Il Commentatore Unico dell’Occidente umanitario

Terminato di scrivere i suoi 999 articoli in commossa memoria dell’Afghanistan che abbiamo bombardato, invaso e malamente amministrato per vent’anni, 400 mila morti, all’ingrosso, il Commentatore Unico Occidentale dovrebbe darsi un tempo per soffiarsi il naso, respirare e…

(pressreader.com) – di Pino Corrias – Il Fatto Quotidiano – Terminato di scrivere i suoi 999 articoli in commossa memoria dell’Afghanistan che abbiamo bombardato, invaso e malamente amministrato per vent’anni, 400 mila morti, all’ingrosso, il Commentatore Unico Occidentale dovrebbe darsi un tempo per soffiarsi il naso, respirare e riflettere su quante volte ha scritto “gli afghani e i talebani”, oppure “l’assedio dei talebani alle città afghane”, oppure ancora “i talebani entrano a Kabul, panico tra gli afghani”. Senza mai considerare la verità dei fatti. E neppure sospettarla, infervorato com’era prima a favore della guerra umanitaria, oggi deluso dalla disonorevole disfatta.

E cioè che i talebani sono afghani. E persino viceversa, visto che un gran numero di afghani sono diventati talebani, grazie ai vent’anni di dominio coloniale, e dunque disposti ad aprire le porte delle città senza opporre la minima resistenza. Scoprirebbe, il Commentatore Unico dell’Occidente umanitario, che gli stranieri laggiù siamo noi, non i talebani, titolari per nascita dei feroci destini della loro patria insanguinata dagli imperi britannico, sovietico, americano in meno di due secoli. Siamo noi, non loro, i marziani atterrati con truppe corazzate tra le valli dell’Hindu Kush a distribuire giocattoli e democrazia, dopo avere raso al suolo interi villaggi con la stessa noncurante crudeltà servita ai tagliagole di Al Qaeda per radere al suolo le Torri a New York.

Ma è difficile che il Commentatore Unico possa maneggiare un qualunque principio di realtà che si discosti dagli infiniti interessi che hanno mosso gli stati maggiori occidentali dopo l’11 settembre 2001. Interessi economici, geopolitici e di martellante propaganda planetaria, buona per sfamare le rispettive opinioni pubbliche, che non chiedevano diritti umani per tutti, ma vendetta whatever it takes.