Il taglio dei parlamentari e delle sardinate

(Tommaso Merlo) – Le sardine si schierano contro il taglio dei parlamentari. Altra trovata geniale. Di questo passo la loro dispersione in mare aperto potrebbe avvenire prima del previsto. A quel punto bisognerà attendere che altre pagine Facebook diventino virali e si autoconvincano di essere un movimento politico. Del resto se c’è un emblema dei mali italiani, questo è il nostro elefantiaco parlamento. Schierarsi contro il taglio delle poltrone per fumose questioni di principio, vuol dire non capire il momento storico che stiamo vivendo. Alla fine si tratta semplicemente di riallineare il parlamento italiano a quello delle democrazie più avanzate dopo decenni di sprechi e malapolitica. Tutto qui. C’è voluta la tempesta del 4 marzo affinché finalmente la politica mettesse mano a se stessa tagliando poltrone inutili e privilegi. E dopo la sforbiciata a vitalizi e scranni, si spera che presto toccherà anche agli stipendi degli onorevoli tornare a livelli di decenza pubblica. Ma una cosa alla volta. Il cambiamento in Italia è una battaglia sfibrante. Tutta colpa di caste politiche che non vogliono mollare l’osso e di tutti coloro che sul più bello si mettono a nuotare contro come le sardine. Stando ai fatti. Invece che tempio della democrazia, il parlamento italiano si è ridotto a suo mausoleo funerario. Un numero sproporzionato di poltrone tutte placcate in oro massiccio, ma con le decisioni prese nei corridoi e frotte di onorevoli a schiacciare il bottone. Impresentabili, assenteismo cronico, privilegi assurdi, scandali di ogni risma, voltagabbana, lungaggini e insabbiamenti. Un enorme poltronificio dove i partiti parcheggiano i loro scudieri ad ingrassare per ricompensarli dei voti raccattati sul mercato elettorale. Il tutto ovviamente a spese del contribuente che mentre gli onorevoli ristrutturano attici in centro e si comprano il motoscafo, scivolano nella miseria. Riallineare il parlamento italiano a quello delle democrazie più avanzate è davvero sacrosanto. L’unica cosa che sorprende è che non si sia fatto prima. Ma si sa, in Italia il cambiamento è una battaglia sfibrante. C’è voluta la mezza rivoluzione del 4 marzo perché si muovesse qualcosa. Con quei marziani del Movimento a trainare e i vecchi partiti a rimorchio. Prima la Lega, poi quando Salvini si è inpapeepato è toccato a quello che rimane della fu sinistra. Tutti ad adeguarsi controvoglia tra mille capricci e distinguo. Sembrava fatta con la nascita del governo giallorosa e il voto in aula, poi sono sbucati i soliti parrucconi d’altri tempi a raccogliere le firme per il referendum e adesso ci si mettono pure le sardine a nuotare contro per chissà quale orpello teorico. Una trovata davvero geniale. Adesso la parola passa ai cittadini. Un assist storico. I vecchi partiti sono quasi tutti schierati per il “sì” ma non c’è da fidarsi. Politicanti di oggi e di domani voteranno in massa per il “no” nel segreto delle urne per non darsi la zappa sui piedi. Il loro schierarsi ufficialmente per il taglio è solo paura dell’opinione pubblica esasperata da decenni di sprechi e malapolitica. Non resta che sperare nella maturità e nel buon senso della maggioranza degli italiani. Alla fine si tratta semplicemente di allineare l’Italia alle democrazie più avanzate.

20 replies

  1. Mah! Avevo fiducia in questo nuovo movimento, ma che poco è durata. Dalla foto coi Benetton in poi non ne Han fatto una giusta, più che sardine sembrano squaletti al servizio dei pescecani, specie purtroppo non ancora estinta

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  2. Ma di che parliamo?
    Il movimento delle sardine è morto il giorno in cui il suo stato maggiore è andato in processione
    a rendere omaggio ai Benetton.
    Mossa tanto politicamente assurda da poter fare il paio col suicidio del Papeete.
    Hanno buttato la maschera e si sono mostrati al Paese per quello che sono: fiancheggiatori di
    quei poteri che, a chiacchiere, dicevano di voler contrastare.
    Il Covid ha dato loro il colpo di grazia, togliendoli dai radar della politica e facendo di quei quattro
    sciagurati che si erano illusi di essere i nuovi Masaniello dei Dead Walking Boys/Girls che
    provano a farsi credere ancora vivi.

    “Così colui, del colpo non accorto, andava combattendo ed era morto.” (Matteo Maria Boiardo)

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    • Forse non andarono dai Benetton di loro sponte, ma su indicazione del loro dante causa per assicurarli che i 5S non l’avrebbero avuta vinta. Oggi dicono quello che il pd non puo’ dire. Chi aveva creduto che fosse un movimento spontaneo si é
      sbagliato.

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  3. Se guardi le sardine e leggi Pd ha un senso.
    In parlamento fanno quelli (forzati) a favore, poi per interposta persona ti fanno sapere cosa ne pensano veramente.
    È la specialità della casa.

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  4. Le Sardine sono il PD e, come è stato per le regionali in E-R, fanno il lavoro sporco quando il PD non vuole o non può metterci la faccia (ricordiamo che in E-R Bonaccini aveva tolto il simbolo del PD perché sapeva che, se avesse vinto, avrebbe vinto come Bonaccini e non come esponente del PD).
    Che il PD sia sempre stato contrario a questa riforma è noto: le ha votato contro tre volte e l’ultima ha votato sì solo perché altrimenti non sarebbe tornato al governo. Ora vorrebbe che questa riforma non passasse, ma non può dirlo apertamente perché si creerebbe una frattura col M5S (che dall’altra parte il PD blandisce per fare alleanze alle regionali). La soluzione? Mandare avanti questi quattro ragazzetti che fanno propaganda per il NO, in modo da orientare l’elettorato di sinistra senza metterci però la faccia, e nella speranza che possano bissare il risultato delle regionali in termini di coinvolgimento della massa.
    La mossa è anche intelligente, ma non può avere lo stesso successo perché manca una cosa fondamentale: la paura dell’Orco. Le Sardine alle regionali in E-R hanno avuto buon gioco ad agitare lo spettro di Salvini (“ommioddio arrivano i nazifascioleghisti, all’armi cittadini! dobbiamo fermarli!”), qui invece sono in salita perché non possono attaccare direttamente il Movimento, e comunque non possono giocarsi tutte le armi della retorica antifascista e anti-destra.

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    • Il gioco-forza attiverà però in riscatto in termini di mutazione in sede elettorale, il partito che rappresenta, oggi, la sinistra, ha fatto non solo un’enormità di danni, in primis avvicinando il Partito della casa delle libertà e attivando una fusione per solo interesse economico e speculativo e in secundis allontanandosi dal suo substrato originario per incapacità vera o voluta nel non dare risposte concrete e attese ad un elettorato che aspettava e aspetta ancora da decenni. Quello che è accaduto in E-R non avverrà in T per il semplice motivo, comprensibilissimo, che le persone si sono stufate della sinistra da cui si sentono in larga misure tradite. Quello che spaventa è che la propaganda non equivale mai alle azioni della governance e se la lega sale e salirà non ottempererà a ciò che gli abitanti si aspettano anche perché sono geneticamente lontani anni luce dalle idee di Salvini e company. Ma la rabbia di vedersi togliere terra, posti di lavoro e cultura da una sinistra incapace e capace solo di servire e impostare piani di risanamento inesistenti che hanno concesso solo privilegi ad estranei sarà la molla che farà scattare il cambiamento e la turnazione elettorale. Non esiste che un partito di sinistra abbia così profondamente disatteso le speranza di generazioni di persone solo per lucro e per vantaggi personali è una vergogna abissale di cui se ne pagherà le conseguenze per molti, molti anni in là da venire.

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      • Non ho la sfera di cristallo, ma personalmente non credo che il centrosinistra perderà la Toscana. Non solo e non tanto perché i sondaggi danno oggi comunque in vantaggio il candidato di centrosinistra, ma perché la posta in palio è troppo alta: se perdesse la Toscana, una delle poche roccaforti rosse ancora in piedi, Zingaretti dovrebbe fare fagotto come segretario del PD il giorno stesso, e probabilmente anche il Governo avrebbe un contraccolpo fortissimo. Se avesse sentore di possibile sconfitta, è prevedibile che il PD metterebbe in campo tutte le carte, anche le più disperate, per rimanere al potere. Se le Sardine non funzionano più, tirerebbe fuori, che so, i Piccioni, le Marmotte, gli Stambecchi, spunterebbe fuori dal nulla un nuovo movimento o una nuova organizzazione a pochi giorni dal voto per tentare di catalizzare i voti contrari alla destra, anche a scapito del M5S. Chiamerebbero al voto disgiunto, al voto utile, al voto antifascista, al voto di disperazione: tutto, pur di non perdere la regione.
        I risultati della precedente amministrazione regionale non contano più niente ormai, come non contano piani, progetti ed esigenze (quando mai PD e 5S hanno veramente parlato di progetti, di una visione comune del futuro? Parlano di una somma matematica dei voti e basta). Quello che conta per i partiti è la sopravvivenza politica, e si è visto che sono disposti a sacrificare tutto per essa.

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      • Da quanto tempo è che la politica si è sganciata dall’elettorato? Da quanto tempo è che la politica ha pretese di onniscienza e gettona miliardi prima, poi milioni di euro a favore di progetti che rasentano bolle di sapone se non si tratta di costruzioni e investimenti nell’area del cemento? Da quanto tempo la polita si è eretta a divinità presidiando gli olimpici troni facendo tabula rasa di una decantazione civile a raggiera forzando la massa incolta ad essere sempre più massa incivile per aumentare il divario tra lei e la popolazione per incrementare il potere del suo status symbol? Da quanto tempo è che la politica si erge a direttore d’orchestra di ogni bene donando spiccioli a coloro che le fanno il favore di mantenere in vita un simulacro della democrazia?
        Così facendo si è inimicata buone fette di elettorato ma nonostante ciò è riuscita a sopravvivere a se stessa attraverso le ibridazioni che hanno condannato il pensiero divergente, creativo e rinnovatore ad un angusto spiraglio degno della più altisonante follia. Questo per inciso è la cartina tornasole che vede politica, banche e progetti alla cittadinanza in connubio e in sposalizio a favore di investimenti in servizi che con la cultura vera e propria hanno ormai poco a che vedere, a meno che non si tratti di stendere un tappetino rosso all’artista straniero che canta le lodi di una terra che ha perduto, per sempre, i suoi connotati originali, a favore di taroccamenti e plastificazioni che piacciono solo alla gente che piace o che deve piacere.
        MA non si può tornare indietro e molti giovani hanno fatto il loro ad emigrare, adesso che esiste il M5s, si dovrebbe capire bene quali siano le sue intenzioni se vuole rivoluzionare il concetto stesso di vecchia politica o se vuole aderire al vecchio format solo per desiderio di comando pensando di cambiare appena si è aggiudicato l’area di riferimento; e per quest’ultima preposizione vale quanto scritto sopra, in poche parole ,impossibile e ipocritamente propagandistico.

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  5. Le sardine non sono altro che i pupazzi che parlano per conto del ventriloquo pd. Purtroppo il ventriloquo ha infiltrato molti altri pupazzi all’interno del movimento per trasformarlo da terzo polo a sua ruota di scorta nel secondo polo. Insomma, ci eravamo illusi che fosse arrivato il tempo della democrazia in Italia.

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    • Non ci siamo del tutto illusi, il referendum per il taglio dei parlamentari è reale e possiamo votare convintamente SI grazie esclusivamente alla tenacia dei 5S. Inutile continuare a denigrare il M5S dicendo tutto e il contrario di tutto, i risultati sono sotto gli occhi di tutti ed è inutile sminuirli. Solo gli stolti non comprendono che hanno raggiunto traguardi prima solo sognati!

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  6. Passa un giorno, passa l’altro
    Mai non torna il nostro Anselmo,
    Perché egli era molto scaltro
    Andò in guerra e mise l’elmo…

    Mise l’elmo sulla testa
    Per non farsi troppo mal
    E partì, la lancia in resta,
    A cavallo d’un caval.

    La sua bella che abbracciollo
    Gli dié un bacio e disse: Va!
    E gli pose ad armacollo
    La fiaschetta del mistrà.

    Poi, donatogli un anello
    Sacro pegno di sua fe’,
    Gli metteva nel fardello
    Fin le pezze per i piè.

    Fu alle nove di mattina
    Che l’Anselmo uscia bel bel,
    Per andar in Palestina
    A conquidere l’Avel.

    Né per vie ferrate andava
    Come in oggi col vapor,
    A quei tempi si ferrava,
    Non la via, ma il viaggiator.

    La cravatta in fer battuto
    E in ottone avea il gilé,
    Ei viaggiava, è ver, seduto
    Ma il cavallo andava a pié.

    Da quel dì non fe’ che andare…
    Andar sempre, andare, andar…
    Quando a pié d’un casolare
    Vide un lago, ed era il mar!

    Sospettollo… e impensierito
    Saviamente si fermò,
    Poi chinossi, e con un dito
    A buon conto l’assaggiò.

    Come fu sul bastimento,
    Ben gli venne il mal di mar;
    Ma l’Anselmo in un momento
    Mise fuori il desinar.

    La città di Costantino
    nello scorgerlo tremò
    brandir volle il bicchierino
    ma il Corano lo vietò.

    Il Sultano in tal frangente
    Mandò il palo ad aguzzar,
    Ma l’Anselmo previdente
    Fin le brache avea d’acciar.

    Pipe, sciabole, tappeti,
    Mezze lune, jatagan
    Odalische, minareti
    Già imballati avea il Sultan,

    Quando presso ai Salamini
    Sete ria incominciò
    E l’Anselmo, coi più fini,
    Prese l’elmo e a bere andò.

    Ma nell’elmo, il crederete?
    C’era in fondo un forellin,
    E in tre dì morì di sete
    Senza accorgersi il tapin

    Passa un giorno, passa l’altro,
    Mai non torna il guerrier;
    Perché egli era molto scaltro
    Andò in guerra col cimier.

    Col cimiero sulla testa,
    Ma nel fondo non guardò:
    E così gli avvenne questa,
    Che mai più non ritornò!

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  7. L’Emilio, presso il canto del camino scoppiettante, ronfava,
    perché una sposa non avea, continuamente domandava,
    il bel fuoco, ravvivatosi, rispondeva con scintille e lingue biforcute
    1, 2, 3, 5 aspetta e vedrai che da un giorno all’altro ne avrai mille;
    ma l’Emilio bitorzuto dagli abiti bisunti,
    invecchiava senza amore mentre aumentavano i defunti;
    non era mai felice pensando all’amore
    che a parer suo non era mai degno di fiordalisi e rose.
    Una donnina per favore; al bel fuoco richiedeva
    e il fuoco gentilmente col suo calore rispondeva.
    Ad un anno imprecisato ecco l’Emilio innamorato.
    Una sposa di carbone per lui che è un gran signore.
    Passano i mesi e passano gli anni e la coppia innamorata
    si dipinge senza inganni.
    L’Emilio va passeggiando, vestito a nuovo e profumato,
    mentre la sposina, presso al focolare, pensa al suo sposo cucinato..
    Le notti erano un fuoco d’artificio,
    calze, mutande e reggiseni nel lettone
    con l’Emilio che sprofondava oltre di ogni emozione.
    Ma una notte, senza luna, si ode la sposina urlare di paura;
    al povero Emilio era andata via una virgola
    lasciandola nel lettone che par dipinta.
    Dal cielo adesso l’Emilio guarda corrucciato
    la sposina e il via vai che ha creato!

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