State serene, anzi, Serenelle

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Una delle apprezzabili conquiste della civilizzazione, di prima del politically correct, consisteva nella caduta in desuetudine della formula “la mia signora”, del “porti i miei omaggi alla sua signora”,  in uso insieme al vassoio di paste la domenica mattina e al Punt e mes al bar commentando lo Specchio dei Tempi della Stampa.

Si era pensato che nascondesse  un arcaico e disdicevole sentimento di proprietà da guardare con la deliziata riprovazione riservata alle buone cose di cattivo gusto, ospitate nei salotti rococò disegnati da Novello, coi vasi nei quali conferire gli orrendi pasticcini  della zia Amalia, coi ritratti della suocera che mostrano come diventerà l’incantevole fanciulla che Gastone sta impalmando.

E’ stato così  finchè non c’ è stato un recente recupero, quando in occasione di una notte di San Silvestro a Colonia i maschi occidentali sono stati chiamati a raccolta in difesa delle “nostre donne” minacciate dalla barbarie islamica incompatibile con la “nostra civiltà” superiore.

A tutela della tradizione, delle radici cristiane dell’Europa, dei sacri valori della triade Dio Patria e Famiglia, concorrono adesso anche le nuove frontiere della rivoluzione digitale che permettono a manager in tailleur destrutturato Armani di combinare talento e ambizione con i doveri attribuiti geneticamente agli angeli del focolare,  consentendo a donne inaridite dalla militanza emancipazionista di ritrovare ed esaltare quei carattere di genere sopiti, prodigandosi in tutta una gamma di servizi di cura, assistenza e trasmissione di valori. Uno dei quali è rappresentato dalla scelta libera di porsi sempre tre passi dietro all’uomo, di sacrificarsi per la sua affermazione o per la conservazione del suo salario doverosamente superiore per entità a quello femminile, e per la valorizzazione a realizzazione delle vocazioni maschili a più alto contenuto sociale.

La celebrazione delle grandi donne che permettono a grandi uomini di accedere a alti profili, vien bene in occasione di elezioni, nomine e candidature: si prestano a ritrattini estatici a tinte pastellate di consorti riservate, dedite  e entusiasticamente gregarie,  salvo svolgere, magari col cognome da ragazza, lavori socialmente utili, soprattutto quello di insegnanti,  che nel caso di Agnese Renzi o Serenella Draghi gode di inusuale consenso e approvazione dopo anni nei quali è stato assimilato alla categoria delle occupazioni parassitarie per via dell’elevata concentrazione femminile a rischio gravidanza e allattamento, assistenza anziani e malati.

E difatti ieri le stessa penne in quota rosa  che erano state intinte nel vetriolo o nell’animoso inchiostro della denuncia dei soprusi commessi a danno delle sorelle, si sono tuffate nel rosolio per regalarci  l’immaginetta votiva  di  Maria Serena Cappello – “origini aristocratiche e modi semplici”, professoressa di Lingue uscita una sola volta dall’anonimato che ha scelto come missione, per “accennare al ritornello di “Volare” di Modugno, le braccia aperte come il grande Mimmo, la chitarra di un musicista locale ad accompagnarla” ,   in veste di first lady della Bce al G7 economico a presidenza italiana di Bari nel 2017, durante i riti di accompagnamento all’evento che abitualmente  riuniscono le “loro signore” dei Grandi.

Così possiamo immaginare deliziate gli spassi delle auguste dame, che si concedono qualche innocente passatempo con coretti come certe girl scout che hanno bevuto un sidro di troppo, come le soroptimist in gita sociale, come le dame della Dante Alighieri in visita ai monumenti, ignare, o forse no,  dell’operato dei mariti che si producono in crimini sociali, con particolare concentrazione riservata al target femminile.

Che, è vero che le carogne in tacchi alti che rompono il soffitto di cristallo per propagare un “femminismo” consistente nel sostituirsi con più accanimento a altrettante carogne in cravatta e pochette,  hanno sviluppato una potente inclinazione imitativa dei vizi virili, è vero che gli obiettivi di emancipazione che si pongono riguardano unicamente  la volontà sopraffattrice di affermazione di sé, è vero che la loro liberazione è nel solco dell’ideologia  neo liberista che ha rovesciato i termini della lotta di classe, è vero che prendono ordini, che si uniformano a modelli patriarcali, ma almeno agiscono per appagare i loro appetiti di avide arriviste e tracotanti arrampicatrici alla pari e a volte più dei colleghi maschi.

Ma che dovremmo dire allora?  di discrete Lucrezie, laboriose Cornelie, sottomesse Paoline,  che se valesse il teorema Craxi in famiglia, non potrebbero dichiararsi inconsapevoli dei misfatti coniugali, a meno che gli impegni della casa e della conservazione dei sacri Lari non impedisca loro la lettura dei giornali online, la visione dei servizi dei Tg, le notizie della marcia sulle rovine di Atene, i dati Istat sulla disoccupazione femminile, maschile e giovanile, sia pure contestati a differenza delle statistiche sui morti di peste, i riti funebri per i suicidi, per i morti di malasanità, il compianto per la fine della scuola pubblica, tema questo che pare lasci indifferenti le mogli celebri prestate all’istruzione, come la sorte dei ragazzi che, a differenza dei loro rampanti rampolli  e sia pure in possesso di prestigiose lauree, consegnano polli alla diavola e pizze margherita.

È che i misfatti a norma di legge, quelli perpetrarti per doveroso atto di fede nell’impero, quelli compiuti per assicurare il dispiegarsi della “libera” iniziativa di imprese e organizzazioni in forma di cupole e cosche ma non legittime,  però legali, non subiscono lo stesso trattamento moralistico che riserviamo a quelle dichiaratamente criminali, a quelle famiglie e a quelle dame dei clan in odor di mafia, che in caso di successo di investigazioni e procedimenti giudiziari sono sospettate e giudicate per “naturali” correità e complicità.  

E dire che dando ragione a Brecht è sempre più difficile stabilire se sia più delittuoso rapinare una banca o invece fondarla.

2 replies

  1. L’abituale verbosa, querula LAGNA della sig.ra Anna che, forse, ignora che la triade ” Dio, Patria, Famiglia” era il motto di quel pericoloso reazionario di Giuseppe Mazzini.
    Quello di B.Croce era:
    ” studiare, studiare, studiare “.
    Aveva ragionissima.

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