Almirante-Berlinguer: la provocazione politica va in piazza

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Un anno fa, nel libro Il Gesto di Almirante e Berlinguer (PaperFirst) proponevo di dedicare una piazza alla battaglia comune condotta contro il terrorismo degli anni di piombo da due personaggi diversissimi e che militavano su fronti contrapposti, ostili. Due “nemici” che, come documentato da testimonianze dirette (quella di Massimo Magliaro, all’epoca dei fatti portavoce del segretario missino) decisero di incontrarsi più volte in segreto, tra il 1978 e il 1979, in una stanza di Palazzo Montecitorio, per condividere informazioni, e forse anche una condotta comune. Mentre un duplice nemico mortale – le Br e lo stragismo fascista – stava minacciando le basi stesse della democrazia repubblicana.

Che dire allora della mozione approvata dal consiglio comunale di Terracina di intitolare una piazza ad Almirante e Berlinguer? Quando pure fosse ispirata a un apprezzabile tentativo di pacificazione retrospettiva, appare tuttavia come un atto improvvisato che ha il difetto di fornire, nell’accostamento tra il fascista repubblichino e lo storico leader del Pci, una motivazione troppo generica. E dunque facilmente sospettabile di essere usata per finalità politiche di stampo locale.

Nella mia proposta invece l’accento era sul “gesto”, finalizzato a quel bene comune chiamato interesse nazionale in un momento tragico della nostra storia.

Si dice che quando la casa brucia non conta di che colore è la divisa dei pompieri: infatti, riportando alla luce quella antica vicenda volevo dimostrare che quel “gesto” – senza mettere minimamente sullo stesso piano fascisti e antifascisti, carnefici e vittime, valori e disvalori – testimoniava un modo nobile di intendere la politica di cui oggi, nell’era dell’insulto mediatico, non rimane più traccia.

A chi da sinistra parla di “indegno accostamento” vorrei ricordare che nel giorno dei funerali di Enrico Berlinguer la presenza di Giorgio Almirante alle Botteghe Oscure, il suo sostare in raccoglimento davanti alla salma del “nemico” non suscitò alcuno sdegno nel popolo rosso e ancora oggi viene ricordata come una manifestazione di rispetto e anche di coraggio. Omaggio ricambiato qualche anno dopo quando furono Nilde Iotti e Giancarlo Pajetta, nella sede del Msi, a sostare deferenti davanti alle salme di Almirante e di Pino Romualdi.

Ho scritto: “Perché non dedicare una via, una piazza a quanti presero seriamente la propria vita e quella degli altri? Sfidando il timore di non essere compresi? Di essere fraintesi? Mettendo al posto dell’odio, il rispetto. Della rivalità, la comprensione. Del sarcasmo, la lealtà. E forse, chissà, l’amicizia?”. Rilette oggi, illuminate dai bagliori di uno scontro politico sempre più rabbioso, suonano come le parole di un illuso.

5 replies

  1. altri tempi e altri interessi, allora c’era l’ideologia, ben più nobile, anche se Almirante aveva doti oratorie ma un passato discutibile, ora solo interessi economici di potere di capitalismo mafioso….

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  2. L’amicizia? Berlinguer era amico del fascista? Il fatto di non essersi alzato dalla bara per schiaffeggiarlo “mentre era in raccoglimento” è stato istituzionalizzato come un gesto d’amicizia da parte del morto al vivo.

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  3. “Durante la Repubblica Sociale Italiana, ricoprì la carica di capo di gabinetto al Ministero della cultura popolare. Nell’immediato dopoguerra fu tra i fondatori del partito di ispirazione fascista Movimento Sociale Italiano”

    Stiamo parlando di questo ALMIRANTE? che avrebbe dovuto marcire in galera perchè non contento dei danni e dei dolori provocati dal fascismo e dalla repubblica collaborazionista di Salò, fondò un partito fascista?
    Cosa vuol fare Padellaro riscrivere la STORIA?
    Vuole sapere Padellaro cosa fecero alla mia famiglia i repubblichini collaborazionisti dei nazisti. di cui ALMIRANTE era un esponente?

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  4. Adriano, mi ha impressionato la tua risposta/commento all’articolo di Padellaro.
    Io penso che a monte della posizione dell’articolista ci stia l’ambiguità del pci staliniano di Togliatti il quale permise di evitare la necessaria defascistizzazione del Paese attraverso il radicale avvicendamento politico e amministrativo dell’Italia, anche perché a causa della sconfitta in guerra, o armistizio che dir si voglia, non era nelle condizioni di poter interferire con gli equilibri di Yalta. Gli Almirante, i Leto, i Borghese e i tanti altri con le mani in pasta con il fascismo poterono proseguire a essere quello che erano e a minare la struttura della neonata democrazia. Questo perché a Baffone bastava un partito comunista occidentale sì forte, ma non tanto forte da rompere quegli equilibri. In fondo Padellaro, con tutto il rispetto per la sua storia, culturalmente viene da lì

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    • Fos
      Si, ed è da lì che bisogna iniziare per arrivare a Piazza Fontana, Brescia, Bologna, Italicus ecc.ecc.ecc che ancora oggi godono di coperture innominabili. Che siano stramaledetti per sempre compresi quelli che vorrebbero cancellare LA STORIA.

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