Il taglio dei pagliacci

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Dunque, ricapitolando. L’Innominabile, che anziché abolire il Senato voleva abolire le elezioni per il Senato e definiva “ridicolo avere 945 parlamentari” perché “la riduzione del numero dei politici è la priorità per essere credibili”, lascia libertà di voto ai suoi eventuali elettori sulla riduzione dei politici perché, siccome non l’ha fatta lui, “è solo uno spot”. Repubblica, che nel 2016 sponsorizzava la sua boiata, ora guida il fronte del No raccontando frottole, e cioè che col Sì l’Italia finirebbe “ultima nella Ue per rappresentanza”, con “la più bassa percentuale nel rapporto tra eletti ed elettori”. E, per dimostrare il falso, calcola solo gli “eletti” alla Camera, cioè i deputati (che scendono da 630 a 400), e dimentica i senatori (da 315 a 200), anch’essi “eletti” diversamente dai membri nominati delle Camere alte degli altri Paesi. Calcolando tutti e 600 i parlamentari, l’Italia rimane il grande paese Ue col più alto numero di eletti in rapporto agli elettori. Ma a questi mezzucci devono ricorrere quelli del No per non confessare il loro vero movente: dar torto ai 5Stelle anche quando hanno ragione, a costo di rinnegare ciò che avevano sempre detto e pensato.

A pag. 7 troverete lo strepitoso caso di un pesce di nome Zanda, senatore Pd e presidente della fondazione di De Benedetti che edita il Domani, e della degna compare Anna Finocchiaro, ex senatrice e neoeditorialista di Repubblica. Zanda vota No perché mancano “i contrappesi assolutamente necessari per il funzionamento del sistema” e prima “vanno modificati i regolamenti parlamentari e la platea che elegge il presidente della Repubblica”. La Finocchiaro fa campagna per il No perché “si fa un taglio lineare pensando che le Camere possano funzionare con 400 deputati e 200 senatori, ma così il sistema parlamentare non può funzionare” e poi “la Costituzione non è un take awayda cui puoi prendere quello che ti piace e cambiare quello che non ti piace. È un sistema delicato, sofisticato, fatto di pesi, contrappesi”. Ora, nel 2008, i due bei tomi furono i primi firmatari di un ddl costituzionale identico a quello che voteremo il 20 settembre: cambiava due soli articoli della Carta, il 56 e il 57, per un taglio lineare dei deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200). Cambiava solo il partito proponente: Pd anziché M5S. E i contrappesi? E i regolamenti? E la platea? E la rappresentanza? E la funzionalità? E il take away? Niente di niente. Quand’erano loro a chiedere 600 eletti, il Parlamento avrebbe funzionato come un orologio svizzero: ora invece sarà l’apocalisse. Però dài, su col morale: se vince il Sì, non solo avremo il 36,5% di parlamentari in meno. Ma anche il 36,5% di speranze in più di non rivedere certi pagliacci in Parlamento.

51 replies

  1. Grande. Grande come sempre Marco. È l’unico in tutta Italia che ti ricorda quello che ha detto Tizio o Caio.
    E in un Paese pieno di Vuoti di Memoria è importantissimo.
    Ricordiamoci che abbiamo archiviato da anni i Responsabili del Disastro Fascista, e tutt’ora girano tra le scatole travestiti da fratelli d’Italia.

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  2. Troppo ottimista.
    Gli elettori dovranno votare solo quelli nominati dai vari segretari.
    Non cambierà niente se non cambiano la legge elettorale.
    Ma almeno ne dovremo pagare di meno, e di conseguenza, forse sentiremo meno stronzate durante i dibattiti parlamentari.

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    • Si spera ardentemente che almeno in QUEL caso, la Legge Elettorale venga totalmente riformata. Almeno quella. Se capisco bene, non ci saranno più motivi per non farlo, quando, anzi!, diverrà praticamente necessario. Non male, dai.

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  3. A proposito di Repubblica, da alcuni articoli sta cominciando, velatamente, ad attaccare pretestuosamente Conte;
    si sta uniformando al resto della maggioranza degli editori.
    conati di vomito

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  4. Sulla riduzione dei pagliacci ho i miei dubbi, perché da sempre i partiti quando sono chiamati ad offrire il meglio, puntano all’usato sicuro. I partiti sono negozi di scarpe e anche quando reclutano nuove leve offrono sempre lo stesso numero, per cui o non ci mettono piede o ci cresceranno dentro.

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  5. “….della degna compare Anna Finocchiaro,…” Ricordo male o il femminile di “compare” è “comare”?
    Qual è il termine più offensivo: l’uno o l’altro?

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  6. MA QUALE RAPPRESENTANZA? – Viviana Vivarelli.

    Tutta Europa ha l’intenzione di ridurre e snellire i parlamenti dei Paesi europei perché molte leggi si fanno ormai altrove (per es. nel parlamento europeo o nel consiglio europeo o nei patti internazionali o negli organi sovranazionali o nelle Regioni o Länder o simili) per cui i Parlamenti hanno sempre meno cose da fare e il nostro è uno dei più numerosi Parlamenti del mondo
    Non è vero he il Parlamento si indebolirà e che l’Ue ne approfitterà.
    Il prestigio del Parlamento si misura nell’onestà e nell’alacrità dei suoi membri e non nei suoi numeri.
    In Svizzera, che ha la democrazia più avanzata del mondo, il Parlamento quasi non esiste. Ogni parlamentare continua nel proprio lavoro di sempre e alcune volte l’anno si riunisce assieme agli altri ma le leggi le fanno i cittadini, del resto non esiste nemmeno il Presidente del Consiglio né il Presidente della Repubblica e non mi sembra che per questo la Svizzera sia debole o goda di scarsa considerazione da parte degli altri Paesi (in Ue intelligentemente non c’è mai entrata, il suo popolo ha conservato la propria sovranità e la esercita direttamente e ha la propria moneta e i propri affari, senza che l’essere fuori dall’Ue la penalizzi affatto).
    La rappresentatività si ottiene prima di tutto quando il cittadino sceglie da sé il proprio rappresentante (e non se lo sceglie il capo partito e poi g li impone una lista bloccata), se può contattare il proprio rappresentante che dovrebbe essere al suo servizio e non sopra di lui (e non solo per dargli delle mazzette in cambio di leggi a favore) e se ha la possibilità di rimandarlo a casa se si comporta male.
    Ogni altro tipo di rappresentanza è una parola vuota priva di significato.
    Ma sembra di moda ora per i fautori del No sventolare parole come democrazia o rappresentenza che nei fatti hanno ampiamente calpestato.

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  7. LA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI SIA SOLO IL PRIMO PASSO- Viviana Vivarelli.

    Possiamo considerare sia l’eliminazione dei vitalizi che questa riduzione parlamentare come i primi passi di uno snellimento dello Stato che abolisca abusi e privilegi e vada oltre aumentando la rappresentanza e la democraticità, facendo crescere i poteri di scelta e di controllo dei cittadini e depurando gli organi istituzionali dal vecchiume e dalla corruzione..
    Quindi, per es., un nuovo sistema elettorale proporzionale, con premio di maggioranza e soglia del 5%, mai più liste bloccate con i candidati scelti dai capipartito, mai più persone corrotte nelle liste, no alle pluricandidature, no a persone candidate in più collegi o fuori dal loro territorio, limiti alle rielezioni (no più di due volte Governatore di Regione), no ai voltagabbana e se un parlamentare di un partito se ne va sia rimpiazzato dal secondo dopo di lui per mantenere lo stesso numero degli eletti rispettando la scelta popolare, via il gruppo misto, diritto di recall, divieto del voto segreto, limitazioni al divieto parlamentare di far processare un proprio membro, modifiche agli statuti di Camera e Senato (che non accada più che la Presidente della Camera rimetta i vitalizi eliminati dallo Stato!) , tagli alle indennità, perequazione degli stipendi alla media europea, limitazione all’eredità di benefit da parte di parenti e affini, divieto di ghigliottine o strumenti simili di blocco alle discussioni, limiti al voto di fiducia, limitazioni ai poteri dei capipartito, stop alle fondazioni, via i finanziamenti pubblici ai giornali, una più democratica regolamentazione della Rai secondo la risposta elettorale, punizioni per le fake gratuite e le calunnie, eliminazione degli assenteisti non giustificati da missioni pubbliche….
    Credo che ce ne siano tanti di modi per aumentare rappresentatività e democraticità che non giocare sui numeri falsando le carte.

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  8. Ma ci rendiano conto di quanto che le condizioni politiche attuali dentro l’Unione europea siano molto diverse da quelle della prima Costituzione nel 1948!!
    Ricordiamoci poi che nel 1948 l’intenzione maggiore era di evitare che si riformasse un nuovo fascismo, per cui si stabilì un certo numero di parlamentari, dicendo però subito che quel numero avrebbe dovuto essere al più presto perché era eccessivo.
    Invece nel 1963 quel numero fu aumentato da una legge detta ‘legge truffa’.
    Oggi la tendenza di tutti i Paesi europei è di ridurre il numero dei parlamentari, perché il Parlamento nazionale ha la funzione di fare le leggi ma oggi il suo lavoro è diminuito perché moltissime leggi sono fatte o dalle Regioni, o dal Parlamento europeo o dal Consiglio europeo o dai vari Patti internazionali o da altri organi sia sovranazionali che interni. Le leggi sul mare, per es., sono sovranazionali, mentre la Sicilia, per es, come Regione a statuto speciale, ha un proprio parlamentino che può fare leggi su certe materie.
    Riducendo il numero dei Parlamentari non facciamo che tornare alle intenzioni dei Padri costituzionalisti e ci allineiamo alle nuove esigenze attuali dell’Europa in cui si tende a snellire il Parlamento per renderlo più efficiente e veloce
    Come si faccia poi a parlare di rappresentatività guardando al numero di cittadini corrispondente, non riesco nemmeno a capirlo.
    Ma quand’è che il parlamentare corrisponde a un certo territorio dal momento che i capi partito li distribuiscono sul territorio nazionale a piacere (la Boschi a Bolzano!) e chi rappresentano se sono scelti dal capo partito e non dai cittadini e ubbidiscono al capo partito, mentre sono liberissimi di fare il contrario di quel che hanno promesso ai cittadini, addirittura sono liberi di cambiare partito o di andare nel gruppo misto? E i cittadini non possono nemmeno licenziarlo se è un delinquente o li tradisce? Ma di che cavolo si parla?

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  9. GLI SCEMI DEL NO-

    Il bello è che chi vota NO al referendum non è poi capace di spiegare perché e fa la figura dello scemo o del venduto (e questo vale per tutti i media).
    Ripete come un pappagallo che con più seggi c’è più democrazia. Ma chi l’ha detto? Abbiamo uno dei parlamenti più numerosi del mondo, questo vuol forse dire che abbiamo più democrazia? Allora se invece di mille parlamentari ne avessimo tremila ci sarebbe più democrazia? O piuttosto non ci sarebbero più mangiatoie, più difficoltà a fare le leggi, più cortigiani, più parassiti e più casino?
    Candidano persone che non sono nemmeno di quel territorio e poi parlano di rappresentanza. Ma rappresentanza di che o di chi se quel territorio manco lo conosci? La Boschi a Bolzano rappresenterebbe i bolzanini?? Il genovese Cofferati a Bologna rappresentava i bolognesi?
    Berlusconi rappresentava la Sicilia?
    Fanno il rapporto tra popolazione e seggi, ma a che serve se poi chi è eletto non ha nessun contatto con i suoi elettori, fa quello che gli pare e può fare il contrario di quello che ha promesso nel suo programma elettorale come può cambiare partito o andare nel gruppo misto.
    E i voltagabbana o quelli del gruppo misto chi rappresentano e a quale democrazia appartengono?
    Si riempiono la bocca di parole come rappresentanza e democrazia, ma dove? se nemmeno quando un parlamentare è un fannullone che in Parlamento non ci si va mai o un delinquente o uno che tradisce il proprio programma, nemmeno in quel caso gli elettori possono rimandarlo a casa? A quel punto, che rappresenti 90.000 persone o 900.000 non fa differenza. La democrazia consisterà bene in altre cose! Per esempio sarà democrazia rispondere ai bisogni del popolo e non a quelli di lobbye, corporazioni o magnati! Non sarà democrazia votare una legge perché hai preso una mazzetta e devi favorire chi te l’ha data.
    Dicono che con più parlamentari c’è più democrazia, ma che senso ha? Allora raddoppiamo i giocatori delle squadre di calcio e avremo più sport! O non avremo piuttosto più casino?
    Si parte già dal fatto antidemocratico che i candidati non sono scelti dalla base elettorale ma dai capipartito, poche persone fanno liste bloccate e il cittadino non sceglie niente. E allora sarebbe democrazia questa?
    E già il Rosatellum che elimina il premio di maggioranza e costringe il partito più votato a governare con un suo nemico quanta democrazia contiene? Se un elettore odia il Pd e odia la Lega e vede il proprio partito costretto a starci insieme, si sente rappresentato? E quella coalizione lo rappresenta? Rappresenta la democrazia?

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  10. CANDIDATI DEL PD
    Boschi di Arezzo va a Bolzano,
    Pinotti di Genova va in Toscana,
    Giachetti de Roma candidato a Sesto Fiorentino
    Serracchiani di Udine va in Abruzzo
    Fassino da Torino a Ferrara
    Minniti calabrese va a Salerno
    la Fedeli lombarda va a Pisa
    la Lorenzin romana va a Modena.
    Poi ci vengono a dire che votano NO al referendum per salvare la rappresentatività! Ma se uno viene candidato in un territorio che non ha mai manco visto, chi e cosa dovrebbe rappresentare?

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  11. Un milione e trecentomila politici, i politici più numerosi, più pagati e più corrotti d’Europa e c’è chi non li vuole diminuire??????

    Pierfrancesco Ciancia
    Secondo me si sottovaluta un effetto importantissimo del taglio del numero di parlamentari, che non è raccontato nemmeno dai suoi sostenitori, cioè il brusco taglio che riceverà il sottobosco clientelare italiano. In Italia ogni parlamentare rappresenta un vero e proprio centro economico che muove in maniera subdola un traffico di influenze economico e non che va molto oltre il suo stipendio, sto parlando delle fondazioni, personali e di area, i think tank, le associazioni culturali, cooperative che smerciano oscenamente posti di lavoro, fondi europei, regionali, ministeriali, comunali, aziendali, premi e festival, controllo di enti pubblici, prestiti, mutui, le fondazioni bancarie sono legate a doppio filo a questo mondo… con un danno all’economia pulita italiana e al confronto meritocratico gigantesco. Ridurre il numero di gangli di questo sistema è un duro colpo che dovranno subire, ogni parlamentare restante non riuscirà a riassorbire tutto il traffico precedente, se crescesse troppo non funzionerebbe più per semplice circolo di conoscenze e si esporrebbe ad essere scoperto e sanzionato come le fondazioni renziane.

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  12. Il costituzionalista Roberto Zaccaria vota sì al referendum

    «È un piccolo passo fatto con il metodo giusto: la Costituzione si può cambiare con interventi chirurgici.
    Il “Sì” al taglio degli eletti renderà più efficiente il sistema”.
    Voterò Si’ per 3 motivi:

    -In primo luogo perché è un intervento puntuale, circoscritto e non stravolge la Costituzione, come la riforma di Matteo Renzi del 2016.

    -Poi perché in quasi tutte le riforme costituzionali degli ultimi anni la riduzione dei parlamentari è stata un elemento costante: nel 2006, quando ero in commissione Affari costituzionali, avevamo presentato un testo per ridurre i deputati da 630 a 500».

    -Infine perché questo è il trend europeo. In ordinamenti molto vicini al nostro – come la Francia – si vuol fare lo stesso. A Parigi dal 2018 discutono di ridurre i parlamentari del 30%: è un progetto molto simile al nostro.

    Non ci sarà nessun problema di rappresentanza. Con il “sì” alla riforma si passerebbe a un rapporto di un deputato per 150mila persone e di un senatore ogni 300mila. Non sono numeri drammatici. È una scelta, ma non la trovo in contrasto con i nostri principi costituzionali e neanche con le altre costituzioni europee. Dopodiché questo è solo un primo passo e se vogliamo migliorare la rappresentanza è necessaria una legge elettorale proporzionale, ma questa va fatta dopo e non prima della riforma: è una legge ordinaria e non costituzionale.

    Quali altri vantaggi porterà la riforma? «Dal punto di vista della funzionalità, avere commissioni significativamente meno numerose è una buona scelta. Chi è stato in Parlamento sa che nell’80-90% dei casi i parlamentari seguono le indicazioni delle segreterie di partito quindi se ce ne sono un po’ di più o un po’ di meno non cambia niente. Cosa va cambiato è la qualità della rappresentanza e il ruolo del Parlamento rispetto al governo, ma tutto questo non viene messo in pericolo dalla riforma. Non vedo nessun rischio per la democrazia e nessun rischio della rappresentanza. Credo che il sistema possa essere più efficiente se si modificano anche i regolamenti parlamentari e si limitano alcune distorsioni come le prassi delle fiducie in blocco o dei maxi-emendamenti».
    Gli interventi della riforma Renzi erano enormemente superiori: in quel caso si scriveva una nuova Costituzione. La Costituzione va cambiata con piccoli interventi: invece di scrivere un libro tutto insieme, se si scrive un capitolo per volta è meglio.
    L’autorevolezza del Parlamento non dipende dal fatto che siano 600 o 430, ma dalla qualità dei suo rappresentanti”.

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    • @vivianav
      O.K. Viviana, abbiamo capito!
      Va bene che repetita iuvant e ho messo un “mi piace” in calce ad ogni tuo post che,
      sia ben chiaro, condivido al 100%, ma ora basta! Dacci requie!

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      • Hahahahaha, con tutto il rispetto (e l’affetto) che nutro per voi due entrambi, Paolo e Viviana, l’ho pensato anche io. Spero che nessuno si offenda, ma, Piero, oggi oltre che pensare (come tuo solito), mi hai fatto anche molto sorridere!! 🙂

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  13. RAPPRESENTANZA E DEMOCRAZIA- Viviana Vivarelli.

    Prima di tutto parlare di rappresentanza in Italia ti fa ridere dietro perché spesso i parlamentari rappresentano banche, lobbye, corporazioni, mazzettari, interessi privati, interessi padronali (pensa a Ghedini sotto Berlusconi o Renzi sotto la Troika)… tutto fuorché i cittadini.
    Il fatto stesso che uno venga candidato in un territorio che nemmeno conosce come la Boschi a Bolzano o Cofferati a Bologna fa diventare ridicolo qualunque discorso sulla rappresentanza. E la stessa Boschi al Governo chi rappresentava? Le banche del padre o il popolo italiano? E Ghedini cosa rappresenta? Noi tutti o gli interessi di Berlusconi?

    In secondo luogo, la riduzione dei parlamentari apre la necessità di rivedere sia il sistema elettorale che la divisione in Regioni accorpando le più piccole ad altre più grandi.
    E sarebbe bene si portasse dietro anche l’accorpamento dei Comuni sotto i 1500 abitanti e un pareggiamento tra Regioni a statuto speciale e Regioni ordinarie, che dopo 70 anni dalla nascita della Repubblica e a 170 anni dall’unificazione dell’Italia non hanno più senso.

    In terzo luogo è falso riportare tutto alla nascita della Costituzione e ai Padri fondatori, quando l’attuale numero di parlamentari si deve a una legge del 1963 chiamata anche ‘Legge Truffa’ e il numero iniziale dei parlamentari era molto minore ma fu giudicato lo stesso da subito eccessivo, fu messo per evitare un altro fascismo ma con l’avvertenza che quanto prima questo numero avrebbe dovuto essere ridotto.

    In quarto luogo, in tutta Europa è in atto un movimento per ridurre il numero dei parlamentari dal momento che ormai molte leggi non si fanno più in Parlamento ma in altre sedi (la regioni per es., oil Consiglio europeo o nei vari Patti europei che sovrastano le leggi nazionali).

    In quinto luogo, l’allargamento della democrazia significa aumento del potere legislativo dei cittadini e diminuzione degli organi legislativi istituzionali che dovrebbero fungere solo da portavoce, come avviene per es, nel Parlamento delle Svizzera, paese che rappresenta la più completa democrazia del mondo, in cui i partiti sono solo gruppi di opinioni, le leggi sono decise dai cittadini, i parlamentari hanno ognuno la propria professione e si riuniscono solo poche volte l’anno per trasformare in leggi le decisioni dei cittadini e dove non esiste nemmeno un Capo di Governo o un Presidente della Repubblica e non se ne sente la mancanza (per questo Gianroberto diceva che un giorno il Parlamento come lo intendiamo oggi non sarebbe più esistito).

    vedi
    https://masadanew.wordpress.com/2013/12/05/8816/
    https://masadanew.wordpress.com/…/masada-n%c2%b0-1287-30-3…

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  14. Sarebbe un ottimo spot per il sì in bel video (che raggiunge molte più persone di un articolo) con tutte le dichiarazioni in passato a favore e attualmente a sfavoredrl taglio di tutti queste marionette politiche-

    Sarebbe di immediata comprensione per tutti coloro che ancora non si sono ben resi conto di quanto ci prendano per il culo gli onorevoli.

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  15. Vincerà inevitabilmente il sì ma il PD e il mainstream vogliono nel frattempo farci sapere che a non seguire i loro spassionati e competentissimi consigli ci si fa male.
    Lo dicono quasi sotto traccia, a testa bassa, ma con tono mafioso “se poi il PD si metterà di traverso per la riforma dei regolamenti parlamentari e della legge elettorale, eravate stati avvisati”.
    Fra l’altro il vero motivo per cui costoro voteranno no è perché sperano di rilanciare subito dopo un altro mostro come il ddl Boschi: ma se il taglio passa, sarà persa per sempre la possibilità di blaterare sulla riduzione dei costi della politica e se la dovranno smettere per un po’ con le riforme istituzionali e lo stravoglimento di prima e seconda parte della Costituzione, perché “ce lo chiede l’Europa”.
    Ovviamente nelle prossime settimane agiranno in solitario, dietro le quinte, convincendo porta a porta “le donne e gli uomini del PD” a votare no.
    Sanno benissimo che non possono premere apertamente sull’acceleratore, rischiando che si consumi definitivamente lo strappo con la propria base elettorale.
    Giungono al punto di lanciarsi alla disperata, come fa Zingaretti, millantando una disponibilità ad un accordo impossibile sulla legge elettorale pur di evitare che la riforma dei 400+200 riceva venga consacrata tra venti giorni dal popolo sovrano.
    Un’ultima notazione: da vent’anni a questa parte, la classe dirigente del PD non fa una piega. Non c’è stato rovescio elettorale capace di scalfire le loro certezze, la loro arroganza, mettere in crisi la loro supponenza.
    Una nomenklatura incartapecorita ma sempre lì, in pole position, pronta a tornare ai vecchi fasti di Veltroni, Fassino, Rutelli, Violante, Prodi, ecc.
    Incredibile ma vero!

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      • @ Antonia
        Nessun dubbio t’assalga!
        Pausilypon ha descritto alla perfezione la scomoda posizione in cui la nomenklatura piddina si trova in questi
        giorni: venderebbero l’anima al diavolo pur di suonare la grancassa a favore del NO… ma non possono farlo!
        Si rendono conto che i loro elettori sono pronti a sfancularli un’altra volta dopo il 4 Marzo se esagerassero col
        doppiogiochismo, e quindi si stanno intorcinando in posizioni talmente grottesche e fuori da ogni logica che
        quelle descritte nel Kamasutra sembrano tutte la “posizione del missionario”.
        Sanno che perderanno alla grande e stanno già predisponendo moderati quanto fasulli festeggiamenti per
        poter asserire che loro, in fondo, questa riforma l’hanno approvata in Parlamento e che la vittoria del SI è
        anche cosa loro.
        Ipocriti Sepolcri Imbiancati.

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  16. La domanda del referendum costituzionale è chiara e semplice e chi afferma che ridurre il numero dei parlamentari ridurrebbe la loro rappresentatività dell’elettorato mente perché non c’è mai stata così tanta distanza tra il Parlamento e gli elettori come in questi ultimi decenni. Il problema della rappresentatività è nella qualità dei parlamentari, non nella quantità. L’Italia è il paese sviluppato (esclusi ovviamente quelli con un numero di abitanti molto basso) col più alto numero di parlamentari (strapagati e ultra privilegiati, che possono votarsi anche gli aumenti di stipendio) pro-capite, tenuto conto che poi ci sono le amministrazioni delle Regioni, delle Provincie (mai abolite), dei Comuni e chi più ne ha (di poltrone) più ne metta. I parlamentari possono essere ridotti anche a prescindere da qualunque altro tipo di riforma, ad esempio quella necessaria per cancellare la grave limitazione alla democrazia dell’attuale sistema elettorale, che ha ulteriormente allontanato i rappresentanti parlamentari dai loro elettori, perché accentra il potere di decidere chi entrerà in Parlamento sui pochi capibastone dei partiti, sottraendo questo diritto fondamentale agli elettori. Non necessariamente le due cose devono andare insieme e sappiamo bene che quella di mettere insieme tante cose che potrebbero essere portate avanti separatamente è la tattica più usata dai partiti (e il PD ne è un maestro) per non far passare nulla. Lo diceva già Cartesio: se un problema è troppo grande da affrontare tutto insieme, basta dividerlo in parti più piccole e affrontarle separatamente.

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  17. Si torna lì, sempre allo stesso punto: cioè a quel che ha detto Piercamillo Davigo in tempi più recenti e che liberamente cito nel concetto: “I politici oggi non hanno smesso di rubare, ma di vergognarsene”, applicato in generale. Continuare a sostenere e a difendere le ragioni del “No” è semplicemente un fatto di una disonestà intellettuale (ma anche morale) mostruosa.

    Come sapientemente descrive Travaglio nell’articolo riportato sopra, una volta lo dicevano anche costoro – nell PD, ma anche molte altre personalità di altri schieramenti se non erro – ma oggi no, ovviamente, pur di andare contro il M5S: dunque oggi siccome lo sostengono loro, lo si combatte a prescindere.
    Che palle questo paese. È diventato insopportabile vederne le derive, già sin dal piano intellettivo e culturale.
    Se non bastasse la proterva politica orrenda che ci (s)governa, mettiamoci pure la vergognosa ignavia del popolo italiota, preso ovviamente nella media statistica.

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  18. Pieroiula,
    Hai ragione da vendere anche tu, ma non c’è “solo” il PD…
    Mi collego anche agli ottimi commenti di Coriano e di Cekko, per dire che è sempre più evidente il
    BIPOLARISMO (in tutti i sensi!): da una parte il MoVimento, dall’altra TUTTI GLI ALTRI.
    Incluso lo schifo dell'”informazione”.
    Ed è proprio per questo che un piccolo dubbio mi assale: in quanti hanno la tenacia, la forza e l’onestà (nonostante tutto e tutti remino contro) di trovare persino il tempo necessario di andare a votare? E di votare SÌ?
    Io, per dire, mi farò un bel po di km, pur di poterlo fare e ne vado orgogliosa.
    Ovviamente un SÌ bello come il sole.

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    • Ancora tre settimane, poi sapremo, e soprattutto cesserà l’indegno spettacolo di un’élite (o casta) che difende i propri privilegi con argomentazioni che definire patetiche è ancora generoso. Però il dubbio è legittimo, anzi direi che hai proprio centrato il punto. Non fraintendere, Iula ha ragione, il SI vincerà nonostante tutto, però sarà molto interessante vedere di quanto, dato che questo fornirà la misura precisa di quanto ancora la propaganda sia davvero in grado di incidere sull’opinione pubblica. Anche poco sarebbe sempre troppo, ma, a giudicare da quanto i sostenitori del NO siano disposti a sputtanarsi senza alcun pudore e con grave sprezzo del ridicolo, pare che almeno loro siano convinti che influisca ancora parecchio.

      Provo a spiegarmi meglio con un esempio, che magari ricorderai. Venticinque anni fa esatti, si votava per tutta una serie di referendum; quello con cui trovo le maggiori analogie è il quesito sulla pubblicità nei film. Ebbene: esiste o è mai esistito qualcuno a cui piaccia o che desideri la pubblicità durante i film, a parte chi la vende? Se esiste, deve essere una ben esigua minoranza: io, nella mia vita, non ne ho mai incontrato nessuno. Eppure la cosa, per chi non la ricordasse, è andata così: qualche mese prima del referendum è partita una vergognosa campagna pubblicitaria mediatica a tappeto, dai toni a tratti pseudo-terroristici, volta a convincere la popolazione di quanto fosse buona, giusta e utile la pubblicità nei film, soprattutto prospettando un ben grigio futuro senza, ed è finita che in quindici milioni ci sono cascati ed hanno votato che sì, la vogliamo perchè ci piace proprio tanto ed è tanto utile (soprattutto utili).

      L’analogia che mi fa vedere in queste situazioni due esempi perfetti è questa: dato un evento col quale ogni persona sana di mente e non direttamente interessata non possa che concordare, in quanto presenta solo vantaggi o quasi (vale per la pubblicità nei film come per il numero dei parlamentari: la loro riduzione vede i vantaggi per la collettività prevalere in maniera soverchiante sui presunti svantaggi), poter contare quanti alla fine alzeranno il culo per portarlo ai seggi (in tempi di covid) e dichiararsi in disaccordo permetterà di quantificare, con buona approssimazione, quale sia ancora il reale potere della propaganda in Italia, a distanza di venticinque anni di rincoglionimento mediatico globale, propinato a reti ed edicole unificate.

      Certamente stiamo parlando di un’altra epoca, erano tempi in cui la formazione dell’opinione pubblica era condizionata in maniera massiccia, un’era in cui, come chi ha una certa età può facilmente ricordare, un fatto qualunque era già di per sè credibile solo perchè “l’hanno detto anche in televisione”, ma siamo sicuri che le cose siano davvero cambiate, o sono cambiate solo le modalità ma non gli effetti? E, se lo sono e non solo in apparenza, non è affatto secondario sapere come e di quanto lo siano, e una grande risposta arriverà dal numero di NO a questo referendum.

      Certamente, l’arrivo di internet ha contribuito a diluire quello che prima era un monopolio di fatto, però è anche vero che tanta gente è stata costretta a vivere nella palude informatica per talmente tanto tempo che ormai gli sono spuntati i piedi palmati e ormai non riesce più a farne a meno, per cui l’esito (non del referendum) è quantomai incerto. La mia tesi è la seguente: se i NO saranno ancora più di dieci milioni, vorrà dire che le modalità sono cambiate ma la presa della propaganda resta ancora forte, ed è riuscita a mettere le sue sporche zampe anche sulla rete (ipotesi non peregrina se si pensa che la maggior parte dell’informazione in rete avviene attraverso i cosiddetti aggregatori di notizie, e quelli che vanno per la maggiore, sfortunatamente fanno capo sempre agli stessi gruppi di potere); se saranno di meno, c’è una qualche speranza che il lungo, eterno sonno della ragione in cui versa da sempre questo disgraziato Paese sia almeno un po’ più disturbato, ovvero che la gente non sia ancora tutta così rimbecillita come farebbe comodo a tanti, dunque sarà ora che anche ai piani alti si inizi a prenderne atto, prima che a qualcuno girino per davvero.

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      • @Johnny Dio
        Ho apprezzato il tuo articolo (come definirlo commento?) ma non condivido, per lo meno in riferimento alla
        questione di cui si scrive, il tuo velato pessimismo.
        All’epoca del referendum che hai utilizzato come esempio la popolarità e il seguito elettorale di Zu’ Scilvio
        erano all’apice: metà della popolazione avrebbe votato per lui e per le sue Tv “a prescindere”, anche a costo
        di prendersi a randellate gli zebedei come tanti Tafazzi.
        Ora il bersaglio che questo referendum intende colpire è la pletorica rappresentanza (???) parlamentare
        individuata dalla stragrande maggioranza dei cittadini come covo di perdigiorno, superpagati, profittatori,
        voltagabbana, mentitori seriali.
        A difendere le loro dorate poltrone s’è schierata una legione di personaggi, della politica e dell’informazione,
        che è vista dalla pubblica opinione esattamente nello stesso modo: perdigiorno, superpagati, etc. etc.
        L’effetto più probabile degli arzigogoli con cui costoro si arrampicano sugli specchi sarà, secondo me, di
        compattare e motivare ancor di più il fronte del SI che spazzerà tutti loro come uno tsunami… ahimè in
        modo non definitivo.

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      • Intanto sistemo un grave refuso: ho scritto palude informatica invece di palude informativa.

        Dopodichè, mi sento molto più curioso che pessimista. Posto che, per tutta una serie di motivi che è inutile ricordare, la vittoria del SI non sia veramente in discussione (anche se, come noto, il riferimento del mio nick è a Ronnie James Dio, dichiaro fin d’ora che se vince il NO potete chiamarmi Jonny Satana), sono davvero curioso di sapere quanti NO potremo contare, soprattutto alla luce del fatto che per il SI non si è ancora esposto praticamente nessuno, a parte i soliti 5stelle, il che è veramente insolito dato l’esito praticamente scontato, nel Paese dove tutti provano a mettere il cappello su qualunqe cosa sia considerata popolare, vedi Viadotto Polcevera, tanto per rimanere alla cronaca recente.

        Una milionata di sottobosco interessato ci può stare, quelli in esubero come si possono definire se non manipolati?

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  19. Se i Social, Twitter in particolare, i giornalisti, gli “intellettuali” e i “lucabizzarri” di turno sono veramente rappresentativi della Società italiana il SI non ha speranze. Stravince il No. Se, come spero, il mondo socialmediatico è solo una componente minoritaria del Paese che vota, allora il SI può vincere. Perché nel merito gli elettori sceglierebbero certamente il SI a grande maggioranza. Ma la consultazione referendaria è diventata una sfida “contro” un partito, “contro” un movimento. È il tentativo degli haters di Sistema, quelli indicati sopra, di abbattere i 5stelle, i marziani indigeribili, gli outsiders diventati più che mai il nemico da distruggere. Ecco il solo, unico motivo per cui stanno scatenando le loro voci a favore del No. E poiché questo mondo delle mteresemeli , dei pgbattista, dei Cazzullo, dei cristianrocca, degli iacoboni, dei Polito, dei Lavia, dei sebmessina, dei Merlo etc.etc. è l’unico mio vero nemico ( perché odio una sola cosa, la disonestà intellettuale) voterò SI ad un taglio necessario. Consapevole che è insufficiente se non si fa una riforma elettorale e non si modernizza il Paese con riforme costituzionali adeguate ( non la cagata di Renzi).

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    • Mi scusi Paolo, se posso.. rispondere al merito del suo post, ( ormai per me è piacevole interloquire di politica, con le mie idee anche se strampalate) Penso invece che sarà una valanga di si e che sarà l’inizio di una continuità virtuosa che approderà, in un arco decennale, forse a quello, che la mia generazione, sperava di trovarsi di fronte una volta usciti dal bozzolo dello studente. Il fatto che la politica si arroghi ancora le dinamiche e l’imprimatur dello sviluppo di ampi territori ha veramente stancato e che si arroghi anche la nomenklatura di coloro che presiederanno al loro processo di sviluppo così malsano e talmente di parte, che si è osteggiata i cittadini per semplice contrarietà alla formula del partito preso. Una società elastica, che abbia cioè le potenzialità di accogliere le nuove energie e di trasformarle in potenziali circuiti economici, deve necessariamente liberarsi da queste annose zavorre, che impediscono e ingessano tutto il sistema nell’ambito della politica e del linguaggio del politichese anche se si studia medicina, ingenierìa architettura giurisprudenza , lettere lingue o filosofia..

      Tornando ad un passato non molto recente, potrei ricordare tanti anelli che la politica moderna ha trinciato per dare spazio ad una logica di comando, asfittico e normativo, che ha livellato tutto sotto le sue campane e quello che sta accadendo nel sud dell’Italia non è altro che la propagazione di un’onda che al centro nord era legge ( predona) qualche anno fa ma che continua ancora in formule diverse.

      E’ assurdo, in semplice logica matematica, che soggetti univoci, possano pensare per una moltitudine a meno di divenire catalizzatori di risorse pubbliche ma anche i detentori, delle stesse, in forma privata, alimentando il vizio corposo, di decantarle come meglio piace, restando su un livello minimo e espropriando voci contrarie puntellandosi sull’ignoranza delle persone che li vede e li percepisce come dei giganti, come eroi di questo tempo corrotto, come salvadanai a cui appellarsi in preghiere come in chiesa…

      La mia Paura riferisce personalmente a una destabilizzazione, ma ben venga un terremoto che faccia cascare qualche torre umana.. Non se ne può più di strisciare all’ombra di persone che per puro interesse personale passano dall’ Udc, al Pd , al Pdl e ora ai M5s solo per restare gli unici veri detentori di ogni la! E’ un vero Schifo ! E non voglio pensare al Nepotismo che io sarò vecchia senza pensione, con i pargoli di “famiglie” cresciuti e inseriti con l’oro pubblico! Viene davvero il voltastomaco, nemmeno si fosse al 1600!

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    • Per concludere vorrei ricordare che la trasversalità politica, dallo scudo crociato, alla fiamma tricolore, alle 5 stelline su sfondo bianco, al PD rosse verde su sfondo bianco libera tutti, non altro che il modo, più semplice e elementare, per restare i giannizzeri a guida dell’auriga; per semplicità di causa e effetto crede che costoro siano moralmente integri?

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  20. Un passo per volta.
    Si è cominciato con: Fuori i pregiudicati dal Parlamento. Ed è stata legge Severino.
    Riduzione del numero dei parlamentari dallo stipendio d’oro: sarà Referendum.
    Nuova legge elettorale: quando non ci saranno più i Calderoli e i Rosato in Parlamento.
    Non si può avere tutto e subito… pazienza!

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