delle cronache, tutta questa tranquillità non si trova. Anzi, semmai si percepisce il contrario. Perché è vero che non ci sono stati sconquassi o scontri, e di questo ci rallegriamo in quanto i blocchi della circolazione ferroviaria o stradale non ci sono mai piaciuti, nemmeno quando a organizzarli erano Cgil, Cisl e Uil. Ma è altrettanto pacifico che, senza finire in prima pagina, ci sono segnali che dimostrano come tutto non sia stato digerito senza fiatare.

Una volta si tratta di uno sciopero improvviso al museo, un’altra di una manifestazione di protesta, un’altra ancora della cancellazione di qualche corsa nel settore del trasporto. Per non dire poi, che è sufficiente passare davanti a una farmacia per rendersi conto di quante siano le persone che preferiscano sottoporsi a un tampone piuttosto che vaccinarsi. Nonostante i primi non siano gratis e il siero sia offerto senza sborsare un centesimo, per convinzione o reazione, centinaia di migliaia di italiani, ma forse sarebbe meglio dire qualche milione, preferiscono fare la fila e pagare piuttosto che adeguarsi al diktat governativo.

Del resto, il trionfalismo con cui era stata accolta la mancanza di disordini che fin dal primo giorno di applicazione del green pass erano temuti, dovrebbe far riflettere. Così come fa pensare che, dopo aver parlato di boom delle inoculazioni a seguito dell’introduzione del certificato verde, ora nessuno si occupi più di come stia andando la campagna vaccinale. Beh, a rinfrescare la memoria provvediamo noi: ieri per esempio, chi si è sottoposto alla prima dose di siero era un terzo meno di chi ha ricevuto già la terza. E per essere ancor più chiari, il numero di vaccinati era inferiore a quello della settimana precedente.

Insomma, le misure messe in campo dall’esecutivo e il giro di vite che ha contribuito a complicare la vita a chi non ha il green pass, non ha portato come conseguenza ciò che si aspettava, ossia una corsa a offrire il braccio alla patria.

Ciò detto, c’è anche un interessante studio di cui forse chi ci governa dovrebbe tener conto ed è una ricerca di un centro che fa capo dall’Università cattolica. EngageMinds Hub ha intervistato 6.000 persone, senza badare alle simpatie politiche di destra o di sinistra. Oggetto del sondaggio è l’opinione degli italiani a proposito del certificato verde. Beh, a leggere lo studio si capisce che i cosiddetti no pass sono tutt’altro che quattro gatti e quattro estremisti. Solo poco più della metà degli italiani, il 56 per cento, ritiene che il green pass sia una misura efficace a ridurre il rischio di contagi. E soltanto il 52 per cento pensa sia giusto vietare l’accesso ai luoghi di lavoro a chi non ne sia in possesso. I ricercatori che si sono impegnati a scandagliare la psicologia di chi non crede che il certificato verde sia giusto e utile, aggiungono anche un ulteriore elemento di riflessione, ovvero che tra chi è favorevole al lasciapassare verde e chi non lo è perché lo ritiene uno strumento invasivo che limita la libertà, non ci sono differenze in materia di istruzione. A differenza di quanto si pensi, spiega la professoressa autrice dello studio, il discrimine non è dato dall’alfabetizzazione. Tradotto in due parole, significa che al contrario di ciò che si raccontano i giornaloni per giustificare il sostegno al green pass, chi lo critica non è un ignorante. O per lo meno non lo è più di quanti sono convinti che solo con il passaporto vaccinale usciremo dalla pandemia.

Ps. Nel frattempo segnalo che ieri, nonostante i lasciapassare escogitati dal governo, i morti sono stati settanta. Una ventina in più della settimana scorsa.