“Ho visto Debora Serracchiani, il fantasma della Camera”

Nel 2009 in tredici minuti conquistò il Pd. Poi la scalata al potere e le (tante) correnti. Dopo l’elezione a capogruppo Pd a Montecitorio, nemmeno un intervento

(Fabrizio Roncone – corriere.it) – Ho visto Debora Serracchiani. Dal vivo. In carne e ossa. Era proprio lei. È successo l’altra mattina, a Montecitorio. A metà corridoio si apre una porta ed esce una signora sui cinquanta, elegantina, scarpe basse, l’occhiata severa sotto la frangetta. Sensazione tipo: questa la conosco. L’ho già vista. Sì, ma come si chiama? Lei mi ha guardato, io l’ho riguardata. Un lampo. Santo Cielo, certo: Serracchiani! Eccola. Apparizione pazzesca. Dopo aver fatto di tutto (ma proprio di tutto, eh) per sedersi sulla poltrona di capogruppo del Pd alla Camera, era sparita. Letteralmente. Nel dibattito politico, nemmeno mezzo intervento non dico scomodo, ma degno di titolo: niente, zero carbonella.

Mentre va via e scompare di nuovo dietro l’angolo , penso: è il talento per il potere. O ce l’hai, o non ce l’hai. Lei ce l’ha. Sfrenato. Sa prenderselo e, soprattutto, sa gestirlo. Del resto passò dall’inesistenza alla notorietà in tredici minuti. Tanto durò il suo intervento in quel pomeriggio del 21 marzo 2009, all’assemblea dei circoli del Pd. Salì sul palco per ultima, da segretaria del partito di Udine, in jeans e con i capelli a coda di cavallo: scese nella luce e tra gli applausi per aver fatto, tenendo il ditino alzato, la fondamentale riflessione che il partito era «lontano dalla realtà». Ambiziosissima, comunicò subito di essere stata veltroniana ma di ritrovarsi già molto vicina al nuovo capo dell’epoca, Dario Franceschini. Così nel giugno 2009, alla ribalta da appena tre mesi, Friuli e NordEst persero la testa per lei.

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Fu la candidata europea più votata della circoscrizione – non solo del Pd, ma in assoluto – con 144 mila preferenze. Poi è stata renziana, molto vicina a Maurizio Martina, e quando, da neo segretario, Enrico Letta, a marzo, disse che per guidare i gruppi parlamentari voleva due donne, lei alzò il celebre ditino: eccomi (era già vicepresidente del Pd, ma – ovviamente – non le bastava). Per sicurezza, nell’occasione fondò anche la quarta (o quinta?) corrente del partito, con Graziano Delrio, che era il capogruppo uscente. Uno spettacolo. Sublime, feroce, spregiudicata conquista del potere per ottenere altro potere. Quando l’ho vista sparire nella penombra di Montecitorio, confesso di aver anche pensato: forse potrei fermarla e chiederle qualcosa. Già: ma cosa?

6 replies

  1. Più che chiederle qualche cosa, sarebbe stato opportuno consiglirle di andarsene via una buona volta ! Magari in italia morta,col suo Bomba ,tanto simile a lei!
    La sinistra ne trarrebbe grande vantaggio e enorme sollievo.

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    • In Friuli Venezia Giulia è detestata. Si ricordano fra tutte, la riforma della Sanità regionale (sarebbe da chiederle conto dei tagli a tutto il sistema sanitario locale), l’arroganza con cui ha vietato il referendum sulla riforma sanitaria , dipeso dal voto consigliare (il giudicato che è anche giudicante). Non si è ripresentata alle votazioni regionali (vinte dal leghista Fedriga) perché i cittadini le avrebbero fatto fare una figura meschina. Una persona di cui il Friuli Venezia Giulia avrebbe fatto volentieri a meno. Ricordo bene il suo intervento alla Direzione del PD. Scalatrice perfetta del potere, al seguito del vento che tira. Che se ne stia a Roma.

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  2. Caro Andrea, manco per idea ! Se ne ritorni a casa propria che di gente così l’Urbe è già piena di suo.

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