L’uomo della strada sta con Conte e lo ringrazia

(di Sergio Rinaldi Tufi – Il Fatto Quotidiano) – Ha ragione Antonio Padellaro (Il Fatto, 3 febbraio): dobbiamo un grazie a Conte. La cosiddetta “grande stampa” per la verità non ne sembra convinta: ne è convinto, invece, l’uomo della strada, quello che nei sondaggi designa il professore-avvocato come miglior premier europeo, insieme con Angela Merkel, nella lotta alla pandemia.

L’uomo della strada, però, è soprattutto sgomento. Credeva di aver capito che Renzi, ancora una volta, stesse facendo male a se stesso, e quello, con una serie di attacchi a mitraglia, ripete, in disordine e confusamente, le istruzioni ricevute dagli ambienti opachi e oscuri che lo pilotano (“ci interessano i contenuti, non le poltrone”: poi chiede due, tre, quattro ministeri), scompagina la maggioranza e induce Conte alle dimissioni. Ad averla vinta, dunque, è il Bomba, che intanto sta perfezionando in Arabia la sua nuova dimensione di traditore della Patria.

L’uomo della strada credeva anche di aver capito che il nome di Draghi fosse evocato come spauracchio, all’insaputa di Draghi stesso (figurarsi se un personaggio di quel genere si fa sponsorizzare da Renzi…), e invece dopo qualche giorno ecco Draghi che sale al Quirinale. La cosiddetta “grande stampa” e molti politici assistono a tutto ciò leccandosi i baffi, come se la crisi fosse stata una rissa da cortile e non un doloroso e impari confronto fra un aggredito e un aggressore “pompato” da mega-interviste un po’ ovunque. Fa eccezione Giorgia Meloni che indica in Renzi il vero colpevole, anche se continua a osteggiare e a oltraggiare Conte.

D’altra parte Conte è troppo anomalo, si presenta con eleganza, non parla il politichese; è stato punto di equilibrio per un governo al cui interno c’era di tutto, e soprattutto si è trovato a fronteggiare una pandemia in un Paese in cui i precedenti governi hanno inferto alla sanità duri colpi. Particolarmente drammatica la situazione della Lombardia, sia per le scelte del passato (privilegiate le strutture private) sia per quelle del presente, dovute alla giunta a trazione leghista. Le drammatiche cifre dei contagi e dei decessi nella Regione influiscono pesantemente sul conteggio complessivo del Paese. Il segretario della Lega stessa, promotore a sua volta di ogni sorta di ammucchiate estive, imputa al governo centrale una situazione di cui lui e il suo partito sono ampiamente corresponsabili.

Conte fin dal principio non reagisce, o reagisce con compostezza. Una volta si ribella (eravamo all’inizio della pandemia), ed è bufera. Ricordate quando Salvini e Meloni lo accusavano si aver firmato nottetempo la richiesta del Mes, e lui in una conferenza stampa li sbugiardò? Si era difeso da un’accusa inconsistente (il Mes non è stato richiesto a tutt’oggi, vediamo che farà Draghi), peraltro espressa con i soliti toni sgradevoli e insultanti, ma ce ne era abbastanza perché Mentana si stracciasse le vesti (“se avessi saputo che avrebbe detto quelle cose non lo avrei mandato in onda”); a Meloni e Salvini furono addirittura concessi nei telegiornali spazi per la replica, peraltro male impiegati.

Su certi temi il comportamento dei media non è solo ingiusto, ma crea disinformazione. Molti fingono di dimenticare che i famosi miliardi del Recovery Fund non sono lì per caso, sono frutto del negoziato di Conte in Europa, dove evidentemente si trova a suo agio ed è bene accolto. E che dire del Recovery Plan? Quando Draghi curerà, con la sua indubbia sapienza, la versione definitiva, i sapientoni diranno: meno male che ha preso in mano la situazione, Conte era in ritardo, batteva la fiacca. Ma quale ritardo? La consegna del piano è richiesta ad aprile, e oggi (come Il Fatto ha già raccontato) di quel “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (detto anche Next Generation EU) esiste già una versione estremamente avanzata e accurata, redatta sotto la direzione del ministro Gualtieri. Scarichiamola da Internet (la si trova in numerosi siti): sarà interessante vedere quanto l’edizione definitiva sarà diversa, in che misura la nuova gestione sarà decisiva…Stampa a parte, nei discorsi di questi giorni (conferimento dell’incarico da parte di Mattarella, accettazione da parte di Draghi, e via dicendo) quanti “grazie” avete sentito? Probabilmente pochi.

Patria ingrata? Presidente, l’uomo della strada è con lei, anche per la correttezza e per lo spirito di collaborazione con cui ha incontrato il suo successore. Sembra che, per il momento, non tornerà a fare soltanto l’avvocato e il professore…

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