Contro la sostituta di Tiero alla Regione Lazio si è pronunciato, inascoltato, il ministero. Ma anche l’altro in corsa è incompatibile. E alla fine il dimissionario si riprende il posto

(Sergio Rizzo – lespresso.it) – Correva l’anno 2014, mese di giugno. Il governo di Matteo Renzi si era insediato da pochi mesi e la futura presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dall’opposizione, lanciava fra il tripudio dei fedelissimi la nuova battaglia epocale del suo partito Fratelli d’Italia. La battaglia «per abolire le Regioni». Una dichiarazione di guerra senza titubanze: «Il regionalismo è fallito. Le Regioni sono diventate centri di spesa formidabili, utilizzate dalla partitocrazia per moltiplicare carrozzoni, consulenze, occasioni di malaffare…». Ma erano altri tempi. Oggi la musica è decisamente cambiata. Oggi Fratelli d’Italia, dopo aver sdoganato quella deprecata «partitocrazia», le Regioni se le prende. E, dopo averle prese, se le tiene strette.

Così la «battaglia per abolire le Regioni» si è conclusa senza nemmeno aver sparato un colpo. Già nel 2017, tre anni dopo aver dichiarato guerra al «regionalismo fallito», Giorgia Meloni appoggia la scalata di Nello Musumeci, ora ministro del suo governo, alla Regione siciliana. Due anni più tardi l’ex tesoriere del partito e senatore di Fratelli d’Italia in carica, Marco Marsilio, conquista la Regione Abruzzo, che continua pure adesso ad amministrare. Passa un anno e nel 2020 tocca a un deputato in carica di Fratelli d’Italia, Francesco Acquaroli, occupare la presidenza della Regione Marche, che occupa tuttora. Fino al 2023, quando il partito di Giorgia Meloni corona l’assalto alle Regioni centrando un bersaglio grosso come il Lazio con l’ex capo della Croce rossa Francesco Rocca. Il quale interpreta il proprio ruolo in coerenza con l’andazzo tradizionale del «regionalismo fallito» un tempo denunciato dalla leader del suo partito.

Fa discutere a maggio 2025 la partecipazione di una quarantina di alti papaveri della Regione Lazio, ovviamente guidati dal presidente Rocca, all’Expo di Osaka, costata 1,8 milioni. E giusto un anno dopo, all’inizio di maggio 2026, ecco la stravagante iniziativa di una missione «istituzionale» del medesimo Rocca, accompagnato dalla vicepresidente Roberta Angelilli e dall’assessora alla cultura Simona Baldassarre, in California. Così celebrata in un comunicato ufficiale della Regione: «Un passaggio significativo nel rafforzamento delle relazioni istituzionali tra la Regione Lazio e lo Stato della California, ponendo le basi per l’avvio di un percorso di collaborazione strutturata che porterà alla definizione e alla firma di un accordo bilaterale nei prossimi mesi». Nientemeno…

Notizie che inevitabilmente stimolano riflessioni su quei «centri di spesa formidabili» di cui parlava la futura premier. Alludendo a sprechi inaccettabili di denaro pubblico. Per non parlare di altri riflessi dell’azione degli apparati politici regionali, in esemplare stile «partitocratico». Dice tutto, al proposito, una vicenda che nel Consiglio regionale del Lazio egemonizzato dal partito meloniano si sta dipanando nelle stesse ore della singolare trasferta californiana, E della quale L’Espresso si è già occupato a gennaio di quest’anno.

È il caso scaturito dalla sospensione dall’incarico di un consigliere regionale di Fratelli d’Italia per gli effetti della legge anticorruzione che porta il nome della ministra della Giustizia del governo di Mario Monti, Paola Severino. Il consigliere in questione si chiama Enrico Tiero: è il più votato dei sei candidati di Fratelli d’Italia alla Regione nel feudo ex missino di Latina, considerato il proconsole del potente europarlamentare Nicola Procaccini, per otto anni sindaco di Terracina e prima ancora portavoce di Giorgia Meloni ministra della Gioventù nel quarto governo di Silvio Berlusconi. Tiero è finito agli arresti domiciliari per un’accusa di corruzione formulata dalla procura di Latina, e per la legge Severino deve uscire dal Consiglio regionale, sia pure mantenendo il 60 per cento dell’indennità. Il suo posto dovrebbe andare al primo dei non eletti, che in realtà si trova al quarto posto della lista dei sei candidati di FdI a Latina. Il suo nome è Emanuela Zappone. Dopo Tiero è stata eletta Elena Palazzo, che Rocca ha nominato assessora della propria giunta. Quindi ha guadagnato un seggio anche Vittorio Sambucci.

Emanuela Zappone ha però un altro incarico. Un anno dopo la mancata elezione alle Regionali è stata risarcita dal ministro dell’Ambiente del governo Meloni, Gilberto Pichetto Fratin, con il posto da commissario all’Ente parco del Circeo. Incarico di durata limitata, che però alla vigilia del suo ingresso nel Consiglio regionale viene prontamente trasformato in un paracadute di cinque anni: da commissaria Elena Zappone viene infatti promossa presidente a tutti gli effetti.

Qualcuno allora solleva un problema di incompatibilità del doppio ruolo di consigliere regionale e presidente del parco. Ma il Circeo è un parco nazionale. E l’incompatibilità sussisterebbe, sulla carta, solo nel caso in cui si trattasse invece, di un ente regionale. A ogni buon conto il presidente del Consiglio Antonello Aurigemma, del suo stesso partito, decide di chiedere un parere al ministero. Sollevando (involontariamente?) un caso perché l’esito è raggelante. Pur ammettendo che formalmente la sovrapposizione dei due incarichi non è contra legem, il ministro dell’Ambiente ritiene che non sia opportuna. Emanuela Zappone deve dunque optare fra il Consiglio regionale e l’Ente parco. Ma se scegliesse il seggio in consiglio, per cui si era candidata senza fortuna e ora inaspettatamente è suo, perderebbe un incarico che garantisce cinque anni sicuri di prestigio e stipendio. La cosa più logica sarebbe quindi scegliere la presidenza del parco del Circeo e lasciare il posto in Consiglio.

Posto che teoricamente spetterebbe a chi alle Regionali del 2023 è risultato ancora più sfortunato di lei: Vincenzo Fedele, per 25 anni nella Guardia costiera. Se non fosse che anch’egli è presidente di un parco. Nella fattispecie, l’Ente parco dei Monti Aurunci. L’ha nominato Francesco Rocca il 30 dicembre 2025. E trattandosi di un parco regionale, a differenza del Circeo, ciò rende Fedele senza alcun dubbio incompatibile a occupare un posto nel Consiglio regionale. 

Di conseguenza, scorrendo la graduatoria dei trombati, quella poltrona spetterebbe alla sesta e ultima candidata di Fratelli d’Italia non eletta. È Valentina Lax, incidentalmente sorella dell’ex segretario locale della Lega Salvatore Lax, passato anch’egli al partito di Giorgia Meloni e nominato presidente del Consiglio comunale di Aprilia. Incarico durato appena un anno causa scioglimento e commissariamento del Comune nell’estate 2025 per infiltrazioni mafiose, come sostenuto nel rapporto della commissione istituita da Vittoria Ciaramella, prefetto di Latina.

Ma anche per Valentina Lax ci sarebbe un problema. Non di incompatibilità, bensì politico. Il seggio spetterebbe infatti ai fedelissimi di Procaccini, e la questione di equilibri fra le varie anime dei meloniani blocca la scelta di Emanuela Zappone. Lei decide di non decidere, e il consiglio comunale conferma incredibilmente la sua non decisione, bocciando il parere del ministero. Aurigemma, che aveva firmato la richiesta di parere, adesso firma la delibera che certifica la regolarità del doppio incarico di Emanuela Zappone.

Soltanto per poche ore. Perché nei giorni scorsi il tribunale del riesame annulla gli arresti domiciliari inflitti nell’ottobre 2025 a Enrico Tiero. Che così può rientrare nel Consiglio regionale del Lazio a riprendersi la poltrona contesa. In attesa, chissà, del prossimo colpo di scena.