Guardia Sanframondi: “I marziani, l’infiltrato e i conflitti di interesse (veri o presunti)”

(Raffaele Pengue) – Era il 22 settembre, quando i marziani (o presunti tali) scesero sulla terra. Come ieri sono planati sulla terra guardiese, col voto, come oggi sono scesi dall’astronave. Parlo degli “eletti” che hanno vinto le elezioni di Guardia come primo gruppo, mentre il secondo gruppo a trazione panziana le ha perse come “non eletti”. Da questa strana situazione – 21 voti di differenza – è nata la nuova amministrazione in carica, comunemente detta Esserci. Di questa compagine (da chi scrive sostenuta) preoccupano molte cose vistose, ma ci piacciono due cose in particolare: è partita dalla volontà popolare, dalla vita reale dei cittadini, e ha scacciato il Padrino-Potere dal governo della comunità, dichiarando al contempo chiusa la sua parabola. Non posso negare, lo dico a titolo personale, il disagio per alcune scelte, che destavano le mie iniziali riserve, ma non mi sento di tifare per lo sfascio. Anzi. E non fa nulla se in queste ore aprendo le finestre, lo smartphone e i giornali mi chiedo: ma siamo sicuri che cambierà qualcosa da quando ci sono i marziani, quelli che ci hanno detto in tutti i modi che cresceranno insieme a noi? È presto per dirlo. Ora, cari vulcaniani (pardon, marziani) sarò pure l’infiltrato, uno che trova sempre da ridire e criticare, di quelli a cui non va mai bene nulla, un maldestro spettatore delle cose guardiesi, ma il bar e il supermercato non fanno che ribadire che il racconto quotidiano è rimasto lo stesso di prima. Gli stessi temi, la stessa versione, le stesse storie. Cambiano le notizie, è vero, ma non la rappresentazione. Ai banconi dei bar poi si sente la gente borbottare che va ancora in onda il vecchio film. Che gli ingredienti sono gli stessi, l’enfasi e la copertina sono sempre dedicate ai stessi temi di Floriano & C. I nuovi inquilini della Casa Comunale vedono il mondo con i suoi occhi, con il suo linguaggio. Pare (dicono sempre gli avventori dei bar), salvo fatti e sfumature, che l’intonazione generale si avvia ad essere la stessa di prima, la linea è rimasta quella (si salvano le new entry, anche se ad oggi figurano come Paolini, il disturbatore dei tg). Le facce sono cambiate perché la realtà di fatto è cambiata: ma la rappresentazione è sempre la stessa, gli interessi appaiono sempre gli stessi. Già, gli interessi. Certo, non si cambia dall’oggi al domani. Certo, anche le figure nominate in Giunta (bravissime persone, per carità, a cui rivolgo i miei migliori auguri) non vengono dalla luna (pardon, da Marte). Certo, è cambiato il regista. Ma gli attori poi restano sempre gli stessi, la stessa provenienza, la stessa trafila di carriera e la stessa ideologia. La rappresentazione del paese è la stessa di prima. Gli stessi tempi bui in cui c’era la lottizzazione, la spartizione: il conflitto di interessi. Regola sacrosanta il conflitto di interessi e – abbinata alla moralità – a suo modo equilibrata. Poi arrivò Floriano e tutto venne “interessato”. A Guardia siamo abituati da sempre a non ascoltare la voce dei moralisti, veri o farlocchi che siano, sugli innumerevoli conflitti di interessi “privati”. Una variabile scaturente della nota propensione dei guardiesi ad indignarsi solo quando l’ingiustizia non abbia procurato loro alcun tornaconto. La gente comune infatti, ormai assuefatta, non distingue più le parti in commedia, ma, vi assicuro, è perfettamente in grado di riconoscere un conflitto di interesse. La gestione della cosa pubblica da una parte, l’egemonia e gli interessi di parte dall’altra. Il conflitto di interessi – come riporta il dizionario -, “è una condizione giuridica che si verifica quando viene affidata un’alta responsabilità decisionale a un soggetto che ha interessi personali o professionali in contrasto con l’imparzialità richiesta da tale responsabilità, che può venire meno a causa degli interessi in causa”. Non è una preoccupazione di ordine elettorale, perché i seggi sono chiusi, sappiamo tutti però che più le fabbriche del pregiudizio guardiese stampano moneta falsa più la gente va in direzione opposta. Semmai preoccupa proprio l’effetto che producono, la rinnovata diffidenza della gente verso la gestione della cosa pubblica, il disgusto e il fastidio nei confronti della politica, l’alibi per non documentarsi, tanto è sempre la stessa minestra. Preoccupa un paese dove si oscurano i fatti e si deforma la verità; che, ricordiamolo, non sono mai solo da una parte.

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