Se lo schema dovesse prendere corpo, le conseguenze sarebbero pesanti. Perché un asse tra centro e pezzi di centrosinistra, con una figura come la sindaca di Genova a fare da collante, potrebbe rimettere in discussione l’intero impianto politico italiano

(Marco Antonellis – lespresso.it) – C’è un nome che, sussurrato nei salotti buoni della politica e nei corridoi ovattati del potere, sta facendo alzare più di un sopracciglio a Palazzo Chigi: Silvia Salis. E non solo perché la sindaca di Genova si sta ritagliando uno spazio da outsider nel campo largo. Ma perché, secondo più di una voce insistente, avrebbe conquistato una estimatrice di peso: Marina Berlusconi.
Un dettaglio? Tutt’altro. Il punto politico è semplice e insieme esplosivo: se davvero una parte di Forza Italia (leggi Arcore) cominciasse a guardare con interesse a una figura come Salis, gli equilibri del centrodestra potrebbero iniziare a scricchiolare. E infatti, dalle parti di Giorgia Meloni, il dossier è aperto. Senza allarmi ufficiali, certo. Ma con una crescente attenzione. Perché lo scenario che prende forma è di quelli che, fino a pochi mesi fa, sembravano fantapolitica.
A muovere i fili, neanche troppo nell’ombra, è Matteo Renzi. Il leader di Italia viva osserva, studia, attende. E poi affonda. La mossa è chiara: utilizzare la figura di Salis come elemento di rottura negli equilibri del campo largo, ma anche come possibile ponte verso il centro, ovvero Forza Italia. Non a caso, proprio mentre il Partito democratico si dibatte tra primarie sì e primarie no, Renzi spinge per una soluzione alternativa: un federatore. Una figura capace di tenere insieme mondi diversi, evitando lo scontro diretto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte.
E qui Salis diventa perfetta. Non troppo schierata, non troppo divisiva, ma abbastanza spendibile da poter diventare il perno di un’operazione più ampia. Un’operazione che, nei sogni renziani, potrebbe addirittura ridisegnare i confini tra centrodestra e centrosinistra.
Il vero epicentro, però, resta Forza Italia. Dove le tensioni non mancano e il confronto tra Antonio Tajani e la famiglia Berlusconi è tutt’altro che risolto. I colloqui con Marina e Pier Silvio non hanno sciolto i nodi strategici. E il partito resta sospeso tra fedeltà al governo e tentazioni di riposizionamento. Perché il punto è tutto qui: FI può continuare a essere il pilastro moderato del centrodestra oppure può tornare a giocare una partita autonoma, guardando anche altrove. E in questo “altrove” lo schema Salis comincia a prendere forma.
Non si tratta ancora di un progetto strutturato. Piuttosto di un’ipotesi, di un laboratorio politico in fase embrionale. Ma abbastanza concreto da attirare l’attenzione di chi, come Renzi, ha fatto della capacità di spostare equilibri il proprio marchio di fabbrica.
Se lo schema dovesse prendere corpo, le conseguenze sarebbero pesanti. Perché un asse tra centro e pezzi di centrosinistra, con una figura come Salis a fare da collante (non a caso anche un democristiano di lungo corso come Dario Franceschini la vorrebbe a capo della gamba “centrista”), potrebbe rimettere in discussione l’intero impianto politico italiano. E soprattutto potrebbe mettere in difficoltà non solo Meloni, ma anche Matteo Salvini. Già alle prese con tensioni interne e con un consenso meno solido rispetto al passato.
Il rischio, per il centrodestra, è quello di essere stretto in una tenaglia: da un lato l’immobilismo di governo, dall’altro la nascita di un nuovo centro capace di attrarre voti decisivi. Quei voti che, come insegna la vecchia regola della politica, non si contano ma si pesano.
Per ora siamo alle manovre. Ai sondaggi esplorativi, ai contatti informali, alle suggestioni. Ma la sensazione, sempre più diffusa, è che qualcosa si stia muovendo davvero. E che questa volta la sorpresa possa arrivare da dove meno ce lo si aspetta: non dalle urne, ma dal centro. Dove Marina osserva, Renzi costruisce e Salis, aspetta l’incoronazione.
Se lo schema ipotizzato è questo può avere un senso solo se il pd si sbriga a fare outing politico per spostarsi ufficialmente verso il centro. È una posizione che il pd occupa già a dire il vero, ma al momento viene mascherata da progressismo farlocco a cui in parecchi credono. Non so se è fattibile il coinvolgimento di FI , e mi riferisco ai numeri del totale. Ritengo più probabile una ammucchiata, sedicente centrista, che risulti decisiva per la corsa alle politiche aggregata al resto del csx.
Ed è operazione che può riuscire perché i partiti maggiori (pd/di Conte) hanno scarsa o nulla capacità attrattiva. In pratica si gioca su travasi di voti . Cmq corrispondono al vero il grande attivismo del signore da Rignano, la grande disponibilità della brava e bella sindaca di Genova e gli spazi mediatici offerti ad entrambi.
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Come “scarsa o nulla capacità attrattiva”? Il Pd, il m5s e Avs?
Che insieme sono sopra il 40%?
Renzi si riprenda i picierni e si unisca pure a FI, se non lo schifano anche loro… Con IV non arriverebbero che al 10%, FORSE.
Ma TOGLIENDOSI – i picierni dal Pd, FI dal cdx e Renzi dal campo largo – ci farebbero solo un grandissimo favore!!!
Quoto alla grande.
Ps la “gobba” di Genova che è disponibile, ma SENZA affrontare le primarie-ma guaaaarda-faccia meno la splendida… che “non è COSA”.
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