Il caso Benetton: quelle verità nascoste


(Stefano Rossi) – Sarebbe utile ogni tanto andare a vedere le prime pagine di tutti i quotidiani per rendersi conto chi è pennivendolo e chi giornalista. Per esempio, Il Giornale, titola che Benetton si sarebbe arricchito con l’accordo raggiunto all’alba con il governo. E’ chiaro che si vuole colpire il governo andando a sfruttare il rialzo in borsa del titolo di Atlantia che giorni prima era crollato. Hanno fatto la stessa cosa Salvini Belpietro su la Verità.

Questi non capiscono che una cosa sono gli accordi contrattuali e altra le azioni che si comprano e si vendono in borsa. Ma quando devi convincere gli elettori più sensibili al populismo il gioco si fa semplice. La Repubblica, con un certo sforzo credo, in terza pagina raccoglie invece l’amara confessione di Luciano Benetton. Sarebbe rimasto malissimo e, come tutte le persone di buon senso hanno capito, ha subito l’accordo.Questo giornale vuole solo migliorare l’immagine di un imprenditore trattato sempre molto bene su quelle pagine ma ci fornisce la prova di quanto sto scrivendo. Ecco le sue parole: “ Non mi sorprendono gli interessati attacchi politici di persone senza qualità. Mi indigna la sistematica opera di demonizzazione del nome della nostra famiglia, promossa dai vertici dello Stato. Mai mi sarei aspettato certi termini e certi toni pubblici dal premier Conte e da alcuni suoi ministri”.

Chi parla paga molti giornali e partiti politici ed è abituato ad avere rispetto e timore dai politici. E’ la prima volta che riceve schiaffi in faccia. Ed ecco il passo saliente: “ Chi caccia una domestica da casa è obbligato a darle quindici giorni di preavviso. A noi, che per mezzo secolo abbiamo contribuito al boom economico dell’Italia, intimano di cedere i nostri beni entro una settimana. Non possiamo accettare di essere trattati come ladri, dopo aver distribuito tanta ricchezza e tanta cultura, non solo economica”.

Ora, chi legge, potrà da solo capire chi sono i pennivendoli e chi sono i politici ottusamente populisti che soffiano sul fuoco prendendo in giro i propri elettori. Sono quelli che oggi dicono che è stato fatto un favore al “gruppo Benetton”.
Poi si attaccano al fatto che non sarebbe stata attivata la revoca della concessione. Ma di tanti che chiacchierano sono pochi quelli che hanno letto il disciplinare concessorio firmato da Anas e Autostrade per l’Italia S.p.A..

Chi scrive è favorevole alla revoca ma sa bene che avrebbe comportato una causa civile davanti il tribunale di Roma, poi l’appello e poi il ricorso in Cassazione. Con una corsia preferenziale sarebbero passati, a dir poco, 8-9 anni. Non ce lo possiamo permettere.

Un’ultima considerazione. Il contenuto di quella concessione grida ancora vendetta e nessuno mi pare ha mai ricordato chi furono gli artefici. L’Anas firmò per conto del ministero delle Infrastrutture. Il ministro era Antonio Di Pietro. Presidente del Consiglio era Romano Prodi, vice Rutelli. I ministri economici Padoa Schioppa e Bersani. Questi sono coloro che hanno permesso la firma su di un contratto vergognoso e ridicolo dove, agli artt. 9 e 9 bis, è scritto che se anche il concessionario si fosse reso inadempiente, lo Stato lo avrebbe dovuto rimborsare con una somma abnorme.

Ecco, tutti quei signori nominati, oggi dovrebbero rispondere davanti la Corte dei Conti per lo scempio regalato ad un gruppo imprenditoriale potente e ricchissimo.Poi chi vuole capire cosa è successo veramente legga: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/07/15/autostrade-i-benetton-hanno-accettato-le-condizioni-del-governo-usciranno-da-autostrade-rinunciando-a-tutti-i-ricorsi-atlantia-e-pronta-a-cedere-lintera-quota-allo-stato/5868475/

3 replies

  1. “…gruppo imprenditoriale potente e ricchissimo…”!
    forse volevi scrivere: “gruppo prenditoriale potente coi deboli e arricchitosi con concessionarie vergognose, talmente vergognose che le avevano secretarle, che donava paccate di euro sotto forma di pubblicià e sponsorizzazioni, sintende legali e non mazzette e buste sottobanco in nero legalizzate…, a una certa video-editoria, a certi partitacci, certi politicacci e certe fondazionacce…, zozzoni che ringraziavano pure… nonostante gli enormi danni materiali, morali e di immagine alla nazione e ai cittadini onesti…”!

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  2. I Benetton, invece di fare le vittime sui giornali di cui sono azionisti e a cui pagano fior di pubblicità, dovrebbero mantenere un rispettoso e perpetuo silenzio. Il contenuto di quella concessione d’oro e le 43 vittime del ponte Morandi gridano ancora vendetta e giustizia. Il ponte Morandi è crollato facendo 43 morti “a causa dell’incuria, dell’omesso controllo, della consapevole superficialità, della brama di profitto” (parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella), per cui la revoca della concessione non solo è dovuta perché il concessionario si è dimostrato gravemente inadempiente, ma è doverosa per una questione morale.

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  3. Tornate a vendere le vostre schifosissime maglie. Contribuito al boom economico? Sì al loro. E noni riferisco solo ad Autostrade. Parliamo di Aeroporti? Delle razzie a Venezia o in Argentina sempre favorite dai governanti di allora che, guarda caso, spesso coincidono con chi ora si straccia le vesti. Magliari eravate e magliari tornerete

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