Grassi saturi

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Mentre il mondo libero e progressista esulta per il maccartismo alla rovescia di Facebook e Twitter che tappano la bocca al presidente americano qualunque cosa dica, anzi ancor prima che parli (tanto ha perso), i nostri giornaloni liberi e progressisti continuano a sparare fake news come se piovesse. L’ultima, ma solo in ordine di tempo, ce la regala Repubblica con un’intervista al senatore Ugo Grassi, prof di diritto privato a Napoli, eletto nel 2018 coi 5Stelle e passato il 12 dicembre 2019 alla Lega. Titolo: “‘Giuseppe mi convoca e chiede: vuoi qualche incarico?’. Palazzo Chigi: fatti del passato”. Ecco la prova che il premier recluta personalmente i responsabili in cambio di poltrone per scalzare i renziani. Roba da Procura della Repubblica. Anzi da manicomio criminale: solo un pazzo tenta di comprare un leghista senza pensare che quello correrà a sputtanarlo. Seguono alti lai dei renziani capitanati dallo statista siculo Faraone, che grida al “governo Scilipoti-Casalino” (lui che stava nel governo Renzi-Alfano-Verdini).

Dunque, stando a Repubblica, Conte convoca Grassi “per convincerlo a tornare nei ranghi della maggioranza” giallorosa. In mancanza di una registrazione, conta la data. L’intervistatore sente il portavoce di Conte, che in base al registro di Palazzo Chigi la situa al 31 ottobre 2019, due mesi dopo la nascita del Conte-2 e 41 giorni prima del trasloco di Grassi alla Lega. E nega che Conte gli abbia mai offerto incarichi (ma questo Rep non lo riporta). Grassi non si pronuncia: fu “qualche tempo fa, preferisco non scendere nel dettaglio”. E Rep pubblica lo stesso l’intervista, pur sapendo che non ha senso comunque. Se Conte, come dice, riceve Grassi prima che passi alla Lega, perché mai chiedergli di “tornare nei ranghi della maggioranza”, visto che già ci sta? Se lo vede dopo, come dice Grassi, perché mai rischiare la faccia convocando un neofita della Lega, ansioso di ben figurare agli occhi del suo nemico Salvini? Non basta. Conte, dice Grassi, gli dà un consiglio: “Se hai bisogno di interlocutori politici, guarda al Pd”. E lui lo trova “strano” perché “avevo abbandonato il M5S” essendo “più in sintonia con la Lega”. E perché mai Conte chiama un neoleghista per dirgli di rivolgersi al Pd? E poi che fa: tarocca il registro di Palazzo Chigi per retrodatare lo storico incontro? Gran finale. Rep: “Che conclusioni ha tratto?”. Grassi: “Che il premier cercasse, allora come forse oggi, forze a supporto della sua maggioranza”. Maggioranza all’epoca ben salda, perché Iv non aveva ancora iniziato a rompere. Ma forse Conte, preveggente, si portava avanti col lavoro già un anno prima. Partendo dal senatore più affidabile.

55 replies

      • ….la reale consecutio instaurata dall’E iniziale corre tra la espressa conclusione positiva o negativa di una trattativa0recedente e la trattativa stessa rimasta inespressa perché nota al lettore e quindi evocata dalla congiunzione.
        Accademia Della Crusca
        Ti e’ chiaro? Coglionazzo?

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      • Toh, un altro d3ficient3 si è aggiunto al gruppetto di sfigatI: lo devi andare a dire all’ingegner Mascaro che è stato lui ad iniziare a rompere i cogli0ni con ‘sta storia, io già lo sapevo e a dirla tutta, non me ne è mai fregato un caxxo!

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  1. Prima o poi Conte, finita l’esperienza, tirerà fuori il vasto Dossier e querelerà tutti quelli che hanno scritto e detto falsità sul suo conto.
    Gli porterà via moltissimo tempo, ma con tutti i soldi che incasserà, suo figlio non dovrà lavorare per il resto della sua vita.

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  2. “Mentre il mondo libero e progressista esulta …(cit.)”: niente poporopò di meno che… ahahahah… PS: “libbbero” va con tre “b” e non si inizia mai con “e” dopo un punto; quelli sono errori che può fare solo un Giannini di turno, non Mrs Mahatma!

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    • Ah noo?? (Cit Cazzaro Verde)

      E allora inizio con la E anche io 🤣🤣
      E i nostri giornaloni liberi e progressisti continuano a sparare fake news come se piovesse. L’ultima, ma solo in ordine di tempo, ce la regala Repubblica con un’intervista al senatore Ugo Grassi. (Cit. Travaglio)

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      • Allora di’ ai tuoi amichetti di Infosannio che quando lo usa il Giannini, per sputtanarlo bisogna escogitare qualcos’altro, perché adesso non ha più l’esclusiva. È importante che lo sappiano, mi raccomando che son cose delicate. Ciao.

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      • Ribadisco: il primo che si è grattato il culo per la E dopo il punto è stato lo zelante perQulatore ingegner Angelo Mascaro, perché era il Giannini il reo; quando è capitato alla Mrs. Mahatma/Trabajo, silenzio di tomba: io l’ho solo segnalato (a me nulla cale della E o non E dopo il punto…) e voi, come al solito, fate finta di non aver capito un caxxo.

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  3. Travaglio fa bene a sparare sulla stampa nostrana, anche se ormai sembra un tiro al piccione o come sparare sulla Croce Rossa. Una domandina sulla libera (si fa per dire) stampa nostrana: dove sono i nostri eroi dopo la puntata di Report dell’altra sera sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, sulla trattativa Stato mafia e sui tanti mandanti su cui Travaglio scrive da anni in solitaria? Dopo quella puntata ci si aspetterebbe che i lupi della nostra stampa ci si buttino su tanta polpa, invece zero (com’è sempre stato del resto). Per loro è più importante inventarsi minchiate sul colore della tinta dei capelli di Conte, piuttosto che raccontare un pezzo importante della nostra recente storia.

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    • Su Twitter la difesa dei personaggi coinvolti parla di minestrone, di pezzi tra loro scollegati ma proposti insieme per rafforzare un disegno preordito di colpevolezza.
      Ma si sa, Twitter è un universo parallelo che vede i renziani tra i maggiori commentatori solitari e senza engagement… Non hanno seguito ma Agiscono perché sanno che le loro paturnie verranno rilancate dalla solita stampa.

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    • @Davide
      Me lo sono chiesto anche io, quella puntata porta nuove informazioni sulla trattativa, il quadro generale – nonostante i depistaggi e grazie a giornalisti, poliziotti e magistrati coraggiosi – si sta delineando.
      Ma Da Milano a Propaganda Live sorride della ipotetica caduta di conte come se il governo fosse una squadra di calcio avversaria e Renzi un simpaticone che ha problemi personali con Conte e quindi bisogna capirlo. Ci propina i suoi Spiegoni che non spiegano nulla e poi dimostra di avere un senso dello Stato che lo shamano di Capitol Hill gli fa una pippa.
      E lui non è nemmeno il peggiore.
      Sono questi tifosi della propria parte, qualsiasi essa sia, a fare i giornalisti.
      Un po’ come se l’arbitro si mettesse e giocare con una delle due squadre.

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  4. Leggendo gli articoli mi chiedo che fine hanno fatto mille e passa parole, mille e passa discorsi, oltre al taglio dei social, veri capolavori di un minimalismo storico, come la riduzione dell’arte a fili di ferro intrecciati a simbolo di qualcosa che solo l’artista è in grado di interpretare, così le vicende a palazzo; palazzo che si rende parallelo ai grandi palazzi di vecchi regnanti sparsi per il mondo, senza la nobiltà della forma ma solo un’etichetta ad una giacca e una cravatta o una camicia firmata. Tutti qua: gli pseudo re che si accipigliano al trono decidono, dicono, fanno, il resto è il riporto del riporto del riporto e nessuno ha la certezza che quel che si legga sia la verità. Cortine fumogene attorno ad una realtà lontana dalle persone a meno di essere un convitato, un parente una persona di un partito vicina al segretario; tutto è possibile dove niente è mai certo; alleanze, posizioni, ribaltoni, cambi di casacca e travestimenti. Bene, in fondo anche la povera regina Elisabetta è stata sempre con noi e il suo regno non avrà mai fine..

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      • L’accostamento alla Lombroso non so se considerarlo un complimento, il dubbio mi assale nella misura dei commenti scarni che riesco a scrivere e nella considerazione che ho per la politica, ormai depravata merce di scambio, priva dell’anima che la rendeva pane per tutti e sale per gli intelletti notevoli che, riuscivano a capirne le logiche contorte e trarne conclusioni diplomatiche. Mai come oggi, il teatrino si presenta con il suo canovaccio logoro e tarlato, appesantito di ferri vecchi che neanche un mastro fabbro saprebbe più utilizzare; ed ecco giungere dalla lontana Silicon Valley la salvezza su piattaforme virtuali, la salvezza per la pochezza ormai sdoganata in ogni anfratto del palazzo, dove il linguaggio del corpo ha preso il posto dei voli del pensiero e delle antifone intellettuali, le mimiche e gli ammiccamenti in luogo di prose convolute e lungimiranti di una volontà comune; il corpo politico pubblicizzato come un prodotto da scaffale: mancano le calze, il rossetto e le scarpe con il tacco ed ecco la perfetta bambola fru fru da accostare ad una Marylin fantastica ma sempre viva e presente nell’immaginario collettivo dal dopo guerra in poi; il corpo politico pubblicizzato, che vorrebbe essere serio, utilizzando una barzelletta come strumento espressivo. Altro non si dice, oltre, vi è il mercato delle indulgenze.

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  5. Urge legge che introduca la figura dell’editore puro!
    Altrimenti continueremo a stare qui a dirci sempre le stesse cose.
    Come farla?
    Agendo sulla leva fiscale!!! sei puro? Ti agevolo fiscalmente. Sei impuro? Non posso chiuderti perché altrimenti grideresti all’esproprio proletario? Bene, ti bastono con le tasse.
    Rendere sempre piu difficile la vita ai prenditori (questi si che sono “prenditori”) che hanno TV e giornali solo per difendere i loro interessi economici extraeditoriali. Rendere questa attività sempre piu onerosa per i Caltagirone, gli Angelucci, i Berlusconi e agevolare la nascita di editori puri che possano offrire un lavoro a quei giornalisti stanchi di guadagnarsi da vivere servendo un padrone anziché il lettore.

    5S??? È la riforma più importante, è l’arma fine di mondo per annientare questo sistema marcio.

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    • Volevo postare ” un like” invece ho deciso di provare a rispondere, per quello che posso e per come posso: ormai è tardi, la lotta ai monopoli, vecchissimo baluardo di una sinistra intellettuale ma anche di una destra meno gretta e meno improntata al vile denaro è ormai sepolta sotto coltri di cenere, sotto le coltri di un abusivismo di potere spinto oltre ogni limite per far sì che tutto prendesse le pieghe della veste politica che portiamo oggi, dove esiste solo il monopolio e l’accentramento del potere, in particolare, l’accentramento del potere di informazione che rende molto più semplice la disinformazione collegata all’arbitrio di governo. Si dovrebbe fare dei passi indietro od andare avanti con le giuste mosse di una partita di scacchi a più attori, sapendo che gli altri giocatori sono agguerriti e preparatissimi. Ma non voglio tediare; il monopolio è divenuto caro ad una certa sinistra che ne ha fatto l’arma per imporsi sulla scena e quindi: come rivalutare la pluralità del coro? Come poter dare nuovi spazi alle voci contro se tutto il carneade giornalistico, escludendo rare eccezioni, si prostra per delegittimare fino a rendere illegale, qualsiasi posizione non allineata con la voce del padrone? Gli stessi comune, le stesse istituzioni potrebbero essere veicolo di biodiversità di pensiero e di vedute e quindi, amplificatori di divergenze politiche; ma i sogni nel cassetto, come insegna l’immaginario di Dalì, evaporano nel surrealismo, evaporano in atmosfere ormai trasecolate che se comunicate il rischio di passare da matti è molto alto. Auguri.

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  6. Mi fa tanto piacere che anche lei ,caro direttore,ogni tanto fa riferimento a fatti di politica estera con riferimento al super potere di certi social netwoirk. Sappiamo bene come stanno le cose nel nostro paese con l’informazione, ma quando un presidente degliu Stati Uniti democraticamente eletto ed ancora in carica viene censurato da enti-strutture private la gravità della cosa non ha eguali. Non mi interessa se Trump dice cose sensate o bugie ne se lui è a capo degli Usa o di qualunque altra nazione , ma non si può permettere ad organismi privati non eletti da nessuno di poter determinare in questo modo la politica di interi nazioni e addirittura del mondo intero.Trovo tutto ciò inaudito e ancora più preoccupante che quasi nessuno ne parli.

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  7. Il disastro del metodo di reclutamento dei grillini, invece di gratificare gli attivisti che si sono spesi sui territori e ci hanno messo la faccia e il loro nome, hanno raccattato gente col metodo del markenting, hanno preso dei testimonial praticamente, questo professore di Napoli che passa alla Lega è proprio un capolavoro

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  8. Il fatto che trump (che considero una via di mezzo fra salvini e briatore) sia stato espulso da fb e twitter lo trovo positivo, perchè censurano le voci dissenzienti rispetto al deep state USA già da tempo, ma almeno ora colpendo una persona importante (ex importante) almeno rendono la cosa più visibile.
    E youtube fa parte della stessa cricca di camerieri del potere, e chiude account dissenzienti, o gli leva gli incassi pubblicitari, oppure ultimamente ha smesso di proporre contenuti politici e devi andarteli a cercare, e di suo propone solo musica o gattini o roba simile, politicamente innocua.

    Internet ha allargato troppo l’accesso alle informazioni indebolendo il potere, e il potere reagisce.
    Contromisure da prendere?
    Secondo me nessuna, le cose andranno a posto da sole, basta aspettare. Twitter, fb, youtube, whatsapp ecc ecc nel momento in cui iniziano a censurare (e si comincia col censurare i peggiori per poi passare pian piano a censurare tutti) iniziano la loro fine e verranno sostituiti da piattaforme libere appena una massa critica di utenti si sarà stufata e sarà passata su piattaforme altrettanto gratuite ma più rispettose di privacy e libertà d’espressione.

    trump si distruggerebbe da solo, essendo falso, traboccante odio e anche poco intelligente, e non c’è bisogno di chiudergli il microfono, col rischio fra l’altro di farlo passare per martire.

    E per quanto riguarda l’editoria stesso discorso, sempre secondo me.
    Inutile fare una legge che favorisca gli editori puri, tanto i burattinai si comprerebbero anche quelli (vedi cairo su la7). Anche lì basta aspettare, e piano piano le fonti di informazione inquinata si seccheranno da sole, e chiuderanno per debiti e mancanza di ascolti, man mano che fonti di informazioni più libere arriveranno ad offrire prodotti migliori (il Fatto Quotidiano è un precursore dei tempi, come il M5S lo è in politica).
    Nelle tv il processo è ancora più lento perchè le barriere all’entrata (i grandi investimenti iniziali) lasciano pochissimo spazio alla concorrenza, ma sta succedendo comunque che le tv abbiano sempre meno ascolti, e la rete invece sempre più.
    Dieci anni fa chi non aveva la tv era una mosca bianca, ora inizia ad essere normale. Le fasce più giovani la hanno quasi abbandonata e rimane forte solo nelle fasce d’età più anziane, ma anche in quelle sempre meno.

    L’informazione è un ecosistema, e i dinosauri si estingueranno da soli al primo meteorite un po’ grosso che investirà il loro pianeta, e sopravvivono ora solo grazie all’accanimento terapeutico del potere, che però si svena sempre più nel farlo.

    Scusate il pippone, ormai sono un disco rotto e ripeto sempre le stesse cose, mi rendo conto.

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    • fabriziocastellana
      ti faccio solo un esempio perchè credo che il tuo ottimismo sia mal posto.
      Se non ci fosse stata la prima legge antitrust, avremmo ancora il monopolio della standard oil.
      Vige sempre la legge del più forte, se gli stati o l’organizzazione degli stati non impongono la pluralità per legge, i monopoli non molleranno di un millimetro.

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    • @Fabrizio

      Che gli account di Trum andassero bloccati è pacifico per tutti o quasi.
      Il problema è che non dovrebbe essere un privato cittadino a stabilirlo. Non può essere una impresa privata.

      Quindi il fatto che sia stato bloccato non dovrebbe sorprenderti, dovrebbe invece sorprenderci le modalità con cui è stato bloccato.

      È quindi che cosa sarebbe dovuto accadere in questa occasione? Niente di diverso da quello che è accaduto: sono stati i padroni dei social a bloccare il presidente USA ed hanno fatto bene, non potevano fare altro.
      Ma è una anomalia che andrebbe sanata con l’istituzione di un ente terzo, democraticamente eletto e collegiale.
      Se non siamo in grado di crearlo perché verrebbe fuori una merda partitico/clientelar/massonica che censura proprio chi non dovrebbe censurare, non vuol dire che non serva.

      Sei tu stesso Fabrizio che ne sottolinei la necessità visto che non ti fidi – giustamente- di come vengono gestite le censure dai padroni dei social (e mi verrebbe da aggiungere anche dei blog).

      La tua posizione contro una legge che favorisce gli editori puri per me è incomprensibile.
      Dal momento che non risolve tutti i problemi tu preferisci lasciare lo status quo?
      Allora aver fatto una legge contro la prescrizione a cosa serve? I ladri hanno forse smesso di rubare?

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      • No invece per me non andavano bloccati, così come le tv che hanno interrotto le sue affermazioni giorni fa per me hanno sbagliato.
        Lui ha diritto di dire tutte le cazzate che vuole (e chi lo ascolta valuta se crederci o no, e magari ogni tanto ne azzecca anche una), come tutti.
        Se iniziamo a togliere il diritto di opinione ai peggiori poi lo toglieremo ai meno peggio, poi ai medi poi agli imperfetti … e alla fine potrà esprimersi solo il censore (privato o pubblico, il rischio è più o meno lo stesso direi).

        I gestori dei siti lo hanno cancellato, secondo me è loro diritto, e la contromisura delle persone sarà abbandonare gradatamente quel social (per questo dico che hanno sbagliato), altri interventi dall’alto mi sembrano troppo complessi.

        Sull’editoria ti ho risposto sotto: così com’è fa schifo e va riformata, ma temo che una legge potrebbe fare molto poco.

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    • Hai ragione nel tuo esempio, perchè estrazione e raffinazione richiedono investimenti enormi, e lo stesso discorso vale anche per le tv (per i giornali già meno, e infatti spunta il Fatto quotidiano che già è in concorrenza coi grandi), però secondo me per l’informazione attualmente le cose sono diverse perchè fonti alternative non richiedono altissimi investimenti come nel campo del petrolio, o della tv.
      Se vuoi entrare in concorrenza con le ferrovie devi fare investimenti enormi, e allora l’intervento dello stato è necessario, ma per mettere sù una piattaforma internet social basta quasi soltanto l’idea, e poi devi solo aspettare che gli utenti se ne accorgano.
      E secondo me tutto questo sta già succedendo: la tv crolla negli ascolti, i giornali vendono sempre meno copie, facebook, twitter, youtube, wathsapp … vanno verso l’estinzione proprio perchè da social gratis e liberi si sono trasformati in prodotti molto peggiori. Ci vuole solo un po’ di tempo perchè le persone (lente e abitudinarie) se ne accorgano e le abbandonino per piattaforme diverse libere e a costo zero.
      Censurare trump è stato un errore tattico per loro secondo me, perchè ha permesso l’apertura del dibattito sulla libertà di questi strumenti, accelerandone la caduta. Cosa rimarrà di facebook fra dieci anni? Secondo me molto poco.

      Io ho fiducia e penso stia già succedendo.

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      • Ma perché mai non dovremmo agevolare le buone pratiche e ostacolare le cattive?

        Perché non dovrebbe esserci una legge che agevoli (almeno fiscalmente) gli editori puri da quelli impuri?

        Che ci stanno a fare in Parlamento? Se puoi fare una legge che male non fa e può fare solo bene (e la quantificazione del bene non puoi farla – a priori – né tu, né io).

        Se servisse solo a trasformare i Cairo in Berlusconi già sarebbe positiva. Ma gli effetti potrebbero essere molto migliori, in una certa misura imprevedibili.

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      • Exandrea mi sono spiegato male: una legge sull’editoria sarebbe per me cosa buona e giusta, anche se temo servirebbe a poco (vedi appunto cairo, teoricamente editore puro, praticamente marionetta).
        In assenza di quella legge ho fiducia nelle capacità del sistema ad autoequilibrarsi, anche se fortissimi interessi rallentano il processo.

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  9. “Repubblica”, figuriamoci: il quotidiano che per decenni migliaia di gonzi hanno considerato e forse considerano tuttora un giornale di sinistra.

    Io conservo come una reliquia la lettera di Conte (ai primi di ottobre 2018, governo giallo-verde) al direttore Calabresi, preparandogli forse, mi piace pensarlo, la sua fuoriuscita “spintanea” dal giornale.
    Bisognerebbe che ogni volta che un giornalone fa cose di quel genere si ripetesse la procedura.

    Quello dell’informazione non è un problema è IL problema, benché di difficilissima soluzione.

    Sento spesso evocare, come soluzione del problema, l’editore puro.

    È un’enorme fesseria, tipo “uno vale uno”.
    Volete un nome a caso che va per la maggiore? Urbano Cairo.

    Io ho lavorato una vita in una casa editrice: sono entrato da giovane alla Rizzoli Editore e sono andato in pensione come RCS (Rizzoli – Corriere della Sera).
    Angelo Rizzoli (el cumenda), ex martinitt, era un editore puro.

    Il suo impero si reggeva sulla pubblicazione di libri e rotocalchi settimanali (Oggi, l’Europeo e varie testate di giornali femminili) che grazie alla pubblicità gli procuravano lauti guadagni.
    Tutto regolare, ma la “purezza” dell’editore non implicava verità assoluta circa quanto contenuto in quelle pagine stampate.
    Ricordo che ai tempi si discuteva all’interno della fabbrica circa la corresponsabilità di tutte le maestranze e di noi redattori in particolare per quanto veniva pubblicato, non sempre in linea con la verità dei fatti.
    Qualche volta si arrivò anche a ipotizzare e, se non ricordo male anche a fare, qualche sciopero contro il tale o il tal altro direttore, ma senza risultati apprezzabili, anzi si strillò all’attentato alla libertà di stampa.
    Già così la purezza dell’editore emanava un certo fetore.

    Il sogno del cumenda era quello di avere un quotidiano, ricordo che ne fece costruire la sede sulla quale campeggiava l’insegna “Oggi il quotidiano di domani”.
    Ma il sogno tardava a realizzarsi: si diceva che non glielo lasciassero fare. Chi? Mah!
    Sto parlando degli anni ’60, vado a memoria e posso fare degli errori.
    Chi vuole approfondire ha tutti i mezzi per farlo.
    Sta di fatto che, se non ricordo male, a metà anni ’70 il colpaccio riuscì al figlio Andrea, che comprò niente meno che il Corriere della Sera (da noi allora affettuosamente chiamato “Corriere della serva”).
    Fu l’inizio della fine: i debiti, le banche, la P2 e la politica sgretolarono un impero e il nipote del cumenda, Angelo Junior, finì addirittura in galera.
    Quando si dice l’incrocio dei poteri.

    Cosa voglio dire?
    Un editore puro nel vero senso della parola, a prescindere che sia di destra o di sinistra, se si limita a pubblicare prodotti che non danno fastidio ai poteri forti può tranquillamente fare il suo lavoro (che comunque veicola parole e quindi idee).
    Se l’editore, al contrario, vuole occuparsi di politica, o si mette al servizio di un potere economico e ne fa gli interessi, oppure è facilmente ricattabile.

    Gli editori non producono beni di consumo qualsiasi ma fanno prodotti che veicolano idee (o non-idee).
    Come fare per evitare che i loro prodotti siano avariati o tossici?
    Il minimo sindacale è una legge sul conflitto di interessi.
    Ma non è sufficiente, perché anche questa può diventare un paravento: basta che il “potere forte” demandi a un “editore puro” la gestione dal punto di vista mediatico dei propri interessi e siamo da capo.

    Occorre reagire ai misfatti dei media con azioni legali forti: perché non delle class action?
    Occorre sciogliere l’ordine dei giornalisti, una corporazione che non esiste da nessuna parte.

    Soprattutto vanno educati i lettori: negli anni ’70, se non ricordo male, a scuola si insegnava la lettura del quotidiano, bisognerebbe rifarlo oggi, con buona pace di certi genitori e dell’editore B.

    In televisione, poi, occorrerebbe che ogni giornalista partecipante a un talk show venisse individuato con l’indicazione della testata di appartenenza e soprattutto della proprietà della testata medesima.
    E anche nei giornali sarebbe bello vedere sotto la testata il nome del direttore e del proprietario.

    La RAI poi è il caso più vergognoso di faziosità e propagazione di notizie false o comunque manipolate, trattandosi di un’azienda pubblica: che fa la commissione di vigilanza?

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  10. Sempre bello leggerti 1943, e grazie davvero del tuo contributo. Io, alle prime esperienze lavorative (un bel po di anni fa, sic!) ho lavorato in vari team di vendite pubblicitarie per case editrici, ho notato (imparato presto) che dietro alle vendite pubblicitarie “acquistate” dalle aziende di tizio o della moglie di caio o del cugino di sempronio, si celavano le decisioni di quella che noi chiamavamo affettuosamente la “linea editoriale” di questa o quella testata, e sulla base di quelle info ci incaricavano di cercare altre aziende satellite per vendergli spazi; spesso succedeva il contrario, le aziende interpellate ci “incaricavano” di chiedere quello che noi chiamavamo “un’aiutino” su un certo articolo da scrivere a cui “accoppiare” lo spazio, ed altre chiedevano una certa “linea editoriale” su determinati aspetti per loro jmportanti, per “investire” in spazi pubblicitari. Li mi/ci siamo resi conto che difficilmente ci sarà una “purezza” dei “prodotti” editoriali, a prescindere dalla bontà di quell’editore o direttore. Però una riforma dell’editoria è seppur complessa per i mille aspetti da toccare è necessaria, non altro per la gran mole di fake news che vengono ormai pubblicate (tutto ciò scritto vale anche, se non di più, per le tv).

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  11. Io leggo Il Fatto Quotidiano. Vorrei ricordare l’esultanza e la fierezza di questo quotidiano, ai suoi inizi, nel dichiarare che non prendeva finanziamenti pubblici e rifiutava la pubblicità, perché già quella significava mettersi subito al servizio di chi comprava spazi pubblicitari e di non pubblicare notizie che andassero contro i loro interessi.
    Oggi la linea si è rovesciata.
    Per riuscire a leggere un articolo su IFQ on line devi farti strada col machete in una selva di comunicati commerciali talmente invasiva che verrebbe da bestemmiare se fossi capace di farlo.
    Quando poi il vicedirettore Stefano Feltri è stato acquistato dal Bilderberg senza che Travaglio facesse una piega, mi sono cadute le braccia.

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