La nave in tempesta

(Tommaso Merlo) – Impazza la tempesta virale. La nave italiana ondeggia bruscamente mentre sul ponte di comando si scruta l’orizzonte per decidere la rotta. Si contano i morti e vacillano le certezze. È una burrasca inedita e i mezzi per fronteggiarla molto limitati. Servirebbe unità, servirebbe umiltà ma sul ponte gira di tutto. Chi minimizza, chi allarma, chi addirittura nega. Tutti con la verità in tasca, tutti col petto in fuori. Chi per velleità personali, chi per celare i propri limiti, chi per fomentare malcontento contro il capitano in modo da strappargli il timone. Se stessi e la propria cricca prima di tutto. Anche nel bel mezzo di una tempesta spaventosa che fa oscillare con veemenza la nave italiana. Dal ponte di comando fino alla stiva. Dai passeggeri di prima classe fino all’ultima misera cuccetta. Ufficiali, mozzi. Di ogni origine e di ogni meta. Saltano le certezze. Fasulle. Saltano le categorie. Fasulle. Tutti vulnerabili. Tutti sulla stessa barca. In quanto esseri umani. Si contano morti e malati e tra i passeggeri serpeggia la paura. Per se stessi, per i propri cari. Tutti rinchiusi nel proprio piccolo mondo a fare umilmente la propria parte. Nessun sacrificio, nessuna limitazione, ma il proprio contributo di buon senso per una causa che è comune. Quella di rivedere presto il sole. Tutti insieme. Accanto a quella italiana navigano le navi di altri paesi. C’è chi ondeggia ancora più drammaticamente, chi meno. Chi ha al timone comandanti saggi, chi meno. Tutti a lottare nello stesso mare impetuoso, nello stesso mondo. Senza confini. Fasulli. Senza pregiudizi. Fasulli. Tutti a fronteggiare la stessa tempesta. In quanto esseri umani. L’orizzonte è grigio e sul ponte di comando è un chiassoso via vai . Vi sgambettano esperti e luminari così come ciarlatani ed esibizionisti. L’egoismo non si scoraggia davanti a nessuna intemperia. La situazione è complessa. Bisogna preservare la salute ma anche non far mancare i rifornimenti. Un difficile equilibrio. Salvando più vite possibili e guadagnando tempo. Con l’unica certezza che prima o poi il sole tornerà. L’equipaggio è in subbuglio e i topi malavitosi cercano di approfittarne mentre della ciurma fanatica inscena addirittura un ammutinamento. Casino per qualche scodella di rancio in più. La nave oscilla con veemenza e c’è chi non regge la tensione. Non è facile scoprirsi vulnerabili dopo una vita intera che ci si crede immortali. Non è facile ammettere quanto sia di carta il castello esistenziale che ci si è costruiti attorno. Non è facile porsi certe domande dopo una vita che si gira la faccia dall’altra parte. Non è facile ammettere di essersi sbagliati. Non è facile cambiare. La tempesta virale impazza e la nave oscilla con veemenza. Gli esseri umani lottano. Dal ponte di comando fino alla stiva. Dai passeggeri di prima classe fino all’ultima misera cuccetta. Con un’unica certezza. Che prima o poi il sole tornerà.

5 replies

  1. Areolinee Pindaro, in collaborazione con il Coordinamento Sinistroidi Introversi

    Presenta:

    L’EPISTEME POSTUMA

    Ieri sera sono stato esposto alla terza serie della Casa di Carta, costretto dalla metereologia di Groningen. Il mio tentativo di lateralizzare il pensiero di massa per mezzo della poietica culinaria é stata bloccata dal ruggito della persona che mi ospita, avendo frigo e congelatore giá pieni di roba cucinata tra venerdi e sabato, e stasera c’é ancora da smanettare con le zucchine impanate al forno. Quindi, non potendo resistere alla valanga di boiate e pubblicitá occulta – in primis per la H&K – sono andato a drogarmi.

    Nel momento culmine della assunzione, ho visto il vero: ‘sta robaccia é stata pensata e preparata per un pubblico di quindicenni, incluso il figlio della Lucarelli.

    Gnugna, ma gnugna, ma proprio gnugna fai, mi son detto.

    Per questo, formalmente, da oggi fino alla fine del tempo, conferisco alla sempre provvida Viviana il compito di dare forma scritta ala disamina di ulteriori tormenti paratelevisivi.

    Mi arrendo, come giá fatto nei confronti dell’arretramento delle foreste amazzoniche negli anni ’80.

    Viviana, adesso tocca a te.

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  2. In effetti non è facile porsi le domande giuste.. ad esempio:
    e se fosse una prova generale del lockdown ambientale (perenne) tanto desiderato dai Davos Man?

    Mariana Mazzucato, ha già poggiato il cetriolo:
    https://www.ilgiornale.it/news/politica/lockdown-ambientale-salvare-mondo-lipotesi-consulente-conte-1892699.html

    Quindi, prepariamoci,
    perchè dopo essere stati infarciti di africanume scodella-marmocchi per anni (e il meglio a da venire),
    i Davos Man, che non hanno alcuna intenzione di rinunciare a nulla, si sono accorti che non ci sarà abbastanza carne per tutti, che se tutti avessero l’auto o viaggiassero in aereo, oltre alla fine precoce delle risorse, l’inquinamento sarebbe devastante… da lì…

    Il lockdown ha ampiamente mostrato i benefici per l’ambiente.
    Di conseguenza, i parassiti brulicanti (tipo noi) d’ora in poi si abituino alla rinuncia del non necessario.
    Certi privilegi, d’ora in poi, saranno per pochi.

    p.s. saranno ritenuti invece necessari tracciamenti e cibo OGM. Solo per noi, ovvio.

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    • A integrazione,
      perchè a qualcuno non venga in mente che tutto sommato è inevitabile…
      … le navi cargo, le maggiori responsabili dell’inquinamneto da trasporto, continuareranno a portare vermi cinesi in Norvegia e bistecche vegetali (non meglio specificato…) americane a Qingdao.

      Tradotto in italopiteco:
      La situazione ormai insostenibile, non sarà rimediata bloccando lo scempio e chi ci si arricchisce, (globalizzazione?), al contrario, con limitazioni stringenti per la moltitudine di parassitume umano (plebaglia).

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  3. @Tommaso,

    massi, teniamoci il “distanziamento sociale” tra chi, immeritatamente, immoralmente e vergognosamente, guadagna 200.000 euro l’anno e chi non riesce a mettere assieme il pranzo con la cena…!!!
    lockdown o non lockdown (that is the question), continuiamo a tenere in piedi il sistema fascioliberista che continua ad arricchire i ricchi e impoverire i poveri.
    niente resilienza per la sanità!
    continuiamo a foraggiare quella privata e, sopratutto, continuiamo a privatizzare gli utili e a socializzare le perdite!!!
    tanto la nave nella burrasca continua ad andare…!!! ma fino a quando?
    é proprio vero… diceva Victor Hugo: “ci sono servi che pagherebbero pur di servire…”!!!
    il resto é un di più…inutile…!!!

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