Le regionali e la lezione della pandemia

(Tommaso Merlo) – Torna il coronavirus alla faccia dei negazionisti. E torna in piena campagna elettorale. Vedremo come si riposizionerà la politica nostrana e se la pandemia alla fine si ripercuoterà nelle urne regionali. Il governo sta rimettendo al timone la scienza in modo da riprendere la rotta della prudenza. In ballo ci sono del resto vite umane, non chiasso elettorale. Un conto sono le cose serie, un altro la propaganda. Ma si sa, nel nostro paese per una poltrona si è disposti a tutto. Come dimostrano i governatori che han già ricominciato a piantar cagnara per farsi notare e passare come salvatori della patria. I baroni incitano le loro corti e spronano le loro clientele in vista della prossima ridistribuzione di troni e prebende. Poltronisti cronici, cialtronosauri, voltagabbanisti, parassiti specializzati, recidivi incalliti. C’è di tutto nelle liste dei vecchi partiti. Quanto alla pandemia, la tiritera è sempre la solita. Se le cose vanno bene è merito loro, se vanno male la colpa è del governo. Cosa non si fa per una poltrona nel nostro paese. Ma la parte più gustosa sarà osservare come reagiranno le opposizioni alla seconda ondata. Chissà se adesso Salvini vorrà “chiudere tutto” oppure “aprire tutto” e vedremo contro quale “comportamento criminale” s’inalbererà la Meloni e quale viscida mano d’aiuto offriranno le badanti berlusconiane. I primi indizi non promettono nulla di nuovo. Salvini si schiera dalla parte dei giovani furbastri che sono andati in vacanza a beccarsi il virus tra un’ammucchiata e l’altra. Chi dal ceppo autoctono, chi d’importazione. Ma per Salvini non vanno colpevolizzati, la responsabilità è del governo Conte che sfrutta la paura del virus per limitare le libertà dei cittadini e rimanere aggrappato al potere. Un governo che spalanca i porti e sguinzaglia gli immigrati infetti per spargere panico e giustificare lo stato di emergenza. Cosa non si fa per una poltrona nel nostro paese. Davvero di tutto. Ma bisognerà vedere quanto la linea estremista delle opposizioni pagherà nelle urne. Sono le regionali, non le politiche ma vedremo se la propaganda spregiudicata riuscirà ad imporsi sulla realtà dei fatti anche in circostanze eccezionali come queste oppure se i cittadini avranno imparato qualcosa. La pandemia è una grande opportunità d’apprendimento. Un’occasione per conoscere meglio i leader e le forze politiche sulla scena. È nei periodi turbolenti che cadono le maschere ed emerge la verità. Sulle loro doti personali e su quelle politiche. Sui loro pregi e sui loro difetti. Sulla loro lungimiranza nel comprendere la gravità della situazione. Sulla loro attitudine a mettersi umilmente a disposizione, sulla loro capacità di fare squadra abbandonando protagonismi e partigianeria per salvare il bene più prezioso, la vita delle persone, la vita della propria comunità nazionale. Già, la pandemia è stata una grande occasione d’apprendimento ma i primi segnali non sono affatto incoraggianti. Salvini sembra proprio non rendersi conto delle responsabilità che imporrebbe il suo ruolo. Di come ogni parola e ogni gesto che compie influenzi il comportamento dei cittadini che ancora gli danno retta. Soprattutto di quelli più fragili o sprovveduti. Lo stesso vale per la stampa che lo unge quotidianamente che non ha smesso un secondo di spargere disinformazione e sterile zizzania. Durante tutta la pandemia le opposizioni hanno mantenuto una linea durissima contro il governo nonostante fosse considerato tra i migliori d’Occidente. E invece di dare una mano, han tentato di approfittarne politicamente senza avere in mano nessuna reale alternativa che non fossero certi deliri sovranisti che han fatto strage in giro per il mondo. Cosa non si fa per una poltrona nel nostro paese. Ma se le opposizioni non hanno imparato nulla dalla pandemia, si spera che almeno i cittadini italiani lo abbiano fatto. Sono elezioni regionali e non politiche ma vedremo se gli elettori confermeranno il senso di responsabilità dimostrato in questi mesi. Contenendo la seconda ondata e punendo nelle urne leader e forze politiche che per una poltrona han dimostrato di essere davvero disposti a tutto.

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