Scuola, i banchi di Azzolina e la gaffe di Arcuri. Ma basterebbe una deroga del Cts

(Luca Telese – tpi.it) – Metterebbe la mano sul fuoco sul fatto che il commissario Arcuri le comprerà i banchi di cui ha bisogno entro settembre? Lucia Azzolina collauda i nuovi monoposto, fa una pausa, e poi risponde scandendo le parole: “Io DEVO avere fiducia in Arcuri, non crede?”. In questo imperativo e in questo dubitativo (che curiosamente viaggiano in coppia), nella risposta cruciale della giornata, c’è la chiave del problema di una intera tormentatissima stagione. In questa frase c’è la risposta sospesa (per ora) all’enigma di 2,5 milioni di banchi ordinati dalle scuole, ma in realtà ancora tutti da costruire.

Il preludio di questa sfida finale (che potrebbe terminare con qualche vittima in campo) è noto: il ministero della Pubblica Istruzione ha emanato un mese fa le nuove linee guida dopo la pandemia immaginando una scuola rinnovata, dove – cogliendo l’occasione dell’investimento sanitario – si approfitta per rottamare linee di arredo obsolete e immaginare nuovi moduli didattici intorno al nuovo banco monoposto (più comunemente definito “trottola” o “girello” nei meme che già furoreggiano in rete). Ma a questi nuovi banchi, appena vengono annunciati, il ministro, rischia subito di essere impiccato: qualcuno li contesta in linea di principio, qualcuno perché non gli piacciono, qualcun altro perché dice che costano troppo, qualcuno perché è conservatore di natura (come se i vecchi orrori degli anni Ottanta in plastica e formica fossero belli).

Così la Azzolina, appena registra questo umore incerto, ordina i banchi al super commissario Arcuri, che ha il compito di reperirli, con un massimale alto (tre milioni di pezzi). Subito dopo lancia un censimento di dettaglio tra i dirigenti scolastici per appurare il fabbisogno esatto di cui ha bisogno. In questo percorso fatto di rilanci, il caso-banchi si carica subito di un significato simbolico enorme, che li trasfigura da semplice arredo ad accessorio vitale per riaprire le scuole. Si dice che solo grazie ai “monoposto” sarebbe possibile rispettare le cosiddette “rime buccali” (ovvero le distanze minime da bocca a bocca).

Si inizia a ragionare su come dividere le classi e gli arredi, misurando in metri “statici” e in metri “dinamici”. Iniziano a parlare i produttori italiani del settore: impossibile – avvertono – costruire i banchi in così poco tempo, per giunta nel periodo estivo, con Ferragosto di mezzo, e montagne di consegne da realizzare da un capo all’altro del paese: “Sarebbe necessario realizzare in un solo mese – aggiungono – la produzione di cinque anni di normale attività”. Effettivamente un po’ troppo.

Ma il supercommissario Arcuri risponde subito, e anche con piglio spavaldo: “Nessun problema. Stiamo preparando una gara europea”. Come dire: quello che gli italiani non riusciranno a costruire sarà reperito fuori dall’Italia. Intanto la Azzolina conclude il suo censimento, e guardando i risultati si scopre che aveva fatto bene a farlo in fretta. Le risposte delle scuole, infatti, sono inferiori alla prima stima, e rispecchiano lo stato d’animo di cui abbiamo parlato: il fabbisogno che emerge da questo referendum è di 2 milioni di banchi di tipo tradizionale e 400.000 di nuova concezione.

Questo in teoria rende meno arduo il compito di Arcuri e della sua gara. Ma i problemi sono solo iniziati. Però, iniziando a fare di conto su questo fabbisogno, si scopre che in ogni caso lo stock necessario alla produzione richiede delle cifre mostruose. Per fare due milioni di banchi servono – solo per avere un’idea – duemila tir di materie prima, da ordinare, lavorare, e successivamente girare alle scuole in forma di prodotto finito, con un nuovo trasporto (stavolta capillare).

Fare tutto questo in poco più di trenta giorni, in Italia, è evidentemente molto complicato. Ma è anche difficile che possano trovarsi stoccati all’estero riserve tali da assorbire una tale domanda senza supplementi produttivi. E questo per un motivo molto semplice: nessuno in questo settore ha spazi di immagazzinamento così grandi, e gli ordini grossi vengono evasi “on demand”. Ma soprattutto: mentre l’idea della Azzolina era quella di riempire di commesse un settore nazionale in crisi, se il fattore tempo impone il rifornimento estero a cui pensa Arcuri, l’effetto Pil sulla domanda interna svanisce.

Non solo: nel bando di gara si scopre che il commissario ha inserito una “clausola qualità” sui potenziali produttori che tuttavia rischia di diventare “capestro”. Infatti per partecipare alla gara – spiega a Il Foglio uno dei principali mobilieri scolastici italiani – è necessario “aver prodotto nei tre anni precedenti almeno il doppio dei quantitativi offerti”. Domanda: quanti in Italia hanno questi requisito quantitativo? Risposta: “Nessuno”. Se non altro perché nessuno, prima d’ora, in un mercato controllato come quello scolastico, ha mai superato i 400mila banchi. Un bel problema.

Morale della favola. Bisognerebbe augurarsi che in realtà nulla vada come si augura il super commissario, perché altrimenti sarà molto difficile rispettare la scadenza del 14 settembre: sarebbe saggio e giusto – piuttosto – che il Comitato tecnico scientifico derogasse alle norme anti-virus pensate due mesi fa (in uno scenario tutto diverso) e che i nuovi banchi venissero prodotti tutti in Italia, e magari in cinque anni (come è possibile che sia), facendo insieme la fortuna delle imprese nazionali, del Pil, e della scuola italiana. Bisognerebbe che il diritto costituzionale all’istruzione fosse considerato un bene primario.

Nel nostro Paese invece, è noto, non sempre le cose vanno come dovrebbero andare. In questo caso – a mio avviso – il risultato più utile sarebbe quello che le istituzioni non vorrebbero raggiungere: meglio avere banchi di nuova generazione, aspettando il tempo necessario a produrli, che comprare subito e male con il ricatto del distanziamento sociale di classe che pende sulla testa degli studenti e dei professori.

5 replies

  1. Per favore! Ministra Azzolina e Commissario Arcuri: risparmiateci il ridicolo, oltre che una spesa inutile e assurda!! I banchi singoli sono comunque in uso da decenni nella scuola italiana, da quando furono aboliti quelli classici di legno biposto con buchetto per il calamaio da inchiostro. E da decenni abbiamo banchi semplici, monoposto, sufficientemente spaziosi e funzionali con un piano sottobanco per contenere libri, quaderni e materiali didattici vari. E sono pure facilmente spostabili per consentire avvicinamenti a due, o variabili per raggruppamenti diversi o a semicerchio secondo esigenze didattiche e o di metodi diverso degli insegnanti; e quindi anche facilmente distanziabili. Questa proposta degli striminziti seggiolini con le rotelle e mini-ribaltina sono una boiata pazzesca. Fantozzi ci farebbe un film! Già quelli simili senza rotelle sono scomodi per gli adulti che se li ritrovano ai convegni e conferenze, e buoni solo per appoggiarci un gomito per non addormentarsi; figuriamoci per ragazzi di scuole elementari e medie, che se gli dai pure le rotelle penseranno di essere su una pista da autoscontro. E che non si spacci una sospetta impresa commerciale , tra l’altro di ardua realizzazione, per un o strumento utile per una “nuova didattica “. .. Se non quella degli autoscontri al Luna park

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    • Ma certo! E poi, con i cali di natalità degli ultimi anni, l’abbondanza di docenti e l’esistenza già ora di moltissimi banchi monoposto, il problema sarebbe mezzo risolto fin d’ora, con un minimo di organizzazione ed intelligenza. Questa spesa mostruosa ed assolutamente inutile dovrebbe essere cancellata, cerchiamo di essere seri. Se la ministra non ci arriva per la varietà di situazioni, si faccia consigliare a livello locale, da presidi, medici locali. Esperti in lay out. È complicato, ma tagliare la testa al toro come vuole fare è deleterio ed inutile. Non possiamo sprecare risorse in questo modo idiota

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  2. Ma dai! Banchi con le rotelle!
    Ma se è quasi impossibile tenere fermi quelli senza rotelle vista la vivacità degli utenti, con questi organizzeranno Gran Premi
    con piste disegnate nelle aule e nei corridoi.
    Le valutazioni degli studenti verranno stilate secondo le classifiche dei Gran Premi.
    L’organizzazione della riapertura delle scuole sta mandando nel panico il Ministero e la nutrita schiera di consulenti.
    Se l’assurda pretesa che si possano costruire milioni di monoposto (8 o 12 cilindri?) in un paio di mesi, per di più estivi,
    dovesse essere confermata, finirà che i nostri ragazzi dovranno portarsi da casa un banco di fortuna… anche se senza
    rotelle.

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  3. Purtroppo, a forza di criticarla a prescindere, la Ministra per autodifesa ha perso il senso delle critiche costruttive che sono neccessarie!!!
    Spero rinsavisca, per il bene degli alunni, ma sembra che molti presidi si siano orientati verso un altro tipo di banco.

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