Il governo si avventa su Ben-Gvir e la Flotilla mentre scompaiono crisi industriali, impasse legge elettorale, caso Almasri-Nordio.

(di Giulio Cavalli – lanotiziagiornale.it) – Questa settimana l’uomo della distrazione di massa è stato Itamar Ben-Gvir. Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale si è fatto filmare il 20 maggio 2026 ad Ashdod mentre derideva gli attivisti della Global Sumud Flotilla legati a terra, e il governo italiano ci si è buttato sopra come su una scialuppa. Convocazione dell’ambasciatore, comunicato congiunto Meloni–Tajani, promessa di chiedere sanzioni europee (contro il ministro, non contro l’intero governo). Tutto il resto è scomparso dai titoli.
Eppure tutto il resto resiste. Al Mimit ci sono 43 tavoli di crisi aperti, oltre 60mila lavoratori coinvolti, da Acciaierie d’Italia a Beko, da Stellantis a Electrolux, che a maggio 2026 ha annunciato 1.700 esuberi. Adolfo Urso parla di clima favorevole agli investimenti, intanto gli stabilimenti chiudono. Nessuno ne discute in tv.
E poi c’è la legge elettorale. Lo Stabilicum, proporzionale con premio di governabilità, è impantanato in commissione. Il 20 maggio Matteo Salvini ha evocato il voto anticipato a settembre, poi ha corretto, ma la maggioranza è a pezzi: la Lega teme le preferenze, Forza Italia le rifiuta, FdI alza la soglia del premio dal 40 al 42%. 120 costituzionalisti hanno firmato un appello contro l’impianto. Nessuno ne discute in tv.
Il 18 maggio la Corte costituzionale si è riunita sulla legge che regola i rapporti con la Corte penale internazionale, quella che ha permesso al governo di rispedire in Libia il torturatore Najim Osama Almasri, capo del carcere di Mitiga. La vittima sud-sudanese Lam Magok, picchiato e torturato a Mitiga, è stata dichiarata inammissibile dalla Consulta quattro giorni prima. La Camera ha già negato l’autorizzazione a procedere per i ministri Nordio e Piantedosi e per il sottosegretario Mantovano. Nessuno ne discute in tv.
Ogni settimana ha il suo Ben-Gvir. La settimana scorsa era il licenziamento dello staff del ministro Alessandro Giuli, il 10 maggio, dopo il caso del documentario su Giulio Regeni. Quella prima ancora era la sconfitta referendaria del 22-23 marzo che il governo ha smaltito a colpi di nomine Consob e Antitrust mai fatte. Quella prima ancora il bonus rimpatri da 615 euro del decreto Sicurezza.
Sostanzialmente, il governo Meloni governa producendo distrazioni. Ben-Gvir è arrivato gratis.
Svendola
(Di Marco Travaglio) – Rinviato a giudizio al processo “Ambiente Svenduto” sullo scempio ambientale dell’Ilva e condannato dal Tribunale di Taranto a 3 anni e 6 mesi per concussione contro il direttore dell’Arpa, l’ex presidente pugliese Nichi Vendola è uscito ieri dal Tribunale di Potenza con una sentenza di “non luogo a procedere per intervenuta prescrizione”. Il proscioglimento è dovuto a motivi puramente tecnici, che escludono la sua innocenza (altrimenti il giudice avrebbe dovuto assolverlo) e dipendono da un istituto – la prescrizione – che consente soprattutto ai ricchi e ai potenti di farla franca giocando sulla lentezza della giustizia (e spesso contribuendovi), nonché dalla strana decisione della Corte d’appello che, dopo la sentenza di primo grado, tolse il processo ai giudici tarantini e lo traslocò in Lucania perché ripartisse da zero. Se Vendola fosse un privato cittadino, affari suoi. Ma è il presidente di Sinistra Italiana – il partito di Nicola Fratoianni alleato coi Verdi di Angelo Bonelli in Avs – si è candidato alle ultime Regionali pugliesi (trombato) e pare che intenda riprovarci alle Politiche. Quindi sono affari nostri: ogni sua scelta è pubblica e politica. Soprattutto quella di accettare la prescrizione come un Berlusconi e un Andreotti qualsiasi in un processo cruciale come quello agli avvelenatori di Taranto e per un delitto gravissimo e doloso, anziché rinunciarvi per farsi giudicare nel merito.
Avs è il terzo partito della coalizione progressista che dovrebbe sconfiggere le destre e ha già due eurodeputati pregiudicati: Mimmo Lucano per falso in atto pubblico e Ilaria Salis per reati legati all’occupazione abusiva di alloggi (vicende liquidate come legate all’impegno politico). Ma ora ha pure il presidente di SI prescritto per concussione. Per giunta in un processo nato anche dalle denunce dell’altro leader, Bonelli, che sulle condotte di Vendola sull’Ilva ha detto cose pesantissime e si è costituito con i Verdi parte civile chiedendo anche la sua condanna e un risarcimento complessivo di 400mila euro. Ora dovrebbe esprimere un giudizio sulla prescrizione accettata da Vendola senza fare un plissé. E così gli altri leader del centrosinistra, possibilmente prima di fare le liste per le Politiche. Con che faccia contesteranno i prescritti di destra che si spacciano per assolti, se candidano gente che fa lo stesso? Nel 2013 il Fatto pubblicò un’intercettazione telefonica in cui Vendola se la rideva con il factotum dei Riva, Girolamo Archinà, che aveva umiliato un cronista locale reo di fare troppe domande sui morti di tumore a Taranto. Vendola ci denunciò per aver pubblicato le sue parole e la Corte d’appello gli diede torto. Il modo migliore per difendere i giornalisti dalle querele temerarie è non candidare specialisti in materia.
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