Il dossier dei servizi segreti: “Contagi sottostimati del 50%”

(Giuliano Foschini e Fabio Tonacci – la Repubblica) – In piena crisi politica e col Paese bloccato in attesa dell’ esito delle consultazioni, sulla scrivania del presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte è finito un dossier dell’ intelligence che ridisegna drammaticamente al rialzo l’ andamento pandemico degli ultimi due mesi. E che preoccupa i collaboratori più stretti del premier. I nuovi positivi giornalieri in Italia sarebbero in realtà il 40-50 per cento in più di quelli rilevati ufficialmente. «Il totale dei contagiati è sottostimato a causa del calo del numero dei tamponi avvenuto a metà novembre 2020», scrivono gli analisti.

Che lanciano due allarmi: la curva epidemiologica non sta piegando verso il basso tanto quanto attestano i bollettini diramati dal ministero della Salute; i dati al momento sono inattendibili e quindi difficili da analizzare e da usare per prendere misure adeguate di contenimento del virus.

Il dossier degli 007 Il Covid-19, col suo violento impatto sanitario e sociale, è diventato fin da subito materia di sicurezza nazionale, prioritaria per le nostre agenzie di intelligence. Con l’ aiuto di statistici e matematici, di recente hanno elaborato un modello predittivo che, alla prova dei fatti, è risultato essere efficace. Il 25 dicembre scorso, infatti, stimava in 86.500 il numero dei decessi totali che l’ Italia avrebbe raggiunto nei successivi trenta giorni: il 26 gennaio la conta delle vittime del Covid ha toccato quota 86.422, con un errore, rispetto alla previsione, dello 0,09 per cento. Irrisorio.

Il modello matematico da loro adottato sembra funzionare. Come arrivano però a sostenere che il sistema italiano di sorveglianza, composto da ministero della Salute, Protezione civile e Regioni, sta sottostimando i contagi? Con un calcolo che si basa sulla proporzione matematica tra nuovi ingressi nelle terapie intesive («fotografano la situazione delle due settimane precedenti, indipendemente dai tamponi») e la quota giornaliera di positivi aggiornata dal bollettino.

L’ONDATA FANTASMA

«Osservando le terapie intensive nella parte finale dell’anno, si può dedurre che vi è stata una fase di ripresa dell’epidemia verso la metà dicembre. Una ripresa che non è stata rilevata né tracciata dai numeri nazionali a causa dei pochi test effettuati in quel periodo», si legge nel dossier. Secondo l’ intelligence, quindi, poco prima di Natale la curva è tornata a salire e la riprova sta nel fatto che i pazienti a rischio vita negli ospedali non sono diminuiti come ci si aspettava: la cifra è rimasta stabile, oscillando intorno alle 2.580 unità. Non ci siamo accorti del rialzo della curva perché nei bollettini ministeriali veniva detto il contrario, e cioè che dal picco del 13 novembre (+ 40.902 contagiati) in avanti la conta delle nuove positività è andata progressivamente calando, salvo un breve sussulto intorno al 25 dicembre. Dov’è l’ errore? Perché la sottostima?

I TAMPONI BUGIARDI

Il pasticcio statistico ruota attorno ai tamponi. Nella settimana tra l’ 11 e il 17 novembre ne sono stati processati un milione e mezzo, il numero più elevato registrato fino ad allora. Da quel momento, però, i test hanno preso a diminuire arrivando agli 868 mila della settimana tra il 23 e il 29 dicembre, salvo poi schizzare a 1,4 milioni dal 13 gennaio in poi per effetto dell’ inclusione, nel conteggio, dei tamponi antigenici rapidi. Prima ai fini del computo valevano solo quelli molecolari, poi il ministero della Salute ha ammesso anche gli altri.

Ma è questo il passaggio che, secondo il dossier dell’ intelligence, ha complicato il quadro, generando il caos. «L’ introduzione dei test rapidi ha reso impossibile un confronto con le serie storiche passate. Alcune Regioni, inoltre, non fanno distinzione tra il molecolare e il rapido, è ciò ha evidenti ripercussioni sul calcolo di tutti i valori, tra cui il rapporto positivi/tamponi».

Il rapporto, sostengono, va rivisto, scorporando i rapidi e, soprattutto, togliendo quelli fatti per confermare l’ avvenuta guarigione. «Sono solo i tamponi di prima diagnosi a fotografare la reale situazione epidemiologica, e a partire da metà novembre abbiamo visto un brusco calo di questa tipologia». Ad oggi i test di conferma sarebbero il 65 per cento del totale: troppi per non alterare sensibilmente la rappresentazione della curva del contagio.

Rischio ripresa incontrollata Repubblica, sul punto, ha chiesto un parere al professor Pierluigi Lopalco, epidemiologo di fama internazionale e assessore regionale in Puglia. «È vero che le positività sono sottostimate, anche più di quanto rileva il dossier. Ed è vero che in questo momento il trend non è valutabile. I dati che abbiamo da analizzare derivano dai sistemi di sorveglianza, che per loro natura sottostimano i fenomeni. Sono utili per valutare l’ andamento, ma nel momento in cui interviene una modifica, come nel caso dell’ inclusione nella statistica dei tamponi rapidi, bisogna aspettare un po’ prima che torni attendibile».

Tradotto: in questo momento è impossibile fare un’ analisi realistica e attendibile sulla base dei dati pubblicati. È quello che segnala anche la nostra intelligence, invitando il governo alla massima prudenza sulle riaperture. Sostengono infatti che abbassare la guardia in questi giorni, «in cui stanno terminando gli effetti benefici delle misure “rosse” imposte sotto Natale», e soprattutto ha preso a circolare in maniera importante la variante inglese e brasiliana del Covid-19, «potrebbe portare a una nuova ripresa incontrollata dell’ epidemia, difficilmente sostenibile dal sistema ospedaliero, vicino alla soglia di saturazione».

6 replies

  1. La matematica non è un’opinione:

    “Contagi sottostimati del 50%” non è lo stesso che “I nuovi positivi giornalieri in Italia sarebbero in realtà il 40-50 per cento in più di quelli rilevati ufficialmente.”

    Per chi non ha dimestichezza, ecco i due esempi.

    Se i contagi veri sono 100 e sono sottostimati del 50% significa che quelli rilevati ufficialmente sono 50.
    Se i contagi rilevati ufficialmente sono 50 e i veri positivi sono in realtà il 50% di quelli rilevati ufficialmente allora 50 + 50% di 50 = 75

    Se i contagi sono sottostimati del 50% significa che i contagi veri sono il doppio di quelli stimali, ovvero sono il 100% in più

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  2. domanda
    chi ha incaricato l’intelligence di fare questo tipo di rapporti di tipo medico statistico?
    che ci fossero più contagiati di quelli trovati è la scoperta dell’acqua fresca essendoci
    gli asintomatici che possono essere intercettati solamente con la pesca a strascico
    o con azioni a cipolla (strato dopo strato partendo da un contagiato conclamato
    detto anche metodo Immuni se quei fantastici cazzari che sono gli italiani furbi
    non l’avessero cassato grazie alla non obbligatorietà)
    inoltre una forchetta del dieci percento (da 40 al 50) è indice di una misurazione
    fatta col metodo della spanna, manco i conti della serva sono così imprecisi
    inoltre, se fosse vero che la forchetta va ampliata di quella misura, i numeri percentuali
    di persone trovate positive sul numero totale di controllati con i vari tamponi dovrebbe
    risultare molto più alta, o gli 007 pensano che siano tutti fuori dai gruppi che sono controllati
    e che quindi sfuggano al controllo?
    la cosa sarebbe possibile sono se in un comune, ad esempio, tutti fossero asintomatici,
    cosa decisamente improbabile.
    capisco perché le varie mafie la fanno franca da, ormai, un secolo

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  3. Bravo Marco.
    Gli 007 e la pandemia, per dire cose che sappiamo.
    Come se avessero messo un cartello con scritto:
    Trovate la quadra, perché votare a breve non è così scontato.

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  4. C’e’ un numero che potrebbe essere a mio avviso quello piu’ significativo per capire come stanno andando alle cose:
    e’ il numero dei nuovi entrati giornalmente in terapia intensiva.
    Attenzione, non il numero di quanti sono in terapia intensiva (somma algebrica di quanti erano presenti il giorno prcedente a cui vanno aggiunti appunti gli ingressi e sottrratti quelli che non hanno piu’ necessita’ di tale ausilio e sottratti altresi’ i decessi), ma il numero degli INGRESSI IN TERAPIA DI OGNI GIORNO.
    Quella, tra la mareaa di numeri di cui ci sommergono giornalmente creando assoluta confusione, sarebbe la fotografia (con ritardo di qualche giorno) di come sta progredendo/regredendo l’infezione.
    “Combinazione” vuole che quello sia l’unico numero che non viene fornito.

    Saluti da Genova.

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    • BRAVO!
      È esattamente quello che hanno fatto: hanno usato sia il numero dei nuovi ricoveri in terapia intensiva sia il numero di ricoveri in ospedale perché queste due grandezze sono correlate al numero di contagiati con un certo ritardo. Ci sono molti modelli modelli matematici per fare queste analisi e il fatto che siano riusciti a parametrizzare correttamente i modelli che hanno usato è confermato dal bassissimo errore di stima (stimato 86.500 il numero dei decessi totali che l’Italia avrebbe raggiunto nei successivi trenta giorni: il 26 gennaio la conta delle vittime del Covid ha toccato quota 86.422).

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  5. (verbatim):

    “Viviamo in un modo agli antipodi della ragione, in balia di forze e di logiche di cui vediamo appena le ombre aggirarsi nei media che sono poi le pareti della nostra caverna platonica e vittime di impulsi che non sappiamo controllare: l’apollineo mondo della scienza e dell’innovazione, lascia il posto a una vorticosa girandola di non sensi e di inganni, al gioco dionisiaco del denaro. Fino a pochi giorni fa era ufficialmente vietato parlare di qualsiasi trattamento medico per il Covid che non fosse il vaccino e chi toccava quel tasto prendeva la scossa perché l’unica cura possibile doveva per forza essere il vaccino. Adesso dopo un numero infinito di effetti avversi, di gente che diventa positiva dopo il vaccino e di decessi che si cerca disperatamente di nascondere, la Pfizer ha pensato bene di ridurre la produzione adducendo strani problemi di ristrutturazione di cui nulla si sapeva prima, mentre Astra Zeneca ha annunciato che è bene non usate il suo vaccino dopo i 65 anni, vale a dire nelle fasce d’età dove potrebbe servire. Ma contemporaneamente l’Istituto Nazionale della Salute statunitense ha tolto i divieti risalenti all’aprile scorso sull’uso dell’Ivermectina un farmaco contro le infestazioni che oggi viene considerato molto efficace contro il coronavirus . E in tutto questo Bourla, presidente della Pfizer ci burla, dicendo che ci dovremo tenere il covid, perché ci sono le varianti del virus, ma soprattutto perché il suo quasi instant vaccino a mRna sembra essere un catastrofico insuccesso che si tenta in qualche modo di coprire per salvaguardare i protagonisti della commedia.

    Se poi pensiamo che tutta la pandemia è stata costruita su test Prc del tutto fuorvianti soprattutto se usati proprio a questo scopo aumentando a dismisura il ciclo di amplificazione ( vedi qui ) possiamo comprendere bene la situazione. E a riconoscerlo è ora lo stesso Oms che sia pure con le consuete formule che nascondono le ritirate, ci fa sapere che bisogna accompagnare il tampone con una disamina del quadro clinico per capire se la positività è reale. Peccato che il quadro clinico sia assolutamente identico a quello dell’influenza e delle sue eventuali complicazioni. Ma è importante riportare le parole con cui l’organizzazione mondiale della sanità per renderci conto fino in fondo il livello di mistificazione che stiamo subendo: “La maggior parte dei test PCR hanno l’indicazione di ausilio diagnostico, quindi il personale sanitario deve considerare qualsiasi risultato in relazione ai tempi di campionamento, al tipo di campione, alle specifiche del test, alle osservazioni cliniche, alla storia del paziente, allo stato confermato di qualsiasi contatto e alle informazioni epidemiologiche.” Insomma adesso ci si dice che il tampone sul quale è stata costruita tutta la saga pandemica e soprattutto i provvedimenti di isolamento e di segregazione, è solo un ausilio diagnostico e non un test diagnostico. Magari a qualcuno potrà sembrare una differenza da poco, ma in realtà c’è la differenza come tra il giorno e la notte, perché significa che il tampone di per sé non dice nulla e che il suo responso deve essere accompagnato da molte altre osservazioni ed esami. In pratica l’Oms decreta la fine del positivo asintomatico e di tutta la narrazione pandemica come si è svolta fino ad ora , anche se la cosa ovviamente non passa sui media mainstream, perché comunque la pandemia deve continuare fin che si può.

    Del resto come si è sempre detto su questo blog la cosiddetta scienza in questa vicenda è sempre stata ancella del potere reale. Basti pensare che il Cdc americano, aveva valutato, dopo un disamina dell’intera letteratura medica sull’argomento, che le mascherine erano di fatto inutili al di fuori di particolari contesti, ma è bastato che il neo Biden, o meglio chi decide per lui, esprimesse la volontà che i pubblici dipendenti portino la museruola, che ha immediatamente cambiato idea e riallineato le proprie raccomandazioni “scientifiche” alle parole del presidente. La mia sensazione è che non si sappia più come uscire da una situazione in gran parte creata ad arte e con scopi politici: non si può certamente tornare indietro è scoprire così le trame della narrazione, né si sa come andare avanti visto che la situazione sembra cominciare ad incontrare ostacoli sempre più seri. Stiamo assistendo a una delle ultime commedie della globalizzazione a guida americana nella quale l’azione delle grandi multinazionali occidentali ha raggiunto l’apice, creando un allarme spropositato che direttamente o indirettamente ha fatto moltissime vittime e ne farà ancora molte altre per lo sfascio delle sanità pubblico e l’intento di tagliare ancora di più i loro fondi.”.

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