Guardia Sanframondi: “Ti conosco mascherina”

(Raffaele Pengue) – Non so come finirà la nuova compagine amministrativa che si è profilata dopo le elezioni comunali di Guardia. Ma una cosa sento di dirla sopra tutte e a prescindere da qualunque cosa accadrà: è bene che questo periodo che abbiamo davanti sia il quinquennio in cui chi è uscito sconfitto dalle urne non metta più piede nei luoghi di comando. All’opposizione ci possono pur stare, perché a protestare possono pure avere un loro residuo senso. Ma è necessaria una diffida politica, perché non osino più avvicinarsi all’istituzione Comune. Perché l’hanno sporcato, infangato, hanno rovinato la storia, la cultura, i simboli della nostra comunità e insieme bloccato, frenato, depresso la vita e le opere di questo paese. Perché per un decennio questa gente senz’arte né parte non solo non è stata in grado di affrontare la realtà, guidare un paese, non ha neanche avuto né la competenza né capacità; ma non ha avuto neanche punti fermi per non sbandare, per non degenerare, per non diventare un consorzio di ambizioni sgangherate di gente che non deve dar conto a niente e a nessuno, senza una storia o un’idea a cui essere fedeli, se non a un ayatollah. Con l’aggravante che hanno solo tutelato, col loro radical chic straccione, solo la Guardia arraffona, o nella migliore delle ipotesi, la Guardia più benestante e patrizia. La logica bestiale della negazione assoluta di ogni merito, capacità, titolo di studio, esperienza e curriculum, sono stati il colpo di grazia per un paese già disabituato alla meritocrazia, poco incline a rispettare lo stesso dettame sui “capaci e meritevoli”. E si potrebbe continuare… Non si può più aspettare, game is over, il tempo è scaduto, è necessario che chi con il voto del 20 e 21 settembre ha perso la fiducia dei cittadini sparisca dall’ente Comune in fretta e non vi metta più piede. E se qualcuno dopo averli visti all’opera in dieci anni di amministrazione – e mi rivolgo a chi legittimamente ha l’onere e l’onore di guidare la comunità e che oggi bisticcia sulle cariche da attribuire -, osa ancora pensare che possano essere collaborativi dovrebbe meritare una punizione elettorale di pari grado. (Lo dico a chi oggi s’illude sotto-sotto di poter stringere una sorta di patto sciagurato istituzionale con loro).

Ora, di fronte al marasma che si apre al loro interno a seguito della cocente sconfitta elettorale, alla guerra per bande, come dicono alcuni di loro – una guerra per bande troppo a lungo dissimulata, anzi rimossa, messa sotto il tappeto in campagna elettorale, che in queste ore è esplosa in tutta la sua virulenza -, non cantate vittoria voialtri chiamati a guidare la comunità. Perché a Guardia ci sono agonie che durano più della vita normale. E tra tanti zombie che ci circondano, protetti dagli sciami di sostenitori e beneficiati dall’ayatollah, pensare ad una loro estinzione rapida è utopia. Il loro tramonto non tramonterà velocemente. Ed è una nemesi crudele per un gruppo cementato dalla voglia di potere e dal sistema, che li ha perfettamente integrati. Il fatto è che, nonostante il voto incerto all’ultima scheda elettorale, la débacle sul territorio è stata totale. Ma d’altronde chi mai avrebbe potuto pensare il contrario, sol che si consideri che gli stessi candidati, consci di averne combinate al governo della comunità di tutti i colori e di essere elettoralmente in discesa libera, si son quasi vergognati di fare campagna elettorale casa per casa.

Oggi il problema vero per loro è come decidere di affrontare la discesa: se in groppa alla maggioranza uscita dalle urne, o meglio al traino, come zavorra e rimorchio che in cambio di benefits, briciole di potere, all’insegna del “stemo bboni, fatece campà”. E così continuare a esercitare i loro comodi tirando il più possibile dappertutto, abbozzando, nascondendosi, avendo qualche anno almeno di sopravvivenza comunale. E, statene certi, questa è la scelta più comoda per chi gode di benefici riflessi; scelta non politica e nemmeno antipolitica, ma una specie di “Reddito di Amministranza”, versione ricca del plebeo reddito di cittadinanza. È la linea della Minoranza Adacampà, supportata dall’ayatollah e da tutti coloro che godono dei benefici del potere. L’altra scelta è quella rappresentata dall’opposizione dura e pura nei confronti della maggioranza: più una marea di buoni propositi per salvare Guardia, attaccando tutto e tutti. Deresponsabilizzarsi. Se dovessi fare previsioni direi che in entrambi i casi la loro storia politica curva verso un declino irreversibile. Il problema è decidere come finire, se con tutti i conforti del potere ma senza un briciolo di dignità, come larve al seguito di un leader ormai inesistente. Oppure se vivere questa lunga agonia con dignità, con un residuo di ritrovata coerenza. All’opposizione, fuori dal potere. Sconfitta per sconfitta, nicchia per nicchia, a mio avviso c’è più onore a restar fedeli a quel vago desiderio di rivalsa piuttosto che mettersi la livrea o passare da proprietari a braccianti del loro nuovo mezzadro, che si è nel frattempo fuffato i loro possedimenti.

Questo discorso riguarda naturalmente gente che ha la schiena diritta e i loro elettori; non riguarda, non può riguardare chi per un decennio si è messo comodo ed è pronto a perdere come gruppo ma a non perdere di persona. Capiteli, sono navigator nell’arte di barcamenarsi…

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