Il bipolarismo, lingua in bocca e le comunali

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Davvero commovente l’assembramento in mascherina per entrare nel governo Draghi (salvo Giorgia Meloni e Alessandro Di Battista) con gente che ancora qualche ora fa si ficcava con voluttà le dita negli occhi e che al momento non vede l’ora di condividere, tutti insieme appassionatamente, qualche sopraffina giocata del presidente incaricato (il “nostro Ronaldo”, secondo l’estasiato leghista, Giancarlo Giorgetti). O che, magari, spera di allungare le mani sulla gestione dei 209 miliardi del Recovery Plan? Non invidiamo naturalmente l’ex presidente Bce che causa l’affettuosa ressa presto si vedrà costretto a transennare il suo ufficio di Montecitorio. Con la stampa al seguito in un brodo di giuggiole, mentre c’è chi sommessamente s’interroga sull’avvento del bipolarismo lingua in bocca. Si dà il caso, infatti, che in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno dovrebbe svolgersi una megatornata elettorale con ben 1.287 Comuni chiamati al voto, tra i quali Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste.

Scriviamo dovrebbe perché nel suo “appello” a tutte le forze parlamentari per realizzare il governo “di alto profilo” il presidente Sergio Mattarella ha spiegato alla nazione come la sola alternativa, e cioè il ricorso anticipato alle urne, avrebbe almeno un paio di robuste controindicazioni. Un lungo vuoto di potere ai vertici dello Stato per effetto delle macchinose procedure previste, oltre naturalmente alla perdurante pandemia. Trattandosi di elezioni amministrative, il primo problema non dovrebbe sussistere mentre non è impossibile pensare che tra vaccinazioni di massa e possibile calo dei contagi, a giugno con il Covid sotto controllo i seggi potrebbero essere aperti senza troppi rischi. Nell’ipotesi di un’ammucchiata (sempre di “alto profilo” s’intende) non sarebbe male assistere a una campagna elettorale tra partiti alleati a Palazzo Chigi e che se le suonano al Campidoglio (o a Palazzo Marino, o a piazza Municipio). Per carità, niente di nuovo sotto il sole, capitava già nella Prima Repubblica a democristiani e socialisti di copulare nella Capitale e di mettersi le corna dietro l’angolo. Anche se nel caso in esame la triplice emergenza, sanitaria, economica e sociale evocata dal Quirinale suggerirebbe comportamenti coerenti su tutto lo Stivale e che, soprattutto, evitino di disturbare il manovratore con polemicuzze locali. Ragion per cui un rinvio del voto comunale a data da destinarsi non sembra affatto improbabile. Come si dice: non tutto il virus viene per nuocere.

4 replies

  1. Come faranno a Roma a resistere per altri 7/8 mesi banche e costruttori e collusi ? Ulteriore DIGIUNO , ulteriore sofferenza. Con il rischio che l’effetto “austerità/ europa ” del programma Draghi, qualunque sia , cominci già a sentirsi sulla pelle e sui portafogli degli elettori.

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  2. Hanno votato tutti i paesi nel mondo, persino la vostra Amerika con il più alto numero di morti. Quindi andate a raccontarla a qualcun altro che non si può votare causa coviddì…

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  3. Quel che è imperdonabile è questo doppiopesismo: Mattarella aveva raccomandato a più riprese, anche a fine d’anno, che il bene dell’Italia fosse anteposto a quello dei personalismi. Renzi fa cadere il governo Conte.

    Poi arriva Draghi. E guarda caso, nessuno deve fiatare.

    E poi, chi l’ha tirato fuori Draghi, e perché?

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