Massimo Fini: “La coscienza sporca dell’Occidente”

(di Massimo Fini – massimofini.it) – “Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti.” Fabrizio De André.

Le vicende del repentino collasso del governo di Ashraf Ghani ricordano da vicino quanto accadde durante “I dieci giorni che sconvolsero il mondo”. Anche allora lo Zar non faceva che mandare truppe su truppe contro gli insorti, un pugno di uomini guidati da Trotsky e da Anton Ovseenko (Lenin se ne stava prudentemente nascosto, sotto una parrucca bionda, alla stazione di Finlandia). Ma le truppe dello Zar non arrivavano mai sul posto, si squagliavano prima. Così i 350.000 soldati dell’esercito di Ghani si sono arresi senza combattere, mentre i loro comandanti fuggivano. Era prevedibile che senza l’aiuto dei bombardieri americani l’esercito governativo non avrebbe retto all’urto dei Talebani, ma una presa così fulminea di Kabul è stata possibile perché i soldati arruolati dal governo non avevano alcuna voglia né motivazione per battersi.

Adesso le “anime belle” e democratiche occidentali paventano, o piuttosto si augurano per salvare la propria coscienza avendo sempre descritto i Talebani come ‘brutti, sporchi e cattivi’, chissà quali sfracelli e vendette in Afghanistan. In linea di massima non ci saranno né gli uni né le altre. I Talebani non infieriranno certamente sui soldati governativi perché sanno benissimo che si tratta di loro coetanei e che, in un Afghanistan devastato economicamente e socialmente dall’occupazione occidentale, arruolarsi era uno dei pochi modi per avere un salario. Peraltro l’‘Emirato islamico d’Afghanistan’ (così lo stato afghano è tornato ad avere il nome che gli aveva dato il Mullah Omar) ha già preannunciato un’amnistia generale, come aveva fatto nel 1996 Omar dopo aver sconfitto i “signori della guerra” che avevano fatto dell’Afghanistan terra di ogni genere di soprusi sulla povera gente. Nulla hanno da temere i civili sul cui sostegno i Talebani hanno potuto contare nella loro ventennale guerra di indipendenza. Nulla da temere, checché si strepiti, hanno le donne, almeno dal punto di vista di abusi fisici. I Talebani, proprio a causa della loro indubbia sessuofobia, non hanno mai toccato le donne come dimostra il trattamento più che corretto che hanno loro riservato quando le hanno avute prigioniere. I Talebani hanno assicurato che alle donne verranno garantiti il diritto allo studio e al lavoro, diritto che per la verità esisteva anche prima in linea di principio, ma non di fatto a causa delle convulsioni cui è stato sottoposto l’Afghanistan negli ultimi quarant’anni.

Resta la questione dei ‘collaborazionisti’, di coloro che, tradendo il proprio Paese, hanno lavorato per gli occupanti occidentali. Credo che i collaborazionisti di piccolo cabotaggio, interpreti e simili, verranno lasciati in pace. Per la corrottissima cricca di Ashraf Ghani, governo, governatori provinciali, alti gradi della Magistratura, l’unica soluzione possibile sia che l’Onu, se vuole avere ancora un ruolo positivo nella ‘questione afghana’ di cui si è sempre, colpevolmente disinteressata, fornisca un salvacondotto a costoro perché riparino negli Stati Uniti o in Iran che è sempre stato ostile alla rivoluzione talebana.

Ci sono poi due questioni particolari. È stato Massud, il leader dei Tagiki, ad aprire l’Afghanistan agli americani offrendo la collaborazione dei suoi uomini sul terreno. Gli americani non avrebbero mai potuto conquistare l’Afghanistan talebano solo con i bombardieri. Avevano assolutamente bisogno di un appoggio sul terreno e Massud, che non tollerava di essere stato sconfitto dai giovani e allora militarmente inesperti “studenti del Corano”, gliel’ha offerto. Ora sarà bene che i Tagiki non si oppongano ancora una volta alla vittoria talebana, come sembra emergere da una dichiarazione del figlio di Massud da poco tornato dalla Gran Bretagna. Se così dovesse essere sarà di nuovo guerra civile. In quanto a Dostum, che fino a qualche tempo fa aveva il ruolo di vicepresidente nel governo dell’Afghanistan, è stato protagonista di due tra i più efferati misfatti di una guerra pur crudelissima. “A Mazar fece rinchiudere in dei container e portare nel deserto, sotto il sole, 1250 talebani. ‘Quando scaricavamo i corpi dai container erano diventati neri per il calore e la mancanza di ossigeno’, racconterà uno dei carnefici”. (Il Mullah Omar, p. 44). Quando gli americani occuparono l’Afghanistan Dostum, allora loro alleato, fece parecchi prigionieri talebani, costretti a vivere in una situazione talmente disumana che decisero di ribellarsi. Questa è la scena: “Dopo una quindicina di giorni i prigionieri decisero che tanto valeva morire e si ribellarono. Più che una rivolta fu un suicidio collettivo. I talebani, insieme a ceceni e turchi che li avevano raggiunti quando era iniziata l’invasione, si precipitavano a mani nude, urlando, sugli uzbeki di Dostum che gli svuotavano addosso le cartucciere dei Kalashnikov. Ma la furia dei prigionieri era tale che gli uzbeki non facevano in tempo a ricaricarli prima che quelli che venivano da dietro, scavalcando i morti, gli fossero sopra… Dei prigionieri ne rimasero in vita una ventina. Amnesty International chiese ufficialmente un’inchiesta, anche perché quando si poté fare un sopralluogo molti cadaveri vennero trovati con i polsi e i piedi legati. Erano prigionieri che non avevano partecipato alla rivolta. Altri erano stati mutilati. ‘Li abbiamo trattati in modo fraterno’ dirà, ghignando, Dostum”. (Il Mullah Omar, p. 64). Bene, i Talebani non sono usi a torturare i prigionieri, alla moda di Guantanamo, ma non vorrei essere nei panni di Dostum se gli mettono le mani addosso prima che riesca a fuggire, come al solito, in Uzbekistan.

Ma una mano sulla coscienza dovrebbero mettersela anche gli Stati, i governi occidentali e i loro media e giornalisti che hanno seguito la ventennale vicenda afghana senza mai sollevare non dico un flatus di protesta ma di dubbio su ciò che stavamo facendo. E poiché siamo in Italia, purtroppo per dirla con Gaber, tre anni fa, alla Versiliana chiesi a Luigi Di Maio in procinto di diventare ministro degli Esteri che cosa mai ci facessero 800 nostri militari in Afghanistan. Di Maio promise pubblicamente di impegnarsi. Lo abbiamo visto. Adesso preferisce strusciarsi al peggiore establishment. In quanto al ministro della Difesa Lorenzo Guerini, disse che noi italiani non potevamo disimpegnarci dall’Afghanistan in quanto alleati Nato. È una menzogna. Gli olandesi, che fanno anch’essi parte della Nato e che in Afghanistan, a differenza nostra, si eran battuti bene, perdendo anche il figlio del loro comandante, lasciarono l’Afghanistan nell’agosto del 2010. E l’Emirato Islamico d’Afghanistan ringraziò il governo e il popolo olandese per quella decisione.

Ma una mano sulla coscienza dovrebbero mettersela tutti gli italiani (oltre al Papa che non ha mai speso una parola su Afghanistan) che non hanno mai alzato una voce né fatto una qualsivoglia manifestazione, a differenza di quanto avvenne per il Vietnam, per i misfatti che, noi complici, sono stati compiuti in Afghanistan. Una mano sulla coscienza dovrebbero mettersela anche i lettori del Fatto, perché per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti.

da Il Fatto Quotidiano

22 replies

  1. La questione principale è: Adesso dopo questa clamorosa nonché prevista sconfitta,da tutti quelli (cittadini Italiani) che si sono opposti sin dall’inizio di questa follia senza senso,e dato che noi popolo Italiano non ne abbiamo ricavato nulla ma soltanto rimesso decine di miliardi di euro,e assumendoci anche il rischio di terrorismo,nonché l’onere di avere milioni di “rifugiati” da mantenere….

    Adesso è o non è il momento di riflettere seriamente sul “futuro” della guida Americana dell’occidente?

    La vogliamo finire con la “sudditanza” psicologica ancora prima che fisica con questo “stato canaglia” che non rappresenta più nessun tipo di valore che possa definirsi anche lontanamente “umano”?

    Attendiamo risposte dai nostri “eletti” in parlamento…possibilmente rapide ed esaurienti.

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    • A me sembra che i primi a sottrarsi al compito di “guardiani” della democrazia siano proprio loro.
      E, secondo me, era ora!
      Basta aspettarci che siano gli americani ad intervenire, ché tra l’altro l’hanno sempre fatto per i loro interessi e stop.
      Intervenga l’ONU.

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    • è incredibile questo giornalista: anche quando la ragione è dalla sua parte riesce ad avere torto. La sua visione moralista dannunziana di evoliana memoria gli permette d’insultare i suoi lettori/lettrice, di spacciare per vere personalissime ricostruzioni di fatti accaduti senza mai citare le fonti con la scusa del segreto professionale e di tacciare di sessuofobia i talebani. i talebani non sono meno sessuofobi del Profeta in quanto conoscendo bene la natura predotoria del maschilismo hanno introdotto regole ferree per evitare che le donne vengano molestate con scuse risibili: ad esempio è lei che mi ha provocato. una pratica oggigiorno inaccettabile ma che nel VII secolo dopo cristo era la più femminista dell’epoca. questo è il profondo significato del burka come abbigliamento per le donne mature sessualmente. certamente l’applicazione della sharia da parte dei talebani è prima di tutto contraria alla Legge Islamica che prevede sempre una fiqh un interpretazione delle regole e ritiene il Corano immutabile nelle parole ma non nel loro significato. Purtroppo l’ignoranza media dei giornalisti italiani è pari solo alla loro arroganza di fare predicozzi da Don Abbondio a tutti. E l’unico personaggio pubblico che sapeva tutto sui talebani è ahime morto. RIP Gino Strada: se ti avessero ascoltato gli afghani ora vivrebbero in un paese islamico civile.

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  2. Stavolta ho l’impressione, caro Fini, che lei abbia colto solo una parte piccola di verità su come stanno le cose in Afghanistan. Legga “il cacciatore di aquiloni” o Shantaram scritti da gente che in quei posti e in quel periodo. li c’è stata davvero.
    Certo poi che i talebani non sono peggio dei signori della guerra che noi abbiamo foraggiato per tanti anni.
    Su Massud , sbaglia in pieno. Non si spiega altrimenti come sia stato eliminato prima dell’11/11.
    Gianni

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  3. Ero proprio curiosa di vedere che cosa avrebbe scritto Fini, dopo le dichiarazioni d’amore per il mullah Omar esternate in un suo precedente articolo, purtroppo non citato negli “articoli correlati”.
    Condivido il fatto che l’Italia potesse e dovesse sganciarsi da anni.
    Non trovo corretto, però, citare fatti raccontati dal Mullah Omar, come FONTE per giustificare lo stesso Omar.
    E tutta questa fiducia nei talebani, mi auguro di cuore che sia giustificata.
    A vedere le fughe disperate in aeroporto, temo che non sia molto condivisa dagli stessi afghani.

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    • Sono tanti i Paesi in cui, per un breve periodo, l’ occidentalizzazione ha interessato un gran numero di giovani. Penso all’ Iran, ad esempio. Ma sono stati periodi brevi, e sempre da parte di “occupanti”. Poi le vecchie tradizioni hanno avuto la meglio, assieme al ritorno degli antichi governanti: purtroppo, diremmo noi.
      Per non parlare del Nordafrica, quasi tutto occidentalizzato – sempre per “colonialismo” – ma che ha conservato intatte larghe sacche di tradizione che, non appena l’ Occidente allenta la morsa, in un modo o nell’ altro ritornano.
      Noi guardiamo il mondo con occhi occidentali, i media ce lo descrivono a seconda delle convenienze dell’ Occidente. Vincono le elezioni da qualche parte i Fratelli Musulmani? Certamente saranno elezioni – farsa, ci dicono, impossibile scegliere “liberamente” di tornare indietro. Insomma, tutto ciò che confligge col modello di “democrazia”(?) occidentale (guardando la situazione italiana siamo certi di essere in democrazia?) deve per forza essere una scelta coatta, obbligata dal totalitario di turno.
      Non solo: anche all’ interno dei paesi democratici chi non si conforma al modello DEM è certamente un minus habens, un allocco plagiato dai tweet di Salvini. Anche noi “democratici” osteggiamo ogni forma di dissenso: in modi diversi, senza il fucile puntato, ma… questo Governo dimostra che avere il fucile puntato o prenderci “per fame” è solo l’ inizio.

      Io penso – ovviamente non voglio convincere alcuno – che sia molto difficile guardare il mondo nuovo con occhi vecchi, infatti gli anziani di ogni tempo difficilmente hanno compreso il mondo giovane (o tempora, o mores). Altrettanto difficile penso sia comprendere culture altre con occhi occidentali. E giudicarle.
      Ci vuole tempo. I cambiamenti fittizi ed imposti dalla cultura dei colonizzatori ( leggi occupanti) generalmente hanno vita breve, e molti disastri sulla coscienza.

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      • “Poi le vecchie tradizioni hanno avuto la meglio, assieme al ritorno degli antichi governanti: purtroppo, diremmo noi.”

        Basta questo, Carolina, senza tutto l’enorme argomento fantoccio che continui a sventolare, ricoperto di belle parole e concetti di per sé condivisibili, ma fuorvianti.
        Le vecchie tradizioni hanno avuto la meglio?
        SPONTANEAMENTE, immagino.

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  4. Cinque la si pensi, “noi” (eufemismo) eravamo gli occupanti.
    Non credo proprio che la popolazione afghana, dopo decenni di guerra, ci rimpiangerà. Il burqa è più importante per noi che per loro. Al momento, con tutti quei lutti e quelle distruzioni, hanno altro a cui pensare.
    Parlo per le donne del popolo, ovviamente: per le giovani giornaliste e blogger occidentalizzate, bionde ed eleganti non mostrarsi è un problema. Per chi ha subito violenze e lutti, l’ultimo dei pensieri.

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    • Carolina, quindi, secondo te, il problema delle donne afghane consisterebbe nel NON potersi mostrare?
      E a ciò sono interessate solo le “bionde ed eleganti giovani giornaliste e blogger”…
      Le altre tanto non ci badano, visto che hanno di peggio a cui pensare e, aggiungo io, magari non hanno modo neanche di sapere di che cosa sono state private…
      Non ho parole per definire questa concezione dei diritti delle donne e la sottile, ma sempre presente, vena di perfidia nei confronti delle stesse, in questo caso delle poche che sono riuscite a rivendicare un minimo di libertà.
      Dubito che il loro unico scopo SIA MOSTRARSI, come non credo che sia il NOSTRO scopo, quando vogliamo lavorare, uscire senza essere necessariamente accompagnate da un uomo o anche solo esistere in quanto persone.

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      • Dimenticavo che anche STUDIARE, magari, potrebbe essere un loro diritto, come per noi, ma se per via delle violenze e i lutti non se ne preoccupano, il problema non esiste: è solo il non potersi mostrare delle bionde eleganti.
        Ma roba da pazzi.

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      • Lei ha capito il contrario di quello che ho scritto.
        Per le donne “comuni” penso che di questi tempi indossare il burqua e non godere di “libertà” sia l’ ultimo dei problemi a confronto di una guerra che dura da decenni, case distrutte, mariti e figli morti o in pericolo… Io perchè tutto questo finisse indosserei pure, e volentieri, la pelle di un orso.
        Occorre tenere sempre presente che il modo di vita “occidentale” si è evoluto, appunto, in Occidente. La sensibilità occidentale, in molta parte del mondo, fa a pugni con le tradizioni autoctone, sentite e praticate da secoli. Noi immaginiamo l’ intero mondo anelante di occidentalizzarsi ma non è così. Sono solo le donne che hanno studiato ed avuto contatti con la cultura occidentale a sentirne il bisogno e la mancanza: per la stragrande maggioranza delle altre sono uno scandalo e un abominio. Come non si può “esportare la democrazia” non si può esportare obtorto collo un modo di vivere che cozza profondamente con la tradizione: ci vuole tempo.
        “Libertà” significa essere costretti a ciò che non si condivide solo perchè la cultura degli (odiati) occupenti impone così?

        Ci vuole tempo, ci vogliono generazioni. Non mi risulta che il popolo afghano si sia ribellato o si ribelli nei confronti dei Talebani: gli occupanti sono gli Occidentali, ed è ovvio che ci sia, soprattutto tra il popolo più tradizionalista, un rigetta per qualsivoglia “occidentalizzazione”. Chi si sente in pericolo vuole solo scappare, o apporfitta della situazione per farlo e diventare migrante economico. Si lotta per “le libertà femministe” solo quando queste ultime si sono conosciute, valutate, comprese, non quando i sono la pancia da riempire ed i figli da sotterrare. Studiare per noi significa farlo all’ occidentale, per loro significa introiettare la loro religione. Non si cambiano punti di vista diversi da un giorno all’ altro, vestiti da occupanti, tra l’ altro.
        Non possiamo guardare tutto il mondo con occhi occidentali: abbiamo ben visto i danni che si fanno. Occorre avere la mente aperta: la cultura occidentale non è l’ unica e non a tutti sembra la migliore.
        Tra l’ altro proprio in un momento in cui qui, in Occidente, le libertà stanno per essere compresse.

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      • Avevo capito esattamente questo… Ma permettimi di non essere d’accordo affatto.
        Innanzitutto, forse ti sfugge che a Kabul negli anni 70 le ragazze giravano per le strade in minigonna. Non lo considero necessariamente un segno di progresso, ma credo che, se le nonne di queste ragazze hanno conosciuto, insieme alla libertà dei costumi, anche quella di esprimersi con lo studio, il lavoro, la laicità che è sottesa a quella libertà, queste nipoti non siano poi così pervase dalle tenebre e del tutto ignare del modo di vivere diversi che hanno assaporato, sia pur vedendolo in TV, come vogliamo immaginarle.
        Basta poco a capire che cosa ci manca e anche qualora non bastasse, non mi sembra una ragione sufficiente per credere che sia giusto privare una persona dei suoi diritti fondamentali, che non ritengo siano necessariamente insiti nel nostro modo di vivere, ma che non temo affatto non possano essere inseriti nel loro.
        La libertà, la possibilità di esprimersi, di studiare, lavorare, essere autonomi, devono essere comunque una POSSIBILITÀ, una SCELTA, non un’imposizione.
        Il tuo ragionamento mi ricorda molto un aneddoto che, purtroppo, ho vissuto sulla mia pelle.
        Anni fa, parlavo, in ufficio, con una collega che si lamentava PROPRIO CON ME , che non ho figli e non ne avevo, della difficoltà di avere il secondo figlio.
        Ad un certo punto, anche per confortarla, le dissi: “Dai, un figlio ce l’hai… ritieniti fortunata, pensa che io non ne ho neanche uno…”
        Sai che cosa mi rispose?
        “Eh, ma tu non l’hai neanche provato… quindi mica puoi soffrirne come me!”
        Non ebbi parole.
        Mi sembra che tutto il tuo ragionamento, ricoperto di belle intenzioni rispettose dei costumi altrui, in fondo sia lo stesso: non l’hanno provato, sono distratte da ben altri problemi, che cosa vuoi che sappiano, che vogliano, che desiderino, che cosa vuoi che sia non potersi MOSTRARE (perché è tutto lì, per te, il progresso: il mostrarsi delle “bionde ed eleganti” – quanta incredibile acidità – giornaliste!), togliamogli anche questa possibilità, mica soffrono come soffriremmo noi…sono abituate…è la loro cultura, il loro DESTINO.
        Neanche sanno che cosa potrebbero volere.
        E questo per te non è CRUDELE ?
        Non sapere neanche di avere altre possibilità?

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  5. Il primo talebano a dx imbraccia un’arma americana, ar15 credo, non sono esperto. Di sicuro gli Usa hanno abbandonato un gran arsenale in Afghanistan. I contribuenti americani hanno finanziato i talebani.

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    • Pare che il tizio, Ghani, sia fuggito col malloppo.
      Cento e rotti milioni di dollari.
      Una parte non è riuscito ad imbarcarla ed è rimasta a terra, non so dove e/o nelle mani di chi.
      Una persona coraggiosa, onesta. integra.
      Un vero leader.

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  6. Al netto di tutte le porcate combinate in una guerra assolutamente basata sul nulla, non mi sembra che il popolo afghano stia accogliendo i talebani con petali di rose e salti di gioia. Forse qualcosa vorrà dire.

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    • Sì, qualcosa vuol dire purtroppo, e cioè che del marcio occidentale, qualcosa ha attecchito. Non esiste qualcuno, a meno che non abbia le idee chiarissime in merito, che, nel suo profondo, non pensi che una vacanza a Capri sia la risoluzione dei mali della vita, e che è quindi giusto che anche tutto il mondo retrogrado e oscurantista, sia condotto, con le buone o le cattive, a considerare diritto inalienabile dell’umanità, l’acquisizione di un lettino in riva al mare, se non proprio a Capri, almeno a Riccione…

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  7. Claudio d’accordo su tutto meno che su quando scrivi”avremo l’onere di milioni di rigugiati”.Non pensi che di quella gente costretta a scappare anche noi servi degli americani e di questa infame guerra siamo responsabili?

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    • Per spiegarsi meglio… Sinceramente io non mi sento responsabile di quello che ha fatto una serie di governi “fantoccio” che io non ho mai votato,ma anzi ho sempre criticato.
      Chi in un ruolo politico pensa al proprio tornaconto personale,agendo contro la costituzione Italiana (raggiro),partecipa a una guerra di aggressione (di fatto), facendosi “coartare” da uno stato estero (amico o nemico che sia),contro la volontà del proprio popolo….come lo vogliamo chiamare?
      Che responsabilità vogliamo attribuire al popolo,dato che chiunque vinca le elezioni…l’unica cosa che non mettono mai in dubbio è la nostra “santa alleanza” (sudditanza) con i “liberatori”?

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  8. Anche “spontaneamente”. Non sono tutti minorati. Occorre accettare che esistono diversità che occorre tempo per vedere risolte, in autonomia.
    Anche le rivolte e le elezioni organizzate dagli”occupanti” erano ben poco spontanee.
    Non dobbiamo giudicare con i nostri metri di misura.
    Se all’improvviso l’ Occidente venisse conquistato dall’Islam e venissero imposti i modelli degli occupanti, certamente le elezioni indotte da questi ultimi verrebbero considerate dagli stessi “libere” mentre i nostalgici della modernità occidentale verrebbero considerati abominevoli che ad es. “obbligano”( o permettono) le donne di esibire anche le parti più intime del corpo e di intervenire chirurgicamente e mostruosamente anche in età avanzata con protesi e tiraggi per piacere al maschio ( anche per lavorare, spesso)

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