Il Movimento e il 4 marzo bis

(Tommaso Merlo) – Tutti quelli che se ne sono andati dal Movimento sono spariti nel nulla. Il progetto politico a 5 stelle è uno solo e tale resterà. Le scissioni fanno rumore ma alla lunga portano solo all’irrilevanza di chi le compie. In questi giorni i nemici del Movimento fanno festa. Hanno inventato fandonie per anni sul Movimento e oggi non gli sembra vero sia emerso qualche screzio in vista degli Stati Generali. Si augurano scissioni e soprattutto l’agognata fine del progetto a 5 stelle. L’Italia è un paese che rispetta di più i criminali di chi vuole cambiare le cose. Questo perché tra le varie mafie che ci affliggono vige anche quella culturale. Clan e boss che sguinzagliano i loro scagnozzi contro chiunque osi mettere in discussione l’andazzo dominante. Vecchi partiti, lobby e giornalismo da cortile. L’odio verso il Movimento nasce anche da una mafia culturale conservatrice che pretende fedeltà e promuove il conformismo combattendo contro chiunque osi alzare la testa e criticare gli equilibri consolidati. Ma a ben vedere è questa la fortuna politica del Movimento. In una democrazia sana dopo uno tsunami come quello del 4 marzo i reduci del vecchio regime partitocratico avrebbero fatto un esame di coscienza. Avrebbero analizzato a fondo le ragioni di quel voto, si sarebbe assunti le proprie responsabilità e avrebbe addirittura sposato il nuovo corso riformandosi e perfino sostenendo certe sacrosante istanze di cambiamento che attendevano da una eternità. Ed invece la mafia culturale ha avuto il sopravvento e si è lascata andare in una violenta resistenza sfascista e restauratrice. Dati i numeri in parlamento e le leggi vigenti, alla fine i vecchi partiti sono stati costretti a governare col Movimento, ma lo hanno fatto controvoglia e con la convinzione che una volta sfogata quella ragazzata a 5 stelle, tutto sarebbe rientrato nella normalità. La mafia culturale ha sempre negato il significato politico del 4 marzo e da quel giorno ha sempre deriso e umiliato l’elettorato del Movimento. Come se volesse da una parte rimproverarlo per la sciocchezza fatta e dall’altra rieducarlo in modo da convincerlo a tornare ad affiliarsi a loro in quanto unica realtà possibile. Un’arroganza e una scarsa cultura democratica difficile da digerire, ma a ben vedere una fortuna politica per il Movimento. Se il vecchio regime avesse imparato la lezione del 4 marzo, molte delle istanze per cui è sorto il Movimento sarebbero già venute meno ed oggi avrebbe meno senso credere ancora in quel progetto di cambiamento radicale. Ma dato che il vecchio regime se n’è fregato altamente, quando si tornerà a votare milioni di cittadini si ritroveranno davanti alla stessa situazione del 4 marzo. Da una parte l’unica forza politica innovativa sulla scena che nel frattempo potrà vantare una invidiabile lista di promesse mantenute e una moralità inedita, dall’altra vecchi partiti in mano agli stessi poltronosauri e alle stesse logiche di sempre e con alle spalle le sempiterne lobby col loro giornalismo da cortile. Sarà allora che si vedrà se il 4 marzo è stata davvero una ragazzata oppure il sintomo dell’inizio di una nuova fase storica e quindi politica. E cioè la conseguenza di nuove consapevolezze dei cittadini che pretendono una democrazia all’altezza e non hanno nessuna intenzione di tornare indietro e rimangiarsi tutto. Se così è, un bis del 4 marzo non è affatto da escludere. Per questo il Movimento deve proseguire la sua positiva esperienza di governo più compatto che mai dietro al suo premier. Macinando altri risultati, conducendo il paese fuori dalla pandemia ed affrontando gli Stati Generali come un salubre tagliando. Undici anni di storia e due anni di governo non sono nulla rispetto a decenni di mafia culturale imperante. C’è ancora un sacco di lavoro da fare. Tutti quelli che se ne sono andati dal Movimento sono spariti nel nulla. Il progetto politico a 5 stelle è uno solo e tale resterà. E grazie ai nemici del Movimento, un bis del 4 marzo non è affatto da escludere.

11 replies

  1. L’Italia da molto tempo ormai non è più una democrazia parlamentare ma è una partitocazia, dove un numero ristrettissimo di capi partito decide chi deve essere candidato e chi deve salire ai posti di massima responsabilità dello Stato. Il sistema elettorale è cambiato nel tempo ma ha rigorosamente mantenuto l’accentramento del potere in questo gruppetto scarso di padroni di fatto delle istituzioni.
    L’avvento del M5S intende rovesciare questa oligarchia partitica dove sono sparite le differenze ideologiche e il gioco politico si è ridotto ad essere quello di una merchant bank, cioè un comitato di affari che si scambia favori per interessi molto personali, ubbidendo a logiche spartitorie e lobbistiche. Tutto questo non ha niente a che fare con la democrazia intesa come governo nell’interesse del bene di tutti.
    Democrazia vuol dire scelta. Se le scelte le fa solo uno o le fa solo una consorteria di pochi, legati da una trama di ricatti o interessi, non siamo in democrazia.
    Le scelte fanno parte della libertà. Le deleghe hanno senso fin quando la persona a cui deleghi il tuo potere fa i tuoi interessi. E’ un sistema di falsa democrazia quello in cui, quando credi di delegare, in realtà non scegli la persona che vuoi o quella che fa il tuo utile ma ti viene imposta dall’alto come è avvenuto col Porcellum e con l’Italicum.
    Renzi, Salvini e Berlusconi, col Rosatellum, hanno addirittura peggiorato la situazione, obbligando i cittadini a sottostare alla logica perversa e prettamente numerica delle coalizioni dove il partito maggiore viene penalizzato incaprettandolo all’obbligo di compromettersi col secondo o col terzo partito. In queste condizioni la lotta per realizzare un programma diventa lotta non solo contro i nemici ma contro i tuoi stessi alleati.
    Per di più, quando l’elettore vede che il suo eletto si dimostra infido, corrotto o menzognero, non ha la possibilità di cacciarlo per un veto costituzionale, mentre sarebbe molto più corretto e democratico il recall
    In tutta Europa, ormai, la democrazia parlamentare ha dimostrato tutti i suoi vizi e le sue inadempienze e non è più in grado di garantire rappresentanza e governabilità. Invece di fare del Parlamento l’organo dei rappresentanti popolari, ha creato una Casta eterna di detentori del potere che sono disposti a tutto pur di conservarlo e che è capace solo di difendere se stessa e occupare altro potere.
    Solo la democrazia digitale permetterebbe la selezione, il controllo e la cacciata degli indegni.
    E solo un nuovo sistema elettorale proporzionale con soglia al 5%, premio di maggioranza e ballottaggio, senza liste bloccatee che riammette le preferenze, può, a questo punto, migliorare la situazione. Ma, come sta dimostrando in questi giorni Zingaretti, il Pd come gli altri partiti non ci stanno lasciarsi sottrarre questo potere assoluto e antidemocratico di cui hanno abusato finora.

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  2. Chi parla male o solo critica il movimento ottiene grande spazio in tv.
    Ricordo ancora l’indimenticabile Senatrice Fattori, ospite più volte dalla Gruber e non solo quando lasciò il gruppo grillino.

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  3. Mafia culturale, definizione azzeccatissima.
    A tal proposito si era distinto Stefano Feltri, nulla a che vedere con il dott.Affrancato dal Bisogno di Berghem, “domani” anche lui deve legare il ciuccio dove vuole Divisumma.

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  4. Tommaso,
    é vero, in massim aparte, tutti quelli che se ne sono andati dal moV sono politicamente spariti…!!!
    il problema però é che sono rimasti i peggiori, i traditori, quelli che reggono il sacco al partito “morte nera” e a quegli altri partiti di destra e di sedicente sinistra che rubano, corrompono e predano… (dalla storia dei 49milioni agli amici dei banchieri che dopo aver fatto fallire le banche sono stati “salvati” da quelli della “morte nera…”)!!!
    saluti e buona fortuna Tommaso e, credimi, senza rancore…! ci mancherebbe…!!!

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  5. Maronna quante chiacchere! La democrazia parlamentare vi puzza ma perché avete sul groppone Andreotti, la Mafia, gli ‘Mmiricani e Colpo Grosso,

    Ma che democrazia diretta, chi ci mandate a riparare i ponti, Viviana? Li fate voi i ponti? I giurí di selezione li andate a fare voi? Le leggi le scrivete voi?

    La democrazia diretta di chi? Della Grillo? Di Marco Giannini? Del tentacolare Giggino ‘O Purpetiello?

    *Senza* citare Churchill, la democrazia parlamentare vi fa schifo solo quando la trattate come il subbuteo, dalla culla fino all’urna, sia questa elettorare o funeraria, altrimenti dove vi avviate? Verso la seconda casa costruita abusivamente?

    Ed aspettare il sommovimento della coscenza individuale non serve perché dopo un poco si torna a parcheggiare in seconda fila, a saltare la fila e a comprare dai behemot per sfregio a quegli assenteisti assolti.

    Se é vero che le migliori Costituzioni sono in realtá un enorme atto di sfiducia verso le persone chiamate a difenderle – e non ricordo chi io stia citando – allora dovete fare qualcosa di simile mettendo le “cose” nero su bianco.

    Altrimenti con la scusa che Giggino e Giannini sono pur meglio di Agnelli e Riina e Benetton ed Andreotti sempre con i ponti crollati resterete.

    Sozzusi!

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