Schierarsi

(Bartolomeo Prinzivalli) – Dalla comparsa dell’uomo sulla Terra esistono le guerre: nate per i motivi più disparati, da futili a fondamentali, tutti condensabili nel conseguimento di denaro e potere celato dietro parole come libertà, giustizia, fama, gloria, riscatto, vendetta. Ogni guerra si compone di due o più fazioni, alcune visibili ed altre nascoste, si conclude quasi sempre con un vincitore (spesso neanche impegnato nel conflitto ma nel finanziamento a supporto di una o entrambe le compagini), con una parte predominante, una sconfitta ed un numero imprecisato di vittime su entrambi i fronti. Ultimo, ma non meno importante, è il ruolo di chi la guerra la racconta, inviando al popolo notizie ed immagini dal campo, adeguatamente filtrate e montate ad arte come un vero e proprio film che abbia un protagonista con cui immedesimarsi, un cattivo da detestare, degli innocenti per i quali provare empatia e delle sfortunate comparse relegate a danni collaterali.

Anni fa in Afghanistan, quando furono sconfitti i talebani, mostrarono le piazze piene di locali in festa, non le donne e i bambini in fuga, non le successive ritorsioni; adesso le piazze vengono dimenticate, l’attenzione è rivolta alla gente disperata ammassata davanti all’aeroporto, alla paura di vendette, ai diritti perduti dopo una riconquista fulminea, senza resistenza né spargimento di sangue rispetto alla precedente.

Un uomo sconvolto si preoccupa della moglie che ha partorito da pochi giorni e del bambino troppo piccolo per resistere a quelle temperature ed allo stress, un altro mostra il passaporto, alcuni si aggrappano ai carrelli dell’aereo e precipitano nel vuoto, un attentato kamikaze miete molte vittime. Terribile, inumano! Muore uno degli ideatori dell’attentato, grazie ad un’operazione di “altissimo profilo” che però coinvolge alcuni civili, fra cui cinque bambini, bambini senza genitori o parenti a cui schiaffare un microfono in gola con tanto di musica triste e foto ricordo, bambini che non avevano passioni, speranze, sogni. Dispiace, succede!

Avere l’opinione pubblica dalla propria parte è fondamentale, giustifica ogni cosa, per questo occorre far in modo con ogni mezzo che possa schierarsi.

Schierarsi vuol dire parteggiare, accettare ogni notizia divulgata dalla propria fazione come verità, ogni regola come giusta, ogni privazione come necessaria; schierarsi vuol dire sentirsi parte di qualcosa, condividerne e divulgarne meriti e qualità ricevendo in cambio approvazione, conforto, cameratismo; schierarsi vuol dire nascondere errori evidenziando quelli altrui, negare fallimenti, cedere autonomia di pensiero per continuare a godere dei privilegi di appartenenza; schierarsi vuol dire combattere senza porsi domande, credere, ubbidire, indossare i paraocchi e guardare solo nella direzione indicata.

Succede in ogni gruppo politico, religioso, a supporto o contrario ad un determinato tema, basti guardare ai no-vax che condividono SOLO notizie di eventi avversi post puntura ed ai pro-vax che raccontano SOLO di testimonianze dei sopravvissuti o pentimenti tardivi degli antagonisti, come se una cosa escludesse l’altra.

Da tempo ho deciso di non schierarmi più, nonostante molti la ritengano la scelta più conveniente e vigliacca, ignorando che invece si tratta di una strada solitaria, senza acerrimi nemici né compagni di viaggio, disprezzata da chi preferisce le urla del branco alla ponderata obiettività.

L’integrità morale vale ben più di qualche like…

3 replies

  1. “Schierarsi” non significa alcunchè nè prevede alcun obbligo, nè concreto nè morale. Anche perchè un giorno ci si “schiera” (sempre a parole) per qualcosa, il giorno dopo per qualcosa di altro.
    Un tempo si partiva. Ora ci si “schiera” sui blog… Di “integrità morale” non c’è proprio nulla. Quella è tutta un’ altra cosa, e prevede un “fare” (questo sconosciuto…)

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  2. L’inferno esiste,ed è proprio dove stiamo vivendo…
    Poi tutti a riempirsi la bocca con paroloni come democrazia,civiltà,progresso,futuro…,ma di quale futuro e quale progresso vanno cianciando questi “ideologhi del nulla”,sempre posizionati a “favor di vento”,si definiscono onesti lavoratori che si guadagnano il pane…

    Se per guadagnare il pane ci si deve svendere e prostituirsi al “potentato” dominante,appoggiandone ogni nefandezza,glorificandone lo sterminio perpetrato dai “giusti” (I vostri…ovvio)…,sappiate che siete solamente dei miseri fiancheggiatori di “regimi”,che definire “demoniaci sterminatori” e la definizione “più buona” che possa descriverli e descrivervi,povere “nullità” che,dal “nulla” provengono,e nel “nulla” sprofondano.

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  3. A me l’aricolo di B. Prnzivalli è piaciuto e naturalmente lo ho apprezzato per lo “spirito teorico e ideologico” che lo pervade. Naturalmente non lo condivido sotto il profilo della concreta realtà in quanto sono solo chiacchiere, parole, idealismi. Caro Pinzivalli devi dire quali “azioni concrete” intraprendi per difendere la tua posizione bipartisan o forse tri o più partisan se non scrivere parole,parole e ancora parole.

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