
(di Massimo Adinolfi – repubblica.it) – A ora di cena, forse gli italiani non mangiano ancora pane e veleno, e neppure solo veleno, come Felice Sciosciammocca. Però, a quell’ora, gli viene servita ultimamente la nuova pietanza del generale in pensione Roberto Vannacci, di non facile digeribilità, e, quel che è più, a servirgliela sono trasmissioni televisive che proprio di destra, di estrema destra, di destra autentica, futurista o nazionalista non sono. Una volta è toccata a Lilli Gruber, un’altra a Bianca Berlinguer, la prossima chissà.Vannacci porta avanti le sue idee, e sono idee di buon senso, dice lui: i femminicidi non esistono, la remigrazione coatta non ha nulla di razzista o di xenofobo, gli omosessuali non sono normali e Putin è meglio di Zelensky. Nel suo vasto programma, trovano posto anche cose come il lavoro minorile e la donna a casa a fare figli, solo perché non si abbia dubbio alcuno: tradizione, identità, sangue di martiri e di eroi.
Ora, questo campionario di idee viene presentato non in qualche raduno sovranista, suprematista o dichiaratamente neofascista (ce ne sono), ma in talk televisivi di prima serata. I sondaggi parlano chiaro: Futuro Nazionale è oltre il cinque per cento, i nuovi iscritti sono oltre centomila (così pare), la notizia, insomma, c’è. E ci sono pure tanti piccoli particolari che alimentano curiosità, chiacchiere e pettegolezzi, come nei migliori feuilleton: ha sentito Matteo Salvini? Gli ho scritto per il suo compleanno, gli ho fatto gli auguri, non mi ha risposto. E Borghi, ha sentito Claudio Borghi? Con Borghi tutto bene, e anche con i colleghi leghisti al parlamento europeo (così si capisce che il pressing del generale in pensione sulle truppe sbandate della Lega è tuttora in corso).
Da una parte, c’è l’interesse giornalistico, dall’altro la ricerca dei booster che amplificano la notorietà del nuovo marchio. E non v’è dubbio che attira molta più attenzione e interesse del pubblico il contraddittorio, il battibecco, la domanda scomoda che non invece l’intervista sdraiata in uno studio confortevole e amico. Chi non ricorda l’assist a Silvio Berlusconi invitato nel programma di Michele Santoro, i buu e i fischi al Cavaliere, gladiatore nella fossa dei leoni, mentre col fazzoletto puliva la sedia su cui si era seduto Marco Travaglio? Il format funziona, e Vannacci riesce pure a far arrivare l’idea che le domande sono sofisticate mentre le risposte, bontà sua, sono semplici. Se quello di oggi è un mondo al contrario — come recitava il titolo dell’immortale opera prima del generale — allora la contrapposizione serve perfettamente a mostrarlo, mentre basta il buon senso, sempre secondo Vannacci, per rimetterlo in ordine. A questo si aggiunga l’attrazione morbosa per i ring televisivi, e, presso una parte di pubblico almeno, anche il piacere di guardare ciò che ci conferma nella nostra superiorità, e il boom di ascolti è fatto.
Cui prodest, dunque? Al generale giova sicuramente. Non può essere un caso che le sue uscite televisive siano state presso trasmissioni sicuramente diverse, ma che non possono essere etichettate come di destra. Il grand’uomo visto davanti — per dirla con Robert Musil — sospetto che provi pure a suscitare, consapevolmente o meno, un filo di compiacimento maschilista, qualcosa che suoni come un “ecco quel che un vero uomo sa fare, con una donna”. Ma non importa: politicamente parlando, il dividendo è comunque assicurato. E lo share lo conferma.
A ogni giro della politica italiana, quasi a ogni elezione ce n’è infatti una nuova: andando a ritroso, da Fratelli d’Italia alla Lega, da Renzi ai Cinque Stelle di Grillo fino a Forza Italia di Silvio Berlusconi (e prima ancora alla Lega del Senatùr, Umberto Bossi;ce lo dimentichiamo, ma quanto a modi ruvidi e spicci e idee politicamente scorrette non era mica da meno): l’elettorato premia la novità, gli strappi, la forza di rottura, meglio se condita di abbondati dosi di populismo.
Domandarsi se non si stia giocando all’apprendista stregone, dando tutta questa visibilità a Vannacci, è legittimo ma abbastanza futile. Lo si diceva prima, la notizia c’è, il generale in pensione fa rumore, e il compito di non inseguirlo sul suo terreno sta in capo alla politica, non ai giornali o alla tv. Meno futile è invece chiedersi com’è possibile che le posizioni di un Vannacci non suonino come retrograde o folcloristiche o semplicemente fuori della storia. Com’è possibile che un certo numero di idee che si pensava fossero definitivamente alle nostre spalle formi oggi un diffuso sentimento popolare, per nulla marginale o residuale. Il calcolo politico con il quale si punta su Vannacci sperando che alla fine non confluisca nel centrodestra e ne provochi la sconfitta è forse più una pia illusione che una sopraffina machiavelleria (anche perché se si prendono a misure le parole di Meloni nella campagna elettorale del 2022 si vedrà che non sono affatto così lontane dalle parole del generale in pensione). Ma resta il punto di domanda, calcoli a parte: com’è possibile? Quand’è che l’asse di rotazione della Terra si è così inclinato? Se non si prova a dare una risposta, e a dar forma alle proprie parole — ai sentimenti di giustizia e di eguaglianza che formano, o formavano, il senso democratico e costituzionale della comunità — sentiremo ancora, all’ora di cena, le parole di un generale in pensione. E non c’è bisogno di chiedersi se sia vera gloria o semplice buffonata, perché, come insegnava Monicelli, anche la marcia su Roma fu una pagliacciata, ma riuscì.
“…sono idee di buon senso, dice lui: i femminicidi non esistono, la remigrazione coatta non ha nulla di razzista o di xenofobo, gli omosessuali non sono normali e Putin è meglio di Zelensky.“
Sarebbe interessante sentire la sua risposta se qualcuno gli chiedesse come intenderebbe risolvere tutto ciò se ne avesse la possibilità,
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