“Nessuno resterà indietro” è una menzogna

(Marcello Veneziani) – C’è una frase, una promessa, un raggiro in questi giorni per le popolazioni afghane e non solo per loro che sento ripetere da Bergoglio a Biden, da Conte a Di Maio, dalla sinistra ai tg nostrani: non lasceremo nessuno indietro. Ma che bel proposito, ma che bravi, che anime sante e premurose. Uno lo dice e si sente con la coscienza a posto, ha fatto il suo dovere. Poi magari non è vero, o nella migliore delle ipotesi si riferisce solo a poche centinaia di persone, a gesti simbolici se non solo mediatici, mentre la tragedia riguarda milioni di persone abbandonate a se stesse.

Come si può ben capire, il problema è il contesto a cui si riferisce questa frase, il suo ambito e i suoi limiti: se si riferisce a una famiglia, un gruppo ristretto, un convoglio, un condominio o perfino un villaggio da soccorrere ha un senso preciso e fattivo. Man mano che si allarga il riferimento a masse, popoli, continenti o addirittura l’intera umanità la frase perde concretezza e acquista demagogia; si fa retorica, furbizia in malafede, genera illusione a cui segue cocente la delusione e poi la rabbia. Se per esempio si hanno risorse limitate, posti a bordo limitati, è folle distribuirli tra tutti, non aiutando nessuno. È inevitabile che quegli aiuti siano selettivi, mirati a pochi.

Quella frase da anime belle dipende poi a chi si rivolge, a che situazione si applica. Se non lasciare indietro nessuno si riferisce per esempio a una scolaresca, l’appello si fa problematico: una scuola deve mettere tutti nelle stesse condizioni di partenza e dare a tutti gli strumenti e le possibilità per imparare; ma si sa per esperienza, indole e natura che qualcuno andrà avanti e altri resteranno indietro. Ci sono i meriti e i demeriti, le capacità e le incapacità, le graduatorie, i promossi e i bocciati. La scuola finisce il suo compito se si ferma ad aspettare gli ultimi.

Se in una gara sportiva o in un concorso il giudice o il commissario promette che nessuno sarà lasciato indietro, c’è da internarlo d’urgenza o estrometterlo al volo dal suo compito: le competizioni si fanno proprio perché qualcuno andrà più avanti e qualcuno resterà inevitabilmente indietro. Non saremmo stati lì a festeggiare la Nazionale o gli atleti olimpionici se tutti fossero arrivati allo stesso traguardo nello stesso tempo allo stesso modo. La selezione, la meritocrazia, le medaglie e le coppe sono inevitabili, anzi sono il movente di certe gare o di certi esami, concorsi.

Ma l’uso più velleitario e pericoloso di quella frase è riferito ai contesti estesi e indeterminati, come fanno i progressisti umanitari. Dal reddito di cittadinanza dato a tutti perché nessuno resti indietro all’accoglienza incondizionata e illimitata perché nessun migrante resti indietro o sia respinto, fino all’utopia umanitaria suprema che nessuno al mondo resti indietro (Bergoglio: “Ricostruiamo il mondo senza lasciare indietro nessuno”). Stiamo parlando di otto miliardi di persone, ragazzi, e solo immaginare che nessuno resti indietro, o nessuno sia escluso, significa vaneggiare e proporre il peggior egualitarismo. Tanto pernicioso quanto irrealizzabile.

Avvertenza d’obbligo scontata, ma siccome i cretini acidi stanno sempre lì col fucile puntato, è bene dirlo: anche a noi piacerebbe che nessun essere umano restasse indietro almeno nei suoi bisogni primari. Lo sgomento che ci ha colpito a vedere le scene all’aeroporto di Kabul o alle ambasciate, i bambini offerti alle braccia dei militari, non può lasciare indifferenti. Ma ancora più terribile è stato vedere ad Haiti uomini disputarsi col coltello i sacchetti di riso che venivano distribuiti. Una lotta per la fame che ci fa star male perché avverti l’impotenza del fare e la superfluità del dire davanti a una scena che ci mortifica come uomini. È peggio ancora della paura per il regime dei talebani; è la degradazione dell’uomo ad animale costretto a uccidere e aggredire i suoi simili e magari vicini di casa solo per contendersi un po’ di cibo. Terribile. Vai a ripetere a quelle persone che nessuno resterà indietro, se hai il coraggio, se ti regge il cuore… Vallo a dire non parlando da qui, dai microfoni, dai video e dalle nostre poltrone…

Allora torno alla frase e noto che troppo male fanno le pie intenzioni quando poi non si possono realizzare o si fa poco o nulla in concreto per avviare almeno l’impresa, se non qualche gesto simbolico. Ammiro chi dice di meno e fa di più, si rimbocca le maniche, mette mano alle proprie risorse, si impegna davvero a fare qualcosa per quelle popolazioni e per chi sta male; ma quelle frasi universali sono fuffa del paradiso spruzzata all’inferno…

Ma poi, il problema che resta è che nessuno si può caricare sulle sue spalle i mali dell’umanità: non ce la fa, e allora o crolla insieme a loro o si limita a dire, enunciare e allora è peggio che tacere. Non possono pochi volontari caricarsi sulle spalle il peso di miliardi di uomini. Ognuno faccia la propria parte, dia il suo contributo, secondo i propri mezzi e le proprie risorse; e qualcuno magari si dedichi a farlo, con abnegazione. Ma risparmiate loro questo discorsetto o pistolotto finto evangelico, finto egualitario, finto politico, prosecuzione dell’I care degli anni scorsi.

Sappiamo che molti, tanti, troppi, resteranno indietro. E vi resteranno non solo per l’insensibilità degli uni ma anche per il velleitarismo degli altri, e per l’impossibile realizzazione di quell’utopia livellatrice che dovrebbe redistribuire beni e incombenze al mondo intero, ciascuno secondo le proprie disponibilità e a ciascuno secondo i propri bisogni (lo diceva Karl Marx e sappiamo come è andata a finire).

La Verità 

6 replies

  1. “La scuola finisce il suo compito se si ferma ad aspettare gli ultimi.” Infatti accade esattamente l’opposto nei Paesi in cui funziona meglio (Nordeuropa, Olanda, Germania, Svizzera), che incidentalmente sono gli stessi in cui l’ascensore sociale non si è ancora bloccato. Partendo proprio dal vangelo “vero” (e non dagli infingimenti clericaleggianti che seducono i Veneziani di ogni tempo), don Milani era arrivato alle stesse conclusioni dei più avanzati pedagoghi laici. Oltre mezzo secolo dopo, questo povero pidocchietto non ha ancora capito che il mondo è ridotto come è ridotto proprio perché triple parti di esso sono rimaste indietro. Infatti il ciuco Veneziani sbeffeggia l’ “I care”. Ma che alternativa propone, visto che la realtà in cui siamo calati fa più danni della grandine? Mi rendo conto che chiedere a Veneziani di pensare equivalga a cavare il sangue dalle rape. Il suo livello sono gli sfottò, come le scimmie urlatrici

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    • non essere così drastico.

      MV ha ragione nella sostanza, vedi Haiti di cui ci siamo subito dimenticati, già terra disgraziatissima anche prima del terremoto (l’ennesimo).

      Ma a proposito di non lasciar indietro nessuno, una bella tassazione uniforme per tutta l’UE e stop ai paradisi fiscali aiuterebbe molto. Non dico che tutti girerebbro con la Ferrari, ma MV potrebbe almeno considerarla qualche volta invece di prendersela con il RdC.

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    • Il “povero pidocchietto” intendeva dire che non tutti sono dotati di materia grigia allo stesso modo e che omologare talenti a mediocri non è positivo. Sicuro che le scuole in Germania siano di quelle che esaltano gli ultimi?
      Don Milani va contestualizzato negli anni Sessanta, quando la scuola italiana era davvero discriminatoria.

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  2. È andata che la deprecata “utopia livellatrice” ha permesso a dei rinco cialdiniani nostalgici come voi di poter esprimersi in tutta libertà, caro “filosofo” di Bisceglie.

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