La cuoca cinese di mia zia cucina tipico pugliese e capisce molto di politica

(di Daniele Luttazzi – Il Fatto Quotidiano) – Mia zia ha una cuoca cinese bravissima a cucinare pugliese, crede lei. Poiché è la nipote di Qing Jiang e Mao, di politica ci capisce, e quando ho dei dubbi le chiedo lumi. Stava arrostendo le bombette (involtini di capocollo di maiale ripieni di caciocavallo, prezzemolo, sale e pepe). “Come voteresti a questo referendum, Yu?”. Mi ha spiegato che la proposta Ferrara-Rodotà del 1985 (una sola Camera di 500 deputati eletti con una legge proporzionale) era perfetta: riaffermava la centralità del Parlamento contro la sua sudditanza ai governi che amano i decreti d’urgenza, e non creava scompensi come il taglio lineare ora in palio.

“Era simile alla riforma di Renzi?” “No, quella tagliava in modo da rafforzare il governo”. “Col taglio però si risparmia”. “L’argomento del risparmio è capzioso, sia per sostenere che il taglio è vantaggioso (al netto, 53 milioni l’anno), sia per sostenere che è poco vantaggioso (0,95 centesimi l’anno per ciascun italiano). Infatti nessuno ha proposto il taglio delle spese per il personale di Camera e Senato, 350 milioni l’anno. O quello degli assistenti parlamentari, cui va una fetta dei compensi annui di deputati e senatori. Con meno parlamentari, fra l’altro, gli assistenti dovranno aumentare per far fronte alla maggior mole di lavoro”. “Il taglio però migliorerà l’efficienza del Parlamento, no? O credi che peggiorerà la rappresentanza?” “Come diceva Confucio, mia nonna mi perdoni, occorre intendersi sui termini. Efficienza significa riuscire a fare più leggi nell’unità di tempo? Mica vero. Di Maio ha detto: ‘Con un numero minore di parlamentari la qualità delle leggi si alzerà’. Perché? È un mistero inesplorato. Quanto alla rappresentanza, c’è quella territoriale e quella politica. Rappresentanza territoriale: perché una Camera con un deputato ogni 96mila abitanti dovrebbe rappresentare meglio il Paese di una Camera con un deputato ogni 151mila? La Costituzione del 1948 prevedeva un deputato ogni 80mila abitanti e un senatore ogni 200mila, nel 1963 il loro numero fu fissato a 630 e 315. Negli altri Paesi le proporzioni sono diverse. Il nodo vero è la rappresentanza politica: coi tagli lineari, vengono penalizzati i partiti piccoli. Specie al Senato, poiché viene eletto su base regionale: quando i senatori vengono ridotti, la soglia naturale da raggiungere per avere un eletto al Senato si alza anche parecchio: in Basilicata diventa del 20%, ci arrivano solo due partiti”. “Quindi il Senato va eletto su base circoscrizionale?” “Certo, ma servirà un’altra riforma costituzionale. Purtroppo, c’è chi ha approfittato, anche a sinistra, del disincanto democratico e delle pulsioni populiste, un pericolo da cui Rodotà metteva in guardia nel 2014. Si tratta sempre e solo di scelte politiche. Meno parlamentari ci sono, per esempio, più sembra naturale il vincolo di mandato che piacerebbe a Grillo, dopo il quale nihil obstat a un sistema di decisioni rapide, prese col solo voto dei capigruppo, una vecchia idea di Berlusconi. Immagina un cursore che vada da 1000 parlamentari a zero: a che punto del cursore la democrazia finisce?” “Yu, cos’hai contro i grillini?” “Nulla, mi sono molto simpatici: sarebbero stati dei maoisti perfetti. E adesso mangia. Un sacco vuoto non sta in piedi”. E così, col coraggio di chi si butta da una Yamaha a 200 all’ora, ho ingoiato la bombetta.

24 replies

      • Se fosse per questo motivo e fosse affermativa la risposta a quello che mi chiedi tonino, mi starei sul cazzo da solo: vedi anche tu di non aggiungere difficoltà a difficoltà, per favore… A differenza della quasi totalità qui, sei abbastanza intelligente da saper leggere “tra le righe”.
        Senza rancore.
        GATTO

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      • Micio spelacchiato solitario ed ipocrita
        E’ inutile che insisti, neanche se mi preghi in ginocchio te lo darò mai. Fattene una ragione le tue provocazioni ed insistenze non avranno esito e smettila di stolcherare sfigatto, nessuno ti caga se non per mazziarti

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      • Anche “GLI” ha iniziato ha postare commenti alla Geronimo, un po’ a random, un po’ di default, quindi non mi tocca che adeguermi al livello degli interlocutori: …

        …”Correttore automatico difettoso, affollato e ‘leale’, di grazia: che cosa MAI non mi darestii MAI, che MAI ti chiesi? …Ma se fosse quello che penso tu stia pensando, beh, qualcuno qui mi ha definito (bontà sua) omofobo, quindi stai tranquillo, “quello” proprio no!”.

        Vediamo adesso quanto la teniamo lunga…

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      • Adeguarsi al livello degli interlocutori può far bene alla prostata, dice il guru Panzironi e, con sommo gaudio, potrebbe diminuire anche la stitichezza;
        Sia mai che Gatto possa elevarsi elevando i comuni mortali con cotanto filosofeggiare per destreggiarsi nella selva umana riconoscendo i suoi simili micetti dalle belve feroci a guardia dei guadi;
        Senza le nespole chissà di che pane vivresti!

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      • Quanto il gioco vale la candela?
        E su quali parametri valoriali si dovrebbero impostare le discussioni per assurgere al tuo finissimo fiuto di baffi, così rarefatto che sembra l’atmosfera del Kilimangiaro?
        Fare la candela significa essere di troppo tra due piccioncini e il detto “se il gioco vale la candela” ha un imprecisato riferimento al possibile guadagno di una situazione vantaggiosa.
        Quindi se non vi è vantaggio, anche per il provvido Achille, sarà difficile che si muova al cospetto di un peggioramento che potrebbe inficiare delicati equilibri di un organigramma quotidiano.
        La lotta da te imbastita vale la Svizzera per un velo di predestinazione e di neutralità conforme ad un conformismo elitario che si piega senza spezzarsi, come le canne al vento.
        Giungere, vedere e guardare i punti di rottura permettono altri passi successivi a differenza di una gamma di dogmi a cui riferirsi continuamente per non cambiare mai niente e restare nel mondo dell’impossibile o delle esigue possibilità al fine di portare gli altri ad una pedissequa rinuncia!

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      • @SOMARO CRIMINALE NEGAZIONISTA

        Voglio ricordare a TUTTI che questo BASTARDO ASSASSINO è arrivato ad affermare, nei suoi deliri COMPLOTTISTI E Negazionisti, che il numero sui ricoverati in terapia intensiva fosse stato MANIPOLATO per favorire non si sa bene CHI.

        INSULTARLO È COSA BUONA, GIUSTA E SACROSANTA.

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  1. – Bravo Luttazzi, oggi sappiamo che la signora Yu, sicuramente progenitrice anche di Confucio, pensa e ragiona e già questo è un punto a favore alle sue teorie. Il grillismo da piacevole scommessa e ottimo cavallo su cui puntare per la corsa, si sta rivelando una cinghia reazionaria attraverso impostazioni che rafforzeranno la sua presa sul parlamento e sul governo, con buona pace di coloro che ci credono ancora, rappresentanza o meno , 15 persone rispetto a 7 fanno la differenza di quelle 16 gambe e 8 teste che sicuramente apprezzeranno le più ampie vedute degli orizzonti governativi; 30 gambe e 30 braccia sono meglio di 14, per tirare un barroccio carico di orpelli democratici e istituzioni da sostenere, sviluppare e incamerare a favore di un controllo dove il cittadino, trasformato ad utente, si approvvigionerà, berrà dalle fonti sorgive e si rinfrancherà da una vita di lavoro sapendo che quota 100 lo aspetta a braccia aperte per garantirgli la più serena vecchiaia. Già gli algoritmi parlano da soli, ma non sono schizofrenici, sia mai una ritorsione o una querela per coloro che offendono il sacro oracolo del grullismo e la sua smart economy a favore delle generazioni digitali..

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  2. Di Maio ha detto che con un numero minore di parlamentari la qualità della legge si alzerà. Per una volta che ne dice una giusta lui parla di mistero inesplorato. Fattela spiegare.

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  3. Povero Luttazzi, come s’è ridotto!
    Tanti anni passati alla macchia, cibandosi di bacche e insetti, gli hanno spappolato il cervello.
    Per sua fortuna la cuoca cinese, nipote di Mao, cerca di fargli capire qualcosa dell’attuale
    situazione politica ma, a leggere le fesserie che scrive, con ben scarsi risultati.
    Forse dovrebbe provare con un cuoco tibetano o un maggiordomo hawaiano, ma temo che
    il risultato potrebbe essere addirittura peggiore.
    Povero Daniele, come ti sei ridotto!

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    • @ Pieroiula

      Leggendo i suoi post, da un po di tempo a questa parte, la sua vena critica si è molto affievolita per appoggiare il movimento in qualsiasi sua mossa; E le devo dire che erano più simpatici gli altri rispetto ad uno appiattirsi senza se e senza ma; è matematicamente impossibile che la voce e il pensiero di uno possano valerne mille a meno che non si tratti di un esercito impostato per una battaglia a spada tratta.
      Questo, per sommi capi , è la regola di una politica che sfrangia le argomentazioni critiche a favore dei personaggi rappresentativi e non dei contenuti espressi che restano nel limbo configurandoli fine a se stessi per diminuire le spese accessorie.
      Il taglio dei parlamentari cambierà sicuramente i sipari della democrazia che si aprono e si apriranno a suon di orchestre, ma il riuscire a vedere se sarà una riforma buona o cattiva è altrettanto matematicamente impossibile a causa delle variabili che , quotidianamente, si inseriscono nelle istanze istanze politiche, economiche e sociali.
      Il Partito di Giggino, che in questi giorni spopola sul webbe, dovrebbe proporre qualcosa di più consistente se vuole appagare i palati più esigenti ma la consistenza è relativamente propedeutica ad una impostazione che riguarderà l’economia sia dell’Italia ma anche delle nazioni (sub continenti) che guardano all’Italia con lo stesso mordente strategico di Italia viva!
      Auguri.

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      • @Torre d’acqua pendente

        Forse le sarà capitato di leggere i miei commenti di questi ultimi mesi (e la ringrazio per non averli saltati a piè pari) in cui
        il cannoneggiamento verso il Mov ha raggiunto intensità tale da far impallidire la “tempesta di fuoco” su Dresda.
        Ci sono elezioni alle porte e tanti quattrini da spendere, per cui la voglia di togliersi dai piedi quei rompiscatole sta
        assumendo ritmi parossistici. In questi momenti conviene mettere la sordina alle divergenze e ai personali motivi di
        insoddisfazione (che non mancano!) e far quadrato come la fanteria inglese a Waterloo per tentare di salvare la pelle.
        Questa leggenda che gli elettori del Mov (li chiami pure grillini se preferisce) siano degli adepti fedeli, fondamentalmente
        ottusi, “appiattiti senza se e senza ma” al sacro verbo del “blogghe”, è stata coltivata con puntigliosa costanza su
        stampa, telegiornali, talk show e, naturalmente, anche sulla rete.
        Dai e dai il tarlo s’è insediato in un angolino del cervello anche dei meno superficiali e li spinge a considerare come una
        tara genetica irredimibile la fedeltà ad un progetto in cui si crede.
        Che poi questa fedeltà sia “un appiattimento acritico” è una sua personale opinione e non devo certo elencare né a lei né
        ad altri tutte le volte in cui mi sono trovato in disaccordo con questa o quella posizione del Mov o dei suoi principali
        esponenti.
        Quando lo riterrò opportuno esprimerò il mio dissenso come ho sempre fatto, oppure, come in questo momento, sceglierò
        di “appiattirmi” e tenere basta la testa per non farmi impallinare come un idiota qualsiasi.
        Cordialità

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  4. @Torre d’acqua pendente

    Concordo sulla prima parte, è indubbio che la politica si appiattisce sui personaggi e non sulle argomentazioni. Ma è anche vero che la qualità delle argomentazioni dipende dalla qualità delle persone che le esprimono. Se le argomentazioni sono scarse e perché abbiamo tante zappe in Parlamento. Auspicare che facciano qualcosa di buono è come invocare la pioggia nel deserto. Quello che dovremmo auspicare è un metodo democratico e trasparente nella selezione della classe politica, le buone argomentazioni saranno una naturale conseguenza come le piogge durante i monsoni.
    Ma di questo si parla poco, evidentemente chi gestisce il potere all’interno dei partiti/movimenti non è interessato ad un approfondimento in materia. E a quanto pare anche alla base non interessa, impegnata com’è a tifare ognuno la sua squadra (che per qualcuno è anche bottega).

    “… vedere se sarà una riforma buona o cattiva è altrettanto matematicamente impossibile a causa delle variabili….”

    “i punti di rottura permettono altri passi successivi a differenza di una gamma di dogmi a cui riferirsi continuamente per non cambiare mai niente e restare nel mondo dell’impossibile o delle esigue possibilità al fine di portare gli altri ad una pedissequa rinuncia”

    Non sono un po’ contraddittorie queste affermazioni?

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    • Grazie Exandrea, lei ha colto un errore epistemologico che riferisce ai copioni esistenziali, non era certo voluto ed ha ragione che la mia criticità latente mi porta a posizionarmi per il no, in quanto una riforma così importante avrebbe almeno bisogno di un manualetto per le istruzioni successive relative al gioco delle istituzioni locali in grazia all’onda d’urto che provocherà, a cui io non so pensare ne immaginare e questo pensiero, relativo ad una gravosa incognita, conduce a rifiutarlo quanto a riformularlo, ma non riuscendo a far parte delle istituzioni, posso benissimo accantonarlo per pensare a cose più allegre..

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    • Sa, anche lei che i Partiti si sono spartiti le istituzioni come monoblocchi, i socialisti da una parte e i comunisti oltre i giardini, in quell’altra strada…
      mentre la destra si confezionava le sue industrie e il partito vi affossava gli operai.

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