Ballottaggio comunali di Roma: “Mejo ‘na scampagnata”

(Diodato Pirone – il Messaggero) – Al ballottaggio delle comunali 2021 di Roma potrebbe votare appena il 40% degli elettori. E forse anche meno. Ovviamente tutti ci auguriamo un’alta affluenza, ma i precedenti parlano chiaro: a Roma (ma anche in tutte le altre grandi città) fra il primo e il secondo turno si è sempre verificato un calo dei votanti fra il 7 e il 10%. Poiché il 3 e il 4 di ottobre ha votato solo il 48,5% dei romani è possibile che oggi e domani si registri un’affluenza non lontana da quota 40%.

Si tratterebbe di un nuovo record negativo. Ma va ricordato che al ballottaggio del 2013, che determinò l’elezione a sindaco dell’esponente del Pd Ignazio Marino, l’affluenza fu del 45,1%. Il che significò che lo stesso Marino fu eletto primo cittadino con 664.000 voti, un livello ben distante dai 926.000 consensi raccolti da Walter Veltroni al primo turno nel 2006, dalle 784.000 preferenze al secondo turno che sancirono il successo di Gianni Alemanno, esponente del centrodestra, nel 2013 e dai 770.000 voti raccolti al ballottaggio dalla pentastellata Virginia Raggi nel 2018.

LE TRE MOLLE

Per avere un’idea della diversa portata delle affluenze fra il primo e il secondo turno delle Comunali basta dare un’occhiata al grafico in alto a destra. Si nota che nel 2013 fra i due turni il 10% dell’elettorato preferì restare a casa, l’8% circa disertò le urne nel 2013 e il 7% nel 2018. Dunque il calo fra i due appuntamenti è fisiologico. Gli addetti ai lavori lo spiegano con tre ragioni di base. La prima dipende dall’attesa del risultato. Che significa? Che se una parte dell’elettorato si convince che il suo candidato preferito non ha chance smette di supportarlo.

Alle Comunali si vota la persona più che il partito e dunque la coalizione che sbaglia il candidato viene punita innanzitutto dai propri elettori che poi, però, torneranno a votarla alle politiche. Un candidato valido e empatico è invece il principale ingrediente delle vittorie al primo turno dell’uno o dell’altro schieramento. La seconda ragione dello scarso appeal del secondo turno delle Comunali sta nel fatto che al primo turno molti elettori scrivono la preferenza per votare il candidato che conoscono, il parente o il collega di lavoro.

Col venir meno di questa spinta, che è particolarmente avvertita nel centro-destra, viene meno una delle ragione per recarsi alle urne. Il terzo motivo che rende poco sexi il ballottaggio è più politico: l’elettorato si mobilita solo quando la posta in gioco è alta. Nel 2016 al ballottaggio si presentò per la prima volta la candidata dei 5Stelle, Raggi, contrapposta all’esponente del centrosinistra Roberto Giachetti.

Gran parte dell’elettorato di destra, per qualcosa come 200.000 voti, si spostò al ballottaggio sulla candidata grillina con l’obiettivo di impedire alla sinistra di restare alla guida di Roma dopo il tribolato biennio dell’amministrazione Marino. Il risultato fu abbastanza clamoroso sul fronte dell’affluenza perché la novità dei 5Stelle emersa nella tornata del 2016 comportò un aumento dei votanti rispetto al 2013 sia al primo turno, dal 52,8 al 57,0, che al ballottaggio, dal 45,1 al 50,1. Ma a queste elezioni l’effetto tutti contro uno non c’è.

2 replies

  1. Scommetto che una bella fetta di romani si è già pentita per avere dato il voto a queste due nullità, rappresentati plurimandatari di greppie e affini, articoli per la casa (nostra) e lubrificanti per ingranaggi complessi.

    "Mi piace"