Ecce Bomba

(Stefano Iannaccone – tag43.it) – Un centrosinistra modello Draghi, decontizzato e con il Movimento 5 stelle messo alla porta. La rottura tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte ha provocato effetti a cascata, rilanciando il progetto di Matteo Renzi: un’alleanza più tradizionale, dal vago sapore ulivista, che possa mettere insieme varie forze, dal Partito democratico ad Azione di Carlo Calenda. Passando, ovviamente, per Italia viva, che punta a tornare centrale.

Il sogno per la leadership sarebbe proprio Mario Draghi, candidato perfetto per la visione politica renziana. Un sogno, appunto. Perché prima di tutto, scontato, bisogna capire che intenzioni ha il diretto interessato. Se cioè, come si mormora da tempo nei corridoi, l’ex presidente della Bce sia sempre più tentato di entrare in politica in pianta stabile. Se così non fosse, bisognerà individuare un suo epigono. Magari guardando sempre a via Nazionale, alla Banca d’Italia, sussurra chi segue il dossier. Un profilo tecnico-politico autorevole, insomma. E in ogni caso, secondo il vecchio adagio, più che sul nome viene posta l’attenzione sul progetto.

il piano di renzi per coalizione di centrosinistra
Il segretario del Pd Enrico Letta (Getty Images).

Il fallimento della linea “O Conte o morte”

Uno dei grandi registi dell’operazione è Michele Anzaldi, deputato di Iv, che già da qualche settimana prefigura una coalizione molto più draghiana e non più contiana. Un’inversione di rotta drastica. La benedizione di Renzi è totale, anche perché il senatore di Rignano aveva previsto, qualche settimana addietro, l’implosione del Movimento 5 stelle. L’intera pattuglia renziana ha così ritrovato ossigeno dopo qualche mese di incertezza. «Renzi è sempre più centrale in questa fase», ammettono anche i suoi detrattori. «Il fallimento della linea ‘O Conte o morte’ è costata già la leadership di Nicola Zingaretti e ha indebolito quella di Enrico Letta, che è ancora infatuato dell’ex presidente del Consiglio», ragionano da quartier generale di Iv. Quindi? «Serve un progetto politico nuovo, che riconosca la bontà del passaggio di consegne a Palazzo Chigi tra Conte e Draghi. E assuma un modello preciso per il futuro, visti anche i sondaggi del centrodestra». L’iniziativa è praticamente già sul tavolo. Ora però bisogna riallacciare i rapporti. Certo, nel Pd occorre superare le resistenze di Letta, che non è affatto intenzionato a cedere su tutta la linea scaricando definitivamente l’avvocato di Volturara Appula. Il che significherebbe per il segretario dem dare ragione all’avversario di sempre, l’uomo che lo cacciato da Palazzo Chigi. Una retromarcia difficile da spiegare. E da digerire.

il piano di renzi per il centrosinistra di Draghi
Il leader di Italia Viva Matteo Renzi (Getty Images).

Da Guerini a Lotti e Marcucci: gli sherpa del dialogo Pd-Italia viva

A Largo del Nazareno, tuttavia, in tanti concordano sul primo problema da affrontare: lo sfaldamento dei pentastellati mette a rischio non solo le prospettive a lungo termine, ma alimentano timori sull’esito delle prossime Amministrative, in cui Letta si gioca una buona fetta di credibilità. Una preoccupazione che tocca soprattutto Bologna e Napoli, le città in cui si lavora all’intesa con i pentastellati. Così la palla passa agli ex renziani del Pd, uniti nella corrente di Base Riformista, capeggiata dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e dall’ex braccio destro di Renzi, Luca Lotti. Sono loro la cerniera del dialogo tra Italia viva e dem. Un ruolo importante è anche quello di Andrea Marcucci, ex capogruppo al Senato del Pd, e da sempre critico nei confronti di Conte e in generale dei 5 stelle. Altri settori del partito sono interessati al discorso di rafforzarsi intorno a una figura come Draghi, compresa l’area a sinistra guidata da Matteo Orfini, con l’ex segretario della Sinistra giovanile, Fausto Raciti, altro punto di riferimento della sinistra dem. Lo scarso feeling con Conte è una storia vecchia, anche in questo caso, così come l’intenzione di dialogare con Italia viva. «La sostanza è che i grillini, in tutte le loro forme da Conte a Grillo, si sono rivelati inaffidabili, come dicevamo da tempo», è la sintesi del discorso che circola nel partito, specie tra i più critici della linea zingarettiana prima e lettiana poi. E ancora: «L’alleanza con altre forze moderate di centrosinistra è una scelta obbligata, perché l’ipotetico partito di Conte sarà naturalmente competitivo con il Pd». Alleato nella logica di Letta, ma pericoloso nei fatti, insomma. Perciò, diventa necessario puntare su un modello diverso, quello incarnato da Draghi, un “Papa straniero” capace di declinare un’immagine europeista convincente.

8 replies

  1. Che articoli, che delizia… ne raccomando l’intelligente arguzia, ma soprattutto l’argomentazione per avvalorare qualcosa priva di logica, ma l’argomento è semplice: Italia Viva porta il 2%, il Movimento di oggi o Conte di domani ne porta il 18, allora… con chi conviene allearsi. Incommentabile

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  2. Il Bomba fiorentino, il politico più odiato dagli italiani ha ancora la sfacciataggine di dettare condizioni ma perché non va via a costruire il rinascimento saudita chiaramente a suon di quattrini

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  3. Leopolda: il Bischero di Rignano in cerca di soldi (Unicef *Conticini*6,5 ml?) – per non dimenticare l’affidabilità.

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