La lezione sovranista di Trump

(Tommaso Merlo) – Trump se la sta giocando fino alla fine. Altro che tonfo epocale. Una lezione per tutti noi. Il sovranismo è molto più radicato di quello che sembra perchè è legato al modo di concepire se stessi e il mondo. Il sovranista non si aspetta dal suo sovrano la verità. Trump è un mentitore seriale svergognato una marea di volte. Eppure lo votano lo stesso. Il sovranista non si aspetta dal suo sovrano capacità gestionale. Con la pandemia Trump ha dimostrato un’incompetenza allucinante che ha causato decine di migliaia di morti. Eppure lo votano lo stesso. Ottusità, miopia e una mancanza di empatia agghiacciante. Eppure lo votano lo stesso. Il sovranista non si aspetta dal suo sovrano onestà. La carriera di Trump è costellata di scandali e solo nelle ultime settimane è venuto a galla di tutto. Dai legami opachi con Putin al conto corrente in Cina. Con libri di parenti ed ex collaboratori che descrivono una personalità profondamente disturbata. Eppure lo votano lo stesso. Questo perché il sovranista ha una cosa sola in testa. Il proprio orticello egoistico. I propri affari, la propria tribù, la propria identità, i propri credo. Il sovranista vuole un sovrano che difenda tutto quello. Punto. Tutto il resto è secondario. Tutto. Anche che il sovrano sia un incapace e scorbutico ciarlatano. Il sovranista vuole un sovrano che costruisca muri per proteggerlo da un mondo ostile, per proteggerlo da un cambiamento globale che teme e rigetta. Un sovrano che gli lasci indossare i propri paraocchi in santa pace, che tenga alla larga ogni destabilizzante diversità, che semplifichi la complessità, che conforti il suo bigottismo e che lo sollevi da qualsiasi responsabilità che vada oltre al proprio orticello egoistico. Punto. E Trump è perfetto. Perché Trump è uno di loro. È uno che insegue i suoi egoistici sogni di gloria e garantisce ai suoi fans di fare altrettanto. E più quel sovrano incarna anche con gli atteggiamenti e le fattezze certe derive, più piace. Arroganza, sfacciataggine, superficialità. Evviva. I sovranisti alla Trump sono infatti i paladini del politically uncorrect, dell’insofferenza verso le regole e le prassi istituzionali. Trump ha raccolto milioni di voti non indossando la mascherina e uscendo dall’ospedale ancora infetto. Ha raccolto milioni di voti sbandierando il suo apprezzatissimo menefreghismo. Egoismo individuale che diventa tribale che diventa nazionale. Trump è uscito dagli accordi sul clima in piena emergenza ambientale, è uscito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in piena pandemia, ha imposto dazi ai suoi alleati europei ed ingaggiato una dura guerra commerciale con la Cina che ha destabilizzato il pianeta. Tutto perfettamente coerente. L’unica cosa che conta è la difesa del proprio orticello egoistico. Industriale, nazionale, politico. Ma non solo. I sovranisti alla Trump hanno un disperato bisogno di nemici su cui scaricare i propri fallimenti e con cui alimentare una tensione permanente che ricompatti le proprie truppe. Il sovranismo isola e divide. Persone, categorie, paesi. E poi li mette gli uni contro gli altri allo scopo di lucrarci sopra politicamente. Dopo l’assassinio atroce di George Floyd che ha scatenato l’imponente movimento Black lives matter, Trump ha tenuto testardamente posizioni ambigue. Come se fossero tutti dei saccheggiatori, mandando i marines per le strade, strizzando l’occhio a gruppi estremisti e milizie razziste e facendo sgomberare la chiesetta davanti alla Casa Bianca coi lacrimogeni per farsi una foto con una bibbia in mano. Benzina sul fuoco, propaganda permanente. Lacerazione della società, odio. Da quando si è insediato alla Casa Bianca il sovranismo trumpiano ha fatto danni enormi agli Stati Uniti e al mondo intero. Al punto che tutti davano per scontato la fine dell’era Trump e i sondaggi prevedevano un tonfo epocale. Anche perché Trump ha da sempre contro tutti i principali giornali e network televisivi e anche gran parte dei titani economici incluso quelli social di ultima generazione. Biden era poi appoggiato anche da fette dell’establishment repubblicano tra cui l’ex presidente Bush ed aveva a disposizione molti più soldi per la campagna elettorale. Eppure Trump se la sta giocando fino alla fine. Questo a dimostrazione di come il consenso oggi faccia altri giri, più orizzontali. Questo a dimostrazione di come per fermare il sovranismo non servono minestre riscaldate ma un progetto politico fresco che proponga un’idea di mondo alternativa all’egofascismo. Un progetto che solo le nuove generazione figlie di questo complesso paradigma possono esprimere. Questo a dimostrazione di come il sovranismo sia molto più radicato di quello che appare. Non solo una retrograda e fallimentare sbandata politica ma anche una concreta conseguenza di una deriva culturale profondamente egoistica che sta divorando la nostra civiltà occidentale. Una deriva che ha a che fare col modo di concepire se stessi e il mondo. Già, altro che tonfo. Trump se la sta giocando fino alla fine. Una lezione per tutti noi.

6 replies

  1. Senza nessuna vergogna, i globalisti che rubano la nostra dignità, la nostra cultura, il nostro lavoro, le bellezze che i nostri avi hanno costruito e difeso con la vita, e soprattutto il futuro ai nostri figli (già oggi genuflessi a google per quasi metà della loro giornata), ci sputano in faccia la loro soddisfazione. Che il Dio Mercato e le sue Leggi Globali (in realtà quella primitiva della giungla), facciano scempio di un’umanità testarda e indegna! che la Nuova Era abbia inizio! che i popoli si omologhino e si genuflettano ai desiderata dei Prescelti! che le nazioni, orrido bastione del populismo, ultimo baluardo all’orroganza dei forti, cedano il posto al Mondo Nuovo!
    Evviva! Evviva! Giubila chi ha la vocazione del servo.

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  2. “Questo a dimostrazione di come per fermare il sovranismo non servono minestre riscaldate ma un progetto politico fresco
    che proponga un’idea di mondo alternativo all’egofascismo. (cit.)”
    Vero!
    Sarà forse per questo che la “minestra riscaldata” proposta da un Biden incolore e totalmente privo di carisma rischia di
    fallire pur confrontandosi con un individuo che ha detto e fatto di tutto per essere messo alla porta.
    Non facciamo l’errore di pensare che la formidabile macchina sostenitrice di Biden sia l’antitesi di quella, altrettanto
    formidabile e agguerrita, rappresentata da Donald Trump.
    Sono due facce della stessa medaglia.
    Da quando gli Stati Uniti sono diventati Nazione, la contrapposizione tra Dem e Rep non si è mai combattuta tra ideali
    confliggenti ma tra due “metodi” di gestione del potere che differiscono ben poco l’uno dall’altro, tanto è vero che il
    continuo alternarsi tra maggioranze e Presidenti Dem con quelli Rep nel corso di quasi due secoli e mezzo non è mai
    stato occasione di veri, profondi cambiamenti.
    Il bastone del comando è sempre stato nelle mani delle stesse oligarchie economiche che si sono fatte oligarchie
    politiche fin dal giorno in cui George Washington

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    • @pieroiula
      Oops! M’è partito il commento che non avevo ancora concluso. Sorry!
      Riprendo da dove ero rimasto:

      …fin dal giorno in cui George Washington (Gran Maestro massonico) diventò il i° Presidente degli Stati Uniti.
      Una lunga sfilza di Presidenti, sia Dem che Rep, sono stati e sono tutt’ora massoni (Barak Obama e Bill Clinton
      per citare solo gli ultimi) e quindi riesce più facile capire come e perché si sia mantenuta nel corso degli anni una
      sostanziale uniformità di visione e conduzione politica: a comandare veramente erano e sono sempre gli stessi e
      tali rimarranno sia che i Presidenti si chiamino Trump o Biden.
      Diversi e spesso in conflitto tra loro sono i gruppi di potere che sponsorizzano Dem e Rep, ma ciò che li accomuna
      è la stessa capacità di tenere il potere politico saldamente al guinzaglio degli interessi delle oligarchie economiche.
      Per cui forse non val la pena augurarsi la vittoria dell’uno piuttosto che dell’altro: sostanzialmente nulla cambierà.

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  3. Che Trump riesca a rimanere in sella, con i suoi abituali metodi truffaldini e demagogici del peggior squallore sarebbe una gigantesca offesa al buon senso di quasi tutta l’umanità. E purtroppo non è impossibile. Come, ovviamente in grande, i nostri sovranisti Cazzaro e Pesciola si aggrappa a due tre slogan che piacciono alla pancia del paese meno pensante, meno acculturata e più egoista. En fin, vedremo. Io gli attribuisco, nono sta tutto, un solo merito ‘: sebbene all’interno la sua gestione sia stata conflittiva e violenta, sul piano internazionale ha imposto meno dei suoi predecessori, Obama compreso, la politica della pistola fumante. Un poco la conferma della veridicità del proverbio che can che abbaia non morde.

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