Regioni, 5 arancioni. Le rivolte e la crisi preoccupano Conte

OGGI DECIDE SULLA CAMPANIA

(di Luca De Carolis e Paola Zanca – Il Fatto Quotidiano) – Altre cinque Regioni diventano arancioni, il colore che equivale a un semi-lockdown: e i governatori respirano, sollevati. Perché i contagi corrono senza pause, negli ultimi 15 giorni sono ormai 678 ogni 100 mila abitanti, gli ospedali sono ovunque trincee e l’indice Rt è rimasto a 1,7 e forse anche oltre, con i dati da aggiornare: così meglio che sia stato direttamente il ministro della Salute Roberto Speranza a intervenire. Ieri sera Speranza ha firmato l’ordinanza per trasformare in 🟠zone arancioni Liguria, Toscana, Abruzzo, Umbria e Basilicata🟠, basandosi sui dati elaborati dalla cabina di regia presso il ministero. Lui è per la linea dura, ma si è lasciato per oggi il caso forse politicamente più sensibile, quello della Campania, una delle Regioni dove il virus morde di più, eppure ancora area gialla. Tutto porterebbe a chiuderla, a renderla direttamente zona rossa. Ma il governo riflette ed esita, perché la struttura sanitaria sembra ancora in grado di reggere. Ma soprattutto perché teme per la tenuta dell’ordine pubblico.

Non è un caso che i primi disordini per il coprifuoco nazionale siano scoppiati a Napoli. Come non è affatto casuale che il governatore campano Vincenzo De Luca, che invoca da settimane un nuovo lockdown nazionale, abbia chiesto più volte al governo risorse e rinforzi per la sicurezza nella sua regione. La Campania è una polveriera, e chiuderla potrebbe provocare detonazioni: per questo il 22esimo indicatore diventa “l’aspra insofferenza” di quei territori, indicatore – ammettono – di cui non si può non tenere conto.

Ma i timori di Palazzo Chigi non sono rivolti solo al Sud. Perché altrove i problemi sono altri, non meno angoscianti. La Lombardia, il polmone produttivo del Paese (assieme al Veneto) ora è zona rossa, con Milano che è l’epicentro della bufera. Ma quel colore deve stingere in fretta, ragionano nell’esecutivo, perché le ricadute sull’economia sono piaghe che l’Italia non potrà reggere a lungo. Per questo a Palazzo Chigi sperano che gli effetti della pioggia di Dpcm scesa nelle ultime due settimane plachino la furia del Covid almeno lassù. Perché ogni giorno in più che la Lombardia sta chiusa è un gradino più in basso nel baratro della crisi economica che stiamo attraversando.

È anche su queste logiche inverse che si muove il governo. Con il premier Giuseppe Conte che era e resta contrarissimo a un lockdown nazionale, sempre per la medesima ragione: il Paese rischierebbe di non sopportarlo sul piano dei conti. Però è un fatto che l’Ordine dei medici continui a supplicare per una serrata generale. Come è evidente che lo stop nazionale sia la soluzione preferita da tutti i governatori. Esemplari in questo senso le parole di ieri del governatore della Basilicata, Vito Bardi (Forza Italia): “Il passaggio in zona arancione era inevitabile visto l’aumento dei contagi, e ciò ci permetterà di avere un controllo maggiore della situazione”. E al Fatto il governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio (FdI), rilascia parole simili: “Non conosco ancora nel dettaglio le ragioni del provvedimento di Speranza, ma è evidente che non si può più ragionare in termini di Regioni gialle. Con questi numeri si va dappertutto verso maggiori restrizioni”. Perfino il ligure Toti, vicepresidente della Conferenza Stato-Regioni molto duro con il governo nei giorni scorsi, usa toni concilianti: “Siamo un po’ perplessi, ma non è il momento delle polemiche. Bisogna cogliere il grido dolore che arriva dai nostri ospedali e dai luoghi di cura, che chiedono di fermare gli arrivi”.

Un nuovo clima di lavoro, quello tra governo e Regioni, confermato anche dal ministro Francesco Boccia: “La collaborazione è totale. Le zone non sono una pagella, ma un’assunzione comune di responsabilità, così come il virus non deve essere considerato una colpa né per i territori né per i contagiati”. Si andrà avanti così, di quindici giorni in quindici giorni sull’altalena dei colori. Sempre meglio che la serrata totale per tutti. “Anche nelle arancioni – provano a consolarsi a Palazzo Chigi – c’è qualche attività che respira in più”.

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