Tutti con la mascherina: “Anche all’aria aperta è diventata un’abitudine”

(Di Emilio Randon – Corriere del Veneto) – La mascherina uno può anche dimenticarsela, capita tuttavia che uno si dimentichi di averla addosso. Vicenza centro, gran canicola, la gente sotto l’ombra dei portici. Chiara, insegnate in pensione, la porta all’islamica in formato extra large che solo a guardarla fa caldo. «La mascherina? Guardi, sono app – ena uscita da un negozio e mi sono dimenticata di toglierla».

VICENZA La mascherina uno può anche dimenticarsela – oh, scusi l’avevo in tasca – pardon ora me la metto – porti pazienza che ora la vado a prendere – capita tuttavia che uno si dimentichi di averla addosso. Vicenza centro, gran canicola, la gente sotto l’ombra dei portici. Chiara, insegnate in pensione, la porta all’islamica in formato extra large che solo a guardarla fa caldo. «La mascherina? Guardi, sono appena uscita da un negozio e mi sono dimenticata di toglierla».

Ecco, le idee cambiano e nuove abitudini si impongono. Ma questa della mascherina – la signora che quasi si scusa per averla addosso – attrezzo inizialmente concepito come accessorio di passo e ora diventato una specie quasi stanziale, sorprende. Destinata alle riserve dei dpcm dove è obbligatoria, la si vede sempre più spesso indossata anche nei posti dove non è prevista, consigliata magari, auspicata anche ma assolutamente facoltativa: così ti guardi in giro – a Vicenza, ma è lo stesso a Padova o in altre città – e per strada vedi quel che resta della paura: una vigilanza tranquilla, vedi la consuetudine acquisita del gesto involontario diventato abitudine. La paura non c’è più, al suo posto una sorta di prudenza in stand by, una guardia alta a bassa intensità che somiglia molto al salvaschermo: da terrorizzati che eravamo siamo diventati vigili discepoli di una correzione che non avevamo previsto. Molti gli anziani ad indossarla, naturalmente, meno i giovani, ma è così. Su You Tube circola un video girato da due buontemponi americani di Huntington Beach in California che come sigaraie sono andati in giro per le spiagge offrendo mascherine gratis a chi le voleva. «Masks for free». Gli americani – alla canna del gas con il coronavirus – rispondono così: «No grazie, è una museruola», «mettitela tu, io ho Dio dalla mia parte», «no caro, voglio respirare la salsedine». C’è chi persino si appella alla costituzione: «Tu stai attentando ai miei diritti civili». Nessuno ha provato l’esperimento in Italia per cui non c’è prova contraria, ma da noi possiamo giurare che le risposte sarebbero diverse, tipo: «Grazie, e ora mi dica dove sta la fregatura?», «Accetto, ma non firmo niente», «Gratis? Chiamo la polizia». Siamo individualisti, ma all’europea. Ecco due fiamminghi in vacanza, codino e barba cristologica lui, rapita lei davanti alla magnificenza del Palladio, entrambi con mascherina. Chiedo perché, lei risponde: «Non conosciamo bene le regole in Italia, la portiamo perché non vorremmo trasgredire». Spiego che se la possono togliere, spiegano che sono belgi di lingua Dutch, la stessa parlata dal famigerato Rutte, il presidente olandese che tanto ha dato filo da torcere al nostro Conte, l’uomo con la pochette tornato da Bruxelles e accolto in Italia come Cesare dalle Gallie. Mi piacerebbe anche spiegare che le abitudini come le idee di noi italiani sono in gran movimento – su Conte come sulle mascherine – ma è troppo complicato. A loro comunque Rutte non piace, se ne dissociano: «Gli olandesi sono avari, lo sappiamo tutti e loro si vendicano dicendo che noi belgi siamo stupidi». Noi italiani siamo dipinti come fancazzisti dalle mani bucate, ma con le mascherine ci sappiamo fare.

Professore quarantenne, «di sinistra», cosa che non spiega l’uso profilattico della mascherina ma che ne illumina una possibile variante politica: «La metto perché sono coerente e mi ricordo con orrore di Zaia e di Salvini quando facevano i negazionisti, prima a prendere il virus sottogamba, poi a fare i paternalisti, ora di nuovo liberali quando non bisognerebbe abbassare la guardia». Piero, pensionato tornato dalle ferie in Salento, la usava fisso ai tempi del lockdown. Non si lamentava quando il figlio gli vietava le visite al nipote, ora ammette il condizionamento virtuoso: «Vivo in un quartiere periferico che è già un’idea urbanistica dell’isolamento sociale (Laghetto, ndr), adesso è estate e con la mascherina aspetto l’inverno quando arriverà la seconda ondata del virus, tanto è sicuro che arriva, come l’influenza. Meglio tenersi le buone abitudini».«Sempre usata – assicura la signora al bar sotto i portici – non quando vado in bici o siedo al tavolino per un caffè, ma in strada sì». Passa magrittiano un ragazzo alto sul monopattino elettrico, perfetto, con mascherina e bonus green d’ordinanza; passa veloce una ragazza con la «muzzle » in bocca – la museruola per dirla con gli americani di Huntington Beach –; passano anche due della stessa nazionalità, lui con la mascherina, lei senza. Noi non offriamo mascherine come i due burloni californiani – andiamo da quelli che ce l’hanno già – nondimeno le reazioni possono essere altrettanto infastidite: «C’è troppo gente», chi intervista compreso sembra dire la signora; «affari miei» taglia corto il giovanotto; «ah beh» rimanda un altro.

Le varianti mascherate sono molte e di difficile interpretazione, con oscillazioni che dipendono dall’umore e dal bollettino serale dei contagi – l’indice va su? S’alza anche la mascherina -, c’entrano i notiziari – l’infetto di Pojana Maggiore ha rilanciato l’attenzione – però funzionano come la serotonina, fanno bene. Attenzione, possono dare dipendenza, ma questo è un bene.”

Non si deve abbassare la guardia, la seconda ondata del virus arriverà di sicuro

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