Raggi bis, c’è l’ok di Casaleggio

IL CAPO DI ROUSSEAU: L’ESCAMOTAGE DEL MANDATO ZERO

(di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – L’erede che sta in guerra immagina il futuro. Pensa a un M5S rinnovato nei volti e nella struttura, con Alessandro Di Battista come perno e capo, e attorno a lui nuovi eletti, quelli da trovare anche con nuove regole per la selezione dei candidati, di fatto una tagliola per liberarsi dell’aristocrazia grillina che sta a Roma. Ma nei piani di Davide Casaleggio è centrale anche il tema che è il vero cuore della battaglia dentro i 5Stelle, cioè il vincolo dei due mandati. Non più intoccabile, per il figlio di Gianroberto, che pensa innanzitutto a una deroga per i sindaci. Possibile tramite l’ampliamento di una regola già in vigore, il cosiddetto mandato zero: la via per permettere la ricandidatura alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, non a caso salita a Milano per il Villaggio Rousseau a fine luglio.

Perché Raggi vuole il via libera di Casaleggio dopo quello informale degli altri big, da Luigi Di Maio al reggente Vito Crimi. E sa di poter contare sull’appoggio pubblico ed entusiasta di Di Battista, che lo disse già ad Accordi&Disaccordi nel giugno scorso: “Virginia è una sindaca fantastica, e sui due mandati si può aprire una riflessione per gli amministratori”. E poi a fianco della Raggi come capo staff c’è un altro 5Stelle vicinissimo a Casaleggio, Max Bugani. La certezza è che il capo dell’associazione Rousseau sta già discutendo della deroga con il suo staff. E la strada per arrivarci è la modifica del mandato zero, la regola varata nel luglio del 2019, in base alla quale il primo mandato non viene più conteggiato per consiglieri comunali e municipali. “Così non verrà dispersa l’esperienza maturata”, spiegò Di Maio. Ma i sindaci erano stati tenuti fuori, tanto che venne bollata come una norma anti-Raggi.

Poco più di un anno dopo, l’idea è quella di non conteggiare il primo mandato anche per loro, per i primi cittadini. E allora il nuovo mandato zero potrebbe essere messo al voto degli iscritti su Rousseau. Magari assieme a un’altra regola, riguardante i parlamentari. Nel dettaglio, l’idea è di lasciare il vincolo dei due mandati in Parlamento, concedendo agli eletti però un terzo “giro” a livello locale, nei Comuni o nelle Regioni. Un ritorno sul territorio, insomma. E non è proprio quello che vorrebbe la gran parte dei big di governo e dei maggiorenti che ora siedono nelle Camere. Eppure è per loro che Casaleggio medita una nuova norma che somiglia più a un’elegante trappola. Di certo quello dei due mandati resta il nodo gordiano della partita dentro i 5Stelle, in cui i big e molti parlamentari puntano a togliere la gestione della piattaforma web Rousseau a Casaleggio. E nell’attesa ad “affamarla”, smettendo di versare i 300 euro mensili. O addirittura ripudiandola in favore di un nuovo portale.

Però la rivolta anti-Rousseau, di cui molto si parla nel M5S, non è affare semplice. Basta scorrere lo Statuto varato nel dicembre 2017 su spinta di Di Maio e proprio di Casaleggio junior, che all’articolo 1 stabilisce che “gli strumenti informatici attraverso i quali l’associazione Movimento 5 Stelle” organizza tutto, dalle consultazioni degli iscritti alla diffusione pubblica delle proprie decisioni, “saranno quelli di cui alla piattaforma Rousseau”. E d’altronde nella casa madre non stanno affatto fermi. Così ieri il collegio dei probiviri ha scritto a oltre cento parlamentari, esigendo il completamento delle rendicontazioni entro il 24 agosto, pena sanzioni disciplinari che possono arrivare sino all’espulsione. Ergo, gli eletti devono effettuare le restituzioni, compresi i versamenti a Rousseau.

Una pioggia di email che ha provocato la reazione furibonda dei parlamentari, buona parte dei quali hanno risposto con messaggi di fuoco. Molti sono convinti che il giro di vite dei probiviri sia una ritorsione per l’assemblea contro la piattaforma e Casaleggio di martedì scorso. Ma lo Statuto legittima le email dei probiviri. E conferma che la secessione da Rousseau non potrà essere indolore. Lo sa bene Di Maio, anche lui a Milano per Villaggio Rousseau. Domenica 26 luglio ha cenato con Casaleggio, con cui ha avuto “un colloquio sereno”, dicono.

E dietro ai sorrisi c’è l’obiettivo del manager: riportare Di Maio dalla sua parte, sottraendolo al patto con gli altri maggiorenti del M5S. E allora non sarebbe più un nuovo Movimento con Di Battista unico sole. Ma è tutto da definire, nella nebulosa a 5Stelle. Un partito che è tutto una guerra.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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8 replies

  1. Se il Movimento è tutta una guerra, che dire delle scissioni multiple, che manco l’Idra, del PD o i maldipancia zaio-giorgettiani della Bega Nord oppure ancora del balletto dei topi sul relitto alla deriva di FI pronti al salto su altri navigli all’occorrenza….?

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  2. Se il M5S è una guerra di tutti contro tutti, quasi sempre amplificata e portata ad arte in superficie anche con le fake news dai media ostili e servili ai vecchi partiti, basta guardarsi attorno nei partiti di governo e di opposizione per recepire i continui venti di guerra e i veti incrociati dei diversi schieramenti che li attraversano. Ma tutto questo ai Media non interessa anzi……..

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    • Quelli di prima DX e SX hanno fatto cose MIRABOLANTI vero?. Vi consiglio il salame di mangiarlo non metterlo sugli occhi,almeno ne fareste un buon uso.

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