«Pacchetto anti-Covid», a Napoli alcuni b&b diventano case del sesso

(di Fabio Postiglione – corrieredelmezzogiorno.corriere.it) – Lo hanno chiamato pacchetto «anti-Covid all inclusive». Con 70 euro si può trovare sistemazione, per massimo due ore, in una camera da letto con aria condizionata, lenzuola pulite, doccia sanificata per fare sesso con una ragazza, già pronta in stanza, in abiti succinti, in attesa del cliente e con mascherina «ma solo a richiesta» del cliente. Per entrare nel palazzo dove c’è la casa «a luci rosse» non c’è più bisogno di citofonare, ma il più delle volte basta comporre un codice alfanumerico alla tastiera del citofono. Un passepartout digitale che pochi minuti prima dell’appuntamento arriva via sms al cellulare usato per richiedere il «servizio». Nel messaggio ci sono anche le indicazioni precise per arrivare in camera, il piano e l’interno. Chi entra può tranquillamente sembrare un condomino e non attirare su di sé occhi indiscreti.

Ecco la nuova frontiera dell’accoglienza a Napoli. I bed and breakfast e le case vacanze, in assenza di turisti che fino a un anno fa affollavano le vie del centro, si sono trasformati in confortevoli (e illegali) case del sesso. Le segnalazioni sono arrivate sulla casella di posta elettronica dell’Abbac (l’associazione che rappresenta i proprietari di b&b) di Napoli, un sistema voluto fortemente dal presidente Agostino Ingenito. Una mail che in questi giorni è stata inondata di dettagli piccanti, dove si raccontano storie di proprietari che navigano nel torbido e che hanno deciso di «riconvertire» la propria attività, mascherando l’affare con una regolare sublocazione.

Adesso indaga la polizia Municipale che sta cercando di risalire ai gestori di questi locali che sfruttando metodi consentiti dalla legge alimentano un giro d’affari da migliaia di euro al giorno nel quale anche la camorra riesce a guadagnare imponendo tangenti per ogni prestazione sessuale consumata, come se le prostitute fossero in strada e sotto ricatto. Ma come fare ad arrivare a queste case a luci rosse? Nel modo più semplice possibile: su un qualunque motore di ricerca. Basta digitare: «Camere ad ore a Napoli» e l’elenco è lunghissimo. C’è chi sponsorizza le immagini delle stanze da letto, chi l’ambiente raffinato e discreto, chi la comodità di trovare un posto auto nei dintorni. Poi una mail o un numero di cellulare è l’accordo è fatto con la descrizione dettagliata della donna che si può trovare in camera.

Quasi sempre si entra in contatto con l’intermediario e non con la prostituta. Si tratta di un uomo distinto e insospettabile ed è colui il quale prende in affitto la casa dal proprietario, il quale non ha bisogno di chiedere alcuna autorizzazione amministrativa al comune, come prevede una legge del 2017. Basta il pagamento della «cedolare secca», anche se il più delle volte si evade totalmente e la transazione avviene in contati. La casa la si affitta per un massimo di 30 giorni e chi la prende in locazione la cede alle prostitute. Un fenomeno in crescita che ha allarmato l’Abbac che ha deciso di inviare alla polizia Municipale il dossier con tutti gli indirizzi segnalati. In base ai quartieri cambiano le nazionalità delle ragazze che offrono il loro corpo a pagamento.

Al Vomero, in strade centrali come in via Kerbaker e via Scarlatti, ci sono brasiliane, colombiane e argentine. A Chiaia, tra la Riviera e la zona di Mergellina, ci sono le ragazze dell’est Europa: russe, ma anche moldave e polacche. Nel quartiere Stella si trovano le bengalesi e al centro storico le nigeriane. «Noi vogliamo tutelare chi svolge l’attività in piena regola pagando tasse che non sono state sospese durante il lockdown – spiega Ingenito – Il mondo degli abusivi è ampio ma per fortuna in tantissimi esercitano questo lavoro con correttezza. Ricordiamo che un gestore deve pagare tributi per la Scia, paga l’Imu e la Tasi tra le più alte, versa l’imposta di soggiorno ed è attento a tutte le misure di sanificazione. Abbiamo segnalato ogni cosa agli agenti».

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