
(dagospia.com) – Occupati come siamo a concentrarci sul clamoroso tracollo della Lega, sorpassata dalla “sporca dozzina” di Vannacci, non ci stiamo accorgendo che sta implodendo anche l’altro alleato dell’Armata Branca-Meloni, Forza Italia.
Il partito fondato da Silvio Berlusconi galleggia intorno al 7-8%, con tanti esponenti che temono di non ritornare ad occupare gli scranni parlamentari che stanno traslocando in Futuro Nazionale.
L’unico sussulto nei sondaggi, il partito l’ha ottenuto dopo l’incontro di Pier Silvio con la stampa, a dicembre 2025.
In quell’occasione, “Pier Dudi” invocò facce nuove e un programma rinnovato”, mandando un avviso di sfratto a Tajani e alla sua “banda dei laziali”, Gasparri e Barelli. Nei mesi successivi, Forza Italia arrivò, secondo una rilevazione Tecnè/Dire, al 10,3%.
Ora Forza Italia è ritornata Forza Italietta. Una situazione non solo seria ma anche grave che ha spinto nei giorni scorsi Marina Berlusconi a convocare in gran segreto nella sua dimora meneghina di Corso Venezia Antonio Tajani, chiedendogli gentilmente, fra un tè e un pasticcino, di togliere il disturbo.
Il settantenne ex giornalista monarchico diventato presidente del partito, nonché vice-premier e ministro degli Esteri, ha fatto il pesce in barile, poi orecchie da mercante e infine, in soldoni, avrebbe risposto: “Cara Marina, solo i congressi di Forza Italia possono sfiduciarmi e mandarmi a casa”.
Mettendo così la Cavaliera di Arcore davanti a un bivio: da un lato, l’unica cosa che può, ma che non farà mai, è chiamare il tesoriere Roscioli e far cassare il cognome Berlusconi dal simbolo del partito.
Dall’altro, per evitare il progressivo naufragio di Forza Italia, a Marina non resterebbe altro che scendere in campo direttamente.
A separare Marina dall’eventuale discesa in campo c’è però un’altra questione: il tempo.
Se si votasse, per esempio, ad aprile, la presidente di Fininvest non riuscirebbe a ad avviare il percorso necessario a mettere in moto la macchina del congresso, e silurare Tajani. Se invece si votasse ad autunno, il discorso cambierebbe.
Il disastro leghista e lo psicodramma in Forza Italia sono pessime notizie per Giorgia Meloni, che con due alleati così, uno moribondo e l’altro allo sbando, rischia di non avere alternativa alla sconfitta senza imbarcare il Generale Vannacci.
Sarebbe una sbandata verso l’ultra-destra pericolosa e difficile da reggere politicamente, dopo anni passati a spostarsi al centro e a dimostrare agli euro-poteri (e ai mercati internazionali) di non essere una pericolosa fascista, ma un’interlocutrice affidabile, degna di far parte del Partito Popolare Europeo, che detiene la maggioranza a Bruxelles.
Ma tant’è: grazie alla deficienza politica di Salvini, alla Melona tocca fare i conti con il Generalissimo filo-Putin e pro-Afd.
E Lady Giorgia, sempre più sull’orlo di una crisi di otoliti, può minimizzare quanto vuole (ieri di Vannacci ha detto: “È funzionale alla sinistra, ha votato cinque volte contro la fiducia al governo. Penso che il modo migliore per vincere le prossime elezioni sia governare bene, il resto sono alchimie e io non mi occupo di alchimie”), ma dentro di sé sa che, come peraltro ha ricordato anche Italo Bocchino ospite di “Otto e Mezzo”, che il generale rappresenta “più un problema che una risorsa”.
Gli occhieggiamenti al fascismo, certe posa militaresche, i pippotti contro l’ideologia gender e sulla remigrazione, inoltre, hanno una certa presa anche sull’elettorato duro e puro degli ex missini di Fratelli d’Italia.
Una quota che vale almeno il 2%, lo zoccolo duro di vecchi residuati bellici di via della Scrofa, che viene ben rappresentato dalle parole di Gianni Alemanno al “Foglio”.
L’ex sindaco di Roma, che il 24 giugno uscirà dal carcere, ha vecchie ruggini personali con la Ducetta, ma ha ragione quando sottolinea l’umore della “base” che si sente “tradita” dalla svolta istituzionale della Meloni.
Alemanno si spinge a dire che Vannacci “diventerà presidente del consiglio entro dieci anni”, e sottolinea gli “errori” della premier: “Il vento, in Europa, tira per i sovranisti. In Francia a breve ci potrebbe essere un presidente lepenista. in Germania Afd è praticamente il primo partito. e Meloni fa la conservatrice moderata e liberale. Mi mbra fuori dalla storia”
Al “tradimento” subito dalla base missina si aggiungono i veleni interni al partito, (mal) governato da Arianna Meloni, affiancata da Donzelli: in Fratelli d’Italia da mesi è in atto una lotta di potere tra le correnti sbocciate dopo quattro anni di governo: La Russa contro le Meloni Sister, il tandem Lollobrigida-Crosetto contro il duo Mantovano-Fazzolari, Rampelli contro Donzelli.
Insomma, se Salvini è disperato e Marina Berlusconi piange, Giorgia Meloni ha ben poco da ridere…




“stanno implodendo…” ?? e che il Cielo ci aiuti…..!!! belin…. dopo 4 anni di ” la piu’ grave insipienza politica” dal dopoguerra ad oggi…se il Cielo ci desse una “grossa mano”….belin….saremmo ben oltre l’ umana goduria…..!!!! e vaiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
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