Guardia Sanframondi: “Cronaca di una legnata annunciata”

(Raffaele Pengue) – Non avrei mai pensato di scrivere un giorno un accorato appello pubblico per la di Lui persona. In queste ore inabissato come creature dei fondali. Chi ha avuto la fortuna di incrociarlo racconta di un uomo incupito, intristito, immalinconito, che ha perso fiducia nell’avvenire, nel presente e nei presenti; e che, persa buona parte della sua influenza, nel giro di poco, si è incattivito e adesso aspetta solo l’occasione di farla pagare al mondo. Altri ancora, evidentemente appartenenti alla categoria dei supporters, sono sicuri che stia solo meditando per quando sarà maturo il tempo del suo ritorno. E quel giorno, statene certi, arriverà. In verità già da qualche giorno il pensiero osceno del suo ritorno ronza anche nella mia testa ma non avevo il coraggio di confessarlo, neanche a me stesso. Scherzavo, giravo intorno, o al più ammettevo che al di là di tutto a me sta simpatico; ma una simpatia così a pelle, selvatica e irragionevole. Un simpatico stacanovista, un po’ gaglioffo, aggiungevo, per temperare la mia simpatia o per stemperarla in un giudizio controverso. Ma tengo a dire che la simpatia verso di Lui è solo istintiva, etnica, biologica e nostrana, ma non politica, tantomeno culturale. L’ho sempre considerato come un vero flagello per la mia comunità, che ha preso il mondo e la politica con vera filosofia; una filosofia che a me piace chiamare paraculismo, ma è una corrente di pensiero seria e tutt’altro che banale; è la versione secolarizzata e pragmatica del pensiero meridiano ed orientale che appartiene a noi meridionali da qualche millennio. Una filosofia che, come ho avuto modo di dire in varie occasioni, Lui ha adattato alla militanza democristiana ma che è precristiana, forse preumana. Après moi le déluge! Ama ripetere dopo la legnata elettorale ai suoi amici. Ma non è che i veri o presunti competitor brillino meglio, ma qui si apre un altro tasto dolente se non tragico. Così col tempo la simpatia per Lui è cresciuta e adesso è pari a zero virgola uno; anche se disturbano le slide che ancora girano sui social, una specie di rimbombo sannita ammiccante per alludere a misteriosi vantaggi, acquedotti, pomodori, tavoli di falanghina a dieci euro/kg, una specie di Bengodi. Fine della parentesi personale e inizio di una considerazione generale.

Eppure c’è stato un tempo in cui Lui riscuoteva consensi e simpatia trasversali, era il Gran Simpatico, il Competente. Certo, ha gestito la propria comunità come avrebbe fatto un “elemosiniere medievale”: qualche moneta a chi si lamenta e vai con Dio. Certo, alcuni l’odiavano – soprattutto i suoi -, ma lui in provincia spopolava (diceva che lo conoscevano tutti … ed è vero, infatti qualcuno alle ultime elezioni lo ha perfino votato), ha piazzato i suoi amichetti dappertutto e ha fatto il bello e il cattivo tempo. Pensate, qualcuno è arrivato persino a sostenere che Lui non era poi del tutto male. Poi, sarà stato per la troppa Falanghina o la vicinanza al lanciafiamme del comico salernitano, la cosa è degenerata, il Crozza campano si rimangiò tutto, e dalle parti di Benevento se lo mangiarono vivo. Fu massacrato dalla Premiata Ditta (Pd), dai suoi concittadini, e perfino da alcuni media fino al giorno prima ai suoi piedi. Cosa è successo da allora, come mai si è capovolta in così malo modo la sua fortuna? Come spiegare questo capovolgimento? Eppure è tutto fuorché un idiota, e non è per niente uno sprovveduto, anzi è un parvenu che nella sua cinquantenaria vita politica – durata più dell’omino Duracell quello delle pile – ha dato prova di una capacità manovriera, di una durata rotta a tutte le malizie. È (è stato) un supereroe dei nostri tempi: così ingrigito dietro la mascherina candida, oggi pare quel babbo marpione che telefona di nascosto alle fidanzate dei figli. Sotto il brandello di stoffa, sotto lo sguardo che fissa l’orizzonte: “La storia mi assolverà”, sembra pensare. Sì, forse, ma ce ne vorrà. Ma Lui, che si piace sempre tanto, non si preoccupa di certi dettagli. La sua autostima si nutre di egolatria, si specchia nelle certezze, ed è stato a tanto così dal proclamare affacciato al balcone: “Grazie a me il paese oggi è sotto i riflettori del mondo. E un giorno mi ringrazierete”. C’è da stupirsi se uno così non voglia tornare nell’anonimato di provincia a cavillare per quattro capponi? Perché mai accontentarsi dell’affetto dei nipotini se i capponi possono essere per giunta grati? Torna, Floriano! ‘Sta casa aspetta a te. Torna! Che smania ‘e te vedè! E torna! Torna! Torna! Ca si ce tuorne tu, Nun ce lassammo… Niente paura, quindi, Lui seppur fuori dal consesso continua a vegliare sulle nostre notti. Prepariamoci dunque a rivederlo nuovamente in un eterno ritorno dallo stato di quiescenza, fino alla fine del tempo e del mondo: finché c’è Lui c’è certezza… che non ne usciremo.

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