Dal 2023 la famiglia Berlusconi ha garantito donazioni per 2 milioni di euro a Forza Italia. Denari arrivati dai figli del Cavaliere, dal marito di Marina e dal Biscione. Così vive il partito

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Ci sono almeno 2 milioni di motivi, solo nell’ultima legislatura, per cui Forza Italia non può emanciparsi dalla famiglia Berlusconi. Ragioni solide, come la somma dei versamenti fatti dagli eredi del Cavaliere in tre anni sul conto del partito.
Il giornalista e volto Mediaset Paolo Del Debbio, in un editoriale sulla Verità, ha sostenuto che i figli di Silvio Berlusconi, in testa Marina e Pier Silvio, abbiano sbagliato a convocare il segretario del partito e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nella sede dell’azienda, a casa Mediaset. Si tratta infatti del capo della diplomazia, in un periodo storico in cui il ministero degli Esteri ha una centralità che non si vedeva da anni.

La vicenda è finita anche al centro di un’interrogazione annunciata dal deputato del Movimento 5 stelle, Francesco Silvestri: «Possibile che con una guerra in corso Tajani non avesse altre priorità?», ha chiesto, ricordando che «è assolutamente improprio che si sia recato a parlare di temi nazionali e internazionali con i proprietari di un’azienda privata».
Partito dell’azienda
Di sicuro un atto irrituale, molto discutibile, ma che deriva da un elemento mai risolto: un soggetto politico dipendente da un impero economico. Forza Italia non è (forse) più un “partito-azienda”, ma continua a essere un partito dell’azienda. Non fornisce più personale dirigenziale, come agli esordi, ma ne decide le sorti. Dietro al logo di Forza Italia, con la bandiera tricolore, c’è sempre il Biscione. Così sfuma la narrazione di una normalizzazione degli azzurri, capaci di farlo diventare un partito “normale” con una leadership contendibile e congressi locali.
I desiderata di Cologno Monzese non possono essere traditi: se i Berlusconi hanno chiesto rinnovamento, deve esserci un rinnovamento. Non è possibile alcuna forma di resistenza. Perché, per un partito fondato da un imprenditore, i soldi, i danè, sono decisivi. E peseranno nell’indicazione del futuro leader di Forza Italia.

La candidatura in prima persona resta solo un’ipotesi giornalistica. In una lettera inviata a Dagospia, Marina Berlusconi ha smentito l’ipotesi di una sua «fantomatica discesa in campo», annunciata dal Fatto quotidiano che aveva decritto, come propedeutica alla candidatura da leader, l’ingaggio di un dialogue coach per migliorare la voce e di autori per preparare il racconto di aneddoti durante gli eventi pubblici. Niente candidatura, ma l’impegno politico è nei fatti e fa passare quasi in secondo piano la presunta discesa: il partito è dipendente dai Berlusconi. Altrimenti non si spiegherebbe la convocazione di Tajani negli uffici di famiglia e il siluramento dei capigruppo di Camera e Senato.
Gli eredi del fondatore continuano a far affluire fondamentali risorse economiche per garantire l’equilibrio dei bilanci, che altrimenti sarebbero in profondo rosso. Solo nell’ultima legislatura, i cinque figli di Silvio Berlusconi e il fratello, Paolo, hanno donato a Forza Italia 1,8 milioni di euro, cui si aggiungono 100mila euro di Maurizio Vanadia, marito di Marina Berlusconi e altrettanti versati da Fininvest nel maggio 2023, quando era ancora in vita l’ex presidente del Consiglio. Ciascuno stacca un assegno da 100mila euro ogni anno.

Nel 2026 non è ancora stata registrata alcuna donazione: seguendo la tradizione dovrebbe arrivare nei mesi tra primavera ed estate. In ogni caso, il totale, nell’ultimo triennio, raggiungono i 2 milioni di euro, fondamentali per far vantare alla segreteria-Tajani un rendiconto sostanzialmente in salute.
Certo, nel 2023 il bilancio si è chiuso con un avanzo di 1,1 milioni di euro, grazie a un boom di tesseramenti, ma senza i fondi provenienti da Berlusconi (e della società di famiglia) sarebbe stato di solo 400mila euro. Ma, ancora peggio, sarebbe andato nel 2024: l’anno è stato chiuso con un disavanzo di 307mila euro. Senza la mano al portafogli della famiglia Berluscon, il dato avrebbe sfiorato il milione di euro in rosso.
Garanzia da 90 milioni
Le donazioni sono solo un pezzo, riguardano la gestione di Forza Italia. Il partito è legato a doppio filo anche per il pregresso, le fidejussioni per oltre 90 milioni di euro, sottoscritte da Berlusconi tra il 2014 e il 2015. Un fardello che blocca qualsiasi operazione di svincolo.
«I “debiti verso altri finanziatori” espongono l’ammontare di 90.433.600 euro. Tali debiti scaturiscono della escussione di fidejussioni rilasciate dal presidente Silvio Berlusconi rilasciate a diversi istituti bancari a garanzia di affidamenti da questi concessi al nostro Movimento», si legge nella relazione che accompagna il bilancio del 2024.

E «a seguito del decesso del nostro presidente questo credito si è trasferito ai suoi aventi diritto». Lo sfogo dell’ormai ex capogruppo alla Camera, Paolo Barelli (destinato al ministero dei Rapporti con il Parlamento), «i partiti si guidano da dentro», apparterrebbe alla categoria della polemica priva di sbocchi. Ma in questo caso suona ancor più irrealizzabile visti i flussi finanziari che legano il partito alla famiglia del Cavaliere.
Dopo le congratulazioni di rito, il compito di Enrico Costa, neo-eletto al ruolo di capogruppo a Montecitorio proprio al posto di Barelli, sarà quello di fare da raccordo tra i deputati e la famiglia. Marina Berlusconi non scende in campo. Ma detta la linea e tiene in vita finanziariamente il movimento. Con portafogli alla mano, insieme ai fratelli di Forza Italia.