Libertà d’informazione

(Tommaso Merlo) – L’unico modo per difendersi da una informazione venduta è sviluppare gli anticorpi in modo da non abboccare, in modo da diventare cittadini impermeabili alle manipolazioni e alle falsità che ci propinano ogni santo giorno. Più il cittadino è forte, più l’informazione venduta è debole. Possono spadroneggiare fin che vogliono, ma nessuno potrà mai entrare nel cervello di un cittadino libero e sottrargli la sua onestà intellettuale e indipendenza di giudizio. Nessuno. Un cittadino libero filtra le informazioni, boicotta i media meno affidabili, differenzia le fonti, verifica le notizie, capisce strada facendo di chi si può fidare e di chi no, capisce le vere motivazioni dietro a certi personaggi o giornali o talk-show e soprattutto a quelle dietro ai loro padroni. Ne conosce un minimo la storia, il campo politico. Niente di così complesso ma certo ci vuole un minimo di sforzo. Una sorta di legittima difesa a cui siamo costretti per destreggiarci nella giungla di fake news e faziosità. Il problema è che non tutti lo fanno. Ci sono cittadini che non hanno i mezzi, ci sono tifosi che si bevono ogni panzana che urlano i loro idoli e ci sono coloro che sfogliano un giornale o si siedono davanti ad uno schermo ancora con sudditanza, con la bocca aperta e senza capire la realtà dietro le quinte. Per questo la politica ha il dovere d’intervenire e stabilire perlomeno regole del gioco degne di una democrazia moderna. È frustrante ritrovarsi nel 2020 ancora in queste penose condizioni, ma l’intreccio di conflitti d’interesse ha impedito all’Italia di modernizzarsi e poi da noi funziona così. Deve crollare tutto prima d’iniziare a ricostruire. Questo perché chi tiene le redini non le molla fino all’ultimo. Come i padroni e partiti nostrani che controllano l’informazione e non certo per amore del giornalismo o per offrire un servizio alla collettività o alla crescita della nostra democrazia. Ma per meschino tornaconto. Economico, personale, politico. Profitto, prestigio e soprattutto influenza. Per condizionare l’opinione pubblica ma anche i palazzi ed essere invitati ai tavoli che contano al momento opportuno. Logiche ed interessi egoistici che compromettono il giornalismo alla fonte. Se ti alzi tutte le mattine e vai a lavorare per un padrone che ti stacca l’assegno con cui paghi l’affitto e ci mantieni la famiglia e il tuo status, non dirai e non scriverai mai nulla contro quel padrone ed anzi lo difenderai e i suoi nemici diventeranno i tuoi. E se per caso ti dovesse salire qualche rigurgito deontologico, la tua carriera ne pagherà le conseguenze. Lo sai tu, lo sa il tuo padrone, lo sanno tutti. E allora guai a chi alza la testa, guai a chi non sbandiera la propria fasulla indipendenza. Anche in Italia è pieno di giornalisti seri ma sono rilegati in riserve indiane. La maggioranza si conforma all’andazzo dominante fin che dura. Per convenienza, per paura, perché si sono arresi ad un sistema che ritengono incrollabile. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. In Italia l’informazione vive una gravissima crisi di credibilità. Il suo bene più prezioso. Lo dicono i numeri di chi ancora gli dà retta. Lo dice quanto poco siano in realtà influenti in questa fase storica. La colpa è dei soliti mali che affliggono il nostro paese. Una faziosità sempre più aggressiva e sfacciata che si divora anche le briciole dell’onestà intellettuale. Il tappo di caste sempre più ottuse e lontane dalla realtà. Con la stessa manciata di tromboni e parrucconi che intasano gli studi televisivi e le redazioni dei giornali e ogni poltrona che conta. Noiosi e screditati alfieri di un’era morente che nulla hanno a che fare con la nuova Italia che cerca disperatamente di girare pagina. Ma non bisogna scoraggiarsi. In attesa che la politica stabilisca degne regole del gioco, i cittadini possono fare la loro parte. Più il cittadino è forte, più l’informazione venduta è debole. Oggi poi i cittadini hanno a disposizione la rete. Possono farsi giornalisti e smentire e smontare l’informazione dominante e soprattutto possono aiutare gli altri cittadini a sviluppare gli anticorpi in modo da non abboccare, in modo da diventare impermeabili alle manipolazioni e alle falsità che ci propinano ogni santo giorno. Non bisogna scoraggiarsi. Anche l’Italia prima o poi conquisterà una vera libertà d’informazione.

10 replies

  1. ” L’unico modo per difendersi da una informazione venduta è sviluppare gli anticorpi in modo da non abboccare, in modo da diventare cittadini impermeabili alle manipolazioni e alle falsità che ci propinano ogni santo giorno. Più il cittadino è forte, più l’informazione venduta è debole. Possono spadroneggiare fin che vogliono, ma nessuno potrà mai entrare nel cervello di un cittadino libero e sottrargli la sua onestà intellettuale e indipendenza di giudizio. Nessuno. Un cittadino libero filtra le informazioni, boicotta i media meno affidabili, differenzia le fonti, verifica le notizie, capisce strada facendo di chi si può fidare e di chi no, capisce le vere motivazioni dietro a certi personaggi o giornali o talk-show e soprattutto a quelle dietro ai loro padroni.”

    Quindi se così fosse perché mai proprio i cittadini liberi ed informati ritengono che una pessima stampa non è il risultato ma la causa delle manipolazioni partitiche dell’opinione pubblica?
    Con la libera stampa i cittadini sono più liberi. Con le numerose Pravda di destra e sinistra italiane un po’ meno, loro malgrado.

    “capisce strada facendo di chi si può fidare e di chi no..”

    Eccola qui la ricetta: un atto di fede verso Tizio o verso Caio.
    Cioè il buon Tommaso non si batte per una legge che imponga gli editori puri. Assolutamente no. Questa situazione gli fa comodo proprio per poterci rifilare la sua retorica da 4 soldi sui padroni dei giornali che hanno ben altri interessi in gioco.

    “Ci sono cittadini che non hanno i mezzi, ci sono tifosi che si bevono ogni panzana che urlano i loro idoli e ci sono coloro che sfogliano un giornale o si siedono davanti ad uno schermo ancora con sudditanza, con la bocca aperta e senza capire la realtà dietro le quinte”

    E nel M5S non li vedi? Sei orbo da un occhio?

    L’articolo di Merlo mi ricorda “Dietro”, una delle poesie de Kipli (Corrado Guzzanti) che preferisco:

    DIETRO
    Dietro tante belle cifre
    c’è qualcuno che si sta prendendo gioco di voi,
    qualcuno che conta sulla vostra buona fede
    per rimescolare le carte in tavola,
    che vi distrae con falsi problemi
    per nascondervi i problemi reali.
    Dietro tante belle promesse
    c’è qualcuno che si prende gioco di voi,
    qualcuno che tenta di ingannarvi, che sapendovi ingenui,
    conta sull’efficacia dei mezzi più scorretti
    per convincervi che il nemico è un altro,
    possibilmente il SUO nemico.
    Qualcuno che sta facendo leva
    sulla stessa vostra curiosità
    per deviarla dove essa non può nuocere,
    e dove, manipolata,
    può addirittura tornare a suo vantaggio!
    Dietro questa ingannevole nebbia
    c’è qualcuno che si prende gioco di voi.
    Per smascherarlo unisci i puntini dall’1 al 64.

    Ah ah ah ah

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    • “E nel M5S non li vedi? Sei orbo da un occhio?”
      Direi che quelli li vedi solo tu, se ci sono elettori critici sono proprio quelli del M5S, e se non te ne sei accorto allora l’orbo sei tu.

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  2. Riportare tutto alla capacità di discernimento individuale mi sembra molto riduttivo. Troppe persone non hanno la cultura, la capacità di raffronto o verifica, la competenza di chi è capace di distinguere il vero dal falso. Prima di tutto l’analfabetismo di ritorno in Italia tocca vertici altissimi e troppe persone non sono nemmeno in grado di capire il senso di un articolo, poi i lettori sono pochissimi, gli italiani leggono in media un libro l’anno, sempre meno persone leggono i giornali, al più guardano i giornali sportivi e i quotidiani locali che hanno forti limiti di ampiezza e di interessi, ancora meno sanno usare il web.
    La maggioranza degli italiani, specie anziani, guarda la televisione soprattutto per programmi di intrattenimento, e chi segue talk show politici viene plagiato in modo uniforme, a senso unico, senza un reale dibattito e confronto.
    A questo punto parlare di capacità critiche mi sembra fuori luogo e riversare ogni speranza sulla maturazione dell’elettorato mi sembra un pio desiderio che non tiene conto della realtà.
    Se i media danno una visione a senso unica, falsa ma martellante, occorre piuttosto allargare l’offerta ideologica e permettere a Movimenti bistrattati e messi nell’angolo come il M5S di entrare in un possibile confronto alla pari con i vari partiti così che lo spettatore possa capire meglio e scegliere. Ma siccome Merlo non è un 5 stelle, questa proposta, che sarebbe ovvia, non la dà.
    C’è una cosa di cui si sente molto il bisogno in Italia, soprattutto ora col dilagare delle fake che hanno raggiunto livelli inauditi: una legge ,di deontologia professionale per chiunque si occupi di informazione, con punizioni immediate a ci diffonde menzogne, calunnia in modo spregevole, distorce i fatti. Si provveda al più presto a colmare questa gigantesca lacuna e si faccia quanto prima una legge che imponga un Codice deontologico per chiunque si occupi di informazione (come esiste per i notai o per i medici o altre categorie professionali), una legge che punisca i trasgressori, faccia passare agli hacker la voglia di operare illecitamente e consenta ad ogni partito di governo di avere un proprio spazio nei tg e dei talk show, combattendo abusi e privilegi indebiti. Quanto accaduto finora è stato abnorme e incivile e, se la propaganda abusiva e illecita di Salvini ha prodotto una massa di voti, è solo perché questo gli è stato permesso.
    C’è poi lo spinoso problema dei fondi pubblici alla stampa e sarebbe l’ora che una legge definitiva li abolisca.
    E c’è l’altro spinoso problema di un Ordine del Giornalisti che non serve a nulla e che sarebbe l’ora fosse abolito anch’esso.

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  3. Per exandrea
    Non ho capito il tuo riferimenti ai 5 stelle
    Prima di tutto Merlo non è un 5 stelle
    In secondo luogo se c’è qualcuno che nel campo di questa informazione distorta viene messo sempre in un angolo e non gode di diritti nemmeno quando alle politiche prende 11 miliobi di voti e in due governo è sempre il partito di maggioranza, questo è proprio il M5S. Di cosa dovrebbero essere ciechi i suoi elettori? del fatto che nell’informazione italiana non ci sono mai se non nella parte di chi è messo costantemente alla gogna? Mi chiedo a questo punto dove sia finita la ‘tua’ capacità di valutare in senso critico la realtà.

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    • Ho letto i primi due tuoi post e dal mio punto di vista non hai centrato il problema che è di una ovvietà sconcertante.
      La soluzione te la offre la domanda di Caruso Paolo, che constato ti ha lasciato indifferente.
      Eppure di “editori puri” si parla da tempo.
      Sai cosa sono vero?

      La STAMPA è utilizzata dai grandi prenditori per curare interessi extra editoriali.
      Il fine non è la propria credibilità, quella che ti porta a vendere copie e ad avere molti affezionati lettori.
      Il fine è la manipolazione, i loro giornali possono anche andare in rosso, gli interessi politici ed economici degli editori impuri sono altri.
      Berlusconi secondo te si è arricchito con “Il Gironale”?

      Ora, se è questa la premessa, come puoi concludere che la soluzione è la repressione del gironalista.
      Alza la mira Viviana.
      Punta lo squalo non il pesce pilota.

      La repressione, se fosse affidata ad un movimento padronale che si inventa la rubrica “giornalista del giorno”, rubrica che ne includeva alcuni e ne escludeva stranamente altri, peggiori dei primi…. la cosa non mi tranquillizza neanche un po’. La cura sarebbe peggiore del male che intende curare.

      EDITORI PURI
      EDITORI PURI
      EDITORI PURI

      Altro che il chiacchiericci di Merlo e, perdonami, anche il tuo.

      Piace a 1 persona

  4. L’altra cosa grave che Merlo nemmeno considera è che non esistono in Italia editori puri, cioè che smerciano giornali ma non sono ammanicati con partiti politici che incensano per averne favori. Una precisa legge dello Stato, mai cancellata, vieta a proprietari di giornali o di televisioni di fare politica. Eppure la sua infrazione è sotto gli occhi di tutti. L’anomalia dell’informazione italiana è che quasi tutti i principali giornali sono di editori in pieno conflitto di interessi: Repubblica, il Messaggero, Libero, la Stampa, il Giornale… Oggi sentiamo che la prima cosa a cui Zingaretti vuole provvedere (e sa il cielo se in tempi di crisi e di Covid siano tante!) è la correzione dei due decreti contro i migranti fatti da Salvini. Di legge sul conflitto di interessi si parla da 70 anni. Quello che gli italiani sono convinti a pensare dipende in larga misura da questo, e il martellamento quotidiano e disinformante ha raggiunto livelli tali da accecare una intera Nazione. Di fronte a questa realtà, disquisire sulla libertà del giudizio critico è come parlare di rose sotto una tempesta di cavallette.

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    • @Viviana
      Ok, allora te la ripropongo io la domanda di Paolo Caruso:
      “A quando la legge sul conflitto di interessi in editoria che eviterebbe il servilismo strisciante nel mondo della informazione”

      Anzi, parlare di una legge sul conflitto di interessi tout court non è opportuno (anche se molto auspicabile). Troppa carne al fuoco.

      Parliamo semplicemente di introdurre la figura dell’EDITORE PURO, lasciando per il momento in vita quella meschina dell’EDITORE IMPURO.

      Ed introdurla come?
      Facendo una legge che prevede finanziamenti a fondo perduto per coloro che vogliono cimentarsi nell’apertura di un quotidiano la cui proprietà e direzione non ha altri interessi da curare.
      Agevolando fiscalmente gli editori puri e mazziando fiscalmente quelli impuri.
      In questo indebolisci progressivamente i secondi agevolando conseguentemente molto i primi.
      E nasceranno altre testate senza padroni, oltre al FQ.

      “A quando la legge sul conflitto di interessi in editoria che eviterebbe il servilismo strisciante nel mondo della informazione?”
      Il M5S cosa sta facendo in proposito, visto che sei così informata perché non ce lo dici?

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  5. Poichéla poesia di Guzzanti è piuttosto scarsina, mi permetto di riportarne una di maggior valore stilistico da “Soopn River” di Edgar Lee Master, anche a riprova che il problema dei media esiste da sempre, da ancor prima che gli odierni media fossero inventati.

    Whedon, direttore di giornale

    Essere in grado di vedere ogni lato di ogni questione;
    essere in ogni settore, essere tutto, essere nulla che duri;
    pervertire la verità, abbracciarla per uno scopo,
    sfruttare i grandi sentimenti e le passioni della famiglia umana
    per bassi disegni, per scaltre finalità,
    portare una maschera come gli attori greci –
    il vostro giornale di otto pagine – dietro cui vi rannicchiate,
    urlando nel megafono dai caratteri cubitali:
    «Sono io, il gigante».
    In tal modo anche vivendo l’esistenza di un ladro,
    avvelenato dalle parole anonime
    della vostra anima clandestina.
    Gettare lordura sullo scandalo, per denaro,
    ed esumarlo ai quattro venti, per vendetta,
    o vendere giornali,
    calpestando reputazioni, o corpi, se necessario,
    per vincere ad ogni costo, salva la vostra vita.
    Gloriarsi in un potere demoniaco, minando la civiltà,
    come un ragazzo paranoico mette un ceppo sulle rotaie
    e deraglia il direttissimo.
    Essere un direttore, come io ero.
    Poi giacere qui vicino al fiume oltre il punto
    dove la fogna scorre dal villaggio,
    e le scatole vuote e l’immondizia vengono gettate,
    e gli aborti nascosti.

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