I fatti non devono disturbare le opinioni

(Mario Giordano – la Verità) – C’è un papà che dice che il razzismo non c’ entra niente. E chiede: «Non speculate su mio figlio». E ci sono giornali pieni di editoriali che speculano su quel ragazzo. Con Beppe Severgnini che pontifica, Karima Moual che tira in ballo di nuovo Salvini e Meloni come se fossero i mandanti dell’impiccagione, ed Enrico Letta che ne approfitta per chiedere, a cadavere caldo, un’ accelerazione della legge sullo ius soli. Che schifo. Che schifo. Che schifo.

Se è già abbastanza disgustoso usare la morte di un ragazzo per scopi di bieca polemica politica quando di lui non si sa nulla (come hanno fatto Saviano, Marchisio, la Boldrini e tanti altri nella giornata di sabato), è davvero insopportabile che lo si continui a fare anche quando invece si conosce la realtà, come hanno fatto i giornali domenica mattina. «Mi vergogno di essere nero: il grido inascoltato di Seid», hanno titolato a tutta pagina. Continuando, forse per coerenza, a non ascoltarlo. E perciò a calpestarlo. In effetti siamo arrivati alla regola aurea del giornalismo: i fatti separati dalle opinioni. Nel senso che alle opinioni dei fatti non interessa nulla.

Vanno per la loro strada, seguendo il sentiero dei pregiudizi, della piccola polemica politica. Immagino le discussioni nelle redazioni d’ Italia: «C’ è un ragazzo nero che si è suicidato». «Perfetto: italiani razzisti». «Ma il padre dice che il razzismo non c’ entra niente». «Ragazzo mio, perché ti ostini a rovinare una bella storia con la verità?».

E così la notizia del padre è stata nascosta in un angoletto, un titolino, un riga del pezzo, un sbuffo di occhiello subito seguita dall’ avversativa «ma». Il padre dice così, ma. Per il padre il razzismo non c’ entra, ma. Anche il suo allenatore che lo conosceva benissimo dice che il razzismo non c’ entra. Ma. «Per favore non strumentalizzate la sua morte per questioni politiche», supplicano i familiari. Ma. Compaiono gli editoriali con le strumentalizzazioni.

Dagli a Salvini. Dagli alla Meloni. I fatti separati dalle opinioni. Che importa conoscere quello che pensano i genitori: ciò che conta è quello che pensa Severgnini. Lui il ragazzo non l’ ha mai conosciuto ma ci spiega che «la tragedia non arriva dal nulla» perché per l’ appunto arriva dal razzismo. Severgnini ne sa di sicuro più del papà, no? «Seid, la pelle nera, la morte e la denuncia: quello schiaffo che brucia», è l’editoriale in prima pagina di Marina Corradi su Avvenire: evidentemente anche lei ha avuto modo di approfondire le ragioni del disagio di Seid personalmente più dei genitori.

Mentre quel genio incompreso di Karima Moual, reginetta delle minchiate da talk show, dopo aver concesso generosamente il diritto di parola ai genitori («Fanno bene a dire che il razzismo non è l’ unica ragione»), li percula considerando le loro parole come se contassero nulla. Infatti subito dopo si mette a parlare di razzismo, Salvini, Casapound e ovviamente del suo amato Pd. Senza vergogna.

Repubblica fa ancor meglio: dedica al caso (allarme razzismo! Allarme razzismo!) ben due pagine che dovrebbero essere mandate nelle scuole di giornalismo per insegnare come piegare i fatti alle proprie opinioni. Le dichiarazioni del papà del ragazzo sono ridotte a un francobollo in fondo pagina, il titolo a tutta pagina è «Guardano con odio la mia pelle nere: la denuncia di Seid scuote l’ Italia», e sulla destra in bella evidenza c’ è lo scopo finale di tutto ciò: Letta che rilancia la legge sullo ius soli. Per la battaglia politica del segretario Pd si possono pure calpestare i morti?

Evidentemente sì. Seid era iscritto all’ Università, aveva una fidanzata finlandese, si è ucciso per motivi personali, come ha spiegato il padre. Ma tutti lo hanno ignorato. E hanno fatto passare un suo vecchio sfogo, di tre anni fa su Facebook, dove si trova tutto e il contrario di tutto, come se fosse il suo messaggio d’ addio. «L’ ultima lettera di Seid: sono nero e mi fanno vergognare», titolava in prima pagina La Stampa. Eppure sapevano benissimo che quella non è affatto l’ ultima lettera di Seid. Al massimo l’ ultima spiaggia dell’ informazione.

58 replies

  1. È vero. Ed è estremamente razzista.
    Un ragazzo di colore non può, come un “bianco” suicidarsi per gli problemi suoi, si deve suicidare perché siamo razzisti. Altrimenti toglierebbe spazio alla propaganda sinistra.
    I “neri’ devono essere per forza così, mica possono soffrire per amore o per altro come i comuni “bianchi”! Loro sono diversi, a quanto pare.

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  2. Purtroppo ci hanno addestrato a non pensare più a ciò che si dice ma a chi lo dice.
    Se qualcuno è di “sinistra” può dire quello che vuole, se è di “destra’ è nipote di Mubarak a prescindere
    Non seguo Giordano, ma in questo caso mi pare che abbia ragione.
    Non ricordo chi abbia detto che ” Se un fascista dice che piove, e piove, il fascista ha ragione”. Ormai siamo addestrati invece al fatto che “se un fascista dice che piove”, e piove, esco senza ombrello. E se mi bagno sarà certamente solo una percezione.
    A questo ci hanno ridotto.

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  3. Bravo Giordano, altro giornalista a targa (e terga) alterne che s’offre della smemorite tipica dei giornalisti di destra (forse contagiato dal suo Direttore della Verità Belpietro) . Ma a proposito di fatti e non opinioni, perché allora non ci racconti sulle sentenze (e non sulle opinioni) sul tuo attuale datore di lavoro Silvio B. e su i suoi rapporti con la mafia ed i legami accertati con simpaticoni perbene come Bagarella, Mangano, Graviano, Dell’Utri? Tralasciando ovviamente i vari vecchi amici come Craxi & c.
    con conto Iberian su cui gli versava le tangenti miliardarie delle vecchie lirette.

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    • Anche un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora giusta.
      Giordano non lo sopporto, non l’ho mai sopportato, un leccaculo, ma sopporto sempre meno anche i suoi oppositori di sinistra.

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  4. Bravo coniglietto Farinelli.
    Quel ragazzo non è mai stato oggetto di razzismo.
    Garantiscono i genitori adottivi che se lo sono visto andar via come acqua tra le mani.

    Il suo famoso post, ma il razzismo non c’entra.
    Ci sono generazioni di ignoranti e trogloditi allevati in una certa direzione che votano, casualmente in modo unidirezionale:

    “Dinanzi a questo scenario socio-politico particolare che aleggia in Italia, io, in quanto persona nera, inevitabilmente mi sento chiamato in questione. Io non sono un immigrato. Sono stato adottato quando ero piccolo”, si legge. “Prima di questo grande flusso migratorio ricordo con un po’ di arroganza che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, ovunque mi trovassi, tutti si rivolgevano a me con grande gioia, rispetto e curiosità. Adesso, invece, questa atmosfera di pace idilliaca sembra così lontana; sembra che misticamente si sia capovolto tutto, sembra ai miei occhi piombato l’inverno con estrema irruenza e veemenza, senza preavviso, durante una giornata serena di primavera. Adesso, ovunque io vada, ovunque io sia, ovunque mi trovi sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone”, scrive ancora.

    “Qualche mese fa ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, prevalentemente anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non bastasse, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche la responsabilità del fatto che molti giovani italiani (bianchi) non trovassero lavoro – si legge – Dopo questa esperienza dentro di me é cambiato qualcosa: come se nella mia testa si fossero creati degli automatismi inconsci e per mezzo dei quali apparivo in pubblico, nella società diverso da quel che sono realmente; come se mi vergognassi di essere nero, come se avessi paura di essere scambiato per un immigrato, come se dovessi dimostrare alle persone, che non mi conoscevano, che ero come loro, che ero italiano, che ero bianco”.

    “Il che, quando stavo con i miei amici, mi portava a fare battute di pessimo gusto sui neri e sugli immigrati, addirittura con un’aria troneggiante affermavo che ero razzista verso i neri, come a voler affermare, come a voler sottolineare che io non ero uno di quelli, che io non ero un immigrato. L’unica cosa di troneggiante però, l’unica cosa comprensibile nel mio modo di fare era la paura. La paura per l’odio che vedevo negli occhi della gente verso gli immigrati, la paura per il disprezzo che sentivo nella bocca della gente, persino dai miei parenti che invocavano costantemente con malinconia Mussolini e chiamavano ‘Capitano Salvini’. La delusione nel vedere alcuni amici (non so se posso più definirli tali) che quando mi vedono intonano all’unisono il coro ‘Casa Pound'”.

    “L’altro giorno, mi raccontava un amico, anch’egli adottato, che un po’ di tempo fa mentre giocava a calcio felice e spensierato con i suoi amici, delle signore si sono avvicinate a lui dicendogli: ‘goditi questo tuo tempo, perché tra un po’ verranno a prenderti per riportarti al tuo paese’. Con queste mie parole crude, amare, tristi, talvolta drammatiche, non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che stanno vivendo quelle persone dalla spiccata e dalla vigorosa dignità, che preferiscono morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaporare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente ‘Vita’”.

    GIORDANO FAI SCHIFO, TU E TUTTA LA TEPPA DI AD-DESTRA-TI DIVENTATA MAGGIORANZA.
    Basta leggere i commenti dei soliti profili decerebrati, pronti a giustificare una nota meretrice catodica.

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    • Bravo👏adesso spiegami però perché io non posso andare in giro da sola di sera a Milano, (salvo farmela addosso) sai, mi sento un pó discriminata……

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      • Anail, ti avanza un pó di indignazione anche per la povera ragazza pachistana uccisa, o quel caso fa parte di una cultura per la quale è meglio non intervenire?

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      • Et voilà… altro salto… specializzata nel cambiare argomento, eh?
        Non ci crederai, ma alla MIA coscienza resta abbastanza spazio per indignarsi e soffrire anche per la povera Saman…
        Che cosa vuoi insinuare? Dove vuoi andare a parare?
        Giustifichi il razzismo subito da Seid, perché certe culture hanno ancora retaggi di barbarie?
        Sei tanto razzista inside, da fare dei salti logici disgustosi e riuscire ad essere irrispettosa nei confronti di due poveri ragazzi CONTEMPORANEAMENTE.
        Perché anche Saman apparteneva a quella CULTURA, che tanto ti disgusta, eppure ne aveva colto le storture.
        Come credi che fossimo NOI, sino a pochi decenni fa, col matrimonio e il delitto d’onore?
        Come siamo ancora, specie dalle tue parti, col razzismo che ci marcisce dentro e l’ignoranza che ci pervade e preclude ogni possibilità di evoluzione culturale e di comprensione umana?

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      • Ecco, appunto, sono le culture che mi disgustano, non i colori, ma non dare colpe a chi non la pensa come te se un ragazzo DEBOLE si è tolto la vita, o vuoi che ti presenti tutti i LEGHISTI NERI che ci sono al nord? Solo per farti capire che i salti di argomenti li fai tu

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    • @Jerome,
      Il povero ragazzo, oltre ad aver scritto la lettera in perfetto italiano, da fare invidia a molti parlamentari, si è suicidato, ma la ragione di un suicidio (o di un tentato suicidio) non e’ mai una sola.

      Quella lettera rivela tutta la sofferenza che ha patito , e che certamente non era passata, perché” Capitano Salvini”( mi vergogno di chi lo chiama così) rischia di diventare Presidente al prossimo giro , e lui lo sapeva.Come lo sapeva la sapientona che gli disse “te ne devi andare a casa”.

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    • @Jerome B.

      Non conoscevo la storia di questo ragazzo e mi dispiace, così come la mamma dei fessi è sempre in cinta, è sempre in cinta pure la mamma delle teste di cazzo.

      Ma un suicidio può trascendere le motivazioni di questa lettera.

      Indubbio è il fatto che ci sia un problema culturale grande quanto l’Italia, problema che si combatte con l’istruzione nelle scuole e la cultura in generale.
      Chi lo guardava storto mentre serviva ai tavoli, prima ancora che fascista è un ignorante ed un idiota.

      Ma non è col buonismo idiota di una certa sinistra che si può risolvere il problema, quella sinistra chiacchierona e inconcludente dell’accoglienza senza se e senza ma (ma soprattutto senza cervello).

      Se l’immigrazione subisce degli incrementi notevoli in una manciata di anni, gli effetti sono questi.

      Lo dimostra la lettera del ragazzo laddove dichiara che PRIMA, quando l’immigrazione non era di massa, non subiva atti di razzismo.

      L’arrivo in massa degli immigrati ha impoverito gli ITALIANI POVERI più di quanto già non lo fossero.

      L’arrivo in massa degli immigrati ha abbattuto il COSTO ORARIO di lavori poco qualificati, quelli tipici dei poveri (che la sinistra dovrebbe proteggete in PRIMIS sul piano economico, poi culturale).

      L’arrivo in massa degli immigrati ha ridotto il welfare per i poveri italiani. Perché? Perché se stavo in lista per una casa popolare, ad esempio, e me la soffia un immigrati più povero di me, io mi incazzo e lo chiamo negro di merda.
      Ma se fosse roscio lo chiamerei roscio di merda.
      Se fosse albino, albino di merda.

      Chi si avvale degli immigrati (la piccola borghesia di sinistra) è contento del loro arrivo così che possa avere il giardiniere a 4 € l’ora.
      Al giardiniere italiano che prima lavorava a 12 € l’ora ed ora è costretto a lavorare a 4 se non vuole morire di fame, GIRANO I COJONI.

      Ed è troppo facile guardarlo dall’alto (di un attico) in basso, con disprezzo.

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  5. Con tutto il rispetto dovuto al dolore di un genitore, che ne sa il padre di quali siano i motivi che hanno indotto il figlio adottivo al suicidio? Quasi mai le ragioni di simili gesti escono dal cuore di chi li compie.

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    • ma se il padre non le sa, ritiene plausibile che le sappiano
      i giornali e quel tale sopra un tantino prolisso?

      mi pare proprio di no, aggiungono del loro, come i becchini alla fossa.

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      • Marco, ma l’hai letto il post di Jerome?
        Visto che l’hai definito “un tantino prolisso”, temo che non ti sia accorto che trattavasi, in massima parte, della lettera del ragazzo, imperdibile e illuminante.
        Uno sfogo che non può essere limitato nel tempo, una base psicologica di disagio che non può non essere stata il trampolino per qualsivoglia altro problema personale e contingente a cui si vuole ricondurre l’atto tragico di scegliere di morire.
        Ovviamente, in questo caso, a certe parti, colpevoli dell’attuale situazione, conviene credere alla semplicistica spiegazione dei genitori, come se essi non fossero i soggetti più portati a cercare spiegazioni consolatorie.
        Non mi sembra che elementi come Giordano siano disposti a riconoscere i FATTI e a distinguerli dalle loro opinioni, in ben altre occasioni che di fatti traboccano!
        Per gli esempi rimando al commento di Davide, che condivido.

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      • “…conviene credere alla semplicistica spiegazione dei genitori, come se essi non fossero i soggetti più portati a cercare spiegazioni consolatorie.”: e brava Anail!

        Appunto perché sono i soggetti più portati a cercare spiegazioni consolatorie, che quella del razzismo sarebbe la più proponibile e consolante per scagionarli da eventuali responsabilità. E invece che fanno? La eliminano perentoriamente, con ciò mettendosi in una posizione del tutto deprimente.

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  6. Va bene, i genitori HANNO AVUTO TORTO A DICHIARARE CHE IL RAZZISMO NON C’ENTRA NULLA COL SUICIDIO DEL FIGLIO, E HA RAGIONE LA SINISTRA A SOSTENERE CHE E’ COLPA DI SALVINI E DELL’ODIO RAZZISTA CHE HA ALIMENTATO IN QUESTI ANNI: BASTA CHE LA FINIAMOLA!

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    • Basta che LA finiamoLA.
      SGRAMMATICATO E CACOFONICO.
      TIPICO RAGLIO DI UN SOMARO CRIMINALE E NEGAZIONISTA.
      Non ce LA faccio a farceLA.
      Purchè LA piantiamoLA.
      LA finisciLA?

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      • “Basta che LA finiamoLA. SGRAMMATICATO E CACOFONICO…”: AHAHAHAH… Non ti sorge nessun sospetto che la frase PLEONASTICA era VOLUTAMENTE CACOFONICA e fatta a bella posta? AHAHAH … Ma come, alzi il ditino del maestro Manzi, solo quelle rare volte che dovresti invece mettertelo nel CUL0? E poi, ma proprio tu ti ergi a vincitore del Pulitzer? AHAHAH… PORACCISSIMO… I SINISTRATI CAMPIONI DI IRONIA… AHAHAH…

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    • Gatto, quella spiegazione non è affatto “la più proponibile e consolante”, perché, molto probabilmente, Seid non si è confidato con loro e loro NON HANNO COLTO la profondità del suo malessere.
      Il solo fatto che lo scritto risalga a qualche anno fa può farli sentire in colpa per non averlo saputo difendere oltre che sostenere, anche se, ovviamente, non avrebbero potuto fare niente…
      Cercare la motivazione in una delusione d’amore, invece, li “scagionerebbe” ai loro stessi occhi, trattandosi di un problema che gli era precluso, in quanto “privato”…
      Ci tengo a precisare che non sono ragionamenti oggettivi, ma attengono alla sfera dei sentimenti che si provano SEMPRE, quando ci si trova al cospetto di un suicidio e tanto maggiormente quanto più si è vicini alla persona che ha compiuto il gesto…
      Il senso di colpa è sempre presente, anche nei bambini, anche quando non si ha alcuna responsabilità, come in un incidente…come probabilmente accadrà anche al piccolo salvatosi dalla tragedia della funivia, “colpevole” di essere sopravvissuto…

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      • “…molto probabilmente”? Ecco, va bene: molto probabilmente; forse, ma forse; pare; dicono; ho sentito; si dice; magari…

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      • Non sono mai categorica, lo sai bene.
        Il dubbio è il padre della scienza.
        E anche della coscienza, secondo me.

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      • Avrai còlto che il mio non voleva essere un assist, ma una confutazione: il dubbio che può essere esteso a tutto tranne che a se stesso, si contraddice. In realtà, il dubbio, lungi dall’essere il padre della scienza, ne è l’assassino, o se si vuole il padre che ha per nome Saturno! I dubbi non possono che nascere da un procedimento epistemologico, non solo errato, ma invertito rispetto a quello ortodosso, quest’ultimo implicando, PRIMA la conoscenza SINTETICA della CAUSA (VERITA’) e dopo la DEDUZIONE degli EFFETTI in essa contenuti. Viceversa, se si parte ANALITICAMENTE dagli EFFETTI (fenomenI, fattI, quello che fa esattamente tutta la scienza moderna…) credendo di poter risalire alla CAUSA, non si può che precedere che per INDUZIONE o INFERENZA, campo eminentemente soggetto a opinioni cangianti che corrispondono ad altrettanti indefiniti DUBBI, tanti quanti sono il numero degli individui stessi, anzi ben maggiore, ché in uno stesso individuo possono coesisterne un’altra moltitudine. Tanto più che la vera CAUSA, non può nemmeno trovarsi al punto finale della serie degli effetti, in quanto non sarebbe la VERA CAUSA, ma soltanto una CONCAUSA (in senso platonico) dell’effetto successivo. Capirai che, per questa via, non si possa andare granché lontano, altro che ricerca della conoscenza…

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      • Se gli scienziati avessero proceduto con filosofeggiamenti e contorcimenti autoreferenziali come questi, saremmo ancora alla scoperta del fuoco.

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      • Ho il DUBBIO 🙂 che tu ti stia drammaticamente sbagliando, Anail, d’altronde sei una figlia “legittima” di questi tempi, absit iniuria verbis… Vedi contorsioni solo perché non ne afferri il significato: mi sarei stupito del contrario! Io continuerò a scriverne con te e con altri, non per convincere, ma per puro e semplice esercizio intellettuale, magari poi passa qualcuno che si incuriosisce…

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      • Eh infatti… vedo solo ESERCIZIO, non desiderio di COMUNICARE.
        Le parole sono fatte per questo, non per sbrodolarsele addosso.
        E, tra l’altro, ogni materia ha la SUA terminologia, che si dovrebbe adattare anche all’occasione e all’interlocutore…se mi mettessi ad usare termini tecnici, parlando di medicina, di psicologia o persino di astrologia, l’interlocutore , se non del ramo, non capirebbe…o credi che tu afferreresti tutto in QUALSIASI ramo dello scibile?
        Se fossi sardo ti direi “parla 4mori!”, che corrisponde al famoso “parla come mangi”…
        Non devi sempre dimostrare qualcosa, perché questo è quello che SEMBRA, una dimostrazione continua, un volersi sentire superiori, ma usando solo UNA tonalità.
        È come se tu ti mettessi fisso in smocking anche per andare in spiaggia: risulteresti ridicolo ed incongruo.
        Puro sfoggio, inutile, scomodo e non consono.
        L’eleganza è data anche dall’occasione, dalla funzionalità, dalla praticità, dalla SEMPLICITÀ.
        Che senso ha tutta quella sequela di termini, tra l’altro spesso ripetitivi?
        Che logica hanno, riferiti alla scienza?
        Possibile che non hai altro scopo che fare il figo(secondo te) o è proprio una mania, una fissazione, un tuo blocco mentale, un tuo, bada bene, LIMITE?
        Non ti annoi? Che cosa ottieni? Soprattutto che panorama vedi, a guardare TUTTO, sempre, attraverso le stesse lenti?
        E per fare un metro, quante piroette fai? Il tuo percorso più breve tra due punti è SEMPRE L’ARABESCO? (semicit)
        Se fossi stato mio figlio ti avrei mollato uno scapellotto e ti avrei detto:”cammina, ché basta un passo!”
        Ps Ovviamente è una metafora, non darei mai uno scapellotto ad un bambino, ma se fosse come te, me lo tirerebbe proprio dalla mano… e non so immaginare quanto potevi stare sul c. ai tuoi compagnetti, a scuola, sempre lì a fare il cocco della maestra. Peccato che non hai trovato un’insegnante preparata psicologicamente, ma una che ti ha ulteriormente spinto in quella direzione, incasinandoti la vita.
        Perché poi, la dura realtà, alle medie e alle superiori, dev’essere stata veramente scioccante…di qui la fuga.
        Mi chiedo se tu non abbia davvero qualche tratto Aspergher, visto la fissa con un unico argomento e la sua ripetitiva modalità.
        Online trovi l’aspiequiz: è il più accreditato.
        Fammi sapere.

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      • X Anail: no, non si è confidato con loro. Si è confidato con i giornalisti di Repubblica.

        Ma ti rendi conto quasi siete RIDICOLI, vero?

        Quanto al rasssssismo: chiediti come mai tante città siano piene di prostituzione e droga grazie alla

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      • Ecco un’altra bella ed ennesima SENTENZA!

        “È come se tu ti mettessi fisso in smocking (sic) anche per andare in spiaggia: risulteresti ridicolo ed incongruo.”: in effetti, qui, l’ambiente è molto simile a quello svaccato della spiaggia da rotocalco. Risultare incongruo è inevitabile e una cosa di cui mi rendo perfettamente conto, non occorre che tu me lo sveli. Il punto è che non scrivo all’interlocutore, ma per chi può capire, l’interlocutore mi dà solo lo spunto per parlarne: in questo senso ho parlato di ESERCIZIO. Se poi l’interlocutore ne può trarre anche vantaggio, meglio per lui…

        Certe cose non si possono spiegare in COSTUME DA BAGNO! Chi vuole passare la sua vita in perizoma è liberissimo di farlo, questo è il dramma della modernità: ci si sente in dovere di spogliarsi per sentirsi alla pari, non di vestire quelli in mutande!

        PS: per una dell’ambiente, scrivere “Aspergher”, non è male, ma forse la leggerezza è dovuta alla sindrome della MUTANDA: a forza di dai, dalla spiaggia non se ne viene più fuori…

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      • Certo… Smoking e Asperger(😳😱!!!) Sai bene che so come si scrive, avendolo fatto in altre occasioni. Quanto sei PALLOSO.
        Comunque, con spiaggia non intendevo il luogo, ma L’ARGOMENTO. Sarai anche “generoso” a cercare di gettare dall’alto della tua profonda cultura monotematico le tue briciole di sapere a chi vuole cogliere, ma a CAPIRE quello che ti vogliono dire gli altri, sei proprio negato, intento come sei a fare sterili esegesi del testo formale.
        Ti lascio a chi è alla tua infima altezza, allora, così smetti di affaticarti per dare le tue perle FALSE a noi poveri porci…
        Buona fortuna.

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      • “Certo… Smoking e Asperger(😳😱!!!) Sai bene che so come si scrive, avendolo fatto in altre occasioni. Quanto sei PALLOSO.”: e certo che lo so è per questo che te l’ho segnalato, altrimenti non ci sarebbe stato GUSTO con te! 🙂

        “Comunque, con spiaggia non intendevo il luogo, ma L’ARGOMENTO.”: ah, non avevo còlto! 🙂

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  7. Mi pare che il retropensiero sia profondamente razzista: un nero di può suicidare solo per razzismo. Non è mica un bianco che ha altri sentimenti! Anche suo padre sbaglia ( razzista pure lui?). La sappiamo”noi”la vera ragione.
    Ma ci rendiamo conto di come ci siamo ridotti?
    Mi pare proprio di no.
    Veramente preoccupante.

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    • Carolina, se hai un tumore non ti preoccupi delle bollette che non puoi pagare.Ma se il tumore non ce l’hai le bollette diventano la tua priorità.
      Certo che aveva altri sentimenti, ma se la gente vede in te un nero, un immigrato di cui non si fida, difficilmente il tuo problema principale potrà essere la ragazza che ti ha lasciato perché non ti ama più, o il rapporto difficile con tuo padre.
      Il mondo che è cambiato attorno a lui, per il solo fatto di essere cresciuto spezza il cuore: me lo immagino, da bambino tutti volevano prenderlo in braccio, e poi?

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    • Ma perché non vi leggete la SUA lettera, invece di sparare VOI giudizi su chi invece ne ha tenuto conto?
      La motivazione del suo gesto, o almeno il substrato che ha permesso, probabilmente, ad una altrimenti irrilevante goccia di far traboccare il vaso, NON è una deduzione dovuta al colore della sua pelle, ma semplicemente a ciò che ESPRIME il ragazzo, in modo così articolato, così evidente, così profondo…con un linguaggio che fa assolutamente comprendere lo spessore umano e culturale della persona che era… e la grande perdita che la società ha subito, perdendola.

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  8. Non credere di “salvarti” con i tuoi “scritti” per far si di “deviare” le opinioni di gente che vive nella normalità della vita.Tu sei parte del “fango” che impedisce la normale”camminata” del vivere.Sei solo fango e con l’aggravante di ritenerti super partes.MENTRE SEI SOLO UN SERVO IN POSIZIONE NOTA.90%.Al padrone di turno.e pure noioso.Tutankhamun.Anche lui mortale. Mal ti colga.

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  9. Ferma restando in primo luogo l’umana comprensione per la tragica fine di questo infelice ragazzo, e la condanna per tutte le strumentalizzazioni che ne sono seguite, vorrei far notare un particolare significativo che emerge dalla lettera che il ragazzo scrisse nel 2019. Seid, adottato a 7 anni, ha raccontato che fino a qualche anno prima era stato ben accolto, amato e integrato nella società e nell’ambiente sportivo, tanto da fare un ottimo percorso di vita scolastica e sociale. Poi si è si è sentito rifiutato e oggetto di “sguardi schifati”. Ecco questo è uno degli effetti collaterali perversi frutto dell’esplosione del fenomeno della immigrazione clandestina di massa, alimentata dal 2014 in poi, che ha provocato un conseguente fenomeno di reazioni contrarie e ostili di una parte della popolazione. Fino ad allora l’inserimento degli immigrati regolari nel mondo del lavoro e della vita civile, e dei bambini e ragazzi di altra etnia regolarmente adottati da famiglie italiane, era stato abbastanza sereno e proficuo, senza grossi problemi di integrazione e coesistenza. Poi sono arrivati i barconi stracarichi di povera gente a cadenza quotidiana, scaricati e sparsi per ogni paese e città in condizioni e situazioni di degrado per tutti, generando ovviamente reazioni ostili fino al “razzismo”, vero e presunto, e soprattutto enfatizzato e ampiamente propagandato sul piano mediatico in modo strumentale, di cui purtroppo stanno pagando un prezzo di probabile diffidenza e maggior isolamento anche gli immigrati regolari e giovani adottati che finora si erano ben inseriti. Questo dovrebbe far riflettere e riportare l’immigrazione dentro binari legali e sostenibili, e quindi accettabili da tutti. E invece si continua con la politica dell’incentivazione dei “salvataggi ” da naufragi procurati e programmati a fini di lucro, e coi pianti delle prefiche quando poi in mare e su terra ferma succedono le disgrazie che riguardano gli immigrati. I casi Seid e Saman sono solo la punta dell’iceberg.

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  10. Veramente non so più cosa pensare.
    Nessuno sapeva neppure dell’ esistenza di quel povero ragazzo fino a ieri, ma hanno letto quattro articoli (piatto ricco mi ci ficco…) ed hanno concluso: e’ nero, quindi deve essersi per forza suicidato per razzismo. Non importa quello che dicono i genitori (“cercano consolazione”), non importa la chiara richiesta di non speculare su quella povera morte. Fa comodo alla loro ideologia e quindi hanno deciso: è razzismo.
    Ma che ne sapete? Le conoscevate? Era figlio vostro? Ne sapete più dei suoi genitori riguardo al suo stato mentale, le sue difficoltà, i suoi pregressi, i suoi pensieri? Siete i suoi psicologi? Si è confessato con voi? Come vi permettete di giudicare diversamente dalla richiesta della famiglia di non buttarla come sempre in speculazione politica ? Se lo cbhgiedono avranno qualche ragione, no? Sapranno qualcosa che voi non sapete o no? Tutti tuttologi sulla pelle degli altri?
    Veramente sono spaventata: altro che processi sommari, qui si processa per sentito dire, e si ascolta solo la propria furia ideologica, calpestando persino il dolore di una famiglia!

    Tutto è ormai politica. Tra un poco se si defecherà due volte al giorno si sarà di destra, mentre se lo si farà solo una volta si sarà di sinistra: più virtuosi, si mangia meno… Ma vi rendete conto di come ci hanno ridotto? Altro che cane di Pavolv!

    Spaventoso, veramente spaventosoi…

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    • “Ma che ne sapete? Le conoscevate? Era figlio vostro? Ne sapete più dei suoi genitori riguardo al suo stato mentale, le sue difficoltà, i suoi pregressi, i suoi pensieri? Siete i suoi psicologi? Si è confessato con voi?”

      Sì, SÌ È CONFESSATO CON NOI.
      Magari, se leggi le SUE PAROLE, invece di cercare motivazioni politiche, capisci ANCHE TU.
      ASCOLTALO.

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  11. Ok, si porepari a vedere giudicato/a per convenienza politica anche suo figlio/a. Che lei non conosce ma il mondo intero sì, semplicemente per uno sfogo su Facebook ( ovviamente scelto fior da fiore dai media lassù, sempre interessati allo sbranamento di povere vittime per motivi di politica/audience: sai quanto ci campano con una storia del genere?)
    Sostituiamo i genitori con Facebook, tanto non servono a nulla e non capiscono nulla. Quando c’è da fare politica gli estranei sono molto meglio, vuoi mettere… Tutto gratis, basta buttare l’ osso…. Poveri genitori, povero ragazzo.
    Il silenzio e il rispetto – dei genitori, quelli che restano, ma abbiamo capito la tragedia che è loro capitata? – sarebbero un obbligo. Invece l’ osso è succoso, e subito ci si lancia a pontificare: cattivi genitori, non hanno capito, non hanno aiutato, … NOI sappiamo la verità, che loro – evidentemente ignari anche dei suoi sfoghi: non hanno neanche letto i giornali? – non vogliono accettare. Si è addirittura “confessato con noi”! ” Noi ” chi? Ma che meraviglia!

    Sempre più spaventoso. E vergognoso.
    Tutta la mia comprensione ai genitori, a quegli inetti che non conoscevano il loro figlio, a differenza nostra, e che ora che “cercano consolazione”. La mia comprensione per quanto può valere: la sentenza è già stata emanata. Il “nero” è stato ucciso dal razzismo. Non può essere altrimenti. E chissenefrega dei genitori , “noi” sappiamo…

    E qui mi fermo. E’ già stato detto abbastanza. Continuate voi, che “sapete”.

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    • Oh Carolina, oh…

      Senti, ieri notte mi e’ apparsa una delle piu’ belle donne italiane, Marta Fana, tutta vestita di bianco, emanante una luce soave e dolcissima.

      Mi ha pregato di farti avere questo messaggio, senti qui:

      “I processi discriminatorii sono sempre strutturali, tra questi il razzismo e la xenofobia. Sono attivati dalla convenienza con la quale danno forma alla piattaforma esistenziale di una persona. L’Italia e’ un paese razzista, non serve dare esempi ma vorrei ricordare gli extracomunitari “impallinati dal tiro al piccione”. Successe nel 2018. Quindi, l’Italia e’ un paese razzista, vieppiu’ negli ultimi anni. Il tipo che si e’ suicidato non poteva non avere una “impressione” di tutto cio’, e con questo non assumo a priori che la sua propria elaborazione del razzismo in Italia e nella sua vita abbia necessariamente alimentato la decisione di togliersi la vita. Ma la presenza di questo peso viene rappresentata nel pensiero del giovane, e’ innegabile leggendo quanto finora divulgato, e forse altro verra’ fuori quando la cenere sara’ fredda. Per finire, la disposizione dei genitori adottivi a negare del tutto questa citata causa puo’ essere ipotizzata in tre modi:

      1) si sentono in colpa per non averlo protetto abbastanza

      2) la verita’ e’ diversa, ma sollevare il polverone rischia di toccare relazioni sensibili ed il rischio di essere chiamati ingrati.

      3) hanno sospetato il cancan mediatico ed assolutamente cercato di evitare che il nome del loro figlio venisse scritto accanto a quello dei rappresentanti della feccia di destra.

      E senti, dille che se mi da’ un cinquanta le insegno come usare le parole “destra” e “sinistra”.

      Sabato sera sono libera”.

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    • Carolina, io della politica non mi stavo minimamente interessando.
      Non ne ho fatto proprio una questione politica.
      Parlavo di psicologia, di sentimenti.
      Noto che tu, di qualsiasi argomento, tendi a notare soli i lati peggiori, con un cinismo che talora mi spaventa.
      Certo, a volte alcuni argomenti ci toccano e a volte no, ma è possibile che tu riesca a vedere il lato negativo delle cose SEMPRE?
      Cavolo, c’è una splendida, profonda riflessione di un ragazzo e tu vedi solo la strumentalizzazione che, secondo te, se ne fa.
      Non è più lui che parla, ma Facebook.
      Genitori inetti, cattivi… l’hai pensato solo tu, ovviamente.
      Parli di “noi” che vogliamo saperne più dei genitori… Io vedo TE che vuoi saperne più di LUI, per una DIFESA, non richiesta, non necessaria, insensata dei genitori da UN’ACCUSA che solo TU vedi.
      Hai avuto un’esperienza, il suicidio del figlio dei TUOI amici, da come lo descrivi dalla personalità paranoie…e lo fai ascendere a modello universale?
      Giusto per non lasciarti sola con la tua esperienza DALLA PARTE dei genitori (come se ci fosse una squallida lotta), perché sono loro i tuoi amici e non lui, per via della quale credi di poter pontificare su tutti gli altri casi, potrei raccontarti delle mie due amiche suicide, di una delle quali conoscevo i pensieri più intimi, anche se ci frequentavamo meno negli ultimi tempi.
      Eravamo anche colleghe. Io mi ero sposata e allontanata dalla città, ci vedevamo meno, perché frequentava un giro di amiche single.
      Era un genere di vita che, conoscendola, la lasciava vuota, lei così intellettuale e profonda che passava da una discoteca all’altra con la collega più “gallina”dell’ufficio, ma mi ero illusa che potesse trovare più stimoli che con me, che le potevo dare solo sostegno e intima comprensione, non certo una vita sociale.
      Quando è successo, sono caduti dalle nuvole proprio coloro che la frequentavano superficialmente e sicuramente i genitori che l’avevano traumatizzata da ragazzina, con una mentalità retriva. Tutti lì a chiedersi come mai.
      Porto il senso di colpa di averla “lasciata libera” di divertirsi, mentre la sua anima non di-vertiva affatto i suoi problemi interiori in quel modo.
      Sembri non sapere che, nei casi normali, se di normalità si può parlare nelle faccende umane (spesso chiamiamo normale quello che conosciamo e condividiamo), i genitori sanno ben poco della vita intima dei figli, a volte anche di quella esteriore, sociale.
      In questo caso abbiamo lui che parla, non Facebook, che è un mezzo, o i giornali o la politica… LUI.
      E se tu non SENTI quello che esprime, ma solo il chiacchiericcio che lo circonda, ben lungi dal fare ciò che sei convinta di fare, la persona super partes, lo stai IGNORANDO, per dar retta solo alla tua personale opinione, alla tua circoscritta esperienza.
      Come in altre occasioni, d’altronde.

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  12. Ritorno solo un attimo sull’ argomento con un ricordo personale. Purtroppo.
    Non troppi anni fa il figlio (unico) di una cara amica si è suicidato. Aveva lasciato una lettera straziante in cui motivava il suo gesto con l’ abbandono da parte della sua ragazza. Tutti gli amici ed i conoscenti – ed anche gli estranei – subito incolparono la donna: lui stesso aveva parlato, lui aveva reso noto a tutti il motivo del suo gesto.
    Gli unici che non si schierarono contro furono la mia amica ed il suo compagno: non solo consolarono la ragazza, visibilmente scossa, ma la vollero al funerale e mantennero buoni rapporti con lei.
    Furono subito criticati urbi et orbi. Come? La ragazza aveva “ucciso” il loro figlio , era stato addirittura certificato da lui stesso nel biglietto di addio, e loro non facevano una piega? Genitori degeneri, neanche di fronte alla sua accusa scritta nero su bianco dimostravano di conoscerlo e di averne pietà.
    Eppure lo conoscevano, eccome. Conoscevano le sue fragilità, i suoi scoppi d’ ira, i suoi pianti, i suoi smarrimenti, le sue immotivate paure, il suo credere l’ intero mondo “contro” di lui, che si erano moltiplicati negli ultimi tempi. E ben sapevano che l’ abbandono della ragazza ed il relativo biglietto di addio erano solo un pretesto per una fine che da tempo temevano si sarebbe verificata comunque. Erano solo la ricerca di una giustificazione, del povero ragazzo, per quel disagio interiore che da sempre, nonostante la sollecitudine della famiglia, lo tormentava. Non sapendo più gestire il proprio disagio ne aveva trovata la motivazione. E l’ aveva anche espressa: gli altri “credevano” di sapere, in realtà solo all’ interno della famiglia, tra chi viveva ogni giorno con lui, la vera tragedia era conosciuta.

    Non liquidiamo quindi le parole dei genitori. Se c’è qualcuno che “sa” e merita rispetto sono solo loro. Noi ritiriamoci in silenzio, non stiamo al solito gioco dell’ osso tirato in pasto ai cani: ogni vita, ed ogni morte, sono un mistero

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    • Stavo per scrivere che lei deve essere una DONNA CORAGGIOSA, Carolina, ma poi, un po’ perché non si tratta mai di questioni di genere in questi casi, un po’ perché sono misogino, mi sono chiesto se sia il caso invece di scrivere semplicemente PERSONA NORMALE (cosa molto più rara al giorno d’oggi…), e ho optato per la seconda…

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  13. Invito alla lettura di questo articolo, aiuta a comprendere un poco meglio la il retroterra psicologico di alcuni commenti.

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