Gli 8 miliardi ad Alitalia, anche mia zia è stata un suo amministratore

Antitrust avvia procedimento contro Alitalia: biglietti cancellati anche senza stop, voucher anziché rimborsi. – ANSA, 4 lug 2020.

(di Daniele Luttazzi – Il Fatto Quotidiano) – Alitalia è in crisi dalla metà degli anni ’90, ma è la compagnia di bandiera italiana, quindi gode di certi privilegi, in primis l’assistenza premurosa dello Stato, che a ogni turbolenza ne rimpingua le casse con soldi miei. Dopo otto tentativi di vendita andati a vuoto, tanto è appetitosa (prima degli ultimi problemi, quando gli altri vettori erano in utile, perdeva 2 milioni di euro al giorno), Alitalia è stata di recente nazionalizzata, e riceverà altri tre miliardi. E così, negli ultimi tre anni gliene avranno regalati otto. OTTO MILIARDI DI EURO PUBBLICI. Per mettere questa cifra in prospettiva: sono più di quanto Ronaldo guadagna in un giorno. In casi disastrosi, il diritto commerciale italiano prevede una procedura detta “amministrazione straordinaria”. Gli straordinari amministratori di Alitalia sono, dal 2017, Gubitosi, Paleari, Laghi e mia zia. Il contributo di zia è stato fondamentale, e viene da lontano: al Fondo Monetario Internazionale, zia subì le avances di Dominique Strauss-Kahn, e testimoniò contro di lui nel processo per violenza sessuale che lo travolse anni dopo. Strauss-Kahn si dimise, e la Lagarde prese il suo posto. Cinque settimane fa, mentre tutti in Italia discutevano del MES accapigliandosi (conveniente, non conveniente, ci sono sconti comitive, e se no, posso almeno includere il mio beagle?), zia ha telefonato alla vecchia amica che è arrivata alla BCE grazie a lei, e il giorno dopo la Lagarde annunciava il PEPP, l’acquisto di titoli pubblici e privati che farà nevicare sull’Italia 250 miliardi di euro. Così, non solo Conte avrà i soldi per il rilancio extra-deficit che serve al Paese (sempre che, dai e dai, non trovino il modo di rimettere al suo posto Renzi) (pensavate di esservi liberati di Renzi? Ah ah ah ah ah! Impossibile, Renzi è troppo utile, chiedete a De Benedetti, nessun reato), ma soprattutto avrà liquidità in abbondanza, volendo, per nuove trasfusioni ad Alitalia (che oggi è scelta solo dall’8% dei viaggiatori da e per l’Italia, con quei prezzi: il 92% prende altri aerei). C’è chi difende il governo: “Daranno i soldi anche a Lufthansa!”, esclama dal mio barbiere, con un guizzo improvviso, un cliente insaponato, restando di colpo con un orecchio solo. “Ma Lufthansa è una impresa sana, che produce forti utili,” gli replica un altro accanto a lui, continuando a sbirciare la scollatura generosa della moglie del barbiere che gli sta facendo la manicure, mentre Van Gogh galoppa al pronto soccorso con un orecchio in mano (Renzi mi ha telefonato: lo dà in accoppiata con Aladin Bar). Scusate un attimo. Eccomi tornato, sono dovuto andare in bagno a masturbarmi perché il pensiero della scollatura della moglie del mio barbiere sarebbe irresistibile anche per il Dalai Lama (che a me, comunque, non la racconta). Dicevamo? Ah sì: sul tema Alitalia non c’è opposizione, in parlamento. Sono tutti d’accordo che farla fallire provocherebbe danni per miliardi; ma, come ha ricordato Delrio dieci giorni fa, il turismo in Italia è servito al 70% dalle low cost. L’aiuto ad Alitalia le sgomina, in un mercato contratto dal Covid-19. Non c’è una distorsione del mercato? Prossimamente su questi schermi: “Il fascino discreto del monopolio incapace e dei biglietti aerei alle stelle”.

4 replies

  1. Veramente,se non ricordo male, Prodi era riuscito a venderla ad Air France,fu poi Berlusconi ad impedirlo,tramite i soliti noti,per difenderne l’italianita’…PS:non capisco se Luttazzi vuole informare o far ridere (o entrambe le cose contemporaneamente); in ogni caso,a mio modesto parere,non ci riesce…

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  2. I soliti luoghi comuni su Alitalia. Alitalia deve tornare ad essere un asset strategico. Concordo sul fatto che non si possa continuare a riempirne le casse, ma se torna allo stato, se ci fosse un ipotetico guadagno ne gioverebbero tutti. Sig. Luttazzi non può tornare a fare il comico, o comunque cercare di non fare l’economista?

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