Sette motivi per cui Renzi è il re dei “voltagabbana”

(di Franco Monaco – Il Fatto Quotidiano) – Responsabili o trasformisti? Costruttori o voltagabbana? Ciascuno si è fatto la propria idea e difficilmente si farà convincere del contrario. Forse si dovrebbe distinguere da caso a caso; forse, in ciascuno dei soggetti, opera un mix di convinzione e opportunismo. Anche al netto della considerazione di chi sostiene che i cambiamenti di oggi ci stanno perché si situano dentro una democrazia parlamentare a base proporzionale che si è messa dietro le spalle il bipolarismo politico – due campi chiaramente distinti e alternativi – due differenze vanno riconosciute: quella con chi, in passato, è stato letteralmente pagato per cambiare casacca; e il contesto di una congiuntura drammatica che non ha precedenti e che suggerisce di non escludere in assoluto che qualcuno abbia avuto un sincero scatto di responsabilità. Ma, ripeto, ognuno si è fatto la propria opinione e se la tiene. Qui vorrei invece argomentare che Renzi, l’attore protagonista della crisi, che più di ogni altro ha gridato allo scandalo, è il re dei voltagabbana. Solo qualche esempio.

Primo: ben oltre singoli casi di transumanza, è semmai Italia Viva – cioè tutto il gruppo parlamentare – la quintessenza del trasformismo. Esso è per intero composto da rappresentanti eletti in altre liste, la più parte sottratti al Pd. Di più: le due celebri ex ministre che Renzi ha usato e celebrato per le loro “eroiche” dimissioni, in verità, usurpavano posti assegnati in quota Pd. Esse sì voltagabbana, il giorno stesso della loro nomina.

Secondo: a sentire Renzi, il Conte-2 sarebbe il peggiore dei governi possibili. Ma non lo aveva propiziato e quasi imposto lui? Se così fosse, sarebbe un fallimento soprattutto suo. Come si concilia l’astensione (se non con tatticismo e opportunismo) con giudizi e parole persino più pesanti di quelli delle opposizioni?

Terzo: Renzi aveva giurato che avrebbe lasciato la politica dopo la bocciatura del suo referendum, ma che poi avrebbe cambiato idea perché inondato da toccanti messaggi che lo imploravano di rimanere in campo. Dubito che, ora, dopo l’ultima genialata, un moto di popolo invochi il “demolitore”.

Quarto: non a torto sono state richiamate le sue parole sulfuree sul potere di interdizione dei piccoli partiti nel quadro di una interpretazione persino estremistica del maggioritario e del bipolarismo/bipartitismo che ispirò le sue riforme. Ora contrasta una legge elettorale con soglia al 5%.

Quinto, l’accusa più stupefacente a Conte: quella di cesarismo, di minacciare la democrazia. Da non credere. Fu lui a fare del “più partito tra i partiti” (anche nel nome: Partito democratico) il PDR, un partito personale: non convocava la segreteria; riduceva le direzioni a comizi; cacciava dalle Commissioni parlamentari i rappresentanti Pd che muovevano qualche critica alla riforma costituzionale; metteva la fiducia sulla legge elettorale; scelse nominativamente pressoché tutti i parlamentari Pd (già traguardano alla futura scissione); ridusse a zero l’agibilità politica interna al Pd al punto da indurre Bersani, forgiato alla scuola dell’unitarismo Pci, a fare ciò che mai avrebbe voluto fare, cioè lasciare il partito. Ancora: la disintermediazione, uno spregio, persino ostentato, per il dialogo con sindacati e forze sociali, a suo dire snobbato da Conte.

Sesto: merita rammentare che la riforma costituzionale e l’Italicum (la sua legge elettorale bocciata dalla Consulta) erano ritagliati su se stesso al tempo in cui “regnava”. L’effetto combinato di esse era quello di consegnare tutto il potere al partito e al leader che avessero vinto, schiacciando l’opposizione.

Settimo: il populismo che Renzi imputa ad altri. Come dimenticare il tenore della sua campagna referendaria tutta centrata sulla parola d’ordine del “taglio delle poltrone”, la sua polemica con i “professoroni”, la guerra a una delle poche istituzioni italiane che godono prestigio come la Banca d’Italia? Una guerra che originò un contrasto con il premier Gentiloni. Il quale, a fine mandato, diede alle stampe un libro dall’eloquente titolo La sfida impopulista, con chiaro riferimento critico a lui. L’elenco potrebbe continuare. Ma, su tutto, domina la prova regina del camaleontismo politico renziano.

Oggi, alla luce del suo approdo a un centrismo che guarda a destra e che comunque piace alla destra cui rende preziosi servizi, ci si chiede sgomenti come egli possa avere recitato a lungo la parte di leader della sinistra italiana. Si stenta a credere che Renzi, da spericolato acrobata, abbia vestito gli improbabili panni del socialista europeo, iscrivendovi sé e il Pd. Un mimetismo da parte sua e un clamoroso difetto di discernimento politico da parte di chi gli ha dato credito. Un deragliamento sino allo snaturamento del Pd e della sinistra, va detto, del quale tanti, troppi, tuttora nel gruppo di comando del Pd, portano responsabilità attive e omissive. Ex malo bonum: grazie alla crisi tutto è più chiaro.

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6 replies

  1. “Si stenta a credere che Renzi, da spericolato acrobata, abbia vestito gli improbabili panni del socialista europeo, iscrivendovi sé e il Pd. Un mimetismo da parte sua e un clamoroso difetto di discernimento politico da parte di chi gli ha dato credito. Un deragliamento sino allo snaturamento del Pd e della sinistra, va detto, del quale tanti, troppi, tuttora nel gruppo di comando del Pd, portano responsabilità attive e omissive. Ex malo bonum: grazie alla crisi tutto è più chiaro.”

    “E’ la stampa bellezza” in questo caso il MEDIUM UNICO che l’ha gonfiato come la famosa rana.
    E’ stato venduto come uno dei tanti prodotti, facendo campagna pubblicitaria, molti opportunisti si sono accodati, dove i più servizievoli scalzavano i critici. Già Crozza l’aveva inquadrato nel 2012, Un comico che dicendo la verità faceva ridere ma non riflettere, che strano paese.

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  2. Comunque il tutto è figlio della stupidaggine del PD, che si doveva inventare le primarie aperte a tutti, potevano votare anche gli iscritti a PDL, i nomadi i rumeni (per un caffè ed un cornetto )dando modo che con qualche maglioncino di euro, Berlusconi, industriali e banchieri, si sceglievano il leader dell’opposizione al loro governo

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  3. “Oggi, alla luce del suo approdo a un centrismo che guarda a destra e che comunque piace alla destra cui rende preziosi servizi, ci si chiede sgomenti come egli possa avere recitato a lungo la parte di leader della sinistra italiana.”
    Mi chiederei soprattutto COME e PERCHÉ se la siano bevuta.
    Era partito margherita democristiana e, non potendo scalare direttamente forza Italia, sua collocazione ideale, ha adocchiato la preda più facile, quella stanca di perdere.
    Nel PD le nuove leve non vedevano l’ora di togliersi dai piedi i cosiddetti dinosauri, avevano intravisto la possibilità di contare e di vincere, finalmente, e hanno inghiottito ogni possibile rospo e ordine pur di far parte della squadra vincente, approfittando del fatto che a sinistra “sembra brutto” sgomitare …e allora i dinosauri NON hanno sgomitato. Si sono lasciati “suicidare”, ligi al dovere, all'”unitarietà del partito”, al senso di responsabilità, al “largo ai giovani”, al bene della ditta…
    Già da lì si capiva che Renzi non era di sinistra.
    La sinistra non pensa mai alla vittoria fine a sé stessa. La sinistra è autocritica, quindi spesso tafazziana.
    Lui, così pieno di sé e di idee neoliberiste, chiuso al confronto, alle parti sociali, alla saggezza dei rottamandi, egoriferito e teso solo al potere, poteva mai essere considerato di sinistra?
    Ricordo che, sui media, era tutto un crescendo, un’esaltazione, un osanna, un genuflettersi, un leccare e gonfiare, gonfiare il suo ego già debordante…
    Erano, E SONO, innamorati di questo pagliaccio da show, gli può dare a bere qualsiasi cosa.
    TUTTORA.
    Ho visto cose che voi umani… gente come Formigli, Purgatori, Giannini, Damilano vendersi platealmente, da un giorno all’altro, insieme alle loro testate. C’era il “2×1″…e hanno la faccia di parlare di venduti voltagabbana, LORO.
    Quindi, altro che fargli credere di essere di sinistra… Se gli dice che è il VERO PAPA, cominciano a demolire Francesco, l’usurpatore!

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  4. La delusione più grossa per Purgatori, ha partecipato anche lui al salottino di Mentana affermando che PD ha tradito non Renzi peccato.

    Mi ha stupito più tosto Cacciari ieri sera da Gruber, sembrava o è rinsavito ?!

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    • per Purgatori sono dispiaciuto anche io (anche se non ho visto il salottino mentana), è bravo nelle sue trasmissioni, è stato un bravo giornalista d’inchiesta.
      Mia opinione su Cacciari (ho visto pure io la trasmissione ieri sera): è un altro venduto, ma quando c’è Travaglio si contiene e cerca di assecondare Marco, per timore di venir “sputtanato” con fatti e dati senza tante storie.

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  5. Tute cose sacrosante, fatti veri, ma purtroppo l’informazione fa credere il contrario e molti, troppi italioti anche di fronte all’evidenza ci credono. Il M5S paga proprio per questa informazione di regime, male ha fatto a non intervenire sulla RAI quando ha vinto le elezioni.

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