Guardia Sanframondi: “Dopo Panza? Troppi pretendenti. La deriva degli incontinenti”

(Raffaele Pengue) – Di sicuro a settembre il Panza non sarà della partita. Ci mancherà il suo politicamente corretto, la sua pronta adesione all’ideologia nazionale, il suo Cerchiobottismo, in cui si è dimostrato un provetto maestro, per compiacere tutti e procedere senza spigoli, rotolando come si addice ai cerchi. Dal Cerchiobottismo al Paraculismo poi il passaggio stato facile e anche rapido. Non ci mancherà la servitù volontaria degli aficionados che da anni si vendono la faccia in cambio della pagnotta, fingendo di credere alla favola del competente; quelli che ormai sentono le voci come Giovanna d’Arco e ancora oggi lo reputano il Machiavelli guardiese, e a cui non servono altre prove per dimostrare che è bravissimo. Ma di machiavellico Floriano ha solo la perfidia (Machiavelli derivava da “Mali clavelli”, i mali chiodi che misero in croce Cristo). La perfidia del guastatore. La stessa che ha adoperato per far fallire i propositi altrui. E lo dimostra il decennio appena trascorso. E di sicuro non ci mancherà il Panza, prigioniero del suo personaggio. Eccessivo e visionario. Bieco e intimidatorio. Sempre dentro un situazionismo magnetico che, lentamente, è diventato stucchevole. Ora le elezioni sono alle porte e qualcuno ci aveva pure giurato che, dopo la pandemia, nulla sarebbe stato come prima e tutto sarebbe cambiato. Detto, fatto. Oggi i “boys” di Floriano hanno un solo problema: un sostituto all’altezza. Ma non ci si illuda, perché da quelle parti la politica ha l’horror vacui, l’orrore del vuoto. E colma subito. Così quattro o cinque papabili pronti a correre si trovano sempre. Persino qualcuno che finga di marcare qualche distanza dall’ex-sindaco. Potrebbe essere, ad esempio, Gabriele Sebastianelli che studia da primo cittadino da sempre. Ma non si illuda perché sulla sua strada potrebbe trovare il “nipote” di Floriano. Potrebbe essere Morena Di Lonardo, la rampante assessore al turismo e spettacolo. Se non ci sarà la Di Lonardo, difficile che ci possa essere Elena Sanzari, molto più proiettata sulle vicende napoletane. Quell’area però, che esprime anche l’addetta agli interventi straordinari e di emergenza Giulia Falato (particolarmente attiva nell’emergenza Covid), ci sarà. Questo è poco ma sicuro. Finita qui? Macché. Perché l’assessore e vice sindaco Giovanni Ceniccola potrebbe decidere di correre, anche solo per avere visibilità. E potrebbe addirittura decidere di farlo nell’altro campo. E infine la misteriosa donna in carriera, che Floriano si coccola da anni. Ogni cosa fa pensare a un immenso raggruppamento per una ipotesi unitaria che possa – tutti insieme – raggiungere un ragguardevole 6o per cento (punto più punto meno). Aria nuova anche nel campo avverso. Dove il problema non è chi legittimamente vuole riafferrare la poltroncina comunale, ma la gente che potrebbe ricordare. Al netto di qualche jolly delle carte, la matta, la carta a sorpresa che può riaprire i giochi e rimescolare il mazzo. Appurato che, come Floriano, anche Filippo Pigna e Carlo Falato non saranno della partita, pare da quelle parti pensino, per la candidatura a sindaco, a Raffaele Di Lonardo. Che non è omonimo del Raffaele Di Lonardo già assessore dell’attuale maggioranza, è sempre lui. Oppure al nuovo che avanza Amedeo Ceniccola, noto leader del futuro visto che politicamente è vecchio come Floriano (con cui in passato si era alleato) che, in attesa di notizie dal suo amico Stefano (il pastorello di San Gregorio armeno) e della composizione del comitato “per Amedeo Ceniccola sindaco”, non perde occasione per guardare all’avvenire con la strenua difesa del duo Craxi-Berlusconi. Per dire com’è ridotto il Ceniccola politico. Siamo certi che (se veramente ci sarà) la gara di modernità fra i due proseguirà sulla campagna per la composizione delle liste. Dove, probabilmente entrerà solo chi riesce a non ridere quando la vede. Si attende ad horas il ritorno del borsello a tracolla, del telefono a gettoni, degli scubidù, delle pastiglie Valda e dell’Amaro Medicinale Giuliani. Nel frattempo il Viminale ordina di transennare i seggi. Capite ora che finché non trova requie la variabile impazzita del panzismo, ovvero finché Floriano non trova una nuova collocazione o non viene sedato e costretto con la camicia di forza, a Guardia non sembra possa accadere nulla di diverso da quello che già accade da più di un trentennio. Solo vuoti d’aria e turbolenze. E così si va avanti, tra una minaccia, un ricatto e una tregua armata. Del resto, come già detto, l’unico scopo di Floriano è far fallire gli avversari. Ma c’è una verità: Guardia è sempre stata contendibile. Figurarsi oggi, costretta dal Covid alle serate pedonali. Senza futuro, senza Vinalia, senza eventi, senza inaugurazioni. Triste e grigia. Pure la locuzione “Modello Guardia”, pare lontana e superata. Insomma, non è vero che dopo Floriano non c’è nessuno. Forse è vero il contrario: sono in troppi. 

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