Un Conte eterodiretto dalla tetra accozzaglia di Travaglio è destinato a essere testardamente disunitario. C’è un giornale che detta la linea al leader del M5s, dileggia Schlein, detesta i riformisti del Pd. Un giornaletto a suo modo rivoltante e divertente, ma un bell’ostacolo sulla via della unificazione di un campo politico esteso e competitivo con il centrodestra

(di Giuliano Ferrara – ilfoglio.it) – C’è un giornale che lavora per Conte, spinge Conte, vota Conte, e dileggia Schlein, detesta i riformisti del Pd, danna e insegue con malagrazia Matteo Renzi, odia Calenda. Opinioni, si fa per dire, abbastanza naturali per chi ha parteggiato per Grillo, ma anche per un poverello politico come Antonio Ingroia, e sempre per tutte le avventure della magistratura ideologicamente manettara e politicizzata, da Scarpinato a Gratteri, da De Magistris al pregiudicato Davigo, gente troppo linda per passargli le carte sebbene troppo furbetta per astenersi dal farlo. Chissà. E’ un giornaletto a suo modo rivoltante e divertente, privo di gusto e di senso per la politica, convinto che Berlusconi fosse un mafioso e uno stragista, devoto al sensazionalismo e allo scandalismo, prostrato ai piedi di Putin, odiatore di Zelensky e degli ucraini resistenti.
E’ in osmosi con le peggio testoline del genocidio ebraico in Palestina, per quel giornale, di professione ruffiano dell’opinione pubblica indignata, tutti gli uomini delle istituzioni, da Mattarella amico della Minetti in giù, a parte i sodali giustizialisti e appunto un Conte, sono una manica di ladri e profittatori o facilitatori dei suddetti malacarne. Cosa non si fa per vendere e vendersi al miglior offerente nel mercato del banale e del corrivo e dell’ovvio.
Il punto è che quel giornale detta la linea a Conte, è un’ipoteca vischiosa permanente sul campo largo, un soggettone da elezioni primarie a fumetti, capace di avvelenare tutti i pozzi e impedire a ogni costo una soluzione decente della contesa sui punti dolenti della guerra in Europa, della rinascita dell’antisemitismo, di un pacifismo non intriso di paura e di spirito di resa al più forte. I giornali sono meno influenti di una volta sulla politica, così come la politica è meno influente di una volta sui giornali.
Ma l’ortodossia opportunista con la quale i giustizialisti fanno da mosca cocchiera al leader degli ex grillini, il modo studiato e pertinace con cui lo spingono allo scontro con gli elettori di sinistra più affini per storia e prassi alla democrazia italiana, nei suoi difetti e nelle sue virtù, il disprezzo che affettano verso tutto quel che sa di riformista, di socialdemocratico, di liberale, la sistematicità dell’azione guastatrice nella scelta dei bersagli da crocifiggere e della leadership del Pd da colpire e affondare senza pietà, tutto questo è un bell’ostacolo sulla via della unificazione di un campo politico esteso e competitivo con il centrodestra, unificazione perseguita con spirito testardamente unitario da chi oggi guida il partito. Bettini, che a quel giornale offre sé stesso come una garanzia, come fanno tutti quelli che non amano essere messi in discussione da gente senza scrupoli, ha proposto un lodo sull’Ucraina, quello delle armi difensive, che ha semplicemente del grottesco.
Si dà da fare anche il direttore del manifesto, quotidiano di razza, tradizione elegante, se vogliamo una punta noioso, ma con un suo stile. Si moltiplicano insomma quelli che ci terrebbero a non disperdere il senso e il valore di un’esperienza e pratica di opposizione coeva al governo e alla maggioranza della stabilità. Hanno un punto dalla loro, ma finché Conte si lascia eterodirigere dall’accozzaglia dei putiniani e dei manettari, non vedo dove possano andare a parare gli honest broker destinati a essere sconfitti dal super broker.
Giuliano Ferrara chi? Quello comunista, quello socialista, quello del Foglio incarta totani?
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Quello pagato dalla CIA…
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Ma magari Conte fosse eterodiretto da Travaglio, ma magari.
Conte è eterodiretto da pezzi di PD; non riesce a dire di no a Renzi, non riesce a dire di no alla NATO, guarda con affetto all’Unione Europea, è a favore delle sanzioni alla Russia (che pesano sulle finanze misere delle famiglie italiane), è accogliente con i migranti, si è pure fatto trascinare al gay pride.
Su molte questioni Travaglio è integralista, mentre Conte è la fusione tra Monti e Gentiloni.
Per questo proprio non mi capacito perché straveda per Conte e bastona ad esempio Grillo, quando è evidente a tutti che ha più cose in comune col secondo che con il pugliese impomatato.
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hahahah il barilotto,
è ancora innamorato del grillo che fu che non torna più. Sei più nostalgico del Toninelli, vai barilotto sei tutti loro!
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Nessuno qui è nostalgico di Grillo; per aver messo in mano il M5S al gentiloniano Conte meriterebbe di vivere in eterno fustigato da Craxi e Martelli.
Però è innegabile che Travaglio ha più in comune con Grillo che con Conte.
Poi sarà impressione mia, ma ultimamente Travaglio sembra soffocare a fatica il disappunto alle cag*te di Conte. Presto o tardi lo molla al suo mesto destino.
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Conte sta cercando di barcamenarsi, come pochi hanno la volontà di fare.
Piaccia o non piaccia, il “campo largo” è l’unica alternativa, per quel qualcosa di “un pochettino meno meno peggio”, che Grillo, nei suoi spettacoli di 25 anni fa, diceva che gli italiani sono costretti a scegliere…
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Minkia!!!
E vai cento commenti,
Vuoi mettere un tema dirimente come questo per l’Italia?
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ma quanta acrimonia, vuol dire che IL FATTO deve aver veramente rotto tutte le uova all’elefante ex che più ex non ce n’è, da raccontare tante di quelle panzane che al confronto Lelio Bisognosi era un dilettante.
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Molto, molto raramente capita di leggere un pezzo di carta macchiata a così alta concentrazione di idiozie tra il comico, l’assurdo e il grottesco. Che persino il lessico usato, punteggiatura compresa, trasuda stupidità mista a malevolenza affettate. Ormai l’elefantino del giornalismo italianesco è come quei classici film comici per i quali basta citare il nome del regista o solo uno degli attori, chessò… Billy Wilder… Jack Lemmon e/o Walter Matthau… e di sicuro le risate a crepapelle vengono assicurate anzitempo. Non so se il Trav vorrà rispondere domattina (per noi privilegiati infosanniti già da mezzanotte) a costui. L’unico ritegno che penso lo frenerebbe è l’esistenza di ben più gravi tragedie nei punti più sensibili dell’orbe terracqueo. Oppure già stasera ad Accordi&Disaccordi (immaginate una sua terribile ospitata che in confronto il duello Travaglio/Calenda, ormai passato alla storia mediatica, risulterebbe un innocente e bonario diverbio tra colleghi. Vedremo stasera o a mezzanotte se il destino, stavolta generoso di buonumore, ci concederà questa gioia, in questi tempi così densi di sciagure calamitose.
Intanto, (ri)godiamoci l’antica ma sempre attuale come un classico di letteratura, disputa televisiva tra i due.
E dato che ci siamo, pure l’analogo duello Travaglio/Calenda
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CARLO CALENDA SPRITZ E MOSCHETTO TU SEI IL CENTRISTA PERFETTO.
Che PAGLIACCIO.
Uno che sbavava per Mosca 10 anni fa.
E c’era già Putin e la crisi del Donbass.
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Ma il Foglio lo dirige sempre sor Ciliegia🤔
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Uno contro tutti alè !!! Certo , il nemico numero uno è da solo contro tutto l’ establishment nel quale il grande ( nel senso letterale del termine, cioè grossissimo) Ferrara sguazza e intrallazza nutrendo affetto verso i neocon strisciostellati e essendone nutrito alla grande anche dai suoi emissari dei servizi Cia così affezionati al progressismo di maniera glbtq…..plus mi raccomando , sennò come si fa’ a sopravvivere.
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Una fogna a cielo aperto, Ferrara ha usato tutto il suo guano giornalistico per rompere le palle al Fatto e a Travaglio, innamorato come è di Israele, Renzi e USA.
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Ha parlato lo stipendiato CIA. vai a lavorare barbone
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