FdI, il consenso con il piede in due staffe

Nelle parole di Guido Crosetto, fondatore di Fratelli d’Italia, che consiglia a Giorgia Meloni di “non farsi mettere nell’angolo e di sparigliare evitando di farsi attaccare addosso etichette scomode”, cogliamo, oltre a un gancio di attualità, dei precedenti storici.

(pressreader.com) – di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano – Nelle parole di Guido Crosetto, fondatore di Fratelli d’Italia, che consiglia a Giorgia Meloni di “non farsi mettere nell’angolo e di sparigliare evitando di farsi attaccare addosso etichette scomode”, cogliamo, oltre a un gancio di attualità, dei precedenti storici. Nella storia repubblicana non è la prima volta che la destra radicale registra un boom di consensi (sia pure nei sondaggi) di cui poi non sa bene cosa fare. Capitò al Msi di Giorgio Almirante quando negli anni Settanta faceva il pieno di voti sfiorando il 9% a livello nazionale, con punte clamorose nelle città del Sud (Catania, Reggio Calabria). Consenso che poi restava inutilizzato nel frigorifero della politica, come si scriveva allora. A parte certi “scongelamenti” sottobanco da parte della Dc quando in Parlamento c’era bisogno (si fa ma non si dice) del soccorso neofascista.

Anche se le percentuali attribuite a FdI sono più del doppio rispetto a quelle della fiamma tricolore di allora, il problema sembra non essere poi così diverso. Appunto, “il rischio di una conventio ad excludendum, come è avvenuto in Francia per Marine Le Pen”, evocato da Crosetto. Purtroppo in politica, come nella vita, non è sempre agevole tenere il piede in due staffe. Se scegli di presidiare e occupare, pressoché in solitudine, il campo dell’opposizione senza se e senza ma al governo Draghi, e ne riscuoti i robusti dividendi in termini elettorali, poi non è cosi facile svestire i panni dell’intransigenza. Mettiamo, per dialogare con la maggioranza su singoli punti. Anche perché esiste un’altra destra, la Lega di Matteo Salvini, che svolge questo lavoro stando ben piantata dentro il governo.

Altro discorso è lo “spariglio” a cui allude Crosetto: un’ipotesi, sembra di capire, consisterebbe nel liberarsi di Draghi spedendolo nel febbraio prossimo al Quirinale, e provare a mettere insieme, in questo Parlamento, una maggioranza nuova di zecca con Lega e Forza Italia, aperta se possibile a Matteo Renzi e ai cespugli centristi. Mah. Quanto alle “etichette scomode” da cui guardarsi, la più scomoda in assoluto è quella di essere considerati il partito dei No Vax e dei No Green pass, che forse anche la Meloni non gradisce troppo. Infatti, che sia andata a vaccinarsi, come già aveva fatto Salvini, vorrà dire qualcosa. Vero è che sono in ballo un mucchio di voti (circa sei milioni, come è stato calcolato), Ma anche in questo caso due staffe per un piede solo sembrano troppe.