Draghi e il governo di palazzo. Il premier non risponde a nessuno

(Paolo Di Mizio – lanotiziagiornale.it) – Un lettore scrive a La Notizia: “Draghi fa quello che gli pare, senza ascoltare nessuno. Dicono che è il governo di tutti, ma a me sembra il governo di nessuno”. Credo che la definizione data dal lettore sia molto appropriata: è il governo di nessuno. Ne abbiamo avuta l’ennesima prova la settimana scorsa alla conferenza stampa di Draghi: un ceffone al M5S sulla riforma della Giustizia, e un ceffone alla Lega sul green pass. Insomma, Draghi fa esattamente quello che gli pare. Mascherato da governo di salvezza nazionale, è un governo tecnico o meglio un governo del Palazzo, che fonda la sua potenza sull’impotenza della politica. Draghi avrebbe potuto risparmiarci qualche ministro pescato dai partiti a mo’ di contentino, così non avremmo rivisto le Gelmini, le Stefani, i Brunetta e qualche altro vecchio arnese, come per esempio il capo di Gabinetto di Palazzo Chigi, Antonio Funiciello, uomo alla mano di Renzi, e il sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che da avvocato di Berlusconi si è trasformato ipso facto in spauracchio dei magistrati. Sarebbe stato più trasparente nominare solo ministri tecnici, come la Cartabia, un fiorellino coltivato con diligenza da Comunione e liberazione, che è la più reazionaria e oscurantista delle congreghe cattoliche. Qualcuno paragona il governo Draghi ai vecchi “monocolore” della Dc. Ma la Dc era sorretta dal 35% (o più) dei voti.

Mentre Draghi è sorretto solo dalle quotazioni virtuali dei sondaggi. Ma qui bisogna fare molta attenzione: la democrazia non funziona così. I fan invasati di Draghi (quanti ce ne sono nei salotti buoni e nei giornali al servizio dei soliti noti dei privilegi e dell’economia), che saltellano come tarantolati tanta è la gioia di essersi liberati di un uomo onesto come Conte, ci ripetono che SuperMario salverà l’Italia. Nessuno discute l’abilità di Draghi o la sua astuzia o (come vedremo presto) le sue sfrenate ambizioni. Ma per amore di verità ricordiamoci che l’Italia l’ha salvata Giuseppe Conte, quando ha portato l’Europa, per la prima volta nella sua storia, a condividere il debito sovrano grazie al Recovery Fund. Il resto sono chiacchiere.

17 replies

  1. Sbagliato: Draghi non è sorretto dai sondaggi, così come la DC dell’epoca non era sorretta dal 35% dei voti.

    Draghi, come la DC, è sorretto da una maggioranza parlamentare. Che in Italia è quello che conta, e che -oops- annovera al suo indirizzo interno anche i grillini.

    I uquali volendo potrebbero andarsene, e se non se ne vanno è perché, in tutta evidenza, appoggiano il Governo.

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    • Sbagliato: il massimo che il m5s può fare ora è limitare i danni di tutta la merda che gli altri stanno facendo e che vogliono/devono ancora fare, ad es. la giustizia, il reddito di cittadinanza, le pensioni, il pnrr, ecc ecc. Se il m5s uscisse dal governo non solo non riuscirebbe a limitare i danni, ma consegnerebbe agli altri proprio tutto, i quali allegramente andrebbero avanti tutti insieme, senza il m5s tra le palle, …sai che pacchia per loro.

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    • mmmh!
      veramente erano >48 nel ’48
      e >38 nel ’76
      e visto che i voti danno scranni, va da sé che i governi siano sostenuti da tali maggioranze.

      non c’era la moda che il presidente, non ancora emerito, decidesse di farsi il suo governo
      con l’omino misirizzi(*) preferito da lui e dagli amichetti suoi, era più roba da correnti di partito
      o tra questi ed i partiti suggestionabili

      e, rammentare che l’attuale non ancora emerito è stato, dal 1983 al 2008, un deputato per la DC (di cui fu vicesegretario)
      poi per il PPI, poi per La Margherita prima che questa desse la scalata ostile al PD dall’interno.

      quindi la DC, perché il non ancora emerito quello è, non avrà avuto la maggioranza, ma ancora
      ci governa.

      ps
      (*) le cose dette da Travaglio le ho scritte, senza alludere al suo albo genealogico, appena
      lo hanno nominato per le consultazioni, tanto era facile prevedere come si sarebbe potuto
      comportare lo yes man delle corporazioni, basta aver lavorato un po’ di anni (>30), in qualsiasi ambito,
      per sapere che i “so tutto e quindi faccio tutto” non esistono, e in genere questi personaggi
      riescono meglio dove, più che saper fare, vale il “dare l’idea di saperlo fare” e cadono
      appena devono fare davvero.

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  2. C’è poco da sottilizzare: fino a quando sarà sostenuto da tutti o quasi i nostri rappresentanti in Parlamento ( i mal di pancia a parole contano meno di zero), sarà il “governo di tutti”.
    Le fosse sfiduciato sarebbe costretto ad andarsene, quindi prendiamocela con quelli giusti.

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