Ulisse, un eroe o una carogna?

(Marcello Veneziani) – Ci è crollato un mito. Dici Ulisse e ti sovviene la grande letteratura di tutti i tempi, i suoi vertici supremi, da Omero a Dante, più sciami d’artisti. Dici Ulisse e vedi l’Eroe di Troia, il Vincitore Ingegnoso, colui che escogita lo stratagemma per espugnare la città, il Cavallo. Dici Ulisse e pensi al Re intrepido che torna a casa dopo tanti patimenti e traversie e riesce a sgominare a uno a uno i 108 proci che si erano istallati nella sua reggia. Dici Ulisse e pensi all’eroe del ritorno, colui che torna a casa, in patria, da sua moglie e da suo figlio. Oppure dici Ulisse e pensi all’eroe dantesco, quasi moderno, eroe della ragione e della conoscenza che riparte per l’impresa ardita di varcare le Colonne d’Ercole, giacché non s’accontenta di viver come bruto, e muore punito per la sua tracotanza, martire dell’Infinito. Dici Ulisse e pensi alla nostalgia, all’amore intenso e terreno, che preferisce la vita mortale alla vita immortale, l’anziana e ormai sfiorita consorte alla dea che gli offre bellezza e beatitudine eterna. Dici Ulisse e ti compaiono straordinarie avventure, ciclopi, sirene, amori, fanciulle, racconti, navigazioni, cieli stellati, mari possenti, voci divine, dolcissimi ricordi, struggenti ritorni, astuti travestimenti; il segreto del letto nuziale, l’arco che solo lui sa tendere. E ti sovviene l’incontro con sua madre nell’oltretomba: “Madre mia perché fuggi mentre voglio abbracciarti – implora Ulisse disceso nell’Ade ‒ io volevo stringere l’anima della madre mia morta. E mi slanciai tre volte e tre volte dalle mie mani, simile all’ombra o al sogno, volò via. Ma questa è la sorte degli uomini – spiega la madre Anticlea al figlio Ulisse – e l’anima come un sogno vaga volando.

Ogni narrazione accresce il mito di Ulisse, che di tutti i miti è il più grande, il più ricco d’umanità e poesia, d’intelligenza e avventura. Ogni racconto, si è detto, è una variazione dell’Odissea; anzi secondo Borges la letteratura ha solo due modelli: l’esodo biblico e il ritorno dell’Odissea. Di questo mito ci siamo abbeverati sin da piccoli, via via il mito è cresciuto con noi, arricchendosi di altri piani di lettura e di visione.

Poi ti capita un giorno in libreria d’incrociare il libretto di una studiosa di letteratura e drammaturgia greca che conosci da tempo anche se non vedi da anni; leggi il titolo insolente, Contro Ulisse, e il sottotitolo, Un eroe sotto accusa (Salerno editrice). Sei preso dalla curiosità. Sai che in giro c’è la brutta mania di processare il passato, stuprare la storia, i classici, gli eroi e gli autori antichi, adattarli al presente o se non sono adattabili cancellarli e demolirli. Sai che in questo tribunale di demenza e arroganza risuona spesso l’accusa di maschilismo: e uno sciupafemmine mediterraneo come Ulisse, un seduttore che fa innamorare e poi abbandona, è il bersaglio perfetto da massacrare. Ma Monica Centanni, questo il nome dell’ulissicida, non appartiene a queste categorie e non piega l’antichità al presente. Né parteggia solo per Calypso, per Nausicaa, per le donne; ma difende Priamo, Palamede, Eupite e Antinoo, e finisce con un elogio dei Proci. Già solo la parola per noi è spregiativa, facile anagramma di Porci, visti come stupratori potenziali di Penelope, che gozzovigliano e vogliono usurpare il regno d’Itaca. E invece no, i Proci – vuol dire pretendenti ‒ sono giovani nobili di Itaca e paraggi che legittimamente, dopo vent’anni di lontananza di Ulisse da Itaca, e dopo dieci anni che Troia è stata espugnata e la guerra è finita, accolgono la versione ormai accettata anche da Telemaco, che suo padre, il Re, è morto. E dunque con piena legittimità pensano alla successione di Ulisse e vogliono farlo in modo canonico, sposando la vedova regina, Penelope. Ma Ulisse torna a Itaca travestito da mendicante, approfitta dell’ospitalità e della loro benevolenza, prende in mano l’arco famoso, e li uccide ad uno ad uno, non in combattimento ma a tradimento, dice la Centanni, “con a fianco il torvo Telemaco”, di cui quei proci erano amici, magari dall’infanzia. Anche Penelope, per l’autrice, è “una vecchia signora, dall’animo contorto, incattivita dalle disgrazie”; tutt’altro che la dolce consorte, fedele e paziente. Ulisse fa strage di loro, che avevano rispettato la sua sposa per così tanti anni, massacra pure le ancelle. “Perché Ulisse questa strage?– gli domanda Centanni ‒ Bastava che dicessi: il vostro Re è tornato”. Ulisse tornato non è l’Eroe, non è il Re, ma “un reduce incarognito, un demente, assetato soltanto di sangue e di strage”.

In questa chiave riavvolgi la sua vita e lo rivedi disertore e traditore, ingannatore e infame, infido e vile in battaglia, calunniatore e corruttore, pronto a sacrificare vite per la sua navigazione, seduttore che abbandona, impietoso coi nemici e pure con gli amici e chi lo ama. Non c’è che dire, quel che Monica Centanni scrive in questo saggio ‒ lucido, essenziale, privo di ridondanza retorica o di malattualità retroattiva ‒ è terribilmente vero e basato sulla narrazione di Omero, mica sulle maldicenze e le supposizioni dei posteri: Ulisse è una carogna.

Però al Mito di Ulisse non sai, non vuoi rinunciare. E allora arrivi alla conclusione che i miti non vanno giudicati con il metro degli umani, non vanno passati sul filo della giustizia e della morale. Il mito va al di là degli stessi protagonisti, tocca l’ordito misterioso del destino, che in fondo ha usato anche Ulisse. Amor fati.

D’altronde l’uomo Ulisse, secondo Omero, aveva preferito la vita mortale di Itaca, l’isola petrosa, alla vita immortale di Ogigia, l’isola beata. La damnatio “storica” non esclude l’apoteosi mitica. Fu saggio Dante quando mandò all’inferno Ulisse per le sue malefatte; ma trattandolo da eroe, affascinato dal suo mito. La sua vicenda “personale” merita l’inferno; il suo viaggio favoloso, invece, ci porta in paradiso, seppure ai paradisi perduti dell’infanzia perenne.

La Verità

25 replies

  1. Lo so, lo so, sono a volte misogina, ma robe così le scriviamo per lo più noi donne.
    Purtroppo.
    Ricordo sproloqui pseudo freudiani, passati e recenti, riguardo le fiabe. Anche lì per lo più per merito di scrittrici.
    Ri- purtroppo.

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  2. Basta una piccola ricerca personale.
    Tranquilla /o @paolapaci, non mi “segue” alcuno.
    Semplicemente un parere personale. Le marchette sono altre…

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    • Carolina, io l’ho interpretato come un commento all’articolo di Veneziani…
      Magari sbaglio, ma mi sembra più calzante.

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  3. 1) Carolina, hai già detto che non ti segue nessuno, e quindi? Sarebbe un modo per far intendere che sei “scomoda” come lo “scomodo Salvini”? Se sì, tranquillizzati proprio non ti considero scomoda. Come Salvini, peraltro.
    2) Il mio commento era EVIDENTEMENTE non rivolto a te ma nientepopodimeno all’autore dell’articolo. Perché mai ai pensato che l’avessi con te? Forse per la ragione del punto precedente: ti sei convinta di essere scomoda? Ecco, tranquilla, non lo sei.

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  4. Mi scuso per l’equivoco. Nessuna presunzione di “scomodità”, semplicemente mi pare che la grande maggioranza dei commenti solitamente siano di un altro tenore.
    Tutto qui.

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  5. “la grande maggioranza dei commenti solitamente siano di un altro tenore” di chi? Miei?
    Se sì, non posso darti torto essendo la metà dei commenti tuoi tesi a commentare un giornale che non leggi per tua stessa ammissione, devo purtroppo, spesso ripetermi.

    L’altra metà dei messaggi tuoi è dedicata alla dittatura di cui secondo te non si parla abbastanza: ecco quelli li lascio ad altri, non mi appassionano. A me interessa la prima parte.

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  6. Ulisse traditore….subdolo….meschino….ecc…..ma quando mai!
    Se si riferiva allo stratagemma del cavallo…..mbè? …dopo 10 anni di inutile guerra può darsi volesse ritornare a casa ed ha preso al volo l’opportunità.
    Se invece si riferisse all’Odissea la vittima è proprio lui che odiato da Poseidone ha dovuto affrontare tutte quelle fatiche per tornare ad Itaca da moglie e figlio…..certamente ha indugiato un pò troppo sull’isola di Ogigia….ma con quel pezzo di donna che era Calipso( che tra l’altro l’aveva pure irretito con le proprie arti magiche) chi può biasimarlo?…..

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  7. Scrivo senza aver letto il libro della Centanni, e quindi mi baso su quanto riportato da Veneziani..

    Leggendo certe affermazioni , viene il sospetto che non si sia letta attentamente l’Odissea..

    ” I Proci erano amici d’infanzia di Telemaco”
    …tanto amici che progettano un agguato in mare per ucciderlo al ritorno dal viaggio a Sparta..
    Tanto amici che dilapidano continuamente le sostanze di Ulisse , passando il tempo a mangiare e bere vino e fare l’amore con le ancelle disponibili.
    “”E dunque con” piena legittimità pensano alla successione di Ulisse”
    ..quando mai ! Sanno perfettamente che l’erede è Telemaco e infatti lo invitano a convincere la madre a scegliere uno di loro. Dopo lasceranno
    Itaca…
    “Arriva a Itaca come un mendicante incarognito”
    .. È Atena che lo convince a mostrarsi così, anche perché giunge da solo senza i compagni partiti con lui alla volta di Troia, e quindi teme che i parenti possano vendicarsi…
    ” Li uccide a tradimento”
    Uccide per non essere ucciso ,….lui. , Eumeo , Filezio e Telemaco ..
    In quattro contro centonove , disarmati solo all’ inizio , in quanto l’ancella amica dei Proci apre loro la sala delle armi.
    ” Ulisse massacra le ancelle ”
    Uccide solo le ancelle che avevano tradito le leggi del palazzo unendosi ai Proci .
    Eumeo e le ancelle buone lo abbracciano dopo la strage .

    Certo Ulisse non è uno stinco di santo, ma un uomo che piano piano perde la sua hubrys, lotta contro la maledizione di Poseidone , e una volta arrivata la vecchiaia trova la forza di fare un ultimo viaggio nel paese dove non conoscono il remo.

    Gianni

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    • Questa dei Proci è una storia che probabilmente ha a che fare con la mentalità degli antichi, più che la nostra. Se ne discusse anni fa anche a Superquark con Angela che chiedeva ad un esperto storico perché di questa strage, e le risposte rimasero anche lì poco chiare.

      Forse il poema non dice tutto quel che dovevamo sapere di lui, o forse era davvero uno str..zo assetato di vendetta.

      Certo, se si fosse fatto riconoscere e la regina l’avesse riconosciuto come marito e re, senza spargimento di sangue, i proci se ne sarebbero andati?

      Non lo sapremo mai. Forse Ulisse ha peccato di ferocia, o forse aveva ragione di temere che non l’avrebbero mai lasciato sul trono dopo tanta attesa.

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  8. Se cercate si puo’ anccora trovare il torrente della (ah!) mitica Odissea della Rai. Credo sia bene cominciare dal TNT Village.

    Buon scarico!

    PS Ci vuole tanto amore e tanta pazienza

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  9. Ma è appunto un Poema, le cui origini sono incerte come l’ attribuzione a quel certo Omero. La “saga” veniva tramandata a voce ed ognuno ci aggiungeva del suo, i personaggi quindi sono inventati ed anche l’ esistenza di Troia come ce la raccontano non è certa. Quella che pensava di avere trovato Schliemann non corrisponde a livello di datazione, ce ne sono altre e più antiche.
    I personaggi sono quindi inventati ed Ulisse in primis, come tutti i personaggi eroici di tutte le saghe, assieme ai loro dei. Questo non toglie che l’ Odissea sia un capolavoro assoluto e che, oltre a rappresentare miticamente tanta parte dell’ animo umano( ragion per cui ci ritroviamo nel racconto) e della curiosità che spinge l’ umanità a migliorarsi, è letterariamente efficacissima.
    Inutile interrogarsi quindi su chi abbia fatto cosa…
    (A mio parere l’ Odissea RAI è la cosa migliore che L’ Ente pubblico abbia fatto. Meravigliosa la lettura di Ungaretti nell’ incipit, meravigliosa l’ ambientazione, gli attori, i paesaggi… ancora modernissima nonostante i decenni trascorsi, quindi un vero classico… Immaginate cosa sarebbe oggi? Fedez come Ulisse e la Ferragni Penelope o altre veline/velini a scelta del clan di “sinistra”, che si agitano a ritmo di Rap e tutto il resto in realtà virtuale: costa meno e quindi si può “magnare” di più…)

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  10. Comunque Dante l’ha messo all’inferno, pur rivestendolo di carisma e nobiltà.

    Lo strattagemma del cavallo è squallido al pari dell’usare la Croce Rossa per trasportare truppe, dare alle bombe l’aspetto di giocattoli o parcheggiare un’auto piena di tritolo di fronte a un seggio elettorale.

    No, io non considero Ulisse un eroe.

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